...e non lo sono. Avviene così che l'esercito agisca nel disordine, inadeguatamente, e si scompone, si disgrega.
Il PDL ha vissuto essenzialmente della capacità di Berlusconi, dei suoi entusiasmi, le sue iniziative, i suoi soldi. Tutti devono tutto a lui. E' stato capo assoluto, tale riconosciuto, rispettato, usato. E' stato così per anni, fino a quando le normali vicende della vita, anche politica, hanno presentato condizioni diverse, da affrontare diversamente, comunque con un impegno diretto, comune. Tutti, i beneficiati specialmente, avrebbero dovuto finalmente applicarsi con le proprie forze, il proprio valore, la propria capacità. Tutti, soprattutto, dando. Ognuno per la sua parte, ognuno per gli altri.
Non pare le cose stiano andando così. Tutt'altro. Il naturale declino del massimo rappresentante, l'offuscamento del suo potere, non ha provocato un solidale comportamento di quelli finora gloriatisi di rappresentarsi come suoi fedeli collaboratori. Non c'è stato il serrare i ranghi, tipico dell'esercito in difficoltà, a conciliare una tattica adeguata alle difficoltà insorgenti, non la fedeltà di chi è stato guidato a vincere tante battaglie. Tutt'altro.
Tutti, o quasi, da sergenti si sentono generali. E vogliono fare i generali. Tutti indicano piani di battaglia, più o meno geniali; tutti colgono l'occasione di differenziarsi dal "comandante in testa", con ciò ritenendo di acquisire valore, anche fuori dalla propria caserma... Tutti pensano la rivincita dei sempre assistiti, e rivincita contro, a discapito del loro assistente! Il che è nella natura umana: il troppo dovere riconoscenza che, stranamente, induce al disconoscimento della stessa, se non all'antipatia e peggio.
E così, come in tutti gli eserciti "normali", quando i tutti sergenti vogliono essere tutti generali, come si scriveva all'inizio, diventano un'armata brancaleonesca, e, purtroppo, senza rendersene conto. Perchè sergenti, appunto...




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