di Antonio Rapisarda (da Il Secolo d'Italia, 21/07/2009)
Insidia dell’indifferenza, l’ha chiamata qualcuno. Mancanza dello Stato, ha denunciato qualcun altro. Il giorno dopo le manifestazioni in ricordo di Paolo Borsellino, a sentire certa stampa e alcune dichiarazioni sembra che nel capoluogo siciliano sia calato il sipario sulla strage che nel 1992 in via D’Amelio ha visto cadere il giudice insieme agli uomini della sua scorta. Ma a vedere i numeri e la partecipazione alla fiaccolata organizzata dal “Forum 19 luglio” che sotto il coordinamento di Azione Giovani ha visto sfilare domenica sotto la casa del giudice più di quaranta sigle e mille persone sembra che quella siciliana sia tutt’altro che una generazione rassegnata o figlia di una società civile assente. In nome di Paolo Borsellino e dell’unità generazionale, insomma, la giovane destra siciliana si è non solo ritrovata assieme ai ragazzi delle altre realtà del centrodestra ma anche con esponenti della società civile e dall’associazionismo di sinistra, ma ha inteso porre un nuovo cliché di lotta alla mafia: quello non targato dall’ideologia e dalla logica dell’appartenenza.
E se i giovani hanno fatto la propria parte, anche le istituzioni non sono mancate. Se è vero che a guidare la manifestazione è stata Giorgia Meloni, ministro della Gioventù: «Il segreto del successo della fiaccolata? È una manifestazione radicata nella coscienza civile di Palermo. Ma soprattutto è un’iniziativa che per tradizione include e non esclude chi vuole fare lotta alla mafia». Sulle polemiche che hanno accompagnato le manifestazioni ufficiali, il ministro preferisce insistere su un fatto: «Ci sono dei momenti – come quello del ricordo di Borsellino – dove dovremmo essere tutti d’accordo e non utilizzare un anniversario del genere per alimentare polemiche». Tra le mille fiaccole vi era anche un altro rappresentante delle istituzioni come Fabio Granata, deputato del Pdl e membro della Commissione nazionale antimafia, che ha spiegato come «è stata una manifestazione bellissima, piena di giovani e di tanti cittadini. Iniziata, poi, con il gesto significativo della visita che abbiamo ricevuto dai due famigliari del giudice, Lucia e Salvatore». Sul fronte dei nuovi scenari relativi all’inchiesta, secondo Granata «bisogna continuare ad accertare tutto quello che di nuovo sta emergendo, sentendo tutti quelli che sono coinvolti, anche Ciancimino. Non bisogna avere paura di rovesciare altarini». Sul perché della massiccia partecipazione alla fiaccolata, il deputato siciliano ha spiegato come «è il segno che non è vero che questi ragazzi soffrono di un’identità fragile. Tutt’altro: soprattutto quando si parla di un simbolo positivo come Paolo Borsellino».
È Mauro La Mantia, coordinatore di Azione Giovani nonché uno dei promotori del Forum, a spiegarci il perché del radicamento dell’iniziativa: «Della nostra manifestazione è condiviso lo spirito: non è l’occasione per attacchi o rivendicazioni politiche. Ma al centro vi è il ricordo, silenzioso, di questo eroe contemporaneo: quello che vogliamo, insomma, è che ciascuno per questo si faccia un esame di coscienza. Un ricordo che noi abbiamo sempre voluto allargare a tutti». Proprio sull’apertura e sulla capacità della destra giovanile di fare rete sul tema dell’antimafia per La Mantia si coglie «il segno di un cambiamento, di una maturazione di tutto un ambiente che ha deciso di mettere da parte le appartenenze per celebrare un uomo che ha dimostrato come si possano incarnare i nostri valori nella quotidianità». E a questi giovani Salvatore Borsellino, fratello del giudice scomparso, non ha fatto mancare il proprio apprezzamento: «Sono andato a salutarli di persona, perché è significativo che ogni anno questi ragazzi si riuniscano dietro lo striscione “Paolo è vivo”».
Tanti le delegazioni presenti alla fiaccolata: dai giovani dell’Udc agli autonomisti junior del Mpa, dai sindacalisti dell’Ugl, ai giovani socialisti di centrosinistra. «Questo è il merito degli organizzatori – ha affermato Gabriele Vitale, responsabile palermitano dei giovani di Forza Italia – Hanno saputo da sempre coinvolgere la cittadinanza senza far pesare la propria appartenenza politica. Per questo molta gente comune si unisce spontaneamente ogni anno al corteo».
Anche le realtà “non conformi” siciliane hanno aderito con convinzione all’appello del Forum 19 luglio. Da Catania, ad esempio, sono giunti in quaranta. Fernando Adonia, studente universitario e portavoce dello Spazio Cervantes, ha spiegato che il successo della manifestazione è il segno che «bisogna abbattere i vecchi bastioni e dar forza a quelle energie positive - e ce ne sono - che vogliono risollevare lo spessore morale e culturale di questa terra. Credo che questo sia una momento propizio e i tanti giovani in piazza sono stati una risposta credibile». Alle accuse di immobilismo rivolte ai giovani siciliani Adonia ha risposto poi che «proprio da destra si deve costruire una cultura, un movimento dinamico, che si esprima in contrasto con le vecchie parole d'ordine di una certa sinistra, che vede nella Sicilia una terra incapace di risolvere da sé i propri drammi. La manifestazione, insomma, è stata la risposta di chi sceglie di agire a prescindere dalle istituzioni». Per Andrea La Barbera infine, responsabile di Casapound Palermo, è in nome di un superamento delle appartenenze che va interpretata la sfida generazionale alla mafia: «Questa manifestazione nasce con la volontà di far incontrare chi si oppone al potere mafioso. Perché bisogna ribadire che il luogo comune che l’antimafia appartenga alla sinistra è ormai finito». E che ciò avvenga nel nome del giudice palermitano per i giovani di Casapound è doveroso: «Perché per noi Paolo Borsellino continua a rappresentare una certa idea di eroe nazionale: un uomo che, sapendo di dover morire, non ha mai smesso un attimo di compiere il proprio dovere. Come uomo e come cittadino».
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