Non è fantapolitica. E' un'idea non troppo peregrina che riecheggia da un pezzo tra le fila dei Democratici.
I Pro:
- Sarebbe garante della tenuta dell'Italia nei consessi internazionali;
- Restituirebbe alla politica il ruolo che le spetta in un paese democratico, liberandola dalle enormi pressioni esterne per la carica del futuro Presidente del Consiglio;
- Sarebbe in continuità con il suo grande elettore Napolitano che gli passerebbe il testimone, proprio come Ciampi lo passò a Napolitano;
- Sarebbe bipartisan perché ha presieduto un governo di grande coalizione, senza la tessera di partito in tasca. Proprio come Ciampi si definisce tecnico, ma è apartitico;
- Sarebbe in alternanza
I contro:
- Sarebbe meno popolare degli ultimi Presidenti perché su di lui è stata montata campagna demagogica da movimenti populisti, giocando sul complotto bancario e finanziario, demoplutogiudo...
- Avrebbe dei contendenti agguerriti, Gianni Letta e Romano Prodi.
Parlo di Romano Prodi, che probabilmente ci sarà rimasto malissimo a sentire questi pensieri fatti da Bersani, ma secondo me non è ancora il suo momento. Pdr, in Italia, per il ruolo assolutamente indipendente che deve avere, ci si diventa anche in tardissima età, proprio perché è l'ultima fermata prima del padreterno e solo a Dio deve render conto il nostro Presidente. Napolitano è diventato Pdr a quasi 81 anni. Prodi ha 73 anni. alla scadenza del prossimo settennato ne avrebbe 80, esattamente come Napolitano nel 2006, quando divenne Presidente.
Affinché si possa realizzare quest'idea che ripeto, non è affatto peregrina, Napolitano dovrebbe dare le dimissioni un mese prima della naturale scadenza del suo mandato per permettere la rielezione del nuovo Pdr in questa legislatura. Evitando in questo modo l'ingorgo istituzionale con la scadenza contemporanea di Parlamento e Presidenza, ma anche le pressioni sulla prossima campagna elettorale sui partiti affinché si arrivi il giorno dopo le elezioni con un parlamento paludato del tipo di quello greco.




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