Nel corso dei secoli, i detrattori della scienza hanno prefigurato gli scenari più catastrofici sui suoi possibili sviluppi. L’apprendista stregone di Goethe, il Frankenstein di Mary Shelley, Il Dottor Jekill e Mister Hyde di Stephenson, Il dottor Moreau di Wells, mettevano tutti in guardia sul pericolo che le scoperte scientifiche potessero scappare di mano agli scienziati e provocare guai inimmaginabili.

Talmente inimmaginabili, che l’immaginazione dei letterati non riuscì a immaginare qualcosa anche solo lontanamente paragonabile alla mostruosità delle due bombe atomiche lanciate dagli Stati Uniti sul Giappone nell’agosto 1945. Si trattò del più grande crimine contro l’umanità e del peggior atto di terrorismo della storia: 300.000 esseri umani, pari a cento volte le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 di New York, svanirono in due funghi atomici in un paio di secondi. Per una macabra prefigurazione del contrappasso di mezzo secolo dopo, l’impresa atomica di Los Alamos si chiamava Progetto Manhattan. Il suo direttore, il fisico Oppenheimer, citò la Bhagavad Gita per descrivere lo “splendore di mille soli” che si era levato nel cielo, e dichiarò che i fisici avevano “conosciuto il peccato”. Il matematico Von Neumann, a cui si ispirò Kubrick per la figura del Dottor Stranamore, commentò cinicamente che “a volte qualcuno confessa un peccato per prendersene il merito”. A costruire gli ordigni, comunque, gli scienziati alleati c’erano andati quasi tutti, con la scusa del pericolo che Hitler potesse arrivare prima di loro alla bomba. Le uniche eccezioni degne di note erano state Einstein, Wiener e il nostro Rasetti: uno dei ragazzi di via Panisperna, che per non sporcarsi le mani abbandonò addirittura la fisica, e passò alla biologia. E praticamente tutti quelli che c’erano andati, ci rimasero: anche dopo la fine del 1944, quando i servizi segreti erano ormai certi che i tedeschi alla bomba non ci stavano lavorando. L’unico che “fece il gran rifiuto” fu Rotblatt: all’epoca guardato con gran sospetto e trattato da spia, ma nel 1995 vincitore del premio Nobel per la pace per non “aver tradito la propria professione”, alla stregua del Galileo di Brecht. Quanto agli scienziati nazisti, da Heisenberg a Hahn, nell’agosto del 1945 erano prigionieri degli inglesi, in una villa vicino a Cambridge piena di microfoni. E le registrazioni documentano il loro sgomento alla notizia che gli scienziati alleati avessero osato fare ciò che loro avevano rifiutato. Le interpretazioni divergono, ma i fatti sono univoci: a costruire e usare le bombe furono Roosevelt e Truman, non Hitler, e a costruirle furono gli scienziati alleati, non quelli nazisti. A loro enostra perenne vergogna. Ecco perché le discussioni sulle bombe iraniane sono oziose: perchè sono proposte dalla superpotenza che le ha per prima costruite e usate. E vengono echeggiate da un alleato israeliano che possiede centinaia di testate nucleari. Cioè da farisei che pretendono che non venga fatto a loro ciò che essi fanno agli altri...
IRIB - Redazione Italiana