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    Predefinito Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    G8, i no global preparano la protesta 'diffusa'
    di Claudia Fusani

    Che strano questo G8. Non solo e non tanto per la scelta di organizzarlo all’Aquila tra le macerie, le tende e il disagio dei 50 mila ancora senza una casa. Ma perchè, almeno visto con gli occhi di chi dovrà gestirne la sicurezza, questo sembra un summit «senza nemico». O almeno, senza un nemico veramente organizzato. Come lo era stato a Genova otto anni fa. E come lo è stato, molto più di recente, a Londra e a Strasburgo per altri forum internazionali ed economici.
    Il movimento no global e anti G8 esiste. Nel mondo. In Italia ha perso quasi tutti i punti di riferimento storici.

    La verità è che se il summit sarà all’Aquila, la proteste del Forum anti G8 saranno sparse in tutta Italia tenendo aperti vari fronti e tutti potenzialmente molto caldi da Vicenza, oggi, a Napoli, passando per Roma e ovviamente L’Aquila. Il questore di Roma Giuseppe Caruso e il prefetto dell’Aquila Franco Gabrielli si affrettano a spiegare che «il modello» a cui sono stati ispirati i servizi di sicurezza è quello intrapreso negli ultimi anni secondo un rinnovato modello di ordine pubblico: «Massima tollerenza con chi manifesta pacificamente», «pugno duro con chi esagera». Parole d’ordine: nessuna militarizzazione, presenza discreta. Nulla a che vedere, quindi, con i manganelli tonfa, le tute ignifughe e antitrauma, le maschere antigas, i gas urticanti e le protezione che facero sembrare altrettanti Robocop gli undicimila uomini che occuparono Genova, senza peraltro riuscire a fermare 500 blac block, nel luglio 2001. Certo, oggi come allora, c’è un governo di centrodestra che fa della sicurezza il "core business "dell’azione di governo. Ma oggi il governo non sarebbe in alcun modo in grado di sopportare una vergogna internazionale come fu quella di Genova. Specie dopo l’inchiesta di Bari e i vizi privati del premier raccontati da una escort pugliese.

    Detto questo, i problemi esistono, la tensione è palpabile e «l’attenzione è alta». Investigatori, Digos, esperti di antiterrorismo e 007 studiano da due mesi la cosiddetta «mappa della crisi», come-dove-chi potrebbe incendiare o solo agitare le piazze. Tutti concordano nel dire che il lungo elenco delle iniziative sparse in mezza Italia «nell’arco di tutta la settimana» crea qualche problema in più. Un fronte diviso e sparso è più difficile da gestire per le forze dell’ordine. Per gli stessi motivi, potrebbe essere più facile, in queste condizioni,per il fronte anti G8 «organizzare iniziative individuali, diffuse e di forte impatto». Il timore, ad esempio, è «un piccolo botto», un’esplosione, contro però un obiettivo mediaticamente molto efficace.

    Mezza Italia, quindi, da oggi al 10, sarà attraversata da proteste contro il G8, le mancate soluzioni dei Grandi delle Terra alla crisi economica e ai problemi dell’ambiente. La mappa della crisi segna con doppio cerchietto rosso la manifestazione oggi a Vicenza contro la nuova base militare Usa intorno all’aeroporto militare Dal Molin. «No Dal Molin,yes you can» è lo slogan che i manifestanti, ne sono attesi a migliaia, rivolgono al presidente Obama. Manifestazioni, summit e forum sono in corso in Sardegna nell’ambito del «Gsott8». Oggi (ore 15) il comitato Cittadinanza Domani organizza all’Aquila un corteo dal titolo: «La pace è possibile, la ricostruzione è necessaria». Chiaro, e sarcastico, il messaggio ai leader in arrivo ai piedi del Gran Sasso: «Cari governati del G8 Provvidenziale, aiutateci a ricostruire per salvare nostra storia e identità». Sempre all’Aquila, la notte tra domenica e lunedì, a tre mesi esatti dal terremoto, i Comitati organizzano una fiaccolata notturna che si concluderà alle 3 e 32, l’ora della grande scossa che ha distrutto la città.

    La «mappa della crisi» sembra andare in crisi martedì 7 luglio. A Roma la Rete NoG8 accoglierà l’arrivo dei leader con «iniziative sparse e diffuse» e «piazze sociali anticrisi». Nelle stesse ore a Pescara ci sarà un’iniziativa di Goletta Verde contro il disegno di legge sulla sicurezza in solidarietà ai migranti. L’8 luglio sono previste iniziative a Torino, Genova, Napoli,Padova, Bologna, Milano, Ancona «per manifestare l’indignazione contro il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale e la militarizzazione». E poi, ancora l’Aquila, per chiudere, il 10 luglio con la lunga marcia pacifica e di massa nelle terre devastate dal terremoto. La città è difficile da raggiungere, naturalmente protetta da montagne e viadotti. Non avrà una zona rossa vera e propria, bensì un forte inarrivabile, la caserma della Guardia di Finanza. Sono stati mandati lì oltre cinque mila agenti. L’intelligence non ha notizie di arrivi di manifestanti stranieri, anche perchè le frontiere sono chiuse da dieci giorni. Ma c’è la rabbia degli aquilani che da un mese denunciano il blocco della ricostrzuuione per organizzare il G8. Per dirne una: dopo settimane avevano finalmente riaperto un po’ di negozi. Per motivi di sicurezza 78 saranno chiusi da domenica per tutta la settimana.
    04 luglio 2009
    http://www.lunita.it/news/politica/8...otesta_diffusa

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    G8, Berlusconi al verde alla fiera delle promesse
    di Umberto De Giovannangeli

    Nei suoi sogni è il «Grande Palcoscenico». Il Summit della Consacrazione internazionale. La Risposta Planetaria agli «infangatori» interni e internazionali. Nei sogni. Perché nella realtà, il G8 dell’Aquila rischia di trasformarsi in un calvario politico per Silvio Berlusconi. Non solo e tanto per la pessima stampa di cui il Cavaliere gode in Occidente e altrove, ma perché, stavolta, l’attenzione sarà concentrata sui fatti. Sugli impegni presi e non mantenuti. Un «must» per il premier «azzoppato». Emblematica è la vicenda degli aiuti all’Africa e ai Paesi in via di sviluppo. Senza soldi e a rischio di scosse telluriche. Un G8 «terremotato» per il Cavaliere.

    «Come Stati Uniti]abbiamo già in programma di raddoppiare gli aiuti alle nazioni povere, non solo per interventi immediati, ma anche per il futuro. La priorità dell’America al prossimo G8 è proprio di indurre gli altri Paesi a fare altrettanto». Così Barack Obama in una intervista pubblicata dall’Avvenire. L’Italia si impegnerà al massimo perché il vertice dell’Aquila sia «un G8 che dia risposte concrete ai Paesi poveri», assicura il titolare della Farnesina, Franco Frattini. Buone intenzioni. Smentite, però, dai fatti.

    Che inchiodano l’Italia del Cavaliere. Impietoso, quanto documentato, è il j’accuse di Bob Geldof, il cantante e attivista irlandese che, sulla Stampa, annota: «Il primo ministro Berlusconi sarà il decano degli statisti, nonché presidente di questo G8, ma la sua credibilità è a rischio». «Ho parlato con quasi tutti i leader e i funzionari che saranno a L’Aquila - aggiunge Geldof - e tutti ripetono la deplorevole storia di questo paese e dell’impegno disatteso per l’Africa, che pure il primo ministro ha firmato al G8 di Gleneagles nel 2005».
    In quell’occasione, ricorda l’organizzatore del Live Aid, «i leader promisero di raddoppiare gli aiuti all’Africa entro il 2010. L’Italia ha dato solo il 3% di quanto si era impegnata a dare. Il 3% della parola data». Una firma non si nega a nessuno. I soldi, sì. E a negare al Cavaliere i soldi (millantati) per la lotta alla povertà è il ministro Tremonti. Da Via XX Settembre - ha rivelato l’Unità - sarebbe arrivato un aut aut: Silvio non insistere, non ci sono i fondi disponibili per impegni seri su povertà e ambiente...La chiusura del titolare del Tesoro suona come una conferma indiretta a quanto affermato dal The Times. Il quotidiano londinese - citando una fonte impegnata nella preparazione del summit secondo cui, in particolare sugli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, la performance italiana è stata «una totale disgrazia» - scrive che il premier britannico Gordon Brown insieme con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, credono che Berlusconi dovrebbe essere ritenuto responsabile per «un risultato così scarso». «Gordon Brown e gli altri leader del G8 - scrive ancora The Times- non menzioneranno in pubblico lo scandalo che ha coinvolto Berlusconi, ma i negoziatori sperano di capitalizzare sulla debolezza del primo ministro italiano per ottenere concessioni su temi cruciali, come gli aiuti allo sviluppo e i cambiamenti climatici».

    Il clima: altro dossier «caldo» nei rapporti tra il Cavaliere frenatore e l’amministrazione Usa. Forte di una legge sul clima appena approvata negli Stati Uniti, Obama potrebbe condividere il ruolo di chairman assieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando si affronterà questo tema: una sorta di possente contrappeso. A fianco di Obama si schiera decisamente Angela Merkel: la cancelliera tedesca ha affermato di aspettarsi che i leader dei Paesi membri del G8 appoggino l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a non oltre 2 gradi entro il 2050. Un obiettivo che vede l’Italia molto fredda, in una funzione di freno rispetto a tutto il dossier energetico. Aiuti all’Africa. Clima. Se non un premier «dimezzato» (nella credibilità internazionale), certo è un Cavaliere sotto esame quello che arriva al G8 aquilano. Se è vero, come risulta a l’Unità, che a margine della preparazione del vertice, si è ventilata l’opportunità di minacciare l’Italia di perdere la sua posizione nel G8 a vantaggio della Spagna che, sugli aiuti, ha una posizione migliore. Altri leader ritengono che, data la sua reputazione danneggiata, Berlusconi sa di dover tirare fuori qualcosa: «Ha dei problemi e lo sa - dice un diplomatico alTimes -. Ci aspettiamo che tiri fuori qualcosa, ma, al momento, è difficile prevedere cosa potrebbe essere».
    04 luglio 2009
    http://www.lunita.it/news/politica/8...delle_promesse

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    L'accusa delle Ong: l'Italia ha dimezzato la cooperazione
    di Rachele Gonnelli

    Nell’atmosfera sonnacchiosa di questo inizio estate pare si stia generando un campo di forza. Le iniziative sparse per l’Italia sono moltissime e si dirigono tutte sullo stesso punto: il G8 dell’Aquila. Insomma, un’altra volta è luglio, Berlusconi è di nuovo lì a presiedere un G8 ma nessuno vuole mimare l’attacco alla stanza dei bottoni, la «zona rossa», piuttosto l’obiettivo è smascherare le bugie e le responsabilità dei potenti nella crisi attuale, che dilapida denaro e crea precarietà e insicurezza sociale. Proprio a L’Aquila - dove stasera ci sarà una fiaccolata lungo le mura per chiedere che sia fatta luce sulle responsabilità delle devastazioni e dei 300 morti - martedì sotto la tenda del parco Unicef si terrà una giornata di discussione sulla «ricostruzione sociale» del dopo terremoto, con sociologi, architetti, ambientalisti. «Noi del Social Forum abruzzese - dice Sara Vegni, lavoratrice precaria, tra gli organizzatori del forum - l’avevamo già detto che il piano-casa del governo avrebbe avuto un impatto tremendo sul territorio e non era fattibile. La scoperta l’altro ieri del rischio idrogeologico non ha fatto che darci ragione».

    Martedì si prepara anche un «comitato di accoglienza» per i Grandi della Terra a Roma, piazza Barberini, organizzato dalla Rete NoG8. Ma i leader del mondo nella capitale troveranno ad attenderli soprattutto i manifesti con i loro faccioni semi schiacciati. Sono ovunque, sui muri sugli autobus, nei locali pubblici.

    È la campagna della Coalizione Italiana contro la Povertà - «Press the 8» - che raccoglie 70 associazioni e si è avvalsa del contributo dei sindacati Cgil Cisl e Uil e di 12 artisti - da Paola Turci a Caparezza - per fare pressione sul vertice e chiedere il rispetto degli impegni assunti, ma non rispettati, in termini di lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici da parte dei Paesi che detengono il 60% della ricchezza mondiale e sono responsabili del 39% dei gas serra attuali e del 62% delle emissioni storiche. L’Italia ha più che dimezzato gli aiuti ai paesi in via di sviluppo ed è scivolata in fondo alla lista dei paesi donatori. Nessun paese europeo ha effettuato un taglio così drastico. Oltretutto, come ha spiegato in una lettera al capo dello Stato Napolitano, al premier e al Parlamento, l’ong Oxfam Internazional insieme all’Ucodep e a 32 personalità italiane del mondo della moda, del giornalismo e dello spettacolo - da Ambra e Claudio Amendola a Riccardo Scamarcio - in un sondaggio commissionato apposta risulta che il 72% degli italiani vorrebbero che il governo onorasse l’impegno a versare lo 0,7 del Pil in aiuti allo svilippo. Si tratterebbe di pagare l’equivalente di un cioccolatino al giorno per ogni italiano e assicuare cure mediche, ad esempio, a milioni di africani poveri. Il sottosegretario Bertolaso ha detto che per il G8 sono stati impegnati 500 milioni di euro. Più che per la lotta alla povertà (321,8 milioni stanziati quest’anno). «Tutto ciò per una parata inutile. Il Parlamento - dice Flavio Lotti portavoce della Tavola per la pace - dovrebbe chiedere conti dettagliati». Meglio cioccolatini ai poveri o i caccia Predator per proteggere le bugie dei grandi?
    05 luglio 2009

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    Il Cavaliere ha bisogno
    di una lunga vacanza
    di EUGENIO SCALFARI

    Al'Aquila la terra continua a tremare, lo sciame sismico non dà tregua, sotto le tende un giorno si crepa dal caldo e il giorno dopo si galleggia sotto il nubifragio, ma Bertolaso ha l'aria contenta. "Andrà tutto benissimo" dice in Tv "e poi se non avessimo trasportato qui il G8 chi parlerebbe ancora del terremoto?"

    Il popolo delle tendopoli in realtà se ne frega che si parli di lui anzi ne è decisamente irritato, ma Bertolaso è felice, ogni giorno compare alla destra dell'Onnipotente ed ha anche scansato un brutto processo sui rifiuti, trasferito a Roma e iscritto a nuovo ruolo.

    Comunque, in caso di bisogno, è pronto il piano B per evacuare i Potenti in elicottero. Teatro. Puro teatro. Non è forse questa la regola generale? Preparare un piano B è diventato una mania. Ce n'è uno per L'Aquila, un altro per il disegno di legge sulle intercettazioni contestato dal presidente Napolitano per palesi vizi di incostituzionalità e ieri messo in opera dal ministro della Giustizia; un altro ancora per il lodo Alfano se la Corte ne invaliderà alcune parti, infine un quarto se la Corte lo invalidasse interamente.

    Quest'ultimo piano B tuttavia è ancora da studiare, si va da una legge non più ordinaria ma costituzionale che però lascerebbe il Cavaliere esposto al corso della giustizia, ad una crisi istituzionale vera e propria con conseguente appello al popolo in stile Caimano.
    Berlusconi, a differenza del suo Bertolaso, ha invece la faccia sempre più scura. Gli hanno suggerito di parlar poco e di farsi vedere il meno possibile e lui ci prova ma con evidente fatica.

    Da quel 25 aprile, quando raggiunse l'apice della popolarità e del consenso abbigliandosi da padre della Patria con al collo la sciarpa da partigiano, sembra passato un secolo. Molte cose sono cambiate nel suo pubblico e nel suo privato, nel suo modo di gestire, nel suo eloquio e forse nei suoi pensieri.

    Ma una cosa non è cambiata nonostante gli appelli del Quirinale ad una tregua almeno fino al G8: continua ad insultare la sinistra "un cadavere che ingombra, un branco di comunisti, un'accozzaglia senza idee". E continua ad indicare al pubblico ludibrio "i giornali eversivi ai quali gli imprenditori dovrebbero negare la pubblicità".

    Nel frattempo gli incidenti di percorso si susseguono.
    L'ultimo, forse il più grave, è stato l'improvvida cena in casa del giudice costituzionale Mazzella il quale, insieme all'altro suo collega Napolitano, ha anche reagito pubblicamente con una lettera al premier con lui stesso concordata.

    Non staremo qui a ripetere le considerazioni su questo comportamento irrituale e su quell'incontro gastronomico tra "compagni di merende" come li ha giustamente definiti il collega Massimo Giannini. Sarebbe stato grave anche se il solo convitato dei due giudici della Corte fosse stato il presidente del Consiglio, vecchio amico ed elettore di entrambi; ma c'erano anche il ministro della Giustizia e il presidente della Commissione parlamentare, Vizzini, dando a quell'incontro un inequivocabile colore di cena di lavoro.

    La conseguenza è che la Corte faticherà non poco a scrollarsi di dosso il peso che gli è stato caricato sulle spalle da due dei suoi componenti.

    * * *

    Dicono i bene informati che la principale occupazione del premier nelle poche settimane che lo dividono da una lunga vacanza sarà l'economia, a cominciare dal G8 del prossimo 8 luglio. E c'è da crederci perché la crisi è ancora tutta davanti a noi.

    Il G8 deciderà ben poco. Non è più lì che si gioca la partita, ormai trasmigrata nei consessi dove si misurano i veri grandi della scena economica mondiale.
    L'intervista ad un giornale italiano in vista del G8 Barack Obama l'ha data all'Avvenire. Non vende molto l'Avvenire ma rappresenta la Conferenza episcopale e Obama voleva parlare dell'incontro che avrà col papa sabato prossimo appena liberatosi dal meeting dell'Aquila.

    Obama non appartiene alla categoria berlusconiana e tremontiana di quelli che sostengono che il peggio sia passato. Al contrario: lui sostiene che il peggio viene adesso con una valanga di disoccupati e con una secca diminuzione dei redditi di lavoro.
    Ci siamo già occupati domenica scorsa di questo problema.

    Ieri ne ha scritto con la competenza che gli è propria Luigi Spaventa, perciò non ripeterò i suoi giudizi e la sua analisi. Aggiungo soltanto che, dai documenti inviati in Parlamento dallo stesso Tremonti risulta quanto segue:

    1. I dati sull'andamento del deficit, del fabbisogno, delle entrate, delle spese, del debito pubblico, forniti dal Tesoro sono esattamente quelli anticipati dall'Istat, dalla Banca d'Italia, dall'Ocse, dalla Commissione di Bruxelles, che il ministro aveva definito "congetture inutilmente allarmistiche".

    2. Tra quei dati segnalo una spesa che cresce a ritmo sostenuto, un deficit che supererà il 5 per cento sul Pil, un debito pubblico a 119 per cento sul Pil, le entrate tributarie in forte calo, la disoccupazione in netto aumento.

    3. Quelle congetture oggi interamente accolte dal Tesoro avrebbero dovuto suggerire al ministro di scusarsi con chi aveva dileggiato. Ovviamente non si è scusato.

    4. Quanto ai provvedimenti per stimolare il sistema produttivo avevo scritto che entreranno concretamente in vigore tra l'inverno e l'estate del 2010 e così risulta dalle carte rese pubbliche da Tremonti. Scrissi che si trattava di salvagenti gettati in mare a qualche chilometro di distanza dai naufraghi. Ed è esattamente così.

    * * *

    Poniamoci adesso la domanda: a che punto è quest'opposizione cadaverica della quale straparla il presidente del maggior partito italiano? A che punto è il Partito democratico che si prepara al suo congresso fondativo? Il dibattito nel partito è in pieno corso e si svolge, almeno per ora, con sufficiente civiltà. Né mi sembra che abbia paralizzato la reattività del partito nei confronti di quanto accade nel paese.

    Il timore manifestato da molti d'una introversione del Pd su se stesso non mi sembra si stia affatto verificando e d'altra parte sarebbe impossibile che ciò accadesse di fronte a quanto ora sta avvenendo nel paese.

    In questa prima settimana congressuale si sono verificati in ordine cronologico i seguenti fatti: si sono riuniti a Torino i giovani del gruppo di Piombino che vogliono esser rappresentati da un proprio candidato; è stato ufficiato in questo senso il sindaco di Torino; dopo una breve riflessione Chiamparino ha declinato l'offerta e resterà al suo posto di sindaco fino al 2011 per poi forse candidarsi alla Regione Piemonte. Secondo me ha fatto benissimo.

    Bersani ha presentato la sua candidatura e il suo programma al teatro Ambra Jovinelli di Roma. Franceschini ha anche lui annunciato la sua candidatura e presenterà il programma tra pochi giorni.
    Walter Veltroni ha riunito al teatro Capranica di Roma quelli che parteciparono due anni fa alla fondazione del Pd al Lingotto di Torino ed ha rievocato il programma che espose in quell'occasione indicando i problemi del futuro e la missione che il Pd è chiamato a svolgere.

    Hanno anche manifestato le loro tesi il gruppo cattolico di Fioroni, i liberaldemocratici di Rutelli, e sono più volte intervenuti Massimo D'Alema, Franco Marini, Piero Fassino, Sergio Cofferati, Massimo Cacciari.
    Infine ieri si è materializzato il terzo candidato nella persona di Ignazio Marino, sostenuto dai giovani quarantenni di Piombino.

    Chi assiste dall'esterno con partecipe attenzione a questo processo iniziale in vista del Congresso e delle successive primarie è indotto alle seguenti osservazioni.

    Bersani ha fatto appello con molta dignità ad un sentimento identitario. Il suo schieramento appare notevolmente compatto e coinvolge una parte notevole dei democratici di provenienza Ds. Ritiene che il partito debba fin d'ora indicare le sue alleanze in vista d'una coalizione che comprenda possibilmente tutto il vasto arco delle opposizioni da Casini fino alla sinistra di Ferrero.

    Sarà la coalizione a indicare con le primarie il candidato alla "premiership" quando ci saranno le elezioni politiche a fine legislatura.
    Lo schieramento che si sta formando attorno a Franceschini è più variegato.

    Riafferma la sua vocazione maggioritaria e il bipolarismo. Coinvolge una parte degli ex Ds, buona parte della ex Margherita, buona parte dell'elettorato giovanile.

    Bersani punta le sue carte principalmente sul Congresso; Franceschini principalmente sulle successive primarie. La visione di Bersani è più rivolta ai militanti, quella di Franceschini tende a captare elettori al centro e a sinistra che attualmente sono esterni rispetto al Pd. Tutti e due cercano di riportare in linea la vasta platea degli astenuti.

    Il tema della laicità e del laicismo è improvvisamente balzato in prima linea, sia pure con differenti tonalità, nel discorso pubblico del Pd. Per lungo tempo non è stato così, segno che il sentimento pubblico è cambiato.
    Ignazio Marino, il terzo uomo, fa addirittura della laicità il suo tema principale se non addirittura esclusivo. Mi permetto di dire, da laico di vecchia data, che un partito complesso e riformista come è e vuole essere il Pd non può puntare sul laicismo tutte le sue carte. Diventerebbe fondamentalista e si ridurrebbe a pura e inefficace testimonianza. Questi, caro Marino, non sono tempi di testimonianza ma tempi di dura battaglia su tutti i fronti del riformismo.

    Ci vorrebbe per il Pd un Barack Obama, come ha detto Veltroni. Purtroppo non c'è, non se ne abbiano a male gli esponenti del Pd. Non c'è tra gli anziani né tra i giovani.

    Tanto più importante è che a questa mancanza si supplisca con una buona squadra che si valga dei talenti e non soltanto dei cooptati, giovani o anziani che siano.

    Purché l'accesso sia aperto. Purché i valori siano condivisi e purché servano a ispirare progetti concreti, seriamente pensati e tenacemente perseguiti. Quanto alla vecchia questione del partito radicato sul territorio, questa è perfino una tautologia: se non opera sul territorio e sui bisogni che il territorio esprime, un partito non esiste.

    Ma non esiste neppure se non ha una salda visione nazionale ed europea. Tra alcuni errori che possono essere rimproverati e dei quali lui stesso con notevole umiltà si rimprovera, questo è il lascito più importante di Veltroni che va meditato e raccolto.

    (5 luglio 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/07/sez.../scalfari.html

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    Sarebbe meglio deportare i no global a Guantanamo.
    Marino

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    Sarebbe meglio deportare Berlusconi e un migliaio di banans a Guantanamo

  7. #7
    the wizard
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    Predefinito Riferimento: Berlusconi, credibilità zero, e il g8

    ...e mandare tutti Voi sinistri a lavorare per ricostruire L'Aquila...almeno fareste qualcosa di diverso dal solito lamentarsi per quello che fanno gli altri!

 

 

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