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  1. #1
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia nel1941

    ecco qua le pesantisime responsabilità di mussolini e dei fascisti italiani, della chiesa cattolica romana, nel bestiale genocidio operato dagli ustascia croati del fanatico ultracattolico e fascista, ante pavelic, protetto e pupillo di mussolini ;

    molto probabilmente, in queste vicende tragiche , in questo genocidio bestiale, sta ilmotivo per cui per tanti decenni, le stesse forze di centrodestra, in particolare la potente DC, evitò di parlare delle foibe, di alzare troppo la voce a proposito delle foibe;
    forse mi sbaglio,ma delle foibe , si inizia a parlare sempre di più ,dal momento in cui si sgretola la federazione jugoslava e quind nel momento in cui, viene a mancare l'organismo che avrebbe potuto replicare a gran voce all'ìtalia , ricordando le pesanitsisme responsabilità italiane, e della chiesa cattolica , nel bestiale genocidio dei serbi ortodossi, erbei e zingari iugoslavi , compiuto dai feroci ustacia croati, ultra cattolici, con la benedizione della chiesa romana e il tacito assenso del govenro fascista di mussolini

  2. #2
    nafplio,golfo di nauplia
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  3. #3
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    qui una foto di mussolini con alcuni dei capi dei bestiali criminali genocidi ultracattolici ustascia


    JUSP Jasenovac - Slavko Kvaternik and Eugen Dido Kvaternik with Benito Mussolini during military exercises in Italy 17th February, 1942.




    nei siti sopra riportati potete trovare varie immagini di preti cattolici croati che fanno il saluto fascista

  4. #4
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    RIVELLI, IL GENOCIDIO CROATO CHE IMBARAZZA L' ITALIA

    EDITORIA Esce in Svizzera un saggio sulla strage ordinata da Pavelic nel 1941. E sulle complicita' del Vaticano
    RIVELLI, IL GENOCIDIO CROATO CHE IMBARAZZA L' ITALIA

    ----------------------------------------------------------------- EDITORIA Esce in Svizzera un saggio sulla strage ordinata da Pavelic nel 1941. E sulle complicita' del Vaticano RIVELLI, IL GENOCIDIO CROATO CHE IMBARAZZA L' ITALIA "Karol Wojtyla nei suoi lodevoli pellegrinaggi non si stanca mai di invocare il rispetto dei Diritti dell' Uomo, ma questa posizione implica innanzitutto, da parte di Roma, di non nascondere la verita' , pur triste e scomoda che sia", scrive Marco Aurelio Rivelli, del genocidio perpetrato dagli Ustascia di Pavelic, in Croazia tra il 1941 e il 1945, con la copertura e la partecipazione attiva della Chiesa cattolica croata, e del primate di Zagabria, l' arcivescovo Stepinac. Quello stesso Stepinac, che chiudendo gli occhi sulla natura criminale del regime di Pavelic, esaltava i suoi meriti invitando i fedeli a seguirlo, e che oggi viene beatificato, in oltraggio a quasi un milione di martiri, tra ortodossi, serbi, ebrei, zingari, per lo piu' assassinati nel campo di sterminio di Jasenovac. Rivelli racconta la storia del genocidio dimenticato, nello stato libero della Croazia, in un libro che pur scritto in italiano, vede la luce solo oggi e in lingua francese, presso la casa editrice di Losanna, L' Age d' Homme. L' editore svizzero fa capire che Rivelli in vent' anni non e' riuscito a pubblicare il suo studio presso un editore italiano, come se una congiura del silenzio fosse scesa a difendere le omissioni e le dimenticanze attive del Vaticano. Del Vaticano che, secondo l' autore, ha preferito gridare alla persecuzione comunista contro i cattolici croati, quando i tribunali della Jugoslavia di Tito hanno cercato di mettere sotto processo i criminali ustascia e i loro collaboratori cattolici; del Vaticano perche' ha favorito la fuga del dittatore ustascia, giunto a Roma nel 1946 e ospite della basilica di San Gerolamo sulla via Cassia, sotto il nome di Padre Benarez, prima di fuggire in Argentina e poi, dopo la caduta di Peron, in Cile e definitivamente a Madrid, ospite fino alla morte in un convento francescano. Responsabilita' di Pio XII che era perfettamente informato delle conversioni forzate imposte agli ortodossi, e delle persecuzioni tremende attuate nei campi di concentramento ustascia e nei due campi di sterminio (Jasenovac e Stara Gradiska, quest' ultimo riservato in particolare alle donne e ai bambini). Il massacro dei "nemici di Dio" prende inizio fin dai primi passi della formazione dello Stato indipendente croato quando il 16 aprile 1941 la splendida sinagoga di Sarajevo, con la sua ricca biblioteca e i suoi archivi storici, viene distrutta dai nazisti e dagli ustascia. Uccisioni violente e torture cominciarono subito per gli ebrei, con le stesse modalita' che vennero riservate agli ortodossi serbi e agli zingari. Il 26 giugno del 1941, Ante Pavelic aveva gia' al suo attivo 180.000 vittime. La ricca documentazione proposta nel suo studio da Marco Aurelio Rivelli conduce a una conclusione: il genocidio di quasi il 15 - 20 % della popolazione dello Stato indipendente della Croazia (ebrei, serbi ortodossi e zingari, circa un milione di vittime) fu perpetrato con l' attiva collaborazione dei cattolici praticanti e con l' attiva partecipazione di molti uomini della Chiesa a cui va ascritta anche la forzata conversione di circa duecentomila ortodossi. Frediano Sessi a* Il libro: Marco Aurelio Rivelli, "Le Genocide occulte", L' Age d' Homme, Losanna, pagg. 288. Traduzione dall' italiano di Gaby Rousseau.

    Sessi Frediano

    Pagina 33
    (29 dicembre 1998) - Corriere della Sera

  5. #5
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    Marco Aurelio Rivelli, L'arcivescovo del genocidio

    IN NOME DI DIO
    .
    Copertina del libro 'L'arcivescovo del genocidio'Marco Aurelio Rivelli
    L'ARCIVESCOVO DEL GENOCIDIO
    Monsignor Stepinac, il Vaticano, e la dittatura ustascia in Croazia, 1941-1945
    Pagg. 283 – € 18,08 – ISBN 88-7953-079-8


    Nello Stato indipendente di Croazia, voluto dai nazifascisti negli anni 1941-1945, si consumò una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale. Gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e Mussolini, sterminarono centinaia di migliaia di serbo-ortodossi e decine di migliaia di ebrei e rom, in nome di una “soluzione finale” etnico-religiosa perseguita anche attraverso l'imposizione di “conversioni” di massa al cattolicesimo. In quello che passerà alla storia come l'Olocausto balcanico, un ruolo decisivo – diretto e indiretto – lo ebbe Santa Romana Chiesa: l'arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac, collaborò attivamente con la dittatura ustascia; settori del clero cattolico croato parteciparono in prima persona allo sterminio e alle “conversioni” di massa; il Vaticano avallò il genocidio etnico-religioso attuato da Ante Pavelic. Questo libro ricostruisce l'Olocausto balcanico, e documenta il “collaborazionismo” di monsignor Stepinac e della Chiesa di Roma con il nazifascismo croato.

  6. #6
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    a proposito di foibe

    Le foibe degli ustascia croati scoperte dagli Italiani nel '41

    Le foibe degli ustascia croati scoperte dagli Italiani nel '41
    di Fabio Mosca

    Gli Italiani scoprirono le vere ed autentiche foibe nell'agosto 1941,
    quando il comandante del V Corpo d'Armata, generale Balocco, ordinò
    l'estrazione e la cremazione dei cadaveri ivi contenuti. Probabilmente per
    motivi igienici.
    Erano sull'isola di Pag, nei due campi di sterminio per Ebrei di Siano e
    Metajna.
    Per la prima volta gli Italiani scoprirono cosa significava "pulizia
    etnica": infatti rinvennero 791
    cadaveri, 407 di maschi, 293 di femmine e 91 di bambini. Nel 1941 ancora
    nessuno sapeva di "soluzione finale" e tale ritrovamento avrebbe dovuto
    aprire gli occhi su cosa questo significava per i nostri alleati ustascia.
    Non risulta che ci fu alcuna reazione nei loro confronti. Venne mantenuto il
    più assoluto riserbo.
    Ai primi di settembre 1941 gli Italiani trovarono varie altre fosse comuni e
    valutarono le vittime fra gli 8000 e 9000, che dovrebbero essere di Serbi,
    Zingari e comunisti.
    Di questa scoperta ci dovrebbe essere documentazione negli archivi militari,
    ma mai vennero fatti conoscere al pubblico italiano.
    I primi a parlarne furono Sabille e Poljakov nel libro "Gli Ebrei sotto
    l'occupazione italiana" dell'edizioni Comunità , edito nel 1956. Il libro
    venne ripubblicato in inglese nel 1983 "Jews under the Italian Occupation"
    a New York dalla Howard Fertig.
    La notizia è stata riportata sinteticamente da Philip Cohen in "Serbia's
    secret war".
    Ecco il passo:
    "...Già nel giugno'41 il governo ustascia ordinò
    l'arresto di massa degli Ebrei che vennero deportati nel campo di
    sterminio di Jadovno, nelle montagne del Velebit , e nell'
    isola di Pag . A Pag gli ustascia crearono due lager, Slano
    e Metajna. Essi vennero inaugurati non da un ustascia ma da
    Jure Crljenko, il locale fondatore dello Zbor di Ljotic, il
    partito nazista serbo. [1]

    Il lagher di Slano fu diviso fra un campo croato ed un campo
    serbo; gli oppositori croati e gli Zingari venivano inviati
    al lager serbo, gli Ebrei e gli oppositori serbi a quello
    croato.

    I primi Ebrei arrivarono a Pag il 24 giugno 1941.

    La popolazione di Pag inorridita dai massacri degli ustascia
    chiese l'intervento degli Italiani. Gli Italiani, dopo la
    firma dell'Accordo con Pavelic, entrarono a Pag, chiusero i
    campi ustascia e deportarono gli Ebrei ad Arbe, dove li
    rinchiusero nel loro lager assieme agli Sloveni e Croati
    rastrellati dall'esercito italiano nelle zone di guerriglia.
    Almeno non li ammazzarono.[2] "

    Ed ecco il passo più importante e sconosciuto in Italia:

    "Nell'agosto 1941 il comandante del V Corpo d'Armata
    italiano, generale Balocco, fece disseppellire i cadaveri di
    Pag e li fece bruciare . Nelle tre fosse comuni a Siano si
    trovarono 791 cadaveri, 407 di maschi, 293 di femmine e di
    91 bambini.[3]

    Ai primi di settembre 1941 gli Italiani trovarono varie
    altre fosse comuni e valutarono le vittime fra gli 8000 e
    9000. [4] In questa cifra sono probabilmente compresi anche
    non Ebrei. [5]"

    Fate circolare la scoperta tardiva. Qualcuno dovrebbe
    chiedere all'Esercito notizie. Ci dovrebbe essere da qualche
    parte un rapporto del generale Balocco. Magari in qualche
    armadio della vergogna. Saremmo di fronte a un'esempio di
    "errore" tipo "fosse di katin": attribuire agli odiati
    "slavocomunisti" "titini" le colpe del nostro alleato
    ustascia!

    Fabio Mosca
    ------------------------------------------------------------
    [1] Ljotic fu l'omologo serbo di Pavelic. N.d.t.

    [2] *Marrus, Michael R. 1987. The Holocaust in History.
    Hanover, New Hampshire: University Press of New England for
    Brandeis University Press. pag. 74 nota 36.

    * Freidenreich, Harriet Pass. 1979. The jews ofYugoslavia: A
    Quest for Community. Philadelphia: Jewish Publication
    Society of America.. pagg. 191-192, 218;

    * Loewenthal, Zdenko, urednik. 1957. The Crimes ofthe
    Fascist occupants and their Collaborators against Jews in
    Yugoslavia.Beograd: Savez zidovskih opcina Federativne
    Narodne Republike Jugoslavie. pag. 879;

    * Stulli, Bernard. 1989. Zidovi u Dubrovniku. Zagreb:
    Jevrejska opcina Zagreb, Nakladni zavod Matice hrvatske i
    Kulturno drustvo Dr. Miroslav Salom Freiberger.pag. 14-15;

    * Romano, Jasa. 1980. Jevreji Jugoslavie, 1941-1945. Zrtve
    genocida i ucesnici NOR. Beograd: Savez jevrejskih opstina
    Jugoslavije. pagg. 580-581,588-589;

    * Goldstein, Slavko. 1988. pagg. 181-191

    [3] * Vedere in Romano (1980), pagg. 123-124, 579;

    *Zemljar, Ante. 1988. Haron i sudbine. Beograd: Beogradski
    izdavacko-graficki zavod.pagg. 222-234.

    [4] * Vedere in Zemljar (1988), pagg. 2,39;

    * Poliakov, Leon i Jacques Sabille. 1983. Jews under thè
    Italian Occupation. New York: Howard Fertig. pag. 132.

    [5] Vedere Romano (1980), pag. 579.

    Nota del traduttore: per "non Ebrei" si deve intendere
    essenzialmente Serbi e Zingari, oltre che comunisti e
    oppositori politici e partigiani..

  7. #7
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    sempre a proposito di responsabilità della chiesa cattolica da nascondere

    FORUM - LASTAMPA.it


    La Chiesa sotto i riflettori
    scrivi CODICE: F256M33566 Indietro Indietro

    Dopo lo scandalo sui preti pedofili la Chiesa cattolica è sotto accusa: si risolleverà? Dite la vostra.
    E' SEMPRE COLPA DI DIO....
    SANDRINHO
    I Pontefici, del passato e del presente, i teologi, le gerarchie ecclesiastiche, i religiosidi ogni ordine e grado, i fedeli e, soprattutto, i componenti filoclericali allaPierferdinando Casini, i criptoclericali alla Marcello Pera ed i cosiddetti atei devoti(certo, l’italica immaginazione non smentisce mai la sua inarrivabile fertilità) allaGiuliano Ferrara ed all’Oriana Fallaci, che vivono nella loro milionaria ignoranza,avrebbero bisogno di un deciso trapianto di realtà.”.E, se l’impresa non fosse disperata, a questa bisogna potrebbe servire quanto segue:“Un vecchio serbo, scampato alla mattanza del campo di sterminio di Jasenovac, doveassistette alla tortura e all’uccisione di sua sorella, di sua moglie e di tre figli, mi hadetto con le lacrime agli occhi: “In quel lager, in quel girone infernale, mi sforzavo dipensare ogni giorno a Dio: per maledirlo,”.48


    "Inoltriamoci, pertanto, in questo vero e proprio “Inferno terrestre”.
    “...Jasenovac...Il suo “architetto”, il ministro dell’Interno Andrija Artukovic, confesserà
    che vi sono stati uccisi circa 700 mila internati.
    ...Alle atrocità praticate in tutti i campi di sterminio ustascia, a Jasenovac si unisce un
    efficientismo più propriamente nazista. Tra gennaio e febbraio 1942, nel lager
    vengono infatti attivati due forni crematori progettati dal colonnello ustascia Hinko
    Piccilli...
    ...furono organizzate gare di abilità tra i carnefici, consistenti nel tagliare il più
    rapidamente possibile la gola degli internati con lo speciale pugnale ricurvo chiamato
    graviso. Il vincitore di tali competizioni fu Peter Brzica, già allievo del collegio
    francescano di Siroki Brijeg e membro della confraternita dei Crociati. Nella notte del
    29 agosto 1942...egli sarebbe riuscito a uccidere 1300 persone [nota n.39]...
    ...il nuovo comandante del campo, Ivica Matovic, sottopone 160 intellettuali (per lo più
    insegnanti) prigionieri a un “esperimento”: vuole appurare quanto tempo un essere
    umano possa sopravvivere senza acqua né cibo. Molti muoiono dopo i primi giorni, ma
    una quarantina di “cavie” riesce a sopravvivere mangiando l’erba del campo e in
    qualche caso la carne dei morti. Alla vigilia di Natale i superstiti, approfittando di un
    nubifragio, riescono a superare i reticolati del campo e a tuffarsi nella Sava; i
    carcerieri ustascia ne ripescano dal fiume 35 vivi, e li rinchiudono nudi in una baracca:
    la temperatura è a -30°C, e muoiono tutti assiderati.
    ...il gerarca ustascia Linbo Milos...racconterà, fra l’altro, come fossero stati creati degli
    speciali pugnali per rendere più rapide le uccisioni, come vennero utilizzati martelli per
    uccidere uomini e donne, e come i suoi agenti camminassero sui corpi e sulle teste dei
    bambini per assassinarli.
    Il successore di Milos al comando del lager ustascia di Jasenovac è il frate francescano
    Miroslav Filopovic Majsterovic, chiamato “Fra’ Satana” e amico personale di
    Poglavnik...Quando assume il comando del campo di sterminio, “Fra’ Satana” ha già
    una reputazione che non lascia dubbi: “il cattolico francescano è stato comandante
    delle “Guardie del corpo del Poglavnik”, squadracce ustascia della morte che
    nell’ottobre del 1941, nella scuola elementare di Krivaja, hanno massacrato a
    pugnalate gruppi di bambini serbo-ortodossi...Un testimone oculare di quel massacro
    racconterà:
    “Vestito in abiti da frate ma con la bustina ustascia in testa, Filopovic entrò in classe
    seguito da alcuni ustascia: ordinò alla maestra di separare i bambini ortodossi da quelli
    cattolici e musulmani. La maestra, nulla sospettando, chiamò fuori dai banchi gli alunni
    serbi. Quando i ragazzi uscirono nel corridoio, Fra’ Filopovic si scagliò sul gruppo col
    pugnale e li scannò tutti alla presenza degli altri ragazzi, che urlavano dal terrore. Con
    la gola e i petti squarciati e sanguinanti, i ragazzi correvano impazziti per il corridoio,
    tornavano nell’aula urlando di dolore e in preda al terrore [nota n. 43]...
    Le atrocità commesse dal sanguinario religioso cattolico provocano proteste e
    pressioni rivolte al Primate di Croazia monsignor Stepinac. L’arcivescovo di Zagabria
    interverrà assai tardivamente, nel 1943, disponendo la semplice “sospensione a
    divinis” del frate-carnefice, ed evitando di adottare provvedimenti più drastici.”.28
    È bene ricordare, al fine di evitare critiche affrettate, le meditate valutazioni di Joseph
    Ratzinger:
    “Il cardinale Stepinac era un uomo di coscienza...Era un uomo con la coscienza
    illuminata dalla Parola di Cristo...e tramite la coscienza è giunto alla verità...È divenuto
    soprattutto l’”avvocato di Dio” su questa terra...”.
    21) È evidente, quindi, per tutti coloro che non siano prevenuti nei confronti dei molto
    coscienziosi uomini di Chiesa, che è stata solo l’enorme mole di lavoro da cui è stato
    oberato il Cardinale Stepinac, (poiché non capita a tutti di essere l’”avvocato di Dio” su
    questa terra), che gli ha impedito di prendere le difese di coloro che vennero immolati,
    per fare della Croazia “la Nazione di Dio”.
    22) “Erano permesse solo le religioni islamica e cattolica – c’erano persino divisioni
    musulmane di SS con cappellani maomettani – mentre i fedeli ebrei e soprattutto
    ortodossi erano vittime di persecuzioni, quali i cattolici non avevano mai subito in tutta
    la loro storia.
    Centinaia di chiese e monasteri ortodossi vennero crudelmente saccheggiati e distrutti,
    di cui 172 nelle province di Lika, Kordun e Banija.
    Innumerevoli preti ortodossi vennero crudelmente sottoposti a tortura, tre vescovi
    ortodossi, il vescovo Platone, il metropolita di Sarajevo, Peter, e il vescovo Sava,
    vennero assassinati con varie centinaia di preti ortodossi.
    La popolazione serba doveva sottoscrivere di diventare cattolico-romana, dopo di che
    talvolta non veniva più disturbata, ma più spesso veniva comunque massacrata. Solo
    nel luglio del 1941 i cattolici croati in pochi giorni uccisero oltre 100.000 donne e
    bambini serbi nelle case, nelle scuole, nelle prigioni e nelle chiese ortodosse.
    La chiesa di Glina, ad esempio, secondo il racconto dell’ustascia presente, Hilmia
    Berberovic, fu trasformata in un mattatoio:
    “Il bagno di sangue durò dalle dieci di sera fino alle quattro del mattino e continuò per
    otto giorni. Le uniformi dei macellai dovettero essere cambiate perché grondavano di
    sangue. Dopo si trovarono bambini infilati negli spiedi, con le membra ancora
    spasmodicamente contratte dal dolore.”. (Miller A.).
    Dai pulpiti i cattolici venivano spinti alla persecuzione dei serbi ortodossi e nel loro
    sterminio si distinsero particolarmente i figli di San Francesco d’Assisi, i cui conventi da
    tempo servivano come depositi d’armi per gli ustascia.
    Il francescano Augustino Cievola comparve « per le strade con la pistola sotto la
    tonaca, invitando il popolo a partecipare agli assassinii degli ortodossi». Un altro
    francescano, Miroslav Filipovic-Majstorovic, occupò il posto di boia nel campo di
    concentramento di Jasenovac...
    Solo il francescano Brzica in una notte, il 29 agosto 1942, decapitò con una mannaia
    speciale 1360 persone...
    Dopo il crollo del regime cattolico, significativamente proprio i conventi francescani
    stranieri divennero luoghi di rifugio dei massacratori, in Austria Klagenfurt, in Italia
    Modena, ma anche in Francia.
    “Tutti questi conventi nascosero gli Ustascia fuggiaschi. Dappertutto questi criminali
    trovarono aiuto e soccorso ecclesiastico. Ed era assai comprensibile, perché le “azioni”
    degli ustascia erano state azioni della Chiesa” (Miller A.).
    Ma presero parte attiva all’eccidio anche chierici secolari. Il prete Bozidar Bralo, “uno
    dei principali complici del vescovo assassino Saric di Sarajevo...nominato prefetto,
    viaggiava per il paese con un mitra, urlando continuamente: “Abbasso i Serbi!”. Prese
    parte personalmente all’eccidio di 180 serbi ad Alipasim.Most, facendo poi una danza
    di gioia insieme agli Ustascia intorno ai corpi degli uccisi” (ibidem).
    ...il cardinale francese della Curia, Tisserant, confessò all’ambasciatore croato in
    Vaticano:
    ”Ho appreso da fonte sicura che i francescani di Bosnia ed Herzegovina si sono
    comportati in maniera deplorevole. Tali atti non dovrebbero essere perpetrati da
    uomini civilizzati e colti, e tanto meno da preti”.
    Ciò che mostra per altro come in Vaticano si fosse assai bene informati sulle atrocità in
    Croazia.
    Pio XII non pensò affatto di intervenire; d’altronde aveva appena riconosciuto questo
    Stato, benedicendo personalmente il suo capo supremo Pavelic.
    Il primate cattolico della Croazia, arcivescovo Stepinac, che in questo periodo si recò
    due volte a Roma e fu nominato dalla Curia vicario militare degli Ustascia, poté inoltre
    informare Pio XII con un memorandum sui benefici dello Stato indipendente croato,
    nel quale erano state guadagnate al cattolicesimo romano le anime di 250.000
    convertiti."

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  8. #8
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    Ma cosa dici? Pansa non lo dice, quindi non è vero!!
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  9. #9
    nafplio,golfo di nauplia
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    http://it.wikipedia.org/wiki/Ante_Paveli%C4%87


    Ante Pavelić (Bradina, 14 luglio 1889 – Madrid, 28 dicembre 1959) è stato un politico croato, fondatore del movimento nazionalista degli Ustascia (Ustaše = Insorti) e Poglavnik (Guida) dell'autoproclamato "Stato indipendente di Croazia" (Nezavisna Država Hrvatska, NDH) dal 1941 al 1945.
    Indice
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    * 1 Biografia
    * 2 Durante la seconda guerra mondiale
    * 3 Dopo la guerra
    * 4 Onorificenze
    * 5 Voci correlate
    * 6 Altri progetti
    * 7 Collegamenti esterni
    * 8 Dati relativi ai caduti nel periodo del regime ustascia di Pavelić

    [modifica] Biografia

    Dopo gli studi in legge a Zagabria si impegnò in politica nel "Partito croato dei diritti", un movimento nazionalista che si opponeva alla monarchia unitaria jugoslava e si batteva per l'indipendenza della Croazia. Fu eletto consigliere municipale a Zagabria e deputato al parlamento nazionale di Belgrado nel 1927. Nel 1929 fu costretto all'esilio dalla dittatura pro-unitaria istituita dal re Alessandro I dopo l'assassinio di Stjepan Radić.

    Rifugiatosi prima a Vienna, dove prese contatto con ufficiali austriaci anti-jugoslavi, e quindi in Italia, fondò insieme ai membri, anch'essi esiliati, della fazione più estremista del "Partito dei diritti", un nuovo movimento nazionalista, gli "Ustascia" (da ustaš, "insorto", o "ribelle"). Il gruppo si dedicò, sotto l'egida del governo italiano, ad attività intimidatorie, e, nel 1934, riuscì ad assassinare il re Alessandro I a Marsiglia. Con l'appoggio del regime fascista italiano il movimento si ampliò, installando campi di addestramento nella stessa Italia (a Bovegno, Siena, a Borgo Val di Taro sugli Appennini di Parma e a Riva del Garda) oltre che in Ungheria.
    [modifica] Durante la seconda guerra mondiale
    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Genocidi in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale.
    Hitler e Pavelić si incontrano il 9 giugno 1941

    Il 6 aprile 1941 il Regno di Jugoslavia fu invaso dalle forze dell'Asse e Pavelić divenne il capo dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), comprendente anche la Bosnia ed una piccola parte della Serbia, di fatto dipendente dalla Germania e dall'Italia fascista, da cui riprese le istituzioni. La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, che la cinse con il nome Tomislavo II, anche se non mise mai piede nella terra di cui era re. Gli italiani, inoltre, si erano annessi buona parte della costa dalmata, mentre i tedeschi esercitavano il pieno controllo militare sulla zona settentrionale.

    Il regime di Pavelić, che basava il proprio fondamento ideologico sulla difesa dell'elemento etnico croato e sul cattolicesimo integralista, attuò una dura politica di repressione nei confronti degli elementi allogeni. Iniziò così una pulizia etnica contro ortodossi, ebrei, zingari e comunisti. Fu anche creata una rete di campi di concentramento, il più noto dei quali, il campo di concentramento di Jasenovac, è oggi monumento alla memoria degli eccidi perpetrati contro i serbi.

    Certa storiografia post-bellica calcolava un totale di circa 800.000 serbi uccisi dal regime ustascia, partendo dal numero complessivo di 1.706.000 vittime di tutte le etnie presenti sul territorio jugoslavo nel periodo bellico compreso tra il 1941 ed il 1945. Fino ad anni recenti i dati sono stati accettati, e, ancora nel 1996, il Dr. Bulajic, direttore del "Museo per le Vittime del Genocidio" a Belgrado, attestava che le sole vittime del genocidio attuato a Jasenovac, secondo fonti attendibili, non ammonterebbero a meno di 700.000 vite umane.

    Studi recenti sia serbi che croati hanno cercato di ridefinire con maggiore obiettività l'entità delle perdite umane avvenute nel territorio jugoslavo durante la seconda guerra mondiale, alla luce anche del numero effettivo di abitanti in quel periodo, e fermo restando che le atrocità commesse tra le diverse etnie slave una contro l'altra, non possono essere ponderate da fredde cifre. Questi studi demografici indipendenti, prima fra tutti quello del demografo ed esperto di statistica dell'UNESCO, Bogoljub Kocovic, poi quello del demografo delle Nazioni Unite Vladimir Zerjavić, hanno calcolato un numero di caduti rispettivamente pari a 1.014.000 o 1.027.000. Di questi i serbi caduti su tutto il territorio jugoslavo sarebbero 530.000 in base ai calcoli del croato Zerjavić, 487.000 secondo le stime del serbo Kocović.

    Zerjavić calcola inoltre il numero dei caduti in territorio croato, ovvero nello Stato Indipendente di Croazia (NDH) governato da Pavelić, e li suddivide per etnie: 322.000 serbi, 255.000 croati e musulmani, 20.000 ebrei e 16.000 zingari. Compresi in questa cifra ci sono le vittime del campo di Jasenovac, dove sarebbero morti da 48.000 a 52.000 serbi, 13.000 ebrei, 12.000 croati e 10.000 zingari. La cifra totale sarebbe di circa 80.000, e questo è il dato oggi adottato anche dal Museo dell'Olocausto di Washington e dal Centro Simon Wiesenthal.

    L'esercito di Pavelić combatteva a fianco delle forze dell'Asse contro il movimento comunista di Tito, membro delle forze Alleate, e contro i cetnici (partigiani monarchici serbi), fino a quando quest'ultimi non divennero collaborazionisti dei nazisti.
    [modifica] Dopo la guerra

    Nel 1945, dopo aver guidato fino all'ultimo le truppe croate, Pavelic riuscì a fuggire dapprima in Austria, quindi a Roma e infine in Argentina. La Chiesa cattolica di Roma ed il papa Pio XII, che era stato sempre particolarmente benevolo nei suoi confronti, furono sospettati di averne favorito la fuoriuscita.


    Nel 1957, Blagoje Jovovic esplose contro di lui due colpi di pistola. In seguito, scoperto il suo rifugio, fu costretto nuovamente a fuggire per evitare un'estradizione. Si rifugiò nella Spagna di Francisco Franco, dove morì due anni dopo in seguito alle ferite riportate nell'attentato.

    Mentre per anni l'attentato fu creduto opera di un sicario dell'UDBA inviato dal governo jugoslavo, il tentativo di omicidio fu confessato, qualche anno fa, da un nazionalista serbo in punto di morte.[senza fonte]
    [modifica] Onorificenze
    Croce di I classe con corona di quercia dell'Ordine militare del Trifoglio di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I classe con corona di quercia dell'Ordine militare del Trifoglio di Ferro

    [modifica] Voci correlate

    * Ante Pavelić il Vecchio
    * Ustascia
    * Stato Indipendente di Croazia

    [modifica] Altri progetti

    * Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Ante Pavelić

    [modifica] Collegamenti esterni

    * La storia degli Ustascia sul Portale dedicato alla Shoah [www.Lager.it]
    * [1] Documento originale a testimonianza dei campi di concentramento croati
    * Il ruolo del Card. A. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, e quindi della chiesa cattolica nel regime ustascia - secondo l'"accusa" dall'archivio UAAR 1999 (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti)
    * Il ruolo del Card. A. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, e quindi della chiesa cattolica nel regime ustascia - secondo la "difesa" da "La Civiltà Cattolica", quad. 3563, 5 dicembre 1998
    * Articolo sulla "pulizia etnica" nei Balcani di Luca Rastello sul sito del Comune di Torino
    * (EN) PavelicPapers. Biografia e documenti
    * (FR) Il genocidio dei Serbi
    * (DE) Il campo di concentramento di Jasenovac
    * la Croazia contemporanea e il doloroso confronto con Jasenovac e l'Olocausto, dal sito Home - Osservatorio Balcani e Caucaso

    [modifica] Dati relativi ai caduti nel periodo del regime ustascia di Pavelić

    * (EN) I dati della storiografia contemporanea sulle vittime della seconda guerra mondiale e del regime di Pavelić in Jugoslavia, tabella con i risultati delle ricerche del demografo dell'Unesco, dr. Bogoljub Kocovic e del demografo delle Nazioni Unite Vladimir Zerjavic
    * (SR) Vittime della seconda guerra mondiale in Jugoslavia, tra mistificazione e verità storica, articolo in serbo con ampia bibliografia
    * (EN) Vittime della seconda guerra mondiale e vittime del regime di Pavelić in Jugoslavia, polemica tra Vladimir Zerjavic, demografo dell'ONU, e il dr. MILAN BULAJIC direttore del "Museo per le Vittime del Genocidio" di Belgrado

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  10. #10
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    Predefinito Rif: le tremende responsabilità dei fascisti italiani e della chiesa in jugoslavia ne

    qui ho riportato un pò di siti e notizie per chi ha voglia di approfondire questa parte di storia, in italia quasi sconosciuta e quindi,soprattutto per i signori di
    centrodestra, che non sono molto a conoscenza del contributo fondamentale e tragico che mussolini e i fascisti italiani , diedero al verificarsi delle tremende vicende della jugoslavia, durante la seconda guerra mondiale;
    e a proposito di preti , di preti cattolici dipendenti dalla chiesa romana, potete vedere quali furono i bestiali comportamenti di parecchi di loro;

    in base a queste vicende, forse i signori centordestri italiani,s i potrano rendere conto che , ad esempio, a non volere che si parlasse troppo della vicenda delle foibe , non erano i tremendi comunisti italiani , i tremendi profesorri sessanotttini e comunisti italiani,non era la tremenda stampa comunista italiana, ma era probabilmente la DC e la stampa ad essa collegata e la chiesa romana stessa ;
    questo almeno fino alla caduta della federazione iugoslava e cioè di quell'organismo , che più di ogni altro, avrebbe potuto ricordare all'italia, e all chiesa romana, le sue tremende responsabilità e colpe nel genocidio degli ortodossi serbui, degli ebrei e zingari iugoslavi

 

 
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