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  1. #1
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    Predefinito Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Con grande piacere ho inserito oggi nel nostro forum un saggio politico sul Conservatorismo, trovato in rete quale estratto di un volume sulle Ideologie del Novecento, scritto da Augusto Cavadi ed edito da Rubbettino.

    La fatica di dover ricopiare manualmente l'intero brano (di sola lettura) è stata ripagata dal fatto che si tratta di una concisa ma solida esposizione di quello che ha rappresentato il Conservatorismo Classico novecentesco.

    Vorrei invitare tutti coloro che frequentano attivamente questo forum a misurarsi col testo in questione, dato che costituisce una sorta di "abc" del pensiero conservatore. Alcuni passaggi potranno risultare nuovi e altri persino sgradevoli, così come darà da pensare la sottolineatura della natura non morale della filosofia conservatrice che la pone su un piano diverso da quella cristiana.

    Vorrei infine che questo 3d venisse utilizzato per discutere tra noi di quanto esposto al fine di maturare ancor più la nostra coscienza di conservatori.


    Questo l'indirizzo del saggio:
    http://forum.politicainrete.net/cons...vatorismo.html

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    bello l'articolo anche perchè sintetico......spero di riuscire a postare qualcosa d'intelligente

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Ho appena ordinato il volume di Cavadi che riguardo al capitolo sul conservatorismo presenta altri due paragrafi finali incentrati sulla concezione dell'educazione e su quella della religione. La settimana prossima vedrò di copiarli per voi nell'apposito thread.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Cercherò di esaminare brano per brano il primo paragrafo. La stessa cosa, in seguito, farò con gli altri.


    Il nucleo generatore

    Tutte le ideologie che abbiamo sinora esaminato propongono dei progetti di mutamento sociale più o meno condizionato dall’iniziativa degli uomini.


    Infatti, a differenza di liberalismo, comunismo, socialdemocrazia, fascismo, dottrina sociale cattolica, ambientalismo e anarchismo (le altre 7 ideologie trattate nel libro) il conservatorismo è l'unico pensiero che non pone alla base del suo essere un progetto razionale di mutamento sociale.
    Con ciò mi sembra che si sia già detto molto su cosa significa essere conservatori. Diceva Disraeli che "ci sono infiniti piani e progetti, e altrettante infinite ragioni per cui non ci dovrebbero essere nè piani nè progetti".

    Ma siamo sicuri che influenzare la storia sia possibile e, se possibile, auspicabile? Non pochi – cittadini, politici, pensatori – sono stati, e sono, convinti che sia meglio «preferire ciò che è noto all’ignoto, preferire il tentato all’intentato, il fatto al mistero, il reale al possibile, il limitato all’illimitato, il vicino al distante, il sufficiente al sovrabbondante, il conveniente al perfetto, la risata di oggi alla felicità dell’utopia» (R. Oakeshott). Questa preferenza per lo status quo, o più ancora questa diffidenza per ogni cambiamento “artificiale”, è il nucleo generatore del conservatorismo.

    Le parole di Oakeshott, uno dei giganti del pensiero conservatore inglese del Novecento, ci confermano che il conservatorismo classico si è sempre tenacemente opposto ai desideri d'innovazione in sé e per sé negando l'idea "progressista" che il mondo potesse essere ricreato di sana pianta dall'uomo.

    Un’ideologia difficile da osservare in forma «bella e pronta»: chi la condivide difficilmente ammette di avere un’ideologia

    In effetti è già un azzardo parlare di "ideologia" riguardo il conservatorismo, ragion per cui non esistono opere sistematiche come ad esempio per il liberalismo e il comunismo. Questo spiega anche il perchè si diventa conservatori senza aver necessariamente letto prima un libro.

    e ancor più difficilmente si sbraccia per convincere altri delle proprie concezioni.

    Questo era vero quando conservatori perlopiù si nasceva e l’upper class si crogiolava nei suoi status symbol. Ma con l’avvento della democrazia anche i conservatori sono stati costretti loro malgrado a scendere nell’arena. Non a caso oggi un aristocratico come Roger Scruton è il primo a rendersi conto che i conservatori se vogliono combinare qualcosa di buono per sé e per il proprio Paese devono avere coscienza del potere delle idee.

    Come è stato più volte osservato, l’«elemento conservatore non è originariamente creativo, bensì “reattivo”, nel senso che diviene cosciente di sé solo come antitesi (e cioè come antitesi al nuovo), ed è creativo solo in questa forma» (K. Mannheim).

    Penso sia vera questa affermazione. Prima dell’avvento della Rivoluzione francese non esisteva il conservatorismo se non in una forma inconsapevole. E’ stato Burke, messo alle strette dall’incalzare degli eventi francesi (e pure inglesi) a dar voce ad una re-azione conservatrice in patria e sul continente. Spesso è l’esperienza del Male a rendere cosciente l’uomo dell’esistenza del Bene.

    Per questo motivo è assai più facile che un uomo di sinistra si riscopra di destra che non il contrario.


    1 - continua

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Continuo a ragionare su questo saggio riguardante il conservatorismo.

    Concezione dell’uomo

    Una conferma del fatto che il conservatorismo sia, più che un movimento, un “contromovimento” la troviamo già a proposito della concezione antropologica: «I conservatori ritengono che la natura umana non sia perfettibile (in questo senso si differenziano da vari socialisti)



    L'accettazione della non perfettibilità dell'uomo porta il conservatore a standere un "velo pietoso" sulle miserie umane e a rallegrarsi per quel po' di bene che si fa invece di inveire contro il cielo per tutti i mali del mondo, come è tipico della sinistra. Rispetto al progressista, il cui perfettismo conduce inevitabilmente alla ricerca dell'"uomo nuovo", il conservatore è più disponibile ad accontentarsi, valendo per lui il proverbio: "Il meglio è nemico del bene".

    e che non sia assolutamente in grado di evolversi (e qui prendono le distanze dalla maggioranza dei liberali)

    Questa sottolineatura è a mio avviso fondamentale in quanto ci mostra come il liberalismo al fondo sia anch'esso un progressismo. La distanza tra conservatorismo e liberalismo la si può toccare con mano ogni giorno riguardo il diverso atteggiamento dei due soggetti nei confronti della scienza. Quasi tutti i liberali difendono a spada tratta il progresso scientifico, mentre i conservatori - pur non ostacolandolo direttamente - sono generalmente dubbiosi e a volte persino preoccupati per i contraccolpi sociali che la scienza genera di continuo.
    Hayek, da buon liberale, dipingeva il conservatore come un individuo piuttosto miope e pauroso, che del futuro vede solo pericoli. In realtà gli sfuggiva completamente la visione pessimistica e disincantata di chi non scambia il cambiamento per "progresso". Diceva R.A. Sayce che "qualsiasi cambiamento è in peggio, anche se è in meglio". Che vuol dire? Semplicemente che ogni innovazione comporta degli imprevisti le cui ricadute sociali non siamo in grado di prevedere nè di gestire preventivamente. Allora è meglio tenersi i difetti di oggi, che almeno si conoscono e per i quali siamo provvisti di anticorpi, piuttosto che affrontare senza difese quelli, ignoti, di domani... Questa non è vigliaccheria, cari liberali, ma saggezza e lungimiranza!

    poiché non esistono linee guida che indichino alla gente quale direzione prendere. La storia è un processo di accumulazione che non fornisce alcuna chiave per il futuro, e può essere interpretata solo retrospettivamente» (3).

    I liberali e i socialisti condividono l'idea cristiana della storia che avanza secondo una linea retta; i conservatori no. Per noi, come si è detto, il mondo non va infatti nè avanti nè indietro: semplicemente procede per strappi. Ogni cambiamento non sappiamo dove ci porterà e per questo motivo è sempre un rischio da affrontare con cautela. Si può e si deve imparare dalla storia, ma non ci si può servire di questa per prevedere un futuro che nessuno sa quale sarà. I liberali e i socialisti sono convinti che l'uomo di oggi vive molto meglio di quello di ieri, per questo guardano a volte persino con esaltazione all'uomo di domani che sarà in grado di scalare ulteriori gradini sulla scala della conoscenza.
    Il progressista è sempre prometeico, il conservatore invece rispetta il Mistero che lega i fili dell'esistenza e si rimette alla buona come alla cattiva sorte. In questo senso, pur non essendo necessariamente credente di un Dio personale, il conservatore è sicuramente un individuo "religioso", che giudica essenziale la presenza del Sacro nella società umana.

    Impercettibilità e staticità dell’uomo, quindi; destinato a restare quello che lo sguardo “realista”, senza illusioni retoriche né moralistiche, dovrebbe francamente ammettere: egoista, condizionato da impulsi irrazionali,

    Il conservatore è, prima di ogni altra cosa, un "realista", per cui non si sforza di vedere bianco ciò che è nero e viceversa. Non c'è posto, nella mente di un conservatore, della visione autoassolutoria del "buon selvaggio". Tutti i moralisti contemporanei discendono infatti da Rousseau: se l'uomo sbaglia la colpa è innanzitutto della società che l'ha messo in condizione di sbagliare. Per il conservatore, al contrario, l'uomo è peccatore sin dalla nascita e lo Stato serve proprio per reprimere i suoi impulsi irrazionali e distruttori.

    intraprendente, competitivo.

    Su di un punto, però, il conservatore è alleato del liberale contro le varie sinistre: la competizione. Essendo naturalmente fautrice di disuguaglianze la competizione è per la sinistra un male in quanto impedisce quell'eguaglianza di condizioni che è lo scopo precipuo di ogni progressista radicale. Al contrario, invece, tanto i liberali quanto i conservatori - pur con accenti diversi - accolgono favorevolmente la libera competizione come il mezzo principale che ha l'uomo ha per migliorarsi ed affermarsi nella società. Una comunità che non premi il merito individuale sarà impossibilitata a progredire, come ha dimostrato la storia dell'URSS. Non siamo uguali per natura ed il conservatore ritiene giusta una selezione che privilegi i soggetti migliori a danno dei peggiori.


    2 - continua

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Concordo in buona misura.

    Il rifiuto di ogni artificialismo costruttivista credo sia in effetti il 'marchio di fabbrica' del pensiero conservatore.

    Altrettanto importante credo sia il rifiuto di una concezione unidirezionale della storia (solitamente verso un presunto 'meglio').

    Che poi tutto ciò discenda da una visione 'non-perfettista' dell'uomo e nemmeno dall'idea di una progressiva plasmabilità dello stesso (sempre verso un presunto 'meglio') mi pare solare.

    E qui il rifiuto ad es. dello Stato come 'grande educatore' credo sia conseguenziale.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Concezione della società

    Coerentemente con la concezione antropologica, la società viene considerata come un insieme gerarchico di individui differenti ed ineguali: la sua struttura è sostanzialmente immodificabile perché dipende non dalle scelte degli uomini, quanto piuttosto da fattori (la volontà di Dio, le leggi della biologia, le forze anonime della storia…) che le precedono e le trascendono.


    Poichè gli uomini, per un conservatore, non sono tutti uguali se ne deduce che una società dovrebbe strutturarsi in senso gerarchico piuttosto che democratico. Per questo motivo per lungo tempo le forze conservatrici combatterono la democrazia fin quando non fu possibile non arrendersi ad essa e trovare, grazie al liberalismo, un nuovo equilibrio che favorisse il merito e il lignaggio contro l'egualitarismo socialista.

    Tra queste leggi particolare rilevanza è stata riconosciuta al darwinismo sociale e all’evoluzionismo di Spencer: «Sia chiaro che siamo di fronte a due alternative: libertà, disuguaglianza, sopravvivenza del più adatto. La prima fa progredire la società e ne favorisce i suoi membri migliori» (4).

    La figura di Herbert Spencer rappresentò il passaggio, a fine dell'Ottocento, del liberalismo classico su posizioni conservatrici. Le quali si impadronirono del "darwinismo sociale" per combattere in posizione di forza (ora la scienza e il progresso erano paradossalmente dalla loro parte!) radicali e socialisti.

    L’individualismo tendenziale viene corretto da due categorie ritenute imprescindibili: la famiglia (all’interno della quale vige una precisa differenziazione di ruoli tra genitori e figli e tra maschi e femmine) e la Patria (di cui salvaguardare l’ordine rispetto ai possibili sovvertitori interni e la sicurezza rispetto a reali o presunti nemici esterni).

    Questo conservatorismo "borghese" che dominò la scena fino alla Prima Guerra Mondiale correggeva le tendenze radicali dell'individualismo liberale opponendovi i pilastri della famiglia e della Patria. Ciò lo ha sempre allontanato dal liberalismo classico nella cui visione, allora come oggi, regna invece supremo l'individuo.


    3 - continua

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Ho aggiunto gli ultimi due capitoletti del saggio che ora è presente nella sua interezza.


    http://forum.politicainrete.net/cons...vatorismo.html

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Sul Conservatorismo. Una discussione tra noi.

    Concezione dello Stato

    Sin dai tempi di Burke (fine del Settecento) si può riscontrare nel filone conservatore la tendenza a considerare lo Stato non come un sistema di istituzioni finite e cangianti, bensì come un organismo “misterioso” la cui essenza trascende le decisioni mutevoli delle generazioni di cittadini che si succedono.
    Coerentemente, l’orientamento più frequente nella prospettiva conservatrice è di rispettare lo Stato come forma concreta di autorità, garanzia di continuità storica e freno nei confronti delle innovazioni sociali.


    I conservatori sono in genere a favore di uno Stato minimo, ma non arrivano al punto estremo dell'anarchia. Glielo impedisce la visione pessimistica dell'uomo. Come diceva Prezzolini, "se non ci fossero criminali non esisterebbero nemmeno i poliziotti". E' una visione cinica, ma oltremodo realistica di come va il mondo.

    Ma neppure su questo punto i conservatori cedono alla tentazione del dogmatismo o della semplice fedeltà ai principi acquisiti: come osservava nel 1978 un politologo, «in passato, i conservatori “complottavano” a favore dello stato e contro il laissez faire; oggi “complottano” contro lo stato e a favore dell’individuo. Tanto ieri quanto oggi lo scopo del loro “complottare” è raggiungere un equilibrio» (5).

    La ricerca di un equilibrio è a mio avviso un aspetto tipicamente conservatore. Noi non siamo dogmatici come i liberali o i socialisti e possiamo avvicinarci agli uni o agli altri a seconda dei periodi storici e della cultura delle varie nazioni.

 

 

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