"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels



Bisogna mettere in discussione il sistema nel suo complesso

Intervista ad Alessandro Mustillo del Fronte della Gioventù Comunista



di Anna Lami


A seguito delle manifestazioni studentesche del 5 e del 12, ed in vista del NoMontyDay del 27 ottobre, sembra che stia iniziando a crearsi un’ampia opposizione al Governo Monti. Abbiamo intervistato Alessandro Mustillo, leader di una delle organizzazioni giovanili più popolari, il Fronte della Gioventù Comunista. (a.l.)

Puoi spiegare ai nostri lettori che cos’è il Fronte della Gioventù Comunista, da quali esigenze ha preso forma, e per quale ragione una tra le organizzazioni giovanili, tra le più rappresentative a livello di studenti medi, sceglie ancora oggi di definirsi comunista?

Il Fronte della Gioventù Comunista è nato lo scorso giugno da un appello di Senza Tregua, il collettivo studentesco romano, e si propone di organizzare i giovani lavoratori, gli studenti e gli universitari per lottare contro il capitalismo. L’idea è stata quella di superare la frammentazione nell’area comunista e a partire dai giovani dare il via ad un progetto che unisse indipendentemente dalla provenienza politica, tanto da collettivi ed organizzazioni indipendenti, quanto dai partiti esistenti. Il Fronte è il primo progetto di ricomposizione da vent’anni a questa parte e ci è sembrato importante che i giovani fossero i primi a realizzare qualcosa di effettivo in questa direzione. Di fronte alle sfide che la crisi ci impone, non possiamo continuare a presentarci divisi in miriadi di collettivi, gruppetti, organizzazioni più o meno grandi. L’attacco del capitalismo è impressionante e solo se organizzati possiamo vincere.

Credo sia per questo che molti giovani oggi tornano a definirsi comunisti, nonostante la campagna ideologica che per venti anni è stata condotta contro le nostre idee. Quando con la fine dell’URSS e del socialismo reale abbiamo subito un vero e proprio bombardamento mediatico, culturale e politico contro il comunismo, in realtà l’obiettivo non era analizzare criticamente quanto accaduto, ma inculcare l’idea che non era possibile alcuna alternativa al capitalismo. Un processo al futuro, ad un’idea stessa di cambiamento, che è oggi attualissima di fronte al fallimento evidente del capitalismo. I giovani si avvicinano alle nostre idee perché sanno che col capitalismo non c’è futuro. C’è solo distruzione, guerra e sfruttamento.

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