G8, i no global preparano la protesta 'diffusa'
di Claudia Fusani
Che strano questo G8. Non solo e non tanto per la scelta di organizzarlo all’Aquila tra le macerie, le tende e il disagio dei 50 mila ancora senza una casa. Ma perchè, almeno visto con gli occhi di chi dovrà gestirne la sicurezza, questo sembra un summit «senza nemico». O almeno, senza un nemico veramente organizzato. Come lo era stato a Genova otto anni fa. E come lo è stato, molto più di recente, a Londra e a Strasburgo per altri forum internazionali ed economici.
Il movimento no global e anti G8 esiste. Nel mondo. In Italia ha perso quasi tutti i punti di riferimento storici.
La verità è che se il summit sarà all’Aquila, la proteste del Forum anti G8 saranno sparse in tutta Italia tenendo aperti vari fronti e tutti potenzialmente molto caldi da Vicenza, oggi, a Napoli, passando per Roma e ovviamente L’Aquila. Il questore di Roma Giuseppe Caruso e il prefetto dell’Aquila Franco Gabrielli si affrettano a spiegare che «il modello» a cui sono stati ispirati i servizi di sicurezza è quello intrapreso negli ultimi anni secondo un rinnovato modello di ordine pubblico: «Massima tollerenza con chi manifesta pacificamente», «pugno duro con chi esagera». Parole d’ordine: nessuna militarizzazione, presenza discreta. Nulla a che vedere, quindi, con i manganelli tonfa, le tute ignifughe e antitrauma, le maschere antigas, i gas urticanti e le protezione che facero sembrare altrettanti Robocop gli undicimila uomini che occuparono Genova, senza peraltro riuscire a fermare 500 blac block, nel luglio 2001. Certo, oggi come allora, c’è un governo di centrodestra che fa della sicurezza il "core business "dell’azione di governo. Ma oggi il governo non sarebbe in alcun modo in grado di sopportare una vergogna internazionale come fu quella di Genova. Specie dopo l’inchiesta di Bari e i vizi privati del premier raccontati da una escort pugliese.
Detto questo, i problemi esistono, la tensione è palpabile e «l’attenzione è alta». Investigatori, Digos, esperti di antiterrorismo e 007 studiano da due mesi la cosiddetta «mappa della crisi», come-dove-chi potrebbe incendiare o solo agitare le piazze. Tutti concordano nel dire che il lungo elenco delle iniziative sparse in mezza Italia «nell’arco di tutta la settimana» crea qualche problema in più. Un fronte diviso e sparso è più difficile da gestire per le forze dell’ordine. Per gli stessi motivi, potrebbe essere più facile, in queste condizioni,per il fronte anti G8 «organizzare iniziative individuali, diffuse e di forte impatto». Il timore, ad esempio, è «un piccolo botto», un’esplosione, contro però un obiettivo mediaticamente molto efficace.
Mezza Italia, quindi, da oggi al 10, sarà attraversata da proteste contro il G8, le mancate soluzioni dei Grandi delle Terra alla crisi economica e ai problemi dell’ambiente. La mappa della crisi segna con doppio cerchietto rosso la manifestazione oggi a Vicenza contro la nuova base militare Usa intorno all’aeroporto militare Dal Molin. «No Dal Molin,yes you can» è lo slogan che i manifestanti, ne sono attesi a migliaia, rivolgono al presidente Obama. Manifestazioni, summit e forum sono in corso in Sardegna nell’ambito del «Gsott8». Oggi (ore 15) il comitato Cittadinanza Domani organizza all’Aquila un corteo dal titolo: «La pace è possibile, la ricostruzione è necessaria». Chiaro, e sarcastico, il messaggio ai leader in arrivo ai piedi del Gran Sasso: «Cari governati del G8 Provvidenziale, aiutateci a ricostruire per salvare nostra storia e identità». Sempre all’Aquila, la notte tra domenica e lunedì, a tre mesi esatti dal terremoto, i Comitati organizzano una fiaccolata notturna che si concluderà alle 3 e 32, l’ora della grande scossa che ha distrutto la città.
La «mappa della crisi» sembra andare in crisi martedì 7 luglio. A Roma la Rete NoG8 accoglierà l’arrivo dei leader con «iniziative sparse e diffuse» e «piazze sociali anticrisi». Nelle stesse ore a Pescara ci sarà un’iniziativa di Goletta Verde contro il disegno di legge sulla sicurezza in solidarietà ai migranti. L’8 luglio sono previste iniziative a Torino, Genova, Napoli,Padova, Bologna, Milano, Ancona «per manifestare l’indignazione contro il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale e la militarizzazione». E poi, ancora l’Aquila, per chiudere, il 10 luglio con la lunga marcia pacifica e di massa nelle terre devastate dal terremoto. La città è difficile da raggiungere, naturalmente protetta da montagne e viadotti. Non avrà una zona rossa vera e propria, bensì un forte inarrivabile, la caserma della Guardia di Finanza. Sono stati mandati lì oltre cinque mila agenti. L’intelligence non ha notizie di arrivi di manifestanti stranieri, anche perchè le frontiere sono chiuse da dieci giorni. Ma c’è la rabbia degli aquilani che da un mese denunciano il blocco della ricostrzuuione per organizzare il G8. Per dirne una: dopo settimane avevano finalmente riaperto un po’ di negozi. Per motivi di sicurezza 78 saranno chiusi da domenica per tutta la settimana.
04 luglio 2009
http://www.lunita.it/news/politica/8...otesta_diffusa




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