08/10/2012
L'autostrada della vergogna
Il sud d’Italia viene presentato sul New York Times come esempio limpido di quel che l’Europa teme: andare a inondare il sud improduttivo del continente con fondi praticamente perduti per opere mai realizzate. E in effetti l’Italia, in questo, è campionessa assoluta con lo scempio della Salerno-Reggio Calabria, la ben nota alle cronache autostrada A3.
IN VIAGGIO - I giornalisti del primo quotidiano al mondo hanno fatto il viaggio della speranza che tanti italiani conoscono. Il ritratto è impietoso, anche se a noi non fa più quasi impressione: eppure dovrebbe, a rileggere dati e numeri. Il Times ci ricorda che l’A3 è stata iniziata negli anni ’60 e ancora non è stata terminata; che dal 2000 al 2011 l’Italia ha ricevuto una serie di finanziamenti europei andati completamente bruciati, qualcosa come 60 miliardi di euro in fondi strutturali mentre la Spagna, che ha ricevuto 100 miliardi, almeno ha messo su “una competitiva rete di ferrovie ad alta velocità”, e che dopo l’ennesimo giro di inchieste da parte della magistratura l’Europa ha chiesto che la gran parte di questi finanziamenti siano presto spostati su altri progetti. “Passare sull’A3 è per molti versi un viaggio nel lato oscuro della storia recente dell’Italia, dove un amalgama di corruzione e di clientelismo politico ha aiutato a far crescere il più alto debito pubblico in Europa dopo la Grecia”, dice il Times, ricordando il sistema clientelare “lavoro in cambio di voti”: senza dimenticare la mafia. Il Times ricorda il lavoro dei procuratori calabresi che hanno “mappato la A3 non sulla base dei cantieri ma sulla base dei clan della ‘ndrangheta.
LA CRISI - Attraverso le intercettazioni, hanno spiegato che non meno di 12 famiglie hanno chiuso “accordi silenti” per drenare fondi e lavori” secondo la regola del 3%: ogni subappaltatore gonfiava il prezzo del 3% e la differenza finisce ai clan. “Il sud”, dice Aldo Varano, giornalista per l’Unità, “è una terra di lavori non conclusi perché i lavori conclusi non pagano. Una volta il sud era una riserva di manodopera, ma negli anni ’70 è diventata una riserva di consenso”: i voti calabresi hanno tenuto su “tutti i governi degli ultimi anni”, ma questi voti vanno comprati con regalie a pioggia. I dati dell’Anas formalmente sono incoraggianti: “Quasi 270 km dei 480 totali sono stati ricostruiti, e 395 sono aperti al traffico; l’Anas afferma che altri 119 saranno finiti entro il 2013″. Il porto di Gioia Tauro è noto per essere l’ingresso della cocaina di tutt’Europa, mentre, commercialmente, non vale nulla perché grazie alla mancanza di infrastrutture stradali “i beni devono essere trasferiti su vascelli meno grandi”. La crisi della Calabria, insomma, è la crisi dell’Europa.
Foto La Presse




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