«Il regime di Assad deve prima stabilire un dialogo con il suo popolo - ha detto il ministro degli Esteri turco - Finché non avrà fatto la pace con il suo popolo, finché non avrà seguito la volontà del suo popolo, finché non avrà dimostrato di rispettare il diritto alla vita del suo popolo, aprire le porte del dialogo per noi non ha alcun senso».
Davutoglu dimentica che l'unico modo valido per conoscere la volontà del popolo è farlo esprimere col voto; dimentica che il 26 febbraio scorso il popolo siriano si è espresso positivamente sulla modifica in senso pluralista della costituzione Siria: referendum costituzionale - ArabPress | ArabPress nonostante il boicottaggio degli insorti e di tutti i paesi che li sostengono; dimentica che il popolo siriano si è espresso nelle successive elezioni politiche, nonostante attentati e boicottaggi La Siria tra elezioni e attentati confermando il suo supporto al partito Baath.

Questo lo dimentica Davutoglu e tutti i sedicenti paesi democratici occidentali che sostengono l'insurrezione siriana per i loro loschi fini.

Per costoro sono i 20-30.000 individui tra insorti siriani, mercenari pagati da Qatar e Arabia Saudita, agenti segreti occidentali, salafiti, alqaedisti, estremisti islamici sunniti e merda affine, a rappresentare la volontà del popolo. 20-30.000 individui su 14.000.000 di cittadini aventi diritto al voto: è questo il concetto di democrazia di Davutoglu e dei civili e democratici occidentali. La falsità di costoro si denuncia da sé in modo incontrovertibile.


14/10/2012 - alta tensione in medioriente
La Turchia vieta i voli siriani nel suo spazio aereo nazionale

L’atteggiamento della Turchia si fa di giorno in giorno sempre più rigido nei confronti della Siria di Bashar el Assad, a fronte dei tentativi (finora vani) dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba Lakhdar Brahimi di trovare una via d’uscita alla crisi. Ciò mentre in molte zone del Paese - Aleppo in prima linea - continuano feroci combattimenti tra esercito e insorti, e l’opposizione rivela la scoperta, a sud-ovest di Damasco, di decine di cadaveri.

Facendo seguito all’analoga decisione annunciata la notte scorsa da Damasco, la Turchia ha reso noto oggi di aver chiuso il proprio spazio aereo a tutti i velivoli siriani, anche a quelli che effettuano voli di linea. Nel comunicarlo, il ministro degli Esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, ha spiegato che il sorvolo del territorio turco era già vietato «di fatto» agli aerei militari siriani.

Fino a ieri Ankara non aveva ufficialmente annunciato alcun divieto ma aveva ammonito che avrebbe continuato a costringere all’atterraggio - come aveva fatto mercoledì scorso con un velivolo proveniente da Mosca - aerei passeggeri siriani «sospettati» di trasportare equipaggiamenti militari destinati alle forze armate del presidente siriano Bashar el Assad. Proprio questa minaccia aveva indotto la notte scorsa la Siria a negare il proprio spazio aereo ai voli di linea turchi.

Davutoglu è poi andato oltre, rispondendo con un categorico «no» al dialogo proposto ieri dalla Siria per istituire - su suggerimento del ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov - un comitato di sicurezza congiunto per sorvegliare la comune frontiera ed evitare «incidenti bellici» come quello del 3 ottobre (un proiettile d’artiglieria dalla Siria cadde in un villaggio turco uccidendo cinque civili).

«Il regime di Assad deve prima stabilire un dialogo con il suo popolo - ha detto il ministro degli Esteri turco - Finché non avrà fatto la pace con il suo popolo, finché non avrà seguito la volontà del suo popolo, finché non avrà dimostrato di rispettare il diritto alla vita del suo popolo, aprire le porte del dialogo per noi non ha alcun senso».

La secca presa di posizione sembra ridurre anche le possibilità di successo della nuova proposta Brahimi. Secondo il Daily Telegraph, l’emissario internazionale sta lavorando ad un piano per formare una forza di pace di tremila uomini da inviare in Siria e sta cercando di capire con discrezione quali Paesi possano (e vogliano) contribuire, schierando i loro soldati. Secondo il giornale Brahimi riterrebbe poco probabile la partecipazione di Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre starebbe bussando alla porta dei Paesi dell’Unifil, la forza dell’Onu dispiegata al confine tra Israele e Libano di cui fanno parte anche Italia, Germania, Francia, Spagna e Irlanda. Sono loro - riferisce il giornale - ad avere infrastrutture e competenze sul campo per organizzare una forza di pace in Siria.

Una pace annichilita anche oggi dal fragore dei combattimenti. Ad Aleppo soprattutto, dove i governativi hanno respinto i ribelli che da ieri cercavano di conquistare la Grande Moschea degli Omayyadi. Ma anche a Maaret al-Numan e in molte altre località, bombardate per tutta la giornata da aerei e elicotteri che - secondo la denuncia di Human Rights Watch (Hrw) - hanno sganciato bombe a grappolo anche sulla popolazione civile
http:///www.lastampa.it/2012/10/14/e...uO/pagina.html