11/10/2012
“Benvenuti al Jurassic Park”: Steven Spielberg ci ha abituato a sognare in grande. E il testo di Michael Crichton non poteva essere base migliore per immaginare un mondo in cui grazie ad intuitive tecniche di conservazione del Dna potevano essere clonate le grandi lucertole del passato, i dinosauri.
DALL’AMBRA? - La scienza si è a lungo interrogata sulla praticabilità di questa ipotesi che, come abbiamo detto, come intuizione sembrava reggere.
Ma degli studiosi della nuova Zelanda, che pubblicano sull’autorevole Nature, hanno messo una pietra tombale su queste speranze: hanno infatti calcolato il tempo di dimezzamento del Dna, scoprendo che, dopo la morte delle cellule, i legami interni necessari per la vitalità dello stesso decadono dopo 512 anni.
Così, dice Gizmodo, a meno che Enrico VIII Tudor “non portasse in battaglia uno stegosauro”, la possibilità di clonare i dinosauri è morta e sepolta.
DIMEZZAMENTO - Il team ha scoperto che “persino in un osso ad una temperatura ideale di -5 gradi, effettivamente ogni legame sarebbe distrutto dopo 6,8 milioni di anni. Il Dna cesserebbe di essere leggibile ben prima – forse addirittura dopo 1,5 milioni di anni, quando i legami rimanenti sarebbero troppo corti per fornire informazioni sensate”, dice Nature. Il che significa che l’ultimo legame fra i nucleotidi decade dopo 6,8 milioni di anni “in condizioni perfette”; considerando che i dinosauri hanno vissuto 65 milioni di anni fa, ogni speranza di vedere un T-Rex vivo è perduta. Gli scienziati vogliono replicare questi studi in altri ambienti, come ad esempio partendo da materiale rinvenuto nel permafrost artico, ma non c’è poi molta speranza che questi risultati cambino.
Ecco perché non ci sarà mai Jurassic Park




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