"Diciamo no al lavoro di domenica": Gigli, manifestazione dei dipendenti - La Nazione - Prato

"Diciamo no al lavoro di domenica": Gigli, manifestazione dei dipendenti
Una crociata portata avanti anche su Facebook
Lavorare tutte le domeniche, si lamentano le famiglie, «significa rinunciare ad una parte di vita, ad andare a messa, a pranzare insieme. Può durare?»

Prato, 8 ottobre 2012 - «Ridateci la domenica!» è uno dei tanti slogan apparsi ieri alla prima manifestazione del gruppo «Domenica No Grazie». Parenti e amici dei dipendenti della grande distribuzione si sono ritrovati ai Gigli. Al presidio, oltre 300 persone intorno alle 16, si sono uniti lavoratori di supermercati di Prato e Pistoia, oltre a quelli degli Ipercoop.

Le liberalizzazioni del governo Monti e la possibilità di aprire tutte le domeniche sta diventando pesante poiché lo sforzo ricade sui lavoratori e le assunzioni, se non per casi isolati, non ci sono state. Lavorare tutte le domeniche, si lamentano le famiglie, «significa rinunciare ad una parte di vita, ad andare a messa, a pranzare insieme. Può durare?».

«Vivo a Prato - racconta Debora Lo Sasso - e lavoro a Panorama a Pistoia. Una domenica al mese andava bene, ora è troppo: i miei colleghi devono lasciare i figli ai nonni già dal sabato sera».

«Io vedo i figli col contagocce — sottolinea Sara Traversi — ho due bambini di 9 e 12 anni e mio marito passa la domenica con loro». «Lavoravo nella grande distribuzione — dice Simona Tucci di Agliana — e ora sono disoccupata ma resto solidale con i colleghi: il troppo è troppo». «Entro in turno fra 30 minuti — spiega Barbara Nesi — e trovo giusto aderire alla manifestazione. La domenica siamo sempre chiusi qui dentro».

C’erano anche i genitori dei dipendenti della grande distribuzione a sostenere l’importanza della “sacralità” della domenica: «E’ possibile che una coppia — dice Silvia Santini—debba affidare i figli a nonni, zii e talvolta
pure agli amici?». Con lei c’è l’amica Clelia Pagano di Signa. Insieme hanno ideato dei simpatici cartelli: «Anche ai Gigli abbiamo i figli». Non mancano nemmeno i promotori del gruppo Facebook “Domenica No Grazie”, Laura
Del Lama e Simone Sasso: grazie al tam tam sul web a Campi sono arrivati anche lavoratori da Varese e da Crema.

Lavorare la domenica vuol dire recuperare il giorno infrasettimanale, ma stare a casa durante la settimana non è lo stesso soprattutto per chi ha figli. A livello economico la maggiorazione domenicale va dal 10% al 30% a seconda del contratto e in busta paga si traduce in 24-26 euro al mese in più oppure 36 euro. Nei
negozi dei Gigli gli stipendi oscillano fra i 700 e i 1.100 euro al mese, a Panorama la media è sui 1050 euro.
Proprio Panorama ha siglato un contratto sperimentale (fino al 30 novembre) per due domeniche lavorative su quattro. I problemi più gravi sono nei negozi, dove molti raccontano che capita di lavorare anche 7 giorni su 7.

M. Serena Quercioli