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Discussione: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

  1. #97
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    [COLOR="#000080"]
    Modera i termini idiota e ricorda che prima di essere merdosi militari fascisti erano in servizio nel REGIO ESERCITO, e pertanto a tutti gli effetti alle dipendenze dello Stato italiano, ne più ne meno come i loro predecessori dei governi di Giolitti, Facta e compagnia.
    ...COLOR]
    unico appunto che mi viene è che oltre al Regio c'era anche la Milizia (molte centinaia di migliaia di militi delle CCNN - tra cui, ad esempio, mio nonno)
    gli eccessi dopo l'attentato a graziani sono attribuiti a loro (almeno qualche reparto ad addis abeba). in quei giorni si sciolse il vincolo dell'obbedienza militare e si formarono squadre tipo 1922.
    ma è anche noto che i più duri con gli indigeni sono stati i soldati delle nostre truppe coloniali, in particolare libici ed eritrei. i nostri ufficiali chiudevano gli occhi per le loro atrocità (come i francesi con marocchini e algerini in italia), anche perchè erano ottime truppe adatte alle condizioni locali e prive di scrupoli. giocava molto anche il fatto religioso. ai musulmani non pareva vero di poter impunemente (fino ad un certo punto) colpire dei cristiani (copti).
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  2. #98
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    unico appunto che mi viene è che oltre al Regio c'era anche la Milizia (molte centinaia di migliaia di militi delle CCNN - tra cui, ad esempio, mio nonno)
    gli eccessi dopo l'attentato a graziani sono attribuiti a loro (almeno qualche reparto ad addis abeba). in quei giorni si sciolse il vincolo dell'obbedienza militare e si formarono squadre tipo 1922.
    ma è anche noto che i più duri con gli indigeni sono stati i soldati delle nostre truppe coloniali, in particolare libici ed eritrei. i nostri ufficiali chiudevano gli occhi per le loro atrocità (come i francesi con marocchini e algerini in italia), anche perchè erano ottime truppe adatte alle condizioni locali e prive di scrupoli. giocava molto anche il fatto religioso. ai musulmani non pareva vero di poter impunemente (fino ad un certo punto) colpire dei cristiani (copti).
    Gli eritrei e gli etiopi erano a tutti gli effetti regolari italiani, meglio conosciuti come Ascari, infatti ancora oggi i pochi sopravvissuti prendono le relative pensioni, pertanto.
    Per quel che concerne le CCNN e la Milizia, non nego nulla, però devi scusarmi, avrei bisogno di contestualizzare e circostanziare a dovere le tue affermazioni, in modo riscontrabile, potresti fornirmi i testi di riferimento?
    Il paragone con le truppe marocchine e algerine in Italia non tiene, noi non avevamo compiuto atti ostili verso algerini e marochhini, invece etiopi e eritrei avevano nei nostri confronti molti nodi irrosolti, in primis l'eccidio di Dogali del 1887, ma esistono anche altre tragedie dove i nostri soldati furono massacrati e i loro cadaveri vilipesi e offessi in modi indicibili. Vi sono stati, oltre a Dogali altre due battaglie dove i nostri soldati furono sconfitti e i prigionieri UCCISI,la battaglia di Amba Alagi, la battaglia di Adua, oltre alla resa del presidio di Macallè.
    Gli atti barbari delle truppe marocchine in Italia furono decisi nel momento i cui gli ufficiali francesi in accordo con gli altri alleati, comunicarono alle truppe in questione che se avessero sfondato il fronte (cosa che non era riuscita fino a quel momento, vista la durissima difesa opposta dalle truppe tedesche e italiane apprestate in difesa sulla linea Gustav) tutti i soldati avrebbero goduto di 48 di immunità totale.
    Se permetti ordini del genere sia tra i soldati del RE e sia tra le truppe politiche del regime non furono mai diramati, se ci furono eccessi e violenze, furono atti di singoli o gruppi, del tutto svincolati dalla Gerarchia.
    Atti che non possono essere giustificati, ma che debbono essere storicamente contestualizzati e pesati.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  3. #99
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    cominciamo dall'Amba Alagi...
    lo scontro durò sei ore in tutto; tanto bastò all'avanguardia di Maconnen per sbaragliare i 2000 uomini di Toselli (in realtà le fonti non sono neanche sicure sulla reale entità delle truppe italiane: fra i 1800 e i 2700)...
    Ras Maconnen è certamente uno dei condottieri più notevoli del suo tempo, dieci giorni prima dello scontro con gli italiani aveva inviato una lettera a Baratieri nella quale chiedeva espressamente di "non versare il sangue cristiano senza un motivo" (Baratieri nelle sue "Memorie" lo considera in perfetta buona fede)...
    Più volte cerca di avere contatti con lo stesso Toselli che però risponderà (quando lo farà), in modo sprezzante, invitandolo a ritirarsi; la sua arroganza lascia del tutto stupiti viste le condizioni di netta inferiorità delle truppe italiane lasciate isolate in una posizione facilmente aggirabile...
    Maconnen fino all'ultimo cerca di evitare lo scontro restituendo a Toselli una spia a cui era stato risparmiato il taglio del piede (in Europa e in Italia le spie venivano direttamente impiccate); come risposta Toselli invia al ras un caricatore del nuovo modello '91...
    comunque il combattimento si accende all'alba (6.30), di quel 7 dicembre: il fitaurari Gabeiehù con 1200 uomini si avvicina all'Amba in direzione di Atzala, non ha l'ordine di attaccare ma solo di trovare un passaggio, viene comunque ingaggiato dagli uomini della compagnia Canovetti (che tiene il centro del fronte italiano)... a questo punto tutto l'esercito di Maconnen è costretto a sostenere Gabeiehù (che a detta degli stessi etiopi era una testa calda e verrà per questo motivo messo ai ferri da Maconnen dopo la battaglia)...
    molto opportunamente ras Oilè compie una manovra avvolgente che non puo essere contrastata vista la limitata gittata dei cannoni del capitano Angherà...
    Alle 9.00 Maconnen non ha ancora impiegato tutte le sue forze ma ha praticamente vinto la battaglia; Toselli risponde impegnando la compagnia Ricci e i due cannoni del tenente Manfredini consentendo a Canovetti di tenere ancora; alle 10.00 l'armata etiope preme al centro, a questo punto i dancali (alleati degli italiani) si danno alla fuga (di loro si perderanno le tracce)...
    Toselli decide di fare ripiegare le ali al centro e di resistere addossati all'amba ma la pressione è insostenibile...
    a questo punto (sono le 12.40) Toselli decide la ritirata per scaglioni ma l'ordine si rivela controproducente, la compagnia che deve proteggerla (Bruzzi), viene travolta e gli etiopi hanno buon gioco nel tiro a bersaglio contro le truppe in ritirata che sfilano vicinissime sotto di loro...
    La leggenda vuole che Toselli muoia eroicamente combattendo questa ultima disperata battaglia e invece viene ucciso a dodici chilometri dall'amba (leggi Anaratone "In Abissinia" e la testimonianza di Bodrero fra i pochi ufficiali superstiti), verso le tre del pomeriggio durante questa umiliante e scombussolata fuga (sulla sua fine esistono diverse versioni: che si sia sparato in bocca o che abbia ricevuto un colpo di fucile)...
    Ras Maconnen farà trasportare il suo corpo in una lettiga e lo farà seppellire in terra consacrata e rendendogli onori durante una cerimonia nella quale lui e tutti i capi etiopi colmeranno la fossa del maggiore italiano; anche gli altri caduti italiani vennero sepolti...
    ricordo che lo stesso Toselli poco tempo prima aveva lasciato divorare dalle iene il degiac Batha Agos...
    Rimane il fatto che la facile vittoria sorprese lo stesso Maconnen che riteneva Toselli un ufficiale preparato, che non avrebbe mai sacrificato la vita dei suoi uomini in una battaglia persa in partenza e senza nessun vantaggio per le sue truppe...
    Ultima modifica di wally; 18-10-12 alle 18:05

  4. #100
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    poi massacro dimenticato un par di palle,non fanno altro che proporci roba a senso unico. perchè nessuno ha mai parlato dei francesi e del generale Juin? solo per fare UN esempio. nessuno ha chiesto scusa,e nessuno parla di massacro dimenticato.

  5. #101
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Gli eritrei e gli etiopi erano a tutti gli effetti regolari italiani, meglio conosciuti come Ascari, infatti ancora oggi i pochi sopravvissuti prendono le relative pensioni, pertanto.
    Per quel che concerne le CCNN e la Milizia, non nego nulla, però devi scusarmi, avrei bisogno di contestualizzare e circostanziare a dovere le tue affermazioni, in modo riscontrabile, potresti fornirmi i testi di riferimento?
    Il paragone con le truppe marocchine e algerine in Italia non tiene, noi non avevamo compiuto atti ostili verso algerini e marochhini, invece etiopi e eritrei avevano nei nostri confronti molti nodi irrosolti, in primis l'eccidio di Dogali del 1887, ma esistono anche altre tragedie dove i nostri soldati furono massacrati e i loro cadaveri vilipesi e offessi in modi indicibili. Vi sono stati, oltre a Dogali altre due battaglie dove i nostri soldati furono sconfitti e i prigionieri UCCISI,la battaglia di Amba Alagi, la battaglia di Adua, oltre alla resa del presidio di Macallè.
    Gli atti barbari delle truppe marocchine in Italia furono decisi nel momento i cui gli ufficiali francesi in accordo con gli altri alleati, comunicarono alle truppe in questione che se avessero sfondato il fronte (cosa che non era riuscita fino a quel momento, vista la durissima difesa opposta dalle truppe tedesche e italiane apprestate in difesa sulla linea Gustav) tutti i soldati avrebbero goduto di 48 di immunità totale.
    Se permetti ordini del genere sia tra i soldati del RE e sia tra le truppe politiche del regime non furono mai diramati, se ci furono eccessi e violenze, furono atti di singoli o gruppi, del tutto svincolati dalla Gerarchia.
    Atti che non possono essere giustificati, ma che debbono essere storicamente contestualizzati e pesati.


    per i massacri dopo l'attentato posso citare
    -Del Boca (3° volume de "gli italiani in africa orientale" - la perdita dell'impero)
    -rochat (guerre italiane 35-43)
    -"diario" (in realtà un memoriale scritto di seguito, se non sbaglio cominciato mentre era in prigionia) di A. Boaglio "Plotone chimico". questo è importante perchè ha assistito in prima persona alla rappresaglia e racconta di alcuni episodi. tra l'altro era uno dei soldati (sergente) che manovrava l'iprite che è stata utilizzata per "stanare" i ribelli nascosti nella caverna di Zaret di cui si è parlato molto qualche anno fa. il suo memoriale non era destinato alla pubblicazione, e questo è un caso raro.

    non ho letto i rapporti ufficiali dello SM (che prima o poi comprerò, ormai in libreria ho una fila di "libroni verdi " che vanno dal '35 al '43) e so che ci sono altri testi da recuperare, in genere memorialistica, ma anche di giornalisti presenti ai fatti.

    il federale Cortese scatenò alcune centinaia di squadristi che ebbero 48 ore di libertà. i morti furono da 3 a 6 mila (gli etiopi hanno scritto di 20.000 uccisi). fu incendiata anche la cattedrale (dopo essere stata spogliata degli arredi sacri). la fine della rappresaglia fu "ordinata" da Cortese con affisioni dopo due giorni. i telegrammi tra mussolini, il ministero delle colonie e i capi in etiopia parlano liberamente di "radere al suolo la città" e di "massimo rigore" (esecuzioni sommarie) verso i semplici sospettati.


    gli ascari (anche al singolare si dice ascari) non erano del regio esercito ma del regio corpo delle truppe coloniali. erano mercenari che provenivano anche da fuori l'impero (sudan, aden, etiopia prima della conquista). gli ufficiali (tutti italiani) avevano una carriera separata dall'esercito metropolitano.

    la faccenda dei marocchini a me sembra uguale, anche perchè ho parlato di ascari, quindi mercenari che potevano essere benissimo parenti della controparte. il saccheggio era previsto normalmente nelle operazioni coloniali, e l'ufficiale che lo concedeva era molto stimato dalla truppa. per questo puoi leggere il bellissimo libro "squadrone bianco".

    per quanto riguarda gli ordini di juin, vorrei avere una fonte ufficiale o ufficiosa, perchè non la trovo mai. mi puoi consigliare un testo?

  6. #102
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da polifilo Visualizza Messaggio
    invece inglesi e francesi in africa solo fiori ed opere di bene.
    E non dimentichiamo che i tanto crudeli italiani pur da sconfitti sono rimasti in Etiopia rispettati a mandare avanti le aziende messe in piedi.
    Ancora oggi quei negri usano le strutture che noi creammo a quei tempi.

  7. #103
    Privo di carisma
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da legittimista italiano Visualizza Messaggio
    E non dimentichiamo che i tanto crudeli italiani pur da sconfitti sono rimasti in Etiopia rispettati a mandare avanti le aziende messe in piedi.
    Ancora oggi quei negri usano le strutture che noi creammo a quei tempi.
    Italianibravagente appunto!repapelle:
    In Irlanda le patate s'erano rovinate. (El Gran Capitan)

  8. #104
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    per i massacri dopo l'attentato posso citare
    -Del Boca (3° volume de "gli italiani in africa orientale" - la perdita dell'impero)
    -rochat (guerre italiane 35-43)
    -"diario" (in realtà un memoriale scritto di seguito, se non sbaglio cominciato mentre era in prigionia) di A. Boaglio "Plotone chimico". questo è importante perchè ha assistito in prima persona alla rappresaglia e racconta di alcuni episodi. tra l'altro era uno dei soldati (sergente) che manovrava l'iprite che è stata utilizzata per "stanare" i ribelli nascosti nella caverna di Zaret di cui si è parlato molto qualche anno fa. il suo memoriale non era destinato alla pubblicazione, e questo è un caso raro.

    non ho letto i rapporti ufficiali dello SM (che prima o poi comprerò, ormai in libreria ho una fila di "libroni verdi " che vanno dal '35 al '43) e so che ci sono altri testi da recuperare, in genere memorialistica, ma anche di giornalisti presenti ai fatti.

    il federale Cortese scatenò alcune centinaia di squadristi che ebbero 48 ore di libertà. i morti furono da 3 a 6 mila (gli etiopi hanno scritto di 20.000 uccisi). fu incendiata anche la cattedrale (dopo essere stata spogliata degli arredi sacri). la fine della rappresaglia fu "ordinata" da Cortese con affisioni dopo due giorni. i telegrammi tra mussolini, il ministero delle colonie e i capi in etiopia parlano liberamente di "radere al suolo la città" e di "massimo rigore" (esecuzioni sommarie) verso i semplici sospettati.


    gli ascari (anche al singolare si dice ascari) non erano del regio esercito ma del regio corpo delle truppe coloniali. erano mercenari che provenivano anche da fuori l'impero (sudan, aden, etiopia prima della conquista). gli ufficiali (tutti italiani) avevano una carriera separata dall'esercito metropolitano.

    la faccenda dei marocchini a me sembra uguale, anche perchè ho parlato di ascari, quindi mercenari che potevano essere benissimo parenti della controparte. il saccheggio era previsto normalmente nelle operazioni coloniali, e l'ufficiale che lo concedeva era molto stimato dalla truppa. per questo puoi leggere il bellissimo libro "squadrone bianco".

    per quanto riguarda gli ordini di juin, vorrei avere una fonte ufficiale o ufficiosa, perchè non la trovo mai. mi puoi consigliare un testo?


    LIBERATORI MAROCCHINI



    Durante la Seconda guerra mondiale, come in tutte le altre guerre, si sono consumate efferate e gratuite violenze ai danni delle donne. Ma niente può eguagliare l'orrore della vicenda delle "marocchinate", le donne ciociare violentate, nel 1944 dal contingente marocchino dell'esercito francese. Erano chiamati effetti collaterali della guerra , oggi quegli stupri sono un crimine contro l'umanità.

    IL CONTESTO
    È 15 febbraio del 1944, Seconda guerra mondiale, la folle distruzione della Abbazia di Montecassino, roccaforte tedesca nel frusinate, da parte dei bombardieri alleati, provoca la morte di centinaia di civili . L'Abbazia è rasa al suolo dal più imponente bombardamento della storia contro un singolo edificio. I tre mesi seguenti di combattimenti feroci per stanare gli invasori, trincerati tra le macerie, sono inutili. Quando i soldati alleati arrivano al Monastero, i pochi paracadutisti tedeschi se ne sono già andati per evitare di essere accerchiati dai gurkha della divisione indiana del generale inglese Francis Tuker. Un mese dopo il tragico bombardamento, esattamente il 15 marzo, è rasa al suolo anche la sottostante città di Cassino. Le bombe cadono anche dalle Mainarde a Minturno, distruzioni massicce, con oltre 10.000 vittime civili, e circa 50.000 militari.

    Ma non è che l'inizio del martirio della zona intorno alla Linea Gustav. Voluta da Hitler nel settembre del 1943, la Linea: 230 chilometri di barriera difensiva, dal Tirreno all'Adriatico partiva da Gaeta, al confine tra Lazio e Campania fino alla foce del Sangro, a sud di Pescara. La città ciociara di Cassino ne era il nodo. Saranno i soldati del generale francese Alphonse Juin infine a sfondarla.

    È l'aprile del 1944, la guerra non è finita. Per vincere, gli Angloamericani decidono di cambiare strategia: riuscire a prendere Montecassino, quindi passare attraverso i monti Aurunci, nella valle del Liri in Ciociaria. Anche per la popolazione che si è rifugiata in montagna è il tempo dell'attesa. Il generale Clark, che è a capo della V armata americana, si affida al generale Juin e alle divisioni francesi perché si rende conto che nella zona è più opportuno inviare truppe di montagna, anziché divisioni corazzate, considerata la natura impervia del terreno del basso Lazio

    I GOUMIERS
    Proprio il contingente marocchino agli ordini del generale Juin, i cosidetti "goumièrs", sfondano per primi il 13 maggio 1944, i capisaldi della linea Gustav.Giovedì 11 maggio 1944, scatta il piano di Juin. Nome in codice: operazione Diadem. Alle undici di sera, 1600 cannoni danno inizio a un intenso bombardamento contro i tedeschi. Quarantacinque minuti dopo le truppe del Corpo di Spedizione Francese attaccano Monte Faito, al centro dei Monti Aurunci. Dove passano i goumiers però seminano morte violenza e distruzione. Poi la furia dell'esercito liberatore risale la valle del Liri, sconvolge il frusinate, prosegue verso Nord, verso Roma, per fermarsi in Toscana.
    Nell'agosto del 1944, dopo lo sbarco alleato sulle coste della Provenza, le truppe di Juin, vengono in patria: 7485 di loro sono morti.

    110 mila soldati: francesi, marocchini, algerini e tunisini sono gli uomini del C.E.F., il Corpo di Spedizione Francese, guidato dal generale Juin: nato a Bona in Algeria, "pied- noir" orgoglioso delle proprie origini, comandante deciso e ostinato. Ai suoi ordini anche i 12 mila goumiers, arruolati e addestrati sulle montagne dell'Atlante in Marocco.

    La Linea Gustav è sfondata, i tedeschi sono costretti ad arretrare. I profughi vedono arrivare i liberatori. Ma in questi giorni, proprio nei giorni della liberazione ha inizio un saccheggio senza precedenti: i goumiers devastano, rubano, uccidono, violentano. Donne, bambini, ma anche uomini, sono il loro "bottino di guerra". Questo periodo non ha trovato il giusto spazio nei libri della storiografia ufficiale. Solo il grande romanzo: "La Ciociara" (1957), di Alberto Moravia e poi il grande film omonimo di Vittorio De Sica (1960) hanno avuto il coraggio di raccontarlo, dopo, negli anni del dopoguerra.

    Le "marocchinate", una brutta definizione, ma da allora usata da tutti in quei luoghi e si capisce subito di cosa si parla. Sono le donne che hanno subito la violenza dei soldati marocchini, gli efferati liberatori dall'occupazione tedesca.

    Lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun li descrive così:
    "Era soprattutto gente che viveva sulle montagne, i francesi li rastrellarono, li caricarono sui camion con un'azione violenta, di sopraffazione e li portarono a migliaia di chilometri da casa a compiere altre violenze. Le loro azioni brutali vanno inquadrate in questo contesto...In Marocco ovviamente sono gli eroi di Cassino."
    I goumiers inoltre andavano all'attacco salmodiando la Chahada, catturavano i tedeschi per rivenderli (500-600 franchi per un soldato semplice, il triplo per un ufficiale superiore) ai militari americani desiderosi di costruirsi una reputazione guerriera senza rischiare."

    Dopo l'abbattimento della linea Gustav, la "furia francese" travolge soprattutto il paesino di Esperia, sede del quartier generale della 71° divisione tedesca.
    Un rapporto inglese parla di donne e ragazze, adolescenti e fanciulli stuprati per strada, di prigionieri sodomizzati, di ufficiali evirati. I nord-africani perdono il controllo, in preda all'ebbrezza del successo entrano nelle abitazioni prelevano le donne e spesso uccidono padri , fratelli e chiunque tenti di opporsi.
    Pio XII sollecitò De Gaulle in questo senso, ricevendone una risposta accorata accompagnata da un'ira profonda che si riversò sul generale Guillaume, capo dei "marocchini". Si mosse la magistratura militare francese: fino al 1945 furono avviati 160 procedimenti giudiziari che riguardavano 360 individui, ci furono condanne a morte e ai lavori forzati.

    IL BALLETTO DELLE CIFRE
    Ma quanti furono gli stupri? Le cifre non sono mai state precise.
    Lo storico francese Jean Christophe Notin sostiene che il documento più importante, assolutamente inedito, è quello relativo ad una inchiesta condotta dal tribunale militare che ha censito tutti i casi accertati di stupro. I casi per i quali è stata avviata un'azione presso il tribunale militare. Secondo questo documento, sono stati giudicati circa 150 casi, 350 le persone coinvolte.
    Lo storico Giovanni De Luna, invece sostiene che si oscilli tra un massimo di 60 mila e un minimo di 300. Il 13 settembre 1944, pochi mesi dopo la liberazione di Roma e di tutto il basso Lazio, la direzione generale della Sanità Pubblica scrive al Ministero dell'Interno che circa 3100 donne sono state violentate tra la provincia di Frosinone e quella di Latina, l'allora Littoria.

    Secondo De Luna 3000, 3500 stupri sembra un ordine di grandezza sufficientemente preciso. Un ordine di grandezza comunque sterminato, rispetto all'esiguità del territorio, in cui queste violenze avvennero.
    Tutto questo risulta tanto più drammatico in quanto il tutto avviene in un arco di tempo estremamente compatto, dal 12 al 27 maggio. Le truppe marocchine ripeteranno questa tragiche violenze anche a carico di altre popolazioni nella Val d'Orcia in Toscana e nel viterbese.

    LA CARTA BIANCA
    La furia delle truppe marocchine ha sin dal primo momento assunto le caratteristiche di uno stupro di massa. Ma come è stato possibile che soldati comandati da ufficiali francesi, inquadrati nella V armata americana, abbiano potuto infierire sulla gente del luogo senza alcun controllo? In questa ricerca della verità partiamo, anche se può sembrare paradossale, da un misterioso proclama, attribuito proprio ad Alphonse Juin:

    "...oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra larga e ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, fare tutto, prendere tutto, distruggere e portare via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato. Il vostro generale manterrà la promessa, se voi obbedirete per l'ultima volta fino alla vittoria...".

    La causa diretta del comportamento dei marocchini verrebbe dunque ricondotta al generale Juin e al suo proclama, con il quale egli avrebbe incitato le truppe alla battaglia, promettendo 50 ore di saccheggio libero. Una sorta di carta bianca che fa ancora discutere gli storici, e resta viva nella memoria della gente. Ma di questo documento non è rimasta traccia.

    Non è credibile secondo lo storico francese Notin che il generale Juin che si preoccupava della sorte della gente del luogo e dei suoi soldati, abbia dato l'ordine ad un esercito intero di mettere a ferro e fuoco un paese.
    Anche per l'italiano De Luna la "Carta Bianca", è un ordine che non è mai stato confermato. Alcune testimonianze ritengono più plausibile che ci sia stata una complicità omertosa da parte degli alti comandi francesi. Agli irregolari marocchini sarebbe spettato dunque il diritto di preda.
    Secondo la storica Daria Frezza era consuetudine per questo tipo di truppe, dopo aver conseguito la vittoria, prendere possesso del territorio, dei beni e delle donne.

    Dunque l'ordine di dare carta bianca non sarebbe venuto da Alphonse Juin, anzi ci sarebbe stata una promessa in tal senso da parte di altri vertici militari francesi. Ma come è potuto accadere? Per capire bisogna guardare a quelli che erano i rapporti tra Italia e Francia.

    La risposta probabilmente in una lettera scritta dal generale Juin alle truppe francesi, al verificarsi dei primi incidenti, il 24 maggio 1944. Non bisogna dimenticare che l'Italia nel 1940 aveva dato la famosa pugnalata alle spalle alla Francia. Mitragliamenti della nostra aviazione contro le colonne di civili francesi in fuga dalle valli della Loira; c'è un contenzioso da saldare. E questo fa si che per esempio nei comandi francesi ci siano atteggiamenti di lassismo nei confronti di questi episodi, che certamente hanno visto per protagoniste le truppe di colore.

    Il 4 giugno Roma viene liberata. Per le strade esplodono la gioia e la consapevolezza di essere finalmente liberi.
    Le truppe di colore di Alphonse Juin non si vedono sfilare insieme agli alleati della V Armata. Avranno il loro pieno riconoscimento solo in seguito durante la parata per la liberazione di Siena. A metà luglio Alphonse Juin e il C.E.F. abbandoneranno il fronte italiano. Destinazione la Francia meridionale. Nei paesi coinvolti dagli stupri restano solo la povertà, l'emarginazione, la malattia.

    LE CONSEGUENZE PER LE DONNE
    Invece di una solidarietà che era lecito aspettarsi, queste donne furono rifiutate, furono oggetto di giudizi pesanti, stentarono a sposarsi, a trovare un minimo di intesa nel tessuto familiare quelle che erano sposate e stentarono a trovare un posto di lavoro, ci furono molti casi e casi di suicidio .
    Alla fine della guerra, il Comando francese concede un indennizzo di 150 mila lire testa, ma da questo scaturisce un groviglio di questioni burocratiche, ritardi, lamentele.
    Le uniche a protestare ea a ricordare le violenze saranno le comuniste dell'UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1951 un'affollatissima assemblea di donne in un cinema di Pontecorvo affronta la questione delle marocchinate, provocando un infuocato dibattito parlamentare. Il Pci, in piena guerra fredda, diventa paladino dell'onore nazionale; nel 1966.

    Per le donne ora violentate c'è la possibilità di ottenere la pensione come vittime civili della guerra, ma tempi delle pratiche sono interminabili e viene vietato di cumulare l'indennizzo con la pensione. Un lungo calvario che spesso non porta al risarcimento.

    Dopo vergogna, reticenza e silenzio,sulla vicenda delle marocchinate, solo oggi a 60 anni da quella violenza lontana viene dato un risarcimento morale. Il 15 marzo del 2004 la più alta carica dello Stato italiano l'allora presidente Ciampi e l'associazione nazionale dei reduci marocchini hanno ricordato le vittime degli stupri e del bombardamento di Montecassino.

    LO STUPRO CRIMINE CONTRO L'UMANITA'
    Ma il riscatto autentico viene dal riconoscimento dello stupro i guerra, come un crimine contro l'umanità.

    Questa è in breve la sequenza cronologica della considerazione dello stupro negli ultimi 50 anni.

    1945: Il Tribunale militare internazionale di Norimberga ignora lo stupro e l'abuso sessuale.
    1949: La Quarta Convenzione di Ginevra include la prima norma internazionale contro la pratica dello stupro.
    1993-1994 : gli Statuti del tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e per il Ruanda, menzionano per la prima volta lo stupro tra i crimini contro l'umanità.
    22 febbraio 2001. Il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia condanna con una sentenza storica tre miliziani serbo-bosniaci per lo stupro e la riduzione in schiavitù sessuale di donne bosniache. Il capo d'accusa per la prima volta viene considerato un crimine contro l'umanità


    Filippo Giannini nei suoi libri fa più volte riferimento ai fatti in parola
    Benito Mussolini l’uomo della pace – Il sangue e l’oro
    Ultima modifica di Ringhio; 19-10-12 alle 11:10
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  9. #105
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    per i massacri dopo l'attentato posso citare
    -Del Boca (3° volume de "gli italiani in africa orientale" - la perdita dell'impero)
    -rochat (guerre italiane 35-43)

    DEL BOCA E ROCHAT, io non aggiungo nulla, fai tu!!!!


    -"diario" (in realtà un memoriale scritto di seguito, se non sbaglio cominciato mentre era in prigionia) di A. Boaglio "Plotone chimico". questo è importante perchè ha assistito in prima persona alla rappresaglia e racconta di alcuni episodi. tra l'altro era uno dei soldati (sergente) che manovrava l'iprite che è stata utilizzata per "stanare" i ribelli nascosti nella caverna di Zaret di cui si è parlato molto qualche anno fa. il suo memoriale non era destinato alla pubblicazione, e questo è un caso raro.

    QUESTO LO DEVO COMPRARE, MI SEMBRA UNA RICOSTRUZIONE ATTENDIBILE ancora evo esperire delle ricerche approfondite, ma comunque vale la pena di leggerlo. anche se parla di una strage che è del 1939 e non del periodo della conquisdta vera e propria, ti ricordo che la guerra era già terminata da tempo, svariato tempo.

    non ho letto i rapporti ufficiali dello SM (che prima o poi comprerò, ormai in libreria ho una fila di "libroni verdi " che vanno dal '35 al '43) e so che ci sono altri testi da recuperare, in genere memorialistica, ma anche di giornalisti presenti ai fatti.

    il federale Cortese scatenò alcune centinaia di squadristi che ebbero 48 ore di libertà. i morti furono da 3 a 6 mila (gli etiopi hanno scritto di 20.000 uccisi). fu incendiata anche la cattedrale (dopo essere stata spogliata degli arredi sacri). la fine della rappresaglia fu "ordinata" da Cortese con affisioni dopo due giorni. i telegrammi tra mussolini, il ministero delle colonie e i capi in etiopia parlano liberamente di "radere al suolo la città" e di "massimo rigore" (esecuzioni sommarie) verso i semplici sospettati.


    gli ascari (anche al singolare si dice ascari) non erano del regio esercito ma del regio corpo delle truppe coloniali. erano mercenari che provenivano anche da fuori l'impero (sudan, aden, etiopia prima della conquista). gli ufficiali (tutti italiani) avevano una carriera separata dall'esercito metropolitano.

    la faccenda dei marocchini a me sembra uguale, anche perchè ho parlato di ascari, quindi mercenari che potevano essere benissimo parenti della controparte. il saccheggio era previsto normalmente nelle operazioni coloniali, e l'ufficiale che lo concedeva era molto stimato dalla truppa. per questo puoi leggere il bellissimo libro "squadrone bianco".

    per quanto riguarda gli ordini di juin, vorrei avere una fonte ufficiale o ufficiosa, perchè non la trovo mai. mi puoi consigliare un testo?
    Il testo lo trovi nel post precedente, ti rispondo a pezzi mi viene più semplice.
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  10. #106
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Riporto qui di seguito un’importantissima nota comunicatami da Gian Paolo Rivolta, Autore del libro: “La battaglia alla Grotta del Ribelle di Zeret (Etiopia) nell’Aprile 1939”, edizione CERSAIAC 2011.

    “Con riferimento al libro da me scritto “La battaglia alla Grotta del Ribelle di Zeret (Etiopia) nell’Aprile 1939”, sono indispensabili alcune precisazioni e correzioni importanti a proposito di quanto circola in internet da qualche anno. Lasciando ritrovare ai lettori l’ampia e per molti tratti diversa ed inedita realtà dei fatti, che emerge dalle approfondite ricerche e studi effettuati alla grotta e dalle testimonianze raccolte in loco, si devono eliminare due errori basilari riguardanti la grotta e gli avvenimenti. Il primo riguarda l’accostamento tra la battaglia alla Grotta del Ribelle (Amategna Washa) e l’Amba Aradam. Si tratta di due siti e due fatti che non hanno assolutamente a che vedere l’uno con l’altro, né spazialmente, né temporalmente. L’Amba Aradam è una montagna dell’estremo Nord etiopico, vicina a Makallè e al confine con l’Eritrea, ma molto lontana da Addis Abeba e fu luogo di scontri italo-abissini nel 1936 (durante la guerra etiopica). La grotta Amategna Washa si trova invece sull’Acrocoro, nell’Etiopia Centrale, relativamente vicina ad Addis Abeba; inoltre la battaglia, durata oltre 2 settimane, avvenne nel 1939, ben oltre la fine della guerra d’Etiopia ed entro il periodo che storicamente si inquadra nelle lotte tra truppe italiane ed ascari, contro irriducibili partigiani. Ci sono quindi 3 anni di differenza tra i fatti e circa 3° di latitudine di distanza tra i luoghi; quasi come spostare la grotta Spluga della Preta dalle prealpi veronesi al Vesuvio. E’ auspicabile che quanto appare su Wikipedia sia completamente cancellato e sostituito. La seconda è che il nome della cavità non è “Grotta dei Ribelli”, facendo erroneamente pensare ai fatti del 1939, ma “Grotta del Ribelle”, dovuto ad un “Brigante” (“Ribelle” per i locali) che infestò, anni prima e impunemente la zona, terrorizzandone gli abitanti.

    Gian Paolo Rivolta”
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  11. #107
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    per i massacri dopo l'attentato posso citare
    -Del Boca (3° volume de "gli italiani in africa orientale" - la perdita dell'impero)
    -rochat (guerre italiane 35-43)
    -"diario" (in realtà un memoriale scritto di seguito, se non sbaglio cominciato mentre era in prigionia) di A. Boaglio "Plotone chimico". questo è importante perchè ha assistito in prima persona alla rappresaglia e racconta di alcuni episodi. tra l'altro era uno dei soldati (sergente) che manovrava l'iprite che è stata utilizzata per "stanare" i ribelli nascosti nella caverna di Zaret di cui si è parlato molto qualche anno fa. il suo memoriale non era destinato alla pubblicazione, e questo è un caso raro.

    non ho letto i rapporti ufficiali dello SM (che prima o poi comprerò, ormai in libreria ho una fila di "libroni verdi " che vanno dal '35 al '43) e so che ci sono altri testi da recuperare, in genere memorialistica, ma anche di giornalisti presenti ai fatti.

    il federale Cortese scatenò alcune centinaia di squadristi che ebbero 48 ore di libertà. i morti furono da 3 a 6 mila (gli etiopi hanno scritto di 20.000 uccisi). fu incendiata anche la cattedrale (dopo essere stata spogliata degli arredi sacri). la fine della rappresaglia fu "ordinata" da Cortese con affisioni dopo due giorni. i telegrammi tra mussolini, il ministero delle colonie e i capi in etiopia parlano liberamente di "radere al suolo la città" e di "massimo rigore" (esecuzioni sommarie) verso i semplici sospettati.


    gli ascari (anche al singolare si dice ascari) non erano del regio esercito ma del regio corpo delle truppe coloniali. erano mercenari che provenivano anche da fuori l'impero (sudan, aden, etiopia prima della conquista). gli ufficiali (tutti italiani) avevano una carriera separata dall'esercito metropolitano.

    la faccenda dei marocchini a me sembra uguale, anche perchè ho parlato di ascari, quindi mercenari che potevano essere benissimo parenti della controparte. il saccheggio era previsto normalmente nelle operazioni coloniali, e l'ufficiale che lo concedeva era molto stimato dalla truppa. per questo puoi leggere il bellissimo libro "squadrone bianco".

    per quanto riguarda gli ordini di juin, vorrei avere una fonte ufficiale o ufficiosa, perchè non la trovo mai. mi puoi consigliare un testo?
    Gli Ascari erano regolari, tutto il resto non conta più di tanto.
    Non erano mercenari, almeno non erano inquadrati come tali, altrimenti staremmo scrivendo di cose diverse.
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  12. #108
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    Predefinito Re: Il massacro fascista in Etiopia: una strage cancellat

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio

    Non erano mercenari, almeno non erano inquadrati come tali, altrimenti staremmo scrivendo di cose diverse.
    Dacci la definizione di mercenario. Ovviamente non conosci il significato della parola...
    In Irlanda le patate s'erano rovinate. (El Gran Capitan)

 

 
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