E' passata quasi inosservata, al di là di qualche articolo di giornale e servizio televisivo di pura cronaca dei fatti, la notizia della più grande controffensiva bellica statunitense dai tempi del Vietnam, attuata proprio in questi giorni in terra d'Afghanistan. Nulla di male, anzi: i talebani e le organizzazioni terroristiche che lavorano per l'instabilità del paese afghano vanno sradicate e battute sul terreno, anche con l'uso inevitabile della forza. Anche con le armi e i bombardamenti, se necessario.
Sfugge però alla gran parte dei media occidentali che il comandante in capo degli Stati Uniti d'America è l' "uomo nuovo", tale Mr. Obama. Sì, proprio colui che fino alla settimana scorsa affermava quanto segue: "la diplomazia viene prima di tutto", "la pace è necessaria", "i tempi sono cambiati".
E' cambiato qualcosa in Afghanistan dall'epoca del tanto vituperato George W. Bush? A giudicare dalle truppe messe in campo, dai combattimenti in corso, dai bombardamenti, dal sangue versato sì: essi sono aumentati. I media, però, tacciono. I sinistri, i bamboccioni finto-pacifisti, anche.





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