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Discussione: Gerolamo Cardano

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    Predefinito Gerolamo Cardano

    GEROLAMO CARDANO: L'AUTOBIOGRAFIA COME MITO DI SÈ
    di Ida Li Vigni (*)

    Settembre 1575:
    nel mese del suo settantacinquesimo e ultimo compleanno Gerolamo Cardano si accinge ad approntare quella che sarà la sua ultima e di certo più sofferta opera letteraria, il De propria vita liber, una delle più straordinarie e significative autobiografie del Rinascimento italiano, testimonianza appassionata di una esigenza di parlare di sé che non nasce tanto dalla necessità di riabilitarsi di fronte agli avversari che sembrano aver avuto la meglio, quanto dal bisogno interiore di difendere la propria coscienza individuale dalle pressioni del tempo e della Storia. Scrittura "privata" che si rivolge a un pubblico ideale e astorico col fine di testimoniare ab aeterno l'eccezionalità di una esperienza esistenziale individuale, l'autobiografia diventa apologia di se stessi di fronte a Dio e agli uomini, difesa estrema di se stessi non soltanto dall'anonimato e dalla temporalità, ma anche e soprattutto da se stessi.
    Non è un caso che Cardano si impegni in questa fatica in prossimità della morte quando, duramente provato dalle disgrazie private, con alle spalle una quasi leggendaria fama di filosofo-mago e di scienziato offuscata da un infamante processo per eresia conclusosi con il ripudio pubblico degli aspetti più innovatori del suo pensiero, si trova per così dire costretto a raccontare di sé per sottrarsi a quel disegno occulto cui da sempre gli era parso assoggettarsi la sua vita. Certo egli non può più presentarsi come "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi", come operatore di miracula in continuo commercio con il sovrannaturale quale si era presentato per esempio nel Contradicentium medicorum libri o nel Theonoston.
    I tempi mutati e le vicende personali gli hanno insegnato che per sopravvivere e lasciare memoria della propria opera deve presentarsi come figura moralmente integerrima, dedita a studi leciti e interamente soggetta alla volontà divina. E tuttavia egli percepisce con estrema lucidità che la sopravvivenza del suo nome, il suo perdurare tra gli uomini oltre la morte, è indissolubilmente legata proprio a questi elementi occulti, quasi demoniaci, quali la subtilitas (l'acutezza particolare dei sensi), l'eloquenza, la memoria e la facoltà profetica che lo hanno aiutato a imporsi come uomo di eccezione, dotato di facoltà superiori e capace di compiere operazioni perfettissime. Per preservare la propria integrità di uomo e di "scienziato" egli deve dunque recuperare, pur dietro a una inevitabile maschera di compromesso, proprio queste caratteristiche, inserendole in un contesto memoriale organizzato non già per sequenze cronologiche ma per gruppi tematici, secondo un filo narrativo segreto che consenta l'occultamento superficiale degli "errori" che avrebbero potuto far sospettare che il suo sapere partecipasse di una natura demoniaca e che favorisca il recupero in positivo di quegli stessi errori quali manifestazioni naturali o doni divini.
    Così, se è vero che nel prologo egli avverte il lettore che narrerà si sé "senza alcun infingimento", apertamente e senza tacere dei suoi numerosi vizi ed errori, perché il suo fine "è quello di raccontare la storia della mia vita e non quella di un'epoca", è altrettanto vero ed evidente che il suo rievocare è condizionato ab initio dal bisogno di difendersi e di ricostruirsi, di rimanere sempre e comunque fedele a se stesso, sicché anche i travisamenti e le frequenti contraddizioni (al di là del continuo insistere - sospetto - sulla sincerità della sua scrittura o forse proprio per questo insistere) hanno un ruolo preciso nella partitura esistenziale che egli traccia.
    Ma chi è veramente Girolamo Cardano? Il mago, il geniale matematico, il nevrotico e narcisista saturnino, lo scienziato, il ciarlatano redattore di oroscopi o il medico che puntualmente guarisce pazienti dati per spacciati? Forse un po' di tutto questo, come è proprio a un uomo del Rinascimento, avido di penetrare i segreti della natura e del divino e quindi disposto a utilizzare disinvoltamente gli strumenti della magia e della scienza. Vediamo intanto i dati biografici.

    Gerolamo Cardano nacque a Pavia il 24 settembre del 1501 da Clara Micheria e Fazio Cardano, un uomo di cultura eclettica, versato tanto nella scienza positiva quanto in quella occulta. Dopo un'infanzia e un'adolescenza travagliate da continue malattie, da misteriosi infortuni e da dolorosi contrasti affettivi con la madre (e proprio il rapporto difficile con la madre, in contrasto con l'amore per il padre che sempre costituì la figura guida della sua vita, potrebbe spiegare la continua diffidenza nei confronti delle donne che traspare in molte pagine dell'autobiografia), a diciannove anni Gerolamo iniziò gli studi di medicina a Pavia.
    Laureatosi prima in artibus a Venezia e poi in medicina a Padova (1526), esercitò per sei anni la professione di medico a Sacco, nei pressi di Padova, dato che la sua domanda presso il Collegio dei Medici di Milano era stata respinta a causa della sua condizione di illegittimo (motivazione più che contestabile, di certo imposta dai suoi avversari preoccupati dalla fama che il giovane Cardano si stava conquistando, dato che Fazio e Clara avevano legalizzato la loro unione nel 1524). A Sacco conobbe e sposò Lucia Banderani, che gli darà tre figli, ma l'unione non fu (almeno agli occhi di Gerolamo) felice, tanto che nell'autobiografia il Nostro non nasconde al lettore la convinzione che proprio il matrimonio sia stato l'inizio delle sue disgrazie.
    Nonostante il ricomparire di fastidiose e oscure malattie, dal 1534 al 1560 Cardano sembrò sostenuto dalla fortuna: gli studi di matematica (dalla Practica arithmetica et mesurandi singularis alla celebre Ars magna, seu de regulis algebraicis del 1545 in cui Ludovico Ferrari, l'allievo di Cardano che era giunto a fissare la soluzione delle equazioni di quarto grado, difende il maestro dalle rivendicazioni di Niccolò Tartaglia circa la priorità nella soluzione delle equazioni di terzo grado) e di filosofia (si pensi al De consolatione, al De animorum immortalitate o al De sapientia), i successi come medico e astrologo (supportati da opere come il già ricordato Contradicentium medicorum liber e il grande commento al Quadripartito di Tolomeo, vero e proprio atto polemico di rifondazione della scienza astrologica) gli assicurarono una fama che presto varcò i confini dell'Italia e si diffuse in tutta Europa, spingendo principi e potenti uomini di Chiesa ad assicurarsene gli interventi.
    Corteggiato e conteso da clienti facoltosi e potenti, forte dell'appoggio del conquistato Collegio dei Medici di Milano che nel 1539 ne aveva finalmente accolto la domanda, Cardano non si attendeva certo un repentino e doloroso oscurarsi della sua gloria quale quello che lo colpì nel 1560 per mano del figlio maggiore Giovan Battista, accusato di aver avvelenato la moglie e quindi giustiziato il 17 febbraio del 1571. Lo scandalo sembrò rinvigorire i nemici del Cardano, tanto più che le due nuove opere che egli stava finendo di comporre e che già aveva presentato nei loro argomenti principali, i Proxeneta e il Theonoston, offrivano più di un appiglio di denuncia presso l'Inquisizione.
    Così, il 6 ottobre del 1570 Gerolamo fu arrestato a Bologna, presso la cui università insegnava già da otto anni, e imprigionato. Il 10 marzo dell'anno successivo egli dovette ripudiare le parti della sua opera che gli inquisitori avevano condannato come eretiche o come sospette e impegnarsi a non tenere più pubbliche lezioni e rinunciare a pubblicare altre opere. Destituito dal suo incarico universitario, afflitto da gravi difficoltà economiche e dal ricomparire di manifestazioni morbose, Gerolamo si umiliò a implorare l'aiuto di Gregorio XIII, suo collega a Bologna nel 1562. Grazie all'intervento del pontefice nel 1574 fu accolto dal Collegio dei Medici di Roma e ottenne la pensione che aveva invano richiesto a Pio V; l'aiuto, però, giungeva tardi: un anno dopo, il 20 settembre del 1576, Gerolamo moriva lasciando come estremo testamento il De propria vita liber, portato a compimento proprio pochi mesi prima.
    Fin qui i dati oggettivi, "storici", della biografia di Cardano, facilmente rintracciabili nel De propria vita e, nello specifico, nel quarto capitoletto intitolato Breve narrazione della mia vita dal suo inizio fino ad oggi, fine ottobre del 1575. Tuttavia, anche il lettore meno smaliziato nel leggere le memorie del Cardano si accorge della presenza, dietro i dati oggettivi della sua esistenza privata e pubblica, di una volontà di manipolazione e di "riscrittura" del proprio passato che non può non destare interrogativi e sospetti. Il fatto è che Cardano, nel presentare se stesso, sta delineando una figura ideale, perfettamente corrispondente a quel ritratto di uomo saturnino, melanconico e introverso, che nel Cinquecento rappresenta il modello esemplare dell'uomo di eccezione, sia esso artista, politico, scienziato o mago.
    Tale eccezionalità è in primo luogo attestata dall'oroscopo di Gerolamo, un oroscopo lievemente alterato rispetto a quello che egli aveva già fissato, dopo lunghe rielaborazioni, nel Liber XII geniturarum. Il fatto che Cardano si preoccupi costantemente, nel corso della sua lunga vita, di ridisegnare il proprio quadro astrale (vezzo che condivide con latri scienziati "maghi", basti pensare a Keplero) costituisce un indizio rilevante del bisogno che egli ha di fissare in qualche modo la propria identità e soprattutto la percezione che egli prova di se stesso.
    Come tutti gli oroscopi degli uomini di eccezione, anche quello di Cardano si presenta complesso e di difficile interpretazione, segnato da influenze apparentemente negative che tuttavia lasciano presagire l'assoluta unicità del soggetto. L'oroscopo, insomma, serve a mitizzare gli eventi più significativi della sua vita e soprattutto quelli di segno apparentemente nefando, in modo che l'intera esistenza risulti posta sotto il segno di una eccezionalità atta a far risaltare le grandi capacità "razionali" del soggetto, ovvero la sua riuscita al di là del tracciato prefissato dal destino.
    Ciò appare particolarmente evidente nell'episodio della nascita, tutto modellato su uno dei topoi più ricorrenti nelle nascite degli eroi: la nascita travagliata e miracolosa. Rifiutato dalla madre ("... mia madre aveva tentato senza risultato dei preparati per abortire ...", in cui si riecheggia il terrore per la donna strega, anti-madre e anti-moglie per eccellenza), il piccolo Gerolamo vede dunque la luce proprio nel momento in cui una particolare congiunzione pericolosa in Vergine di Marte col Sole e la Luna sembra garantirgli, nelle migliori delle eventualità, un aspetto mostruoso.


    Immagine tratta dal sito University of Houston

    In effetti, per quanto non deforme, egli si presenta come morto, tanto che soltanto un bagno nel vino caldo (altro elemento mitico, questo, presente anche nelle fiabe popolari, che indica la nascita di un essere eccezionale, "diverso" dagli altri uomini nonostante il suo aspetto gracile e malaticcio) lo salva e lo consegna alla vita (né possiamo tacere la natura altamente simbolica del vino, trasposizione del sangue e dunque della linfa vitale). Come se non bastasse, l'aspetto negativo di Venere e di Giove all'ascendente gli annunciano una sorte infelice, un carattere debole e scontroso, una fastidiosa balbuzie e "... l'avida e inconsulta tendenza alla divinazione ...". A sottrarlo alla sventura interviene però la posizione positiva del Sole (e, guarda caso, Cardano è nato nello stesso mese e giorno di Augusto), garante di lunga vita e di gloria eterna, anche se contrastata e conquistata a fatica.
    Con un simile quadro astrologico non desta stupore il fatto che Gerolamo sia stato vittima di così tante calamità e disgrazie, anche se man mano che si procede nella lettura delle sue memorie sorge legittimo il sospetto che alla base della sua fama e delle sue disgrazie non siano tanto gli astri quanto il suo complesso carattere saturnino, cosa di cui per altro egli stesso è consapevole: "... Medici e astrologi attribuiscono la causa dei caratteri naturali alle prime qualità, mentre assegnano la causa dei caratteri derivanti dalla volontà all'educazione, agli studi, ai rapporti con gli altri ...". Come a dire che la volontà e l'ingegno consentono di trionfare sulla natura "matrigna".
    E, in effetti, di ostacoli il Cardano ne dovette superare nel corso della sua travagliata esistenza. Bruttino e balbuziente, afflitto da malattie e carenze affettive (il fantasma del rifiuto materno, più che Venere negativa, sembra essere la causa reale della sua impotenza, risolta provvisoriamente solo col matrimonio), egli dovette certamente sviluppare un complesso di inferiorità che lo spinse disperatamente a cercare di affermarsi: "... ho desiderato che si conoscesse che sono esistito, non già quale esistenza sia stata la mia ... Il mio fine era ... quello di assicurare in qualche modo la sopravvivenza del mio nome ...". Di questo suo sentirsi "diverso" e a disagio fra gli uomini Cardano è assolutamente consapevole, tanto da farci sospettare che si crogioli in un certo narcisismo masochista pur di amplificare presso di sé e gli altri la propria aurea di uomo di eccezione.
    Il suo ossessivo richiamo alle malattie e ai misteriosi incidenti che ne hanno minacciato la vita, lo spietato ritratto che egli tratteggia di sé a più riprese, l'amore per il gioco d'azzardo e le scienze occulte sono tutti segni, puntualmente bilanciati e corretti dalla elencazione pignola dei propri successi medici e scientifici, di una personalità potenzialmente nevrotica (al tempo si diceva "saturnina") che riesce a controllare il processo incombente di perdita dell'identità (un rischio ben presente e ampiamente testimoniato tra l'altro dall'amore ossessivo per il collezionismo e l'elencazione di eventi e opere che è facilmente riconducibile all'inconscia necessità di fissare e "fossilizzare" la realtà esteriore affinché essa non sfugga al controllo della ragione) manipolando in positivo i propri difetti e le paure.
    Vediamo dunque come Cardano si autorappresenta: " ... Sono di statura mediocre, ho i piedi piccoli, più larghi alle estremità ed incurvati, tanto che trovo con difficoltà delle calzature adatte e in passato ero costretto a farmele fare su misura. Il petto è piuttosto angusto, le braccia sono sottili e la mano destra più carnosa, con le dita tozze, tanto che secondo i negromanti avrei dovuto riuscire rozzo e stupido ... La linea della vita è breve, lunga e profonda quella saturnina; la mano sinistra invece è bella, con le dita affusolate, tornite e ben congiunte; le unghie sono lucide. Il collo è piuttosto alto e sottile, il mento è diviso, il labbro inferiore rigonfio e pendulo; gli occhi sono molto piccoli e se non mi concentro molto nel guardare qualcosa tendono a socchiudersi.
    Sulla palpebra dell'occhio sinistro ho una macchia simile a una lenticchia, tanto piccola che è difficile accorgersene; la fronte è ampia e dove si congiunge alle tempie priva di capelli; questi, come la barba, erano biondi. ... La voce è aspra, forte e tuttavia quando inse-gnavo non si sentiva da lontano. Parlo poco e senza troppa grazia; lo sguardo è fisso come di persona che sta riflettendo, gli incisivi superiori grandi; il colorito tra il bianco e il rosso; il viso è allungato ma non troppo e il capo tende a restringersi e a finire come in una piccola sfera ... Sotto la gola ho un piccolo rigonfiamento di forma rotonda, ereditato da mia madre ... Sono stato malato per cause diverse: per natura, per accidente, per l'insorgere di sintomi patologici ... Ho l'abitudine ... di provocare da me delle cause di dolore ... Non sempre ho cercato di evitare le mie malattie ... poiché ritengo che il piacere consista nel venir meno di un dolore ... D'altronde so che non posso mai essere libero del tutto dal dolore e, quando sto bene, mi subentra nell'animo un'inquietudine tanto molesta da non poter essere più spiacevole, per cui il dolore, o una causa di dolore che non presenti nessun pericolo e nessun motivo di vergogna, è un male minore. Così faccio ricorso a vari espedienti, come mordermi le labbra, torcermi le dita, premermi la pelle e il muscolo sottile del braccio sinistro fino alle lacrime ... Per natura ho paura dei luoghi molto alti, per quanto spaziosi, e di quelli in cui provo il sospetto che ci siano cani affetti da rabbia.
    Ho sofferto talora di amore eroico (1) ... nell'adolescenza ho avuto il sospetto ... di avere un carcinoma e forse ce n'era un inizio all'altezza della mammella sinistra; era un tumore rosso, fosco, duro, che mi dava delle fitte ... Ho preso l'abitudine di atteggiare il volto secondo un'espressione contraria ai miei sentimenti, per questo sono capace di simulare, ma non di dissimulare ... Riconosco che tra i miei vizi ce n'è uno molto grande e del tutto particolare: quello di on riuscire a trattenermi - anzi ne godo - dal dire a chi mi ascolta ciò che gli risulta sgradevole udire ... Per quanto mi è possibile mi ritiro in solitudine, consapevole, è vero, che questo genere di vita è condannato da Aristotele quando dice: "L'uomo solitario o è una bestia o è un dio" ... In generale tutto segue un andamento irregolare nel mio comportamento e questo è il frutto di una dura necessità, dominato come sono dall'impeto di un animo che non può persistere nel bene né vuole sopportare il male: solo la riflessione ... non conosce interruzione, pur se non si applica sempre agli stessi oggetti: tuttavia è tanto intensa che se non la sviluppassi non potrei né mangiare né dedicarmi ai piaceri, anzi neppur sentir dolore o dormire. Il solo vantaggio che essa mi porta è dunque quello di tenere lontano il male e di darmi il modo di distrarmi ... Quanto al resto, sono ora veloce ora lento nel camminare, porto il capo e le spalle ora curvi ora eretti, con una andatura che all'apparenza differisce di poco da quella che avevo in gioventù, ma è molto cambiata in realtà ..." (2).
    Per chi non è abituato a orientarsi nel linguaggio dei medici rinascimentali, questo ritratto può apparire una congerie di elementi disparati, mentre in realtà ogni dato concorre quasi matematicamente a descrivere un fin troppo perfetto esempio di disarmonia umorale con prevalenza di bile nera (o umor melanconico), dove il patologico (oggi potremmo sospettare uno scompenso tiroideo) e lo psichico (sempre modernamente si potrebbe pensare a una condizione di nevrosi latente, accompagnata da momenti di autolesionismo - sia pur controllato - e da ossessioni ricorrenti - il cane nero e rabbioso che da esperienza traumatica infantile diventa fobia premonitoria -) si fondono e condizionano strettamente. In questa sede, tuttavia, ci preme evidenziare la straordinaria e moderna sincerità autoanalitica, anche se in verità essa solleva qualche sospetto, tanto più che il tono appare a tratti volutamente provocatorio, interrotto a più riprese da scatti di repentino orgoglio (come quando, ad esempio, esalta le sue conoscenze e i suoi meriti di medico di "casi impossibili") malamente mascherato da una patina di umiltà.
    Il fatto è che Cardano sta qui tentando la sua operazione più difficile: far riconoscere la propria personalità come un qualcosa di assolutamente individuale, libera di manifestarsi in tutte le sue multiformi apparenze e a tal punto forte da infrangere le regole di comportamento che il destino sembrerebbe imporgli. Il messaggio dell'autobiografia sta proprio tutto racchiuso in questa difficile operazione alchemica: raggiungere l'armonia interiore fra occulto e umano, far sì che la "bestia" non abbia la meglio sulla parte divina dell'uomo, salvare l'esperienza terrena in una prospettiva atemporale e metafisica.
    Letta in questa ottica la vita del Cardano acquista una sua significazione particolare e getta molta luce anche sulla sua leggendaria fama di mago e stregone. Al pari degli uomini primitivi che riuscirono a liberare la loro parte divina dall'involucro bestiale e che vinsero la natura ostile in virtù della loro intelligenza, Cardano ha riscattato la sua natura rozza e incostante sviluppando quella "vista interiore" (la facoltà profetica sorretta dalla riflessione razionale) che gli ha consentito di superare i confini estremi della natura e di rivelare agli altri uomini le leggi misteriose che governano l'universo. In questo senso il Cardano "mago, incantatore", spinto dalla sua stessa natura alla "cupiditas omnium occultarum artium" e agli stati di visionarietà, non è per nulla in contrapposizione con il Cardano scienziato e filosofo impegnato a rivelare ai suoi contemporanei e a coloro che seguiranno i misteri della matematica, della medicina e dell'animo umano. Sia che utilizzi gli strumenti della magia e dell'astrologia, sia che applichi i modelli della logica filosofica, egli ci rimanda sempre l'immagine intrigante dell'uomo rinascimentale, avido di conoscenza e innamorato di quella armonia mundis che neppure la storia e le tragiche esperienze terrene possono cancellare.
    Perseguitato dal destino, Gerolamo ha scoperto che le sue paure e incertezze interiori erano il segno sovrannaturale della sua individualità, si è potuto riconoscere come quell'uomo "perfetto" che si colloca lungo il confine tra ciò che è divino e ciò che è naturale. Poco conta il prezzo che egli ha dovuto pagare alle ottusità del mondo; ciò che vale per lui e per coloro che ne conosceranno la vita è che, dipanando l'aggrovigliato filo della sua esistenza, egli ha potuto dare corpo alla dolorosa ma esaltante percezione che sempre ha avuto della propria eccezionalità, ovvero ha potuto conferire un senso alla "diversità" del suo essere interiore salvaguardando la sua esperienza di uomo dalle oscure tenebre dell'oblio.

    NOTE 1. L'espressione "amore eroico", usata frequentemente da Giordano Bruno negli Eroici furori, indica in Cardano sia l'insano furore amoroso sia l'avidità del sapere e corrisponde a quel ritratto del saturnino che Robert Burton ha tratteggiato nella sua Anatomy of Melancholy.
    2. Cfr. Gerolamo Cardano, Della mia vita, cap. V, VI, XIII, XXI, ed. Serra e Riva,
    Milano 1982.

    (*) Doc. Italiano e storia, liceo Paul Kee/Storia del pensiero scientifico, Univ. degli Studi di Genova.

    Dalla rivista "Anthropos & Iatria" - anno 2 - n° 2, 3,1998 - De Ferrari Editore.

    Gerolamo Cardano

    Dal sito http://www.neurolinguistic.com/proxima/index.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 20-02-10 alle 17:34
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Benché tutti veniamo al mondo nello stesso modo, lo spettro dei possibili incipit di un'autobiografia è comunque vasto. Molto originale sarebbe, ad esempio, partire dai tentativi di aborto della propria madre e da uno sfavorevolissimo oroscopo retroattivo, che prevedesse un essere mostruoso. Così fece nel De vita propria Gerolamo Cardano, che «fu strappato dal grembo materno come morto» il 24 settembre 1501, ma «rinacque con un bagno di vino caldo».

    Se il buon giorno si vede dal mattino, non ci possiamo stupire del resto della giornata: figlio illegittimo, maltrattato dai genitori, a lungo impotente, ipocondriaco, masochista, misantropo, incline a incidenti, balbuziente, polemico, Cardano ebbe sempre una gran fiducia in quelli che oggi chiameremmo i suoi poteri paranormali. Nel suo primo libro, appropriatamente intitolato Pronostico, offre una serie di divinazioni alla breve. E per tutta la vita si sbilanciò in oroscopi di personaggi famosi, dai re ai papi. Ma, soprattutto, ebbe e descrisse quelli che oggi classificheremmo come sintomi isterici e schizofrenici, e che egli riteneva invece segni prodigiosi: coincidenze significative, sogni premonitori, visioni ipnagogiche, allucinazioni controllate, ronzii nell'orecchio, voci inferiori, conoscenza innata delle lingue, sentore di incenso e zolfo.

    A sedici anni imparò a usare le armi, a cavalcare, a nuotare e divenne abilissimo nel gioco delle carte, dei dadi e degli scacchi. Nel 1520 si iscrisse all'università di Pavia, alla facoltà di Giurisprudenza, su consiglio del padre che la considerava la carriera più redditizia. A Pavia girava di notte con la faccia coperta da un velo nero e con il pugnale alla cintura: un'abitudine che avrebbe mantenuto per tutta la vita. In questo periodo avvertì i primi segni prodigiosi che lo fecero avvicinare sempre più al mondo dell’occulto: per esempio, sentiva un ronzio all'orecchio destro se parlavano bene di lui, all'orecchio sinistro se ne parlavano male. Nel 1521 comprò un libro di Apuleio in latino, lo lesse durante tutta la notte e il giorno dopo sapeva leggere e scrivere in latino. Allo stesso modo imparò il greco, lo spagnolo e il francese. Ma era ormai il momento di abbandonare l’arida giurisprudenza per esplorare i più allettanti territori della filosofia e della medicina. A filosofia, tra l’altro, insegnava Paolo Ricci (Paulus Riccius), ebreo convertito, medico dell'imperatore Massimiliano I e famoso divulgatore della cabala ebraica. L’anno seguente però l'università di Pavia chiuse i battenti per la guerra tra imperiali e francesi che infuriava in tutta la Lombardia. Cardano si trasferì a Padova dove, nel 1524, conseguì il bacellierato "in artibus", cioè medicina e filosofia.

    Gli interessi verso l’occulto stavano ormai prevalendo.

    Il 30 dicembre 1530 chiese di essere ammesso al Collegio dei fisici di Milano per poter esercitare la medicina, ma la domanda venne respinta perché illegittimo di nascita. Deluso, tornò a Sacco. Qui, nel corso di una malattia, sentì la sua carne "odorare di zolfo, d'incenso e di altre sostanze": era un segno premonitore e infausto del matrimonio. Poco dopo infatti conobbe una ragazza, Lucia Banderani, che alla fine dell'anno divenne la sua sposa. Con lei e il figlio, si ridusse a vivere in un ospizio che costava sette scudi all'anno di affitto (lo stipendio di un servo era di cinque scudi al mese). E’ il punto più basso di una carriera che da qui in poi comincerà rapidamente a salire e che toccherà il culmine nel 1552, quando l'arcivescovo di Edimburgo mandò a chiamare Cardano per farsi curare l'asma. Fra le varie assurdità e ovvietà che questi prescrisse, dal far inalazioni di acqua e latte al lavarsi almeno ogni morte di Papa ( ), egli intuì quella che oggi chiameremmo la natura allergica dell'asma dell'arcivescovo: eliminati materasso e cuscini di piume, “seggendo sulle quali in fama non si vien", il prelato guarì e lo coprì d'oro.

    La fortuna scozzese durò poco, perché Cardano volle fare l'oroscopo all'arcivescovo e al re, e lesse nelle stelle un futuro radioso per entrambi: il primo fu impiccato quasi subito dai riformatori, e il secondo mori di tubercolosi l'anno dopo. Il vento della sorte aveva cambiato direzione, e le tragedie presero ad accumularsi. Uno dei figli fu giustiziato per aver avvelenato moglie e suoceri. L'altro era un delinquente, e il padre arrivò a diseredarlo. Lui stesso finì nelle grinfie dell'Inquisizione per bestemmia astrologica, avendo questa volta calcolato l'oroscopo di Gesù Cristo. Il Sant'Uffizio infatti non gradì e Cardano dovette scontare tre mesi di carcere e altrettanti di arresti domiciliari.

    In cambio della distruzione di centoventi dei suoi compromettenti trattati, nel 1573 il nuovo papa Gregorio XIII, che era stato suo collega all'università, gli assegnò una sospirata pensione, che Cardano potè godere per poco, perché un'epidemia di peste se lo portò via il 20 settembre 1576, con suo grande stupore e disappunto: il suo cruccio nasceva dal fatto di aver sbagliato la data della propria morte (prevista il 5 dicembre 1573), cosa non proprio degna di un astrologo che aveva osato calcolare addirittura l'oroscopo di Cristo.


    Materiale liberamente tratto dai siti Italian Web Service for Philosophy e ::: Storia di Milano :::



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    Dal "De propria vita liber"


    "… Può darsi che io non sia degno di essere elogiato in nulla ma è certo che merito di essere biasimato per essermi dato al gioco degli scacchi e dei dadi senza sapermi imporre alcun freno. Mi sono dedicato per parecchi anni ad entrambi i giochi: agli scacchi per più di quaranta, ai dadi per circa venticinque e in tanti anni ho giocato, mi vergogno a dirlo, ogni giorno. Così ho dilapidato contemporaneamente la mia reputazione, il mio tempo e il mio denaro. Non c'è nessuna attenuante che possa essere avanzata a mia discolpa, a meno che qualcuno non voglia sostenere che non si trattava tanto di amore per il gioco quanto di odio per tutto quello che mi costringeva a dedicarmici: calunnie, offese, povertà, la tracotanza di alcuni, il mancato riconoscimento dei miei meriti, il disprezzo di cui ero oggetto e la fragilità della mia salute; conseguenza di tutto questo è stata 1'aver perduto tanto tempo in modo indecoroso. Ne è prova il fatto che non appena ho potuto assumere un ruolo degno di me ho abbandonato quelle occupazioni…"





    Luigi Mascheroni

    CARDANO, IL GENIO CHE FILOSOFAVA GIOCANDO A DADI


    Fu medico, matematico, filosofo, astrologo. E giocatore d’azzardo. Vantava il nome latino di Hieronymus Cardanus (da Cardano al Campo, un villaggio vicino Gallarate, da dove aveva origine la famiglia), ma il mondo lo conosce come Girolamo Cardano, il "Lombardo" com’è chiamato, visto che nacque - nel 1501 - a Pavia (per sbaglio, essendo in quel momento la famiglia in fuga da Milano colpita dalla peste). Studiò medicina a Padova, poi insegnò matematica e astronomia a Pavia e Milano (grazie ai buoni uffici del padre, Fazio Cardano, accademico di fama) esercitando a lungo la professione medica. Spirito inquieto e figlio degenere dei tempi (nel 1570 l’Inquisizione lo fece incarcerare con l’accusa di eresia per aver compilato l’oroscopo di Cristo, abiurò e fu scagionato), stampò 131 opere, dichiarando di averne bruciate altre 170 e lasciando ai posteri un centinaio di manoscritti. Si occupò di matematica - nel 1545 scrisse l’Ars Magna - di meccanica, geologia, astronomia, musica, filosofia e, anche, teoria delle probabilità. In qualche modo cercò di teorizzare la sua passione (o vizio?) più grande: il gioco d’azzardo.

    Girolamo Cardano fu sempre attratto da carte, dadi e scacchi, che fin da giovane gli fornirono il denaro necessario per vivere. Generalmente vinceva più di quanto perdesse, anche se al riguardo era solito affermare che «l’unico vantaggio deriva dal non giocare per niente...». Il gioco divenne una droga che per molti anni gli rubò tempo, denaro e reputazione. Arrivò a impegnare i gioielli della moglie e i mobili di casa, e una volta, sicuro di essere stato ingannato alle carte, con un coltello sfregiò un avversario. Ma i dadi per Girolamo Cardano furono anche il laboratorio ideale per condurre esperimenti sulla quantificazione del rischio. Tanto che attorno al 1525 sull’argomento scrisse un trattato che uscì postumo nel 1663, oggi ristampato in edizione filologicamente corretta (Girolamo Cardano, Liber de ludo aleae, Franco Angeli, 2006, pagg. 240, euro 21): qui teorizza alcuni principi matematici generali applicati allo studio dei giochi, analizza aspetti particolari come il rotolio dei dadi partendo dalla premessa che la probabilità è governata da principi scientifici (la possibilità che esca un certo punteggio non dipenderebbe, insomma, dalla mera fortuna), anticipa le linee guida dei futuri «giochi di strategia» e persino dedica una sezione ai metodi per barare efficacemente... Scagliandosi contro coloro che bestemmiano quando perdono e deridendo quanti affidano il lancio dei dadi a gesti scaramantici. Girolamo Cardano: un filosofo straordinario e un grande giocatore d’azzardo. Come è stato scritto: «genio intellettuale e briccone incorreggibile».

    Luigi Mascheroni – Il Giornale di sabato 03 marzo 2007



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    Predefinito Rif: Gerolamo Cardano




    Vita di Girolamo Cardano
    milanese
    Filosofo, medico e letterato
    celebratissimo


    di Vincenzo Mantovani

    Vita di Girolamo Cardano, milanese ... - Google Libri
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    Predefinito Rif: Gerolamo Cardano

    Morena Poltronieri


    GEROLAMO CARDANO. SCIENZA E MAGIA NEL '500




    Egli nacque quando «Marte rendeva funesto l’influsso del Sole e della Luna per il contrasto dei luoghi e per la quadratura con esse», ovvero il 24 settembre 1501, data che, come egli stesso ebbe a dire, lasciava presagire le catastrofi che nella sua vita si realizzarono puntualmente. Dal momento che «il Sole, Marte e Saturno, non meno di Mercurio erano nei segni umani, e poiché Giove era nell’Ascendente e Venere dominava tutte le figure [...]» egli fu impotente dal ventunesimo al trentunesimo anno di età. Altri racconti di questo tipo appaiono in De Vita Propria, dove descrisse la sua esistenza, come sopravvìsse alle malattie e a tutte le prove del suo destino. Figlio illegittimo in un’epoca particolarmente chiusa e moralista, sopravvisse alla peste, mentre i suoi fratellastri ne morirono tutti. […] Cardano studiò successivamente presso l’Università di Pavia. A vent’anni fu studente e il suo carattere eclettico unito al suo genio non mancarono dì mettersi in luce, al punto che alla fine del ventunesimo anno insegnava Euclide. Il suo fare eccentrico e fuori dagli schemi non gli fece guadagnare la simpatia dei suoi colleghi, che lo ostacolarono nel trovare un lavoro, anche perché essendo figlio illegittimo non poteva essere iscritto all’albo dei medici praticanti a Milano. Dopo la chiusura dell’Università di Pavia, egli si diresse a Venezia ove ottenne la laurea in Artibus e quella in medicina a Padova. E' in quel periodo che nacque un’impetuosa passione per gli scacchi e il gioco d’azzardo. […]
    Egli stesso, ormai anziano, rammentava: «Così ho dilapidato contemporaneamente la mia reputazione, il mio tempo e il mio denaro». Nel contempo egli si vantò di aver scoperto negli scacchi dei problemi che «superavano veramente per difficoltà la capacità umana) e, nel gioco d’azzardo, di avere compreso il valore del fato e la sua manifestazione, così da giungere alle cause dei fenomeni straordinari. Non caso scrisse un testo De ludo Aleae, dove appare per la prima volta la legge dei grandi numeri, [i]«si deve in generale osservare, tanto per i dadi quanto per gli astragali che dal momento che entrambi completano il circuito in tanti lanci quante sono le loro facce, sei per i dadi quattro per gli astragali, ne consegue che in un qualunque numero di lanci di dadi o di astragali, fossero anche cento, ciascuno esaurisce tutte le possibilità allo stesso modo. Pertanto se il numero totale da essi esibito viene diviso per il numero delle facce ne risulta il valore medio».

    Nel 1530, l’ormai medico Gerolamo Cardano, chiese di essere ammesso al Collegio dei Fisici, ma questa domanda fu respinta più volte negli anni, fino a quando ne ottenne il Rettorato solo in tarda età. I primi anni di studio furono legati al sacrificio e alla povertà, tanto che dovette vivere con la moglie e il suo primo figlio presso un ospizio gestito da religiosi a Gallarate. In quel periodo insegnò geometria, aritmetica e astronomia alle scuole Piattine e questa si dimostrò ben presto la strada attraverso la quale poter manifestare il suo genio. Cominciò a esercitare l’attività di medico e i pazienti non gli mancarono, in quanto si fece particolarmente apprezzare, tra l’altro fu il primo a descrivere i casi di febbre tifoide. Lavorò presso diverse corti, compresa la famiglia Borromeo, dalla quale ebbe sempre protezione. Continuò a elaborare nuovi trattati come il De Maio Recentiorum Mediconim Usu Libellus per il quale fu contestato per via degli innumerevoli errori, dei quali lui si scusò affermando di non aver letto nemmeno le bozze.

    Scrisse poi un complesso testo De Aetemitatis Arcanis, dove appaiono molti scritti di alchimia. Nel frattempo si trasferì a Pavia dove mise mano a un’opera che intitolò Pratica aritmeticae et Misurandì Singularis che trattava problemi aritmetici, geometrici, di calendario, inserendo la prediletta astrologia, che permetteva connessioni tra il quadrato magico e gli astri. Continuò i suoi studi facendo sempre più sfoggio della sua erudizione, ottenendo molti successi, anche se dovette sempre combattere con la quotidianità, la povertà e le disgrazie familiari. Ebbe un figlio decapitato per sospetto uxoricidio e uno perseguitato come ladro. Il primo e anche il preferito, Giambattista, dopo aver sposato Brandonia de’ Seroni - che Cardano giudicò indecente - scoprendo di essere tradito dalla moglie, la avvelenò e nel 1560 fu giustiziato. Il secondo, Aldo, era un giocatore d’azzardo che per mantenere il suo vizio fu costretto a rubare persino al padre. Cardano ebbe anche una figlia che fu prostituta e morì di sifilide, spingendo il padre ad occuparsi di questo male, scrivendone un libro.
    Dal 1554 la sua fama giunse all’apice e lo aprì al panorama europeo. In Scozia curò il cardinale Hamilton dall’asma usando tecniche particolarmente moderne come fare eliminare piume dai cuscini, polvere dalla dimora, e suggerire una dieta controllata. Al ritorno si fermò a Londra, dove incontrò il re d’Inghilterra, non mancando di farsi apprezzare per le sue doti e il carattere sicuro di sé e pienamente consapevole delle proprie capacità. Nello stesso anno pubblicò De Astrorum Judiciis, un trattato di astrologia più volte interrotto, del quale si accollò anche le spese di stampa, dove inserì l’oroscopo dì Gesù Cristo, tema che gli porterà non pochi problemi. In quel periodo egli era molto famoso, ricco e temuto anche per via dei suoi interessi verso le cosiddette arti magiche.





    Nel 1557 apparve un'opera colossale, in 17 libri, dedicata all'universo e alle sue parti sensibili, ai corpi misti, ai metalli, agli animali, alle piante, all'uomo con le sue cure, alla divinazione occulta e quella artificiosa e ai prodigi prenaturali. In questo testo, all'astrologia veniva attribuita la spiegazione degli oracoli presso i pagani, comunemente legati a intervento demoniaco. Le sue trattazioni passavano così dall'analisi medico-scientifica alle allucinazioni, visioni, prodigi, problemi di chiromanzia e di streghe, fattucchiere e iettatrici. Nel 1562 giunse a Bologna, come aveva sempre sperato, dato il suo desiderio di lasciare Pavia. L'amministrazione bolognese non lo accolse con calore, molto perplessa per via del suo operato e sulle voci che lo riguardavano. I suoi "nemici", così egli definì i bolognesi, dovettero accoglierlo per via della presentazione del cardinale Borromeo, ma con condizioni scoraggianti, un salario più misero rispetto al dovuto, nessuna indennità di trasferimento e una sede non adeguata per le sue lezioni. L'11 giugno l562, cominciò il suo insegnamento a Bologna, assunto in prova per un anno, fatto che avrebbe potuto destare sorpresa, considerando la sua celebrità in tutta Europa per merito dei suoi libri e il suo lungo e brillante iter accademico. Il suo lavoro a Bologna fu corretto e lineare tanto da farsi presto benvolere dai suoi allievi, fattore che incentivò la sua passione antica per l'insegnamento. Introdusse nuovi metodi di studio, basati sulla dialettica aristotelica e legati all'arte dell'improvvisazione, che se da un lato rendeva le lezioni estremamente dinamiche e fruttuose, d'altro canto gli costò molte contestazioni e contrarietà.

    Abitò in Via Gombruti, poi in via Galliera a casa Ranucci e infine nei pressi di San Giovanni in Monte. Riuscì a farsi molti amici in Bologna e nell'anno seguente fu confermato alla Cattedra e ricevette la cittadinanza bolognese, oltre al fatto di essere esentato da alcune gabelle urbane. Gli anni che Cardano trascorse a Bologna furono molto prolifici per le sue ricerche e osservazioni, anche se la fama di studioso si mescolava sempre a quella di mago. Secondo il suo punto di vista, la scienza portava la natura a un livello riduttivo e quindi comprensibile all'uomo che poteva studiarla, canalizzarla e utilizzarla. Dalla conoscenza del mondo si giunge a quella umana, sosteneva Paracelso, concetto che Cardano confermò e inseguì per tutta la vita, in quanto non poteva esistere medicina che potesse prescindere dalla conoscenza della natura dell'universo. Fu per queste affermazioni che, unitamente al suo studio sul tema oroscopico di Cristo, all'encomio che fece su Nerone, alle dediche dei suoi libri ad Andrea Osiander, (Gunzenhausen, 1498, Königsberg, 1552), fin troppo celebre riformatore che diede un contributo prezioso alla diffusione del protestantesimo, cominciarono a riprendere le voci sull'eresia di Cardano, eco che giunse alle orecchie della Chiesa. Il 6 ottobre 1570 fu arrestato per ordine del Sant'Offizio. Alla notizia del suo arresto, l'imbarazzo per la città di Bologna fu tale da sciogliere immediatamente l'impegno, licenziando il docente. I suoi amici, i potenti cardinali Morone a Bologna e Alciati con Borromeo a Roma, lo aiutarono e dopo tre mesi di carcere ottenne gli arresti domiciliari, non prima di una solenne abiura pronunciata Coram Congregationem e un rogo di molti dei suoi libri. Grazie alle protezioni di cui fruì il Papa lo accolse nel Collegio dei medici romani, con tanto di vitalizio. Morì all'età di 75 anni, il 21 settembre 1576. Secondo i maligni egli si lasciò morire di fame, piuttosto che contraddire la data di morte che emergeva dall'oroscopo natale, compilato da lui stesso seguendo ciò che definiva «avida e inconsulta tendenza alla divinazione». In realtà sbagliò la previsione di quasi tre anni, a suo beneficio, naturalmente. L'attualità lo ricorda soprattutto per i suoi contributi all'algebra. Pubblicò inoltre le soluzioni dell'equazione cubica e dell'equazione quartica nella sua maggiore opera matematica, intitolata Ars magna stampata nel 1545. Non dimentichiamo la progettazione della serratura a combinazione; la sospensione cardanica consistente in tre anelli concentrici che possono fare da supporto a una bussola o a un giroscopio che possono ruotare liberamente; il giunto cardanico, dispositivo che consente di trasmettere un moto rotatorio da un asse a un altro di diversa angolatura e viene tuttora usato in milioni di veicoli. Appaiono poi studi sull'idrodinamica, dove sostiene l'impossibilità del moto perpetuo, con l'eccezione dei corpi celesti.




    Nel 1550 introdusse la griglia cardanica, ovvero un procedimento crittografico, in altre parole un sistema di "scritture nascoste", attraverso cui rendere incomprensibile un messaggio per le persone non autorizzate a leggerlo, una delle basi dell'esoterismo. In questo senso, anche se meno conosciuti rispetto ai testi scientifici, rimangono alla memoria gli scritti non solo sull'astrologia ma anche sulla ratio somniantis, in altre parole la vita onirica, che secondo il suo parere era basata sulla struttura dell'allegoria. Egli, scrivendo i suoi Synesiorum Somniorum Libri III, si pose nell'ambito della tradizione onirocritica come polemico e riformatore. Secondo il punto di vista dello studioso nessuno dei suoi predecessori era stato in grado di cogliere l'essenza della vita onirica. Seguendo gli studi di Cardano il mondo del sogno diviene uno degli strumenti basilari attraverso il quale l'uomo può entrare nell'aspetto più profondo e misterioso della natura e stabilire con essa un contatto sottile. Secondo il suo parere, l'aspetto più elevato della scienza dei sogni sarebbe la divinazione, cioè la mantica naturale che dovrebbe essere affiancata alla materia medica. Cardano come altri maghi-scienziati dell'epoca tese a ricondurre l'elemento straordinario verso quello ordinario e naturale, ed è proprio all'interno di questa restrizione che la natura appare come elemento meraviglioso e creatore di ogni cosa. Per lo studioso era molto importante stabilire la via di indagine attraverso la quale interpretare la vita onirica. Il sogno per Cardano era un'affezione, con una base psicologica specifica e quattro possibili cause attraverso le quali il sognatore compiva un percorso conoscitivo. Nasceva da ciò la possibilità di tracciare la storia di un individuo attraverso i sogni che rivelavano i suoi desideri, le passioni, il passato, lo stato fisico e psicologico unito alla possibilità di prevedere il futuro. La vita onirica doveva quindi essere indagata attraverso due elementi: l'immagine e la narrazione, fino a creare una vera e propria scienza dei sogni. Egli diede di questi una classificazione, sottolineando le cause, il modo di distinguere quelli veritieri da quelli menzogneri, le regole generali per la loro interpretazione, il rapporto col divino e i Santi, i sogni che si dimenticano, quelli fatali, ripetuti, incompiuti. Fece un'accurata analisi sulla necessità degli indovini, sulle costumanze, sul carattere, sull'età, sul sesso e su quant'altro potesse influenzare la vita onirica. Egli stesso si stimò la possibilità di attuare previsioni in sogno per via della sua «particolare prodigiosa natura», che si palesava pure con «un rumore nell'orecchio» quando si parlava di lui e in uno «speciale splendore», un cerchio di luce «che giova alla mia fama, alla mia professione, al guadagno e alla solidità degli studi» e si manifestava per «mio speciale artifizio». Non dimentichiamo che lo studioso sostenne pure di avere tali capacità diagnostiche da permettergli di fare scommesse «se il malato stava per morire, io mostravo qual era la sede della malattia e se alla sua morte si vedeva che avevo sbagliato mi impegnavo a pagare cento volte quello che avevo ricevuto». Gerolamo Cardano appare così, un matematico, filosofo, astrologo, scienziato e mago al servizio di un'epoca in cui la cultura ambiva a crescere attraverso l'interazione tra le varie materie e non la separazione tipica dell'epoca odierna. Morì così come visse, in avventura sempre rinnovata dal bisogno di sfidare le convenzioni e trovare la verità in ogni elemento, dalla scienza alla magia, così in alto come in basso.


    Morena Poltronieri – da Hera n° 112 (maggio 2009)

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    Predefinito Rif: Gerolamo Cardano

    Girolamo Cardano

    METOSCOPIA

    Manuale per la lettura della fronte


    a cura di A. Arecchi

    Associazione culturale Mimesis - Milano 1994



    Metoposcopia: manuale per la lettura ... - Girolamo Cardano - Google Libri
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-10-11 alle 02:54
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Rif: Gerolamo Cardano

    Massimo Centini

    LA METOPOSCOPIA


    Da Fisiognomica


    Cardano pose all'interno della sua nutrita bi¬bliografia anche uno studio (tredici libri) di fisiognomica: Metoposcopia libris tredecim, et octingentis faciei humanae iconibus complexa. Un'opera artico¬lata, corredata da ottocento illustrazioni di volti umani ma¬schili e femminili. Così il Cardano definisce la fisiognomica: «Quest'arte si sforza dì predire il futuro attraverso l'ispezione sia della faccia fron¬tale sia della sua lunghezza, larghezza e delle sue diverse li¬nee, e anche dai marchi naturali che vi si trovano: tutto ciò provoca stupore e ammirazione in chi la pratica» [1]. Da queste poche righe si evince chiaramente come il testo dello studioso italiano fosse profondamente calato nella tradi¬zione divinatoria medievale, ancora presente nella cultura ri¬nascimentale.
    In questa cultura troviamo «la dottrina delle segnature, secon¬do la quale tutte le cose hanno sulla loro superficie, impressa sul corpo, la segnatura mediante la quale si possono valutare i caratteri e le forze che essi nascondono. Questa proprietà e queste forze determinano, attraverso l'analogia delle forme, la legge delle corrispondenze tra ogni essere e ogni cosa, le loro reciproche simpatie. Spetta ai pianeti imprimere il marchio; co¬me esordisce il Cardano, la vita degli uomini è scritta e desi¬gnata con lettere divine. La chiromanzia si riferisce allo stesso principio, al fine di decifrare le linee della mano; ciò è dovuto a una triplice relazione fra un indice esterno, una proprietà in¬feriore dell'uomo e una potenza astrale determinante»[2].
    Il lavoro del Cardano e le ipotesi divinatorie della fisiognomi¬ca ebbero un'eco notevole, anche al di fuori dell'ambito della medicina magica coeva. Infatti la Metoposcopia riscosse «un successo non propriamen¬te effimero tanto che, dopo il trattato del Cardano, apparvero numerosi scritti sull'argomento, soprattutto nella prima metà del Seicento, a dispetto della censura di Sisto V a proposito delle pratiche divinatorie, vietate con la Bolla del 1586» [3].



    Relazione tra i nei e i segni dello zodiaco secondo Cardano


    Pur nell'arcaicità che ancora lo caratterizzava, il trattato di Car¬dano contiene alcune osservazioni interessanti sulla volontà di approntare un metodo 'scientifico' per avventurarsi nella lettu¬ra dei volti e su come attrezzarlo con il necessario apparato di esperienze e opportunità di confronto. Nel tentativo di far col¬limare il metodo della fisiognomica con le istanze dell'astrologia, Cardano si basò sul sistema che metteva in relazione i nei presenti sul corpo con gli avvenimenti, fausti e infausti, 'scritti' nel destino. L'ipotesi interpretativa si avvaleva ovviamente di una cultura magica che aveva radici molto antiche e lontane. Per esempio nello Zohar è scritto: «Tutto avviene quaggiù co¬me lassù (...) nel firmamento che avvolge l'universo vediamo molte figure formate dalle stelle e dai pianeti, che rivelano fat¬ti occulti e profondi misteri. Nello stesso modo sulla nostra pelle, che racchiude l'essere umano, esistono forme e tratti che sono le stelle dei nostri corpi». Un'ipotesi che in nuce aveva avuto la sua affermazione nel Trattato del leggendario Melampo, patrono dei maghi greci, autore della mitica opera sui nei, in cui questi segni risultava¬no valutati cercando delle relazioni tra la loro posizione ana¬tomica, il destino e il carattere del soggetto.

    NOTE

    1. G. Cardano Metoposcopia, Parigi, 1658, pag. 23.
    2. F. Caroli Storia della fisiognomica. Arte e psicologia da Leonardo a Freud, Milano, 1995, pagg. 48-50.
    3. F. Caroli op. cit., pag. 51.

    Da Fisiognomica, Massimo Centini (edizioni Red – pagg. 23, 24, 25)









    Naturalmente nella Metoposcopia, proprio come dice il titolo, Cardano si concentra soprattutto sull’analisi della fronte, solcata da sette linee, che vengono denominate con il nome dei corpi celesti (a ognuno dei quali a sua volta, corrisponde una tipologia di carattere). Secondo Cardano, la linea più evidente corrisponde al tratto distintivo della personalità ed eventuali segni che s’incrociano o si accavallano alle linee della fronte, hanno un significato ben preciso. Per esempio, una croce ben visibile su una determinata linea indica che si possiedono tutte le qualità dell’astro equivalente. Al contrario, una riga leggermente interrotta, sottilissima in alcuni punti, significa che si tende a non usare le qualità corrispondenti mentre una linea interrotta nettamente in più punti indica che dell’astro relativo si possiedono soltanto i difetti. E se le righe sono tagliate da una piccola linea verticale, è un segnale di pericolo: vuol dire che si ha qualche nemico. Occhio!
    Ultima modifica di Silvia; 24-10-11 alle 15:03

  8. #8
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    Predefinito Re: Gerolamo Cardano

    LA TEORIA DEI SOGNI di Gerolamo Cardano


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Il titolo completo dell'opera, pubblicata per la prima volta nel 1562, e' "Somniorum Synesiorum omnis generis insomnia explicantes libri IIII" Synesiorum somniorum del 1585, quattro libri che spiegano tutti i tipi di "insomnia" trattati nel libro di Sinesio "Sui Sogni". Il riferimento al libro di Sinesio e' dovuto in parte al taglio "spirituale" di quest'opera, ma piu' probabilmente e' stato determinato da ragioni prudenziali nei confronti della Chiesa. Sinesio di Cirene era infatti un pio vescovo, apprezzato dai Padri della Chiesa per le sue Omelie, che oltre a tutto richiamava molto da vicino Sant'Ambrogio per essere stato anche lui eletto vescovo per acclamazione popolare a sorpresa (nel 410 d.C.) pur essendo un laico.

    Mettendosi al riparo dietro Sinesio, Cardano cercava cosi' di evitare i sospetti della Chiesa e toglieva nello stesso tempo dall'imbarazzo il giovane Carlo Borromeo al quale il libro era dedicato.

    Il fulcro della teoria dei sogni e' esposto nei primi quindici capitoli del libro I (pp. 27-77). E' un'esposizione molto analitica, condotta con una logica molto serrata, quasi da ingegnere, della quale il Cardano si vanta dicendo che si tratta della prima sistemazione esauriente dell'argomento. In seguito l'opera assume un carattere piu' enciclopedico enumerando esempi su esempi, diventando cioe' una specie di manuale di consultazione per coloro che intendono avventurarsi nella difficile arte dell'interpretazione dei sogni.


    Lo schema dell'intera opera e' il seguente:

    - Libro I, capp. I-XV
    teoria generale

    - Libro I, dal capitolo XVI
    significato delle cose viste in sogno (ad esempio, piante, animali, cibi, vesti, morti, case, citta', persone conosciute o sconosciute, viaggi, ecc.)

    - Libro II
    tipi di sogni (oscuri, incompiuti, terribili, ricorrenti, perfetti, ecc.)

    - Libro III
    tipi di sognatori (ricchi o poveri, sposati o celibi, con figli o senza figli, maschi o femmine, sani o malati, ecc.)

    - Libro IV
    raccolta di esempi di sogni del secondo, terzo e quarto genere. Sogni di Cardano e loro interpretazione


    Nel libro IV gli esempi sono riportati secondo il "genere" di sogni. Quale genere? Lo scritto inizia proprio da questa fondamentale distinzione dei sogni secondo quattro generi. Gli autori che lo hanno preceduto, dice il Cardano, non sono riusciti a fondare una "scienza dei sogni" proprio perche' non hanno compreso questa fondamentale distinzione. Questi quattro generi si distinguono in base alle loro cause che possono essere corporee o incorporee, oppure nuove o gia' presenti nel sognatore. Combinando tra loro queste cause otteniamo i quattro generi.


    Primo genere (cause corporee e nuove):
    Sono i sogni di nessun valore rispetto alla previsione del futuro. Sono generati da cibi indigesti ingeriti subito prima di dormire che fanno giungere al cervello vapori spessi e turbolenti, atti a generare sogni oscuri e confusi. Le cause che producono questi sogni, che tutti noi conosciamo benissimo ("Cos'hai mangiato di pesante?"), sono cinque (Libro I, p. 32):

    (1) O perche' i cibi sono quelli che hanno la natura della testa di polipo, del cavolo, della cipolla, dell'ossimele, del coriandolo fresco ... il frutto di giunco, quasi tutte le specie di erba mora, il giusquiamo, la mandragola, il vino denso e abbondante; insomma tutto cio' che provoca il sonno e la bile nera come i legumi e specialmente le fave;

    (2) Oppure a causa della quantita' e della varieta' delle cose ingerite;

    (3) o a causa dell'ordine sbagliato, quando si mangia molto e cibi di diverso genere, e si mescolano diverse bevande;

    (4) oppure se a cibo crudo si aggiunge altro cibo;

    (5) o se il cibo assunto genera disturbi di digestione.



    Secondo genere (cause corporee gia' presenti nel sognatore):
    Questi sogni si verificano in presenza di vapori meno agitati, sono piu' coerenti dei primi e dipendono dagli "umori" presenti nel sognatore in forma piu' o meno equilibrata. Sono molto importanti per il medico perche' rivelano possibili malattie latenti nel sognatore. Nel mondo classico ci si serviva di questi sogni per formulare diagnosi e terapie attraverso il metodo dell' "incubazione", che consisteva nel far dormire il paziente entro il recinto di un tempio (celebre quello di Esculapio ad Epidauro) in modo che il dio suggerisse attraverso i sogni qual'era la malattia latente (in incubazione, appunto) e possibilmente quali rimedi si dovevano adottare.

    I sogni provocati dagli umori si distinguono secondo l'umore che prevale sugli altri, campanello d'allarme di uno squilibrio che puo' trasformarsi in malattia, secondo questo schema:


    UMORE - SOGNI

    Bile gialla - fuoco - ira, corsa, battaglia, fuochi, incendi accompagnati da paura e furia
    Bile nera - terra - oscurita', terremoto, lampo e tuono, fuga, melma, carceri, morte, lutto, tenebre, disperazione
    Flegma - acqua - inondazioni, fiumi, pioggia, tempeste, grandine, nevi, freddi, ghiaccio, paludi
    Sangue - aria - lago di sangue, rose rosse, porpora, vino

    Se gli umori sono in equilibrio sogneremo prati, luoghi ameni, suoni, delizie, piaceri, belle pitture, profumi soavi.


    Terzo genere (cause incorporee gia' presenti nel sognatore):
    Anche questo genere, come il primo, e' noto a tutti. Sono i sogni generati dagli stati d'animo presenti nel sognatore durante la veglia e quindi ai ricordi delle affezioni che lo turbano. Come i sogni del primo tipo, quindi, non dicono nulla rispetto al futuro, ma denunciano soltanto la presenza di rancori, timori e speranze, gioie e tristezze, odi e amori nella vita del sognatore. Questi "sogni di memoria" sono prodotti da un surriscaldamento dei vapori che permette ai ricordi di apparire piu' nitidamente.

    Quarto genere (cause nuove e incorporee):
    Questi sono i sogni provocati da agenti di ordine superiore (angeli, de'moni) che entrano nella nostra mente nel sonno soprattutto per ammonirci o per rivelarci il futuro. Il quarto genere e' quindi l'unico che interessi veramente e che richieda un'arte particolare per poter essere interpretati e compresi.

    I sogni di quest'ultimo genere, i piu' preziosi, non sono pero' destinati a tutti. Per meritarli bisogna essere persone di un certo rango e di specchiata moralita'. Capitano piu' facilmente a chi usa normalmente cibi sobri e si raccoglie frequentemente in preghiera. Sono piu' frequenti nei vecchi, in estate o in inverno, nei giorni sereni e senza vento, in un periodo che va dal sorgere del sole all'ora terza. Sono portati ad avere quasi sempre sogni profetici "chi ha nell'oroscopo della nascita Giove, e ancor piu' Venere come pianeta dominante mentre si trova nella nona casa, quando la Luna sara' vicina a Mercurio, in Ariete, nella Bilancia o nel Leone, allontanandosi dal Sole, ed essa sara' signora della casa significante lavoro". Anche le gemme aiutano ad avere sogni veritieri. "E' bene portar gemme, come il diamante, lo smeraldo, lo zaffiro, l'ametista e il Hiacynthus, che non ostacolano i sogni, ma anzi ne respingono l'aspetto vano e portano tranquillita' all'animo." La tranquillita' d'animo e' sempre la condizione indispensabile perche' il cervello sia ben predisposto ad accogliere i messaggi esterni e la cosa migliore da farsi per ottenerla e' quella di "per cosi' dire, spazzare la casa,... depurare il corpo dagli umori, dai cibi, dalle bevande e da Venere, e l'animo dai turbamenti." (p. 51)


    L'interpretazione dei sogni

    I sogni veritieri sono di due tipi: gli idoli e gli insomnia. Gli idoli sono i sogni che si esprimo in maniera chiara e diretta e non hanno bisogno di interpretazioni. Molti sogni veritieri e profetici sono invece oscuri, si esprimo come attraverso un codice che va decifrato. Le regole della decifrazione di questo codice forma l'oggetto del libro, ma sono esposte sinteticamente nei capitoli XI e XV. E' la parte del libro che piu' si avvicina alla psicanalisi, che pero', come sappiamo, considerava questi messaggi cifrati come provenienti dal profondo e non d'alto, come pensava Cardano.

    Ma in primo luogo, di quali cose future ci parla il sogno? L'elenco fornito dal Cardano ci fa vedere quali erano allora gli argomenti sui quali si appuntavano le maggiori ansie, e non c'e' da stupirsi se corrisponde a quello che compileremmo anche oggi. Quello che i sogni ci rivelano riguarda dunque: la durata della nostra vita, la salute, le affezioni dell'animo, gli incidenti che colpiscono il corpo, le attivita' che intraprenderemo (amori, litigi, viaggi, feste, ecc.), ricchezze, cariche e onori, la famiglia.

    L'interpretazione si basa sul concetto di convenienza, che puo' manifestarsi in quattro modi: per natura, condizione, opinione e contrasto. Per esempio, per un vecchio sognare di ballare "e' una cosa che significa stoltezza, disonore o morte: stoltezza perche' la cosa in se' e' sconveniente (per natura), disonore per il giudizio di chi guarda (condizione), morte perche' si dice che i vecchi son soliti ballare con la morte (opinione)." I meccanismi usati dal sogno non sono sempre lineari, perche' possono intervenire significati "trasposti" od "opposti". Con la trasposizione (p. 53) "come davanti allo specchio, la destra diventa la sinistra e la sinistra la destra. Il fatto che i fiori significhino tristezza, e' da riferirsi all'inversione destra/sinistra o alla trasposizione in generale dato che i fiori cadono in fretta e si trasformano". Altre volte invece i sogni indicano l'opposto, specialmente se c'e' incompatibilita' tra il sognatore e la cosa sognata. Ad esempio "per un semplice uomo del popolo, una pompa principesca significa impiccagione; infatti, anche chi e' condotto al supplizio e' circondato da guardie." (p. 74).

    L'arte dell'interpretazione deve dunque tener conto del sognatore, che, per Cardano come per tutti gli altri autori di scritti sui sogni (compreso Freud), e' sempre il miglior interprete perche' conosce a fondo la propria condizione.Comunque le difficolta' sono tanto piu' grandi quanto piu' vago e' il sogno e quanto piu' gli affetti dell'animo sono mescolati agli influssi celesti. Per questo il trattato, a partire dal cap. XVI ci fornisce un lunghissimo elenco di casi ai quali attingere per dipanare i significati nascosti, una ricerca da capogiro che tocca via via ogni oggetto, ogni situazione, ogni tipo di sognatore. Abbiamo scelto come esempio del carattere estremamente analitico di quest'arte il capitolo LII sulle "Vesti" che puo' darci un'idea del grande lavoro compiuto dall'autore nelle centinaia di pagine che compongono quest'opera. Forse qualcuno di noi, di fronte alla complessita' dell'opera e all'incertezza dei risultati, preferira' rinunciare ad affannarsi per conoscere il proprio futuro.


    Le vesti (da "Sogni" di Gerolamo Cardano, cap. LII, pp. 180-182)

    Le vesti significano la dignita', sia perche' le cambiamo spesso, sia perche' mutano facilmente di foggia. Significano anche la moglie, perche' e' lei che abbellisce o svilisce l'uomo. Le differenze tra le vesti dipendono dalla parte del corpo, dalla materia, dal colore, dalla forma e dal modo di indossarle. Togliersi le vesti vuol dire spogliarsi della dignita' quasi intenzionalmente. Ma vederle bruciate o lacerate significa subire onta e violenza. Una veste bianca indica gioia e felicita'; una purpurea, una gioia maggiore accompagnata da ira e crudelta'; una azzurra, malattie; dorata, dolori e tormenti, mentre verde e' buon segno, pieno di speranza e di piacere. Una veste di seta annuncia onori, una di lino malattie, morte e poverta'. Il pileo (berretto che portavano gli schiavi quando venivano affrancati) significa liberazione per un prigioniero e un servo. L'elmo indica la corona; e la corona a sua volta doti poetiche e autorita', nonche' vittoria. Il petaso (cappello a larga tesa) una carica non importante e tuttavia utile. La irbasia (turbante aguzzo) una carica militare. La tiara e il diadema indicano invece sacerdozio; e se e' rosso il sommo sacerdozio. I copricapi femminili, come la mitra, la retina, la benda tra i capelli, stoltezza e lascivia. Il velo di mussola significa viaggio, perche' usiamo indossarlo viaggiando. La corazza significa dignita', magistratura e moglie. Se e' bianca una moglie bella, verde una moglie casta e onesta, gialla una ricca e pesante, celeste una triste, nera una iraconda e crudele, rossa una fastidiosa, variopinta e dorata una svergognata. La camicia significa anche essa moglie, amante, segreti del cuore. I cosciali, le brache, la fascia intorno alle anche rimandano alla moglie, al pudore, all'onesta' e a piaceri osceni. Gli scarponi significano caccia e ancor piu' spedizione militare. Gli zoccoli annunciano servitu', fatiche e poverta'. I gambali viaggio, i coturni e i socci (sandali portati soprattutto dalle donne e dagli attori durante le rappresentazioni) piacere e processione. Le scarpe un viaggio a piedi, e se vengono levate malattie; i sandali malattie, lascivia, mollezza. I sandaletti intrecciati inganno e insidie, perche' non fanno rumore. I sandali da donna, e tutti gli altri indumenti femminili indicano mollezza, azioni turpi e indegne, e parole indecorose. Il mantello militare guerra o tristezza; e la mantellina una guerra dura, vicino ai propri poderi; un pesante mantello villoso al dritto e al rovescio annuncia un lungo viaggio, o carcere, servitu', navigazione, poverta' e miseria. Il mantello, e tutti gli indumenti esterni, se sono rossi significano ira e strage; se bianchi sacerdozio o riposo, se verdi buona speranza, se neri dignita' e pudore; ma quelli particolarmente disadorni e lunghi significano lutto; quelli gialli impudenza; quelli dorati stoltezza, impudenza, o regno e magistratura.

    Le vesti di lana significano ricchezze, e cosi' quelle di cotone, ma di minore entita'; indicano anche malattie e mollezza. I veli da sera malattie e ferite. Inoltre tra gli indumenti esterni la toga significa dignita', e alla nostra epoca, se un lembo pende sul retro e la coda e' lunga e nera, e' una veste mortuaria e di lutto; invece la toga pretesta e' segno di onore e magistratura. La toga reale o orlata e intessuta di gemme indica regno o principato. Una veste dipinta significa vittoria, un comandante militare, un mimo, un imbecille, un attore comico o tragico. Una veste damascata, tessuta di fili diversi, significa disonore; se pero' e' preziosa, dignita' non durevole. La gonna a ruota e la veste Maltese, un mantello di bisso o di cotone, e ogni altra veste femminile, significa delizie o stoltezza e disonore, oppure mollezza; e quanto piu' e' preziosa, tanto piu' e' propizia, o meno funesta. E se viene portata o comprata o tenuta in casa significa moglie, amante o concubina. Una veste orlata di porpora scura significa sempre lutto e funerale. E ogni vestito da donna di colore scuro annuncia la morte di chi sogna, dei suoi figli o di parenti.

    La lacerna (sopraveste portata sulla toga) e il mantello col cappuccio significano viaggio, il mantello pesante pero' e' tipico dei poveri.La pelliccia di chi viaggia a piedi e significa anche spedizione militare. La lacerna col cappuccio e il cappuccio da solo significano vita solitaria e convento. Se pero' e' azzurra o tutta di porpora, annunzia un sacerdozio elevato e grandi ricchezze. Anche la stola sacerdotale, il berretto sacerdotale di lana, la prima specialmente se intessuta di rosso scarlatto, di bisso, di porpora, di colore giacinto, e le vesti che si indossano nelle cerimonie quotidiane e che un tempo erano portate dai sacerdoti romani, indicano un sacerdozio molto ricco. L'endromide (veste pesante che si indossava dopo gli esercizi ginnici) significa lite o viaggio con un tiro di cavalli. Le pellicce belle indicano dignita', quelle brutte poverta'. La veste da casa, siccome si usa spesso, non significa nulla; ma se indossata nel foro annuncia un male improvviso o catene, perche' non ci si reca cola' vestiti in tal modo, se non si e' pazzi. Il pallio (la coperta) e' segno di astinenza, di moderazione, di studio delle arti. Il lungo mantello militare e' tipico del comandante militare ed e' segno di dignita', specie se di porpora e trapunto di gemme. La clamide (mantello militare) invece, di potere regio. La trabea (mantello bianco orlato di porpora) scura o militare significa morte; trapunta di rosso scarlatto sacerdozio nobile; rilucente o ricamata potere regio e vittoria; pieghettata promette ricchezze in vecchiaia: infatti i vecchi avari la prediligono particolarmente. Essere vestito in modo ridicolo annuncia non solo derisione, ma anche sventure e disprezzo. Il pallio, la toga e le vesti che non costringono (dette "Apostoliche") secondo la qualita' del colore indicano l'affidabilita' dell'uomo percio' quelle bianche sono le migliori, e annunciano fede sincera quelle rosse liti, risse e disonori, tuttavia non sono funeste. Molto propizie sono quelle verdi, portatrici di malattie quelle celesti. E tutte le vesti sozze e lacere annunciano noie, fastidi, molestie e disonori; una veste pulita e bella liberazione da un fastidio antico una nuova e brutta significa l'imminenza di un nuovo fastidio. Ad una donna il cui marito era in esilio, parve in sogno di vederlo avanzare in pubblico senza veste: le fu predetto che mai l'avrebbe rivisto, perche' il marito e' l'ornamento della moglie, cosi' come la veste.


    FISA - LA TEORIA DEI SOGNI e il Synesiorum somniorum di Gerolamo Cardano
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-09-13 alle 18:33
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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