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    Predefinito Il "Paradiso Comunista" in Europa

    Nel secondo dopoguerra quasi tutti i Paesi europei vengono fagocitati dall'Unione Sovietica con gli accordi presi a Yalta con Regno Unito e Stati Uniti d'America.

    La Polonia

    Il governo polacco, in esilio a Londra dopo la caduta del paese nel 1939, ben presto divenne un alleato di Mosca e nel gennaio del 1945 l'esecutivo era composto da una maggioranza di ministri comunisti. Il nuovo esecutivo però non riuscì ad avere l'appoggio popolare che premiò invece il Partito dei Contadini di Stanislaw Mikolajczyk il quale accettò di diventare presidente della repubblica polacca. Ad ogni modo però tale titolo era soltanto una proforma: tale incarico era infatti privo di ogni forza ed autorità e Mikolajczyk divenne ben presto un fantoccio nelle mani dei comunisti polacchi che lo mantennero presidente per più di un decennio mentre il paese entrava nell'orbita della poltica espansionistica dei sovietici. Lo stesso Mikolajczyk firmerà nel 1948 il Patto di Varsavia, nel 1949 la nascita del COMECON e nel 1955 l'adesione alla stessa federazione sovietica. I principali provvedimenti del governo comunista polacco furono la completa nazionalizzazione delle risorse naturali e minerarie del paese e la nascita di una serie di imprese gestite dallo stato, la cui produzione era appunto stilata per quantità dall'esecutivo. Ad ogni modo la Polonia fu una delle maggiori polveriere nell'ambito della ribellione contro l'autorità del nuovo stato comunista polacco. In particolare và ricordata la forte presenza nel paese della Chiesa Cattolica che animò un piccolo gruppo, una specie di sindacato cattolico libero guidato dal minatore Lech Walesa, che però non riuscì nell'intento che si era prefissato. Lo stesso Walesa sarebbe stato arrestato mentre l'arcivescovo di Cracovia, il giovane Karol Wojtyla avrebbe preso la via dell'esilio negli Stati Uniti. Và ricordato che nel 1955 a capo della repubblica socialista polacca sarebbe andato il segretario del Partito Comunista Polacco Edward Gierek mentre a capo dell'esercito polacco sarebbe andato il generale Wojciech Jarunzelski che completò la violenta repressione contro le istituzioni e le organizzazioni antigovernative di matrice cattolica.

    La Romania

    Il paese venne guidato fin dal gennaio del 1945 da una giunta militare guidata dal re Michele e avviò una profonda riforma agraria che scontentò parecchio la borghesia medio alta. Ad ogni modo però la maggioranza della popolazione si schierà con il Fronte Democratico Nazionale che alle elezioni del marzo 1946 conquistò la maggioranza assoluta dei seggi nella nuova assemblea legislativa di Bucarest. Di fronte alla forte radicazione della falce e del martello nel paese il sovrano decise di mettersi a capo di una nuova giunta militare che avviò la nazionalizzazione delle fabbriche e delle terre ma questa linea sarebbe decaduta proprio nel 1955 quando Michele sarebbe stato fatto cadere da parte di un colpo di stato ordito direttamente da Mosca. Il 2 luglio 1955 infatti nasce ufficialmente la repubblica socialista rumena e il primo presidente sarebbe diventato Nicolae Ceausescu, segretario del Partito Socialista dei Lavoratori Rumeni. Ceausescu avrebbe sradicato tutti quei reparti dello stato che erano collegati con la decaduta monarchia e man forte fu data dalla stessa Armata Rossa. La Romania aveva ad ogni modo sottiscritto sotto il regno di Michele tutti i patti e le alleanze del 1948 e del 1949, mentre sarà Ceausescu a sottoscrivere l'adesione alla federazione di Mosca nell'autunno del 1955. La figura di Nicolae Ceausescu, che prese il titolo di "conducator", assunse i veri e propri caratteri di una tirannia personale e più volte il suo potere fu messo in discussione anche se le rivolte, in particolare quelle che ebbero inizio a Timisoara, città della Transilvania, furono sempre domate dall'esercito. La sua politica dittatoriale e sanguinosa, atta soprattutto ad impersonare il potere nella sua persona, fu giudicata pericolosa dallo stesso Soviet Supremo di Mosca e Ceausescu fu richiamato all'ordine; a partire però dal 1956 le sue pratiche sanguinarie ripresero in grande stile.

    La Bulgaria

    Le elezioni del 1945 attribuirono una schiacciante vittoria alla lista unitaria delle sinistre del Fronte Patriottico, controllata dai comunisti, ma nel giugno del 1946 un referendum preferì il mantenimento dell'istituto monarchico e re Simeone II rimase sul trono, assistito da un tutore vista la giovane età. Si prospettava quindi una vera e propria diarchia a Sofia: da una parte la monarchia, difesa a spada tratta dall'esercito e da buona parte della macchina burocratica dello stato bulgaro, dall'altra parte il governo comunista filosovietico che aveva avviato profonde riforme che andavano contro gli interessi della borghesia terriera. Ad ogni modo i dirigenti del Partito dei Lavoratori Bulgari decide di incontrarsi con i quadri generali del Cremlino per organizzare un colpo di stato a Sofia in grado di far cadere la monarchia. Le elezioni politiche anticipate del 1948 confermarono la maggioranza assoluta al comunisti di Georgi Dimitrov che assunse la carica di primo ministro. Sotto il suo governo fu avviata la nascita di un vero e proprio stato dittatoriale socialista con l'eliminazione delle opposizioni e l'accerchiamento della monarchia bulgara stessa. Il 10 novembre 1948 veniva diramata la notizia della morte accidentale del piccolo Simeone II e la proclamazione della repubblica socialista bulgara. Il nuovo stato aveva Dimitrov come presidente della repubblica, titolo privo comunque di ogni tipo di potere decisionale, vista l'ingombrante presenza del nuovo primo ministro, Todor Zivkov, segretario del Partito Comunista Bulgaro. Naturalmente la Bulgaria avrebbe firmato il Patto di Varsavia nel 1948, l'accordo sul COMECON nel 1949 e l'adesione alla federazione sovietica nel 1955. Zivkov strutturato personalmente la nuova carta costituzionale che nel giro di pochi anni vide la concentrazione del potere nella mani del primo ministro, nominato capo dello stato e del governo, comandante supremo dell'esercito e primo giudice della nazione.

    La Cecoslovacchia

    Particolare è il caso della repubblica cecoslovacca, stato che negli anni precendeti alla guerra era rimasta isola democratica con sale istituzioni liberaldemocratiche. Ad ogni modo però le elezioni politiche del 1945 portarono al governo una coalizione eterogenea con la forte presenza dei socialdemocratici riformisti del giovane Alexander Dudcek che ebbero la presidenza del consiglio e avviarono profonde riforme che andavano contro le direttive comuniste sovietiche: in particolare ricordiamo la riforma agraria, la riforma del mercato del lavoro e il nuovo sistema isitituzionale che puntava ad un multipartitismo ed ad una repubblica democratica parlamentare. Ad ogni modo Dubcek non si sentiva per nulla imparito di fronte ad un possibile attacco dell'Unione Sovietica e dei suoi satelliti; il 5 maggio 1946, durante un discorso a piazza Venceslao, a Praga, il primo ministro ribadì le linee programmatiche del suo esecutivo. Il 2 luglio 1946 i ministri appartenenti alla compagine comunista cecoslovacca decisero di abbandonare l'esecutivo, che però non andò in crisi pocihè disponeva nel parlamento una maggioranza solida. Estremo tentativo di salvaguardare la democrazia fu fatto dallo stesso Dudcek che si recò in visita ufficiale a Mosca il 15 ottobre 1946: le posizioni però erano inconciliabili. Stalin infatti aveva già deciso l'invasione del paese e il 1 gennaio 1947 impose ai tutti i paesi confinanti alla Cecoslovacchia la chiudere le frontiere con quest'ultima. Il 15 febbario 1947 le truppe dell'Armata Rossa entrarono a Praga mentre Dudcek stava lavorando tranquillamente nel suo studio, nel Palazzo Reale nel Castello. La "Primavera di Praga" era finita. Un gruppo di cattolici democratici cecoslovacchi, sostenitori della linea socialdemocratica, cercarono di prelevare il primo ministro per trasportarlo nella cattedrale di San Nicola, ma Dudcek si rifiutò di chiedere il "diritto d'asilo" alla Chiesa cattolica. Egli sarà infatti arrestato e deportato nei gulag della Siberia dove resterà per ben ventidue anni, fino al 1969, quando fu espulso e riparò negli Stati Uniti. La restaurazione staliniana a Praga fu assicurata dal segretario del Partito Comunista dei Lavoratori Cecoslovacchi Gustav Husàk, che fece calare sul paese una pesante cappa di repressione e di conformismo con le direttive sovietiche. Era la "normalizzazione" che Stalin aveva invocato in più occasioni. La repubblica popolare cecoslovacca aderirà ai diversi patti stretti con i sovietici a livello europeo e alla federazione nel 1955.

    L'Ungheria

    Anche l'Ungheria ebbe un dopoguerra travagliato dove la compagione al governo ebbe duri scontri interni tra componenti riformiste e componenti filosovietiche. Le elezioni politiche del 1945 avevano infatti dato al Partito Operaio Ungherese la maggioranza dei seggi nella camera dei deputati di Budapest, ma alcuni esponenti comunisti erano convinti che era fondametale una gestione unitaria del governo della giovane repubblica. In particolare avevano il riformista Imre Nagy che aveva espressamente chiesto al nuovo capo del governo, il filosovietico Matyas Rakosi, di firmare un esecutivo di coalizione con le forze riformiete e moderate nell'arco costituzionale. Tale proposta non venne però messa ai voti nel primo congresso nel partito che quindi sconfessò la linea di Nagy, il quale però non si diede per vinto. Mentre il governo intavolata un regime monopoartitico con l'abbolizione di tutti i partiti tranne quello comunista e la certificazione della "dittatura del proletariato", Nagy fondava il 13 agosto 1945 il Partito Socialista Democratico Ungherese, nuovo soggetto politico che si dichiarava "socialista e democratico senza sè e senza ma". Anche per questo motivo esso non fu dichiarato illegittimo dal governo e potè partecipare alle elezioni politiche indette per la primavera del 1948. Nagy aveva infatti adottato una linea moderna per lo sviluppo dell'Ungheria e la sua visione critica non era mai stato ripresa dal Cremlino; erano questi gli anni dell'"anomalia Dudcek". Ad ogni modo la sinistra ungherese stava avvicinadosi ad un vero e proprio scontro frontale il 2 marzo 1948. Le elezioni politiche infatti videro scontrasi pesantemente i comunisti di Rakosi e i socialdemocratici di Nagy, le cui fila erano state ingrossate da parte di dissidenti del regime che vedevano nel Partito Socialista Democratico l'unica anima critica nel paese. E infatti le consultazioni diedero la maggioranza a Nagy che potè andare al potere formando una coalizione programmatica con lo sconfitto Rakosi. Il nuovo governo iniziò una serie di riforme che andavano contro la colletivizzazione e l'economia pianificata e trovò l'opposizione del Partito Operaio Ungherese e la freddezza del Cremlino. Quets'ulitmo, dopo aver spento la "Primavera di Praga" aveva concentrato le sue attenzioni sull'Ungheria. Stalin per prima cosa chiese la testa dell'ex-capo del governo Matyas Rakosi e nominò nuovo segretario Jànos Kàdàr. Quest'ultimo prima fece uscire i comunisti dal governo e successivamente chiese l'intervento dell'Armata Rossa dopo le perplessità di Rakosi nel sottoscrivere il Patto di Varsavia. Il 14 settembre 1948 Budapest era occupata, Imre Nagy deportato in Siberia dove troverà la morte nel 1958 e Kàdàr nuovo capo dello stato e del governo, dittatore assoluto della nuova repubblica comunista del popolo ungherese. Naturalmente Kàdàr firmerà i patti del 1948, del 1949 e del 1955.

    La Jugoslavia

    Il grande prestigio acquisito nella Guerra di Liberazione da parte del maresciallo Josip Broz, detto Tito, lo fece diventare ben presto padrone assoluto nella Jugoslavia. Innanzi tutto egli fu messo a capo di un governo provvisorio di Unità Nazionale. Ben presto però Tito, che erano stato nominato segretario della Lega dei Comunisti Jugoslavi, aveva deciso di avviare una nuova fase nella storia del suo paese. Per prima cosa riordinò istituzionalmente il paese con una struttura federale che univa la Serbia, la Croazia, la Slovenia, la Bosnia ed Erzegovina, la Macedonia, il Montenegro e l'Albania, con due regioni autonome, Kosovo e Vojvodina. Non a caso il maresciallo aveva condotto la guerra di liberazione affermando l'esigenza di conquistare "libertà, uguali diritti e fratellanza per tutti i popoli della Jugoslavia". Ad ogni modo il particolare prestigio di Tito gli consentì da un lato la creazione di una repubblica socialista federale jugoslava che aderirà al Patto di Varsavia nel 1948, al COMECON nel 1949 e alla federazione sovietica nel 1955, dall'altro una "via jugoslava al socialismo reale". Venne infatti ripristinata la piccola proprietà terriera e fu avviata l'autogestione delle fabbriche da parte dei consigli degli operai. Allo stesso tempo fu concessa maggiore libertà di espressione alla stampa e al dibattito, anche se il monopolio del potere veniva mantenuto dal partito comunista. Tale linea politica fu al centro di una serie di dibattiti sul diversi modelli del socialismo da attuare ma non fu mai sconfessata né da Stalin né altri poiché grande era il prestigio internazionale del maresciallo di Belgrado. In partito lare dobbiamo ricordare che l'ingegneria istituzionale titoista che aveva modellato la creazione della federazione jugoslava aveva confermato la pace e sviluppo soprattutto fra popoli che per secoli avevano combattuto e avevano utilizzato il ferro e il fuoco. Possiamo quindi parlare di una vera e propria "eccezione Tito", anche alla luce della repressione sovietica a Praga e Budapest.

    La Germania

    Inizialmente a Yalta era stata decise la divisione della Germania in due entità, ma dopo la morte di Roosevelt, la linea isolazionista di Truman e la fiacca voce di Churchill (sconfitto alle elezioni politiche da parte dei laburisti britannici) si optò alla proposta del ministro degli esteri russo Vjaceslav Michajlovic Skrjabin Molotov: la creazione di una repubblica democratica tedesca, con capitale Berlino e la presenza dell'Armata Rossa e di pattuglie anglofrancesi per il controllo della struttura democratica della nuova nazione germanica. Il Comando Militare di Controllo sulla Germania aveva approvato le prime libere elezioni politiche che si tennero nel febbraio del 1948, dopo tre anni di occupazione militare e di legislazione militare: il Partito Socialista Unificato e l'Unione Democratica Cristiana avevano formato un governo di coalizione guidato dal socialista Otto Grotewohl con il democratico cristiano Konrad Adenauer al ministero degli esteri e con la carica di vice-cancelliere della nuova repubblica. La collaborazione tra i due grandi partiti di massa però non tardò a incrinarsi quando, nell'autunno del 1948 Stalin e Molotov proposero l'adesione al Patto di Varsavia anche alla Germania. Adenauer si era detto contrario ed aveva proposto la nascita di un unico sistema di difesa europeo e autonomo, anche da Mosca, ma i socialisti tedeschi e lo stesso Grotewohl acconsentirono. A questo punto il braccio di ferro all'interno dell'esecutivo si fece bollente: altra questione sul tavolo era quella della presidenza della repubblica tedesca, la carica di capo dello stato che fungeva da garanzia per la nazione, ma i socialisti avevano candidato lo stesso Otto Grotewohl ipotizzando l'unione tra le due cariche. L'Unione Democratica Cristiana gridò al colpo di stato e ricordò i precedenti nazisti quando Hitler unificò le due cariche di canceliere e di presidente della repubblica: la collaborazione era ormai finita. Il 1 gennaio 1949 un comunicato diramato dal Palazzo della Cancelleria di Berlino informava dell'entrata in vigore della nuova carta costituzionale della nuova repubblica democratica del popolo tedesco. Nuovo capo dello stato e del governo era confermato Grotewohl, che però assegnò al socialista filosovietico Wiehelm Pieck, il quale nel febbraio 1949 intavolò la nuova politica della Germania socialista: fine della libertà di espressione e abbolizione di tutti i partiti e sindacati, tranne del Partito Socialista Unificato e la piena adesione al Patto di Varsavia. Konrad Adenauer e i democratici cristiani tedeschi furono espulsi dalla repubblica e la maggioranza riparò negli Stati Uniti. La nuova repubblica divenne sotto la gestione Grotewohl-Pieck un centro per la produzione di armi chimiche e batteriologiche e una conferma il disastro ambientale che le industrie di stato provocarono a Bonn, quando una nube tossica fuoriuscì dalla locale fabbrica che produceva armi chimiche e sconvolse tutta la regione. Nella zone confinante con l'Alsazia francese ci furono in più occasioni contine violenze e scontri con la polizia di stato che però non comportò una riduzione della durezza del regime socialista tedesco. Anzi, Mosca entrò in modo preponderante della vita interna della Germania e ne influenzò il suo comportamento nei confronti dei ribelli; ricordiamo che lo stesso Stalin minaccò un embargo al governo amico di Berlino se non avesse fucilato un gruppo di oppositori che si erano incatenati davanti alla porta di Brandeburgo, nella piazza principale di Berlino, nell'ottobre del 1950. Ad ogni modo Grotewohl sottoscrisse anche i patti del 1949 e del 1955.

    L'Austria

    Il paese ebbe una vita particolarmente autonoma, simile alla situazione vigente di Jugoslavia. L'Austria infatti era stata inglobata, dal 1938, alla Germania nazista e Vienna aveva seguito le sorti di Berlino nel dopoguerra. Dopo essere cioè stata occupata da truppe sovietiche, inglesi e francesi, il Comando Militare di Controllo ha avviato nel febbraio del 1948, le procedure per organizzare le prime elezioni politiche austriache per l'autunno. La consultazione elettorale legislativa diede al Partito Socialista Austriaco la maggioranza delle camere e decise di formare una coalizione di governo con il Partito Cristiano Sociale mentre il Blocco Nazionale andava all'opposizione; nuovo presidente della repubblica diventata Karl Renner, segretario della formazione socialista, mentre cancelliere della repubblica federale austriaca diventava il cristiano sociale Leopold Figl. Le linee programmatiche della cancelleria Figl erano incentrate sulla costruzione di una democrazia su stampo occidentale e liberaldemocratico: numerose furono infatti le riforme che furono attuate nel tre anni di governo della coalizione, dal 1948 al 1951. Successivamente però all'interno dello stesso Partito Socialista si rafforzò la linea ferrea di alleanza e di uniformità con Mosca: il presidente Renner e la sua linea programmatica furono però confermati dal congresso del partito. Renner e Figl incontreranno a Mosca Stalin e gli illustreranno la complessità della situazione austriaca e l'impossibilità di una vera e propria socializzazione del paese. L'Austria sarebbe rimasta una Repubblica Federale, la libertà sarebbe stata limitata soltato alla destra nazionalista, liberalista e conservatrice e il potere rimaneva nella mani dei socialisti e dei cristiano sociali. Renner avrebbe sottoscritto i patti e la federazione sovietica del 1955. Sarebbe infatti rimasto presidente fino alla morte, nel 1956. La presidenza sarebbe stata affidata a Figl mentre alla cancelleria andava Theodor Körner.

    La Francia

    Dopo che la presidenza provvisoria della repubblica era stata assegnata temporaneamente al maresciallo Charles De Gaulle, capo della resistenza francese, dal 1944 al 1947, essa fu assegnata a Léon Blum il quale, con una giunta politico-militare, organizzò le elezioni politiche del gennaio 1948. Esse diedero la maggioranza alla SFIO, la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia, e il 16 gennaio 1947 si insedì René-Jules-Gustave Coty, repubblicano e socialista di ferro. Coty assegnò al primo ministro Vincent Auriol la formazione del governo, monocolore, poiché rappresentava soltanto il partito socialista che aveva vinto le elezioni. Di fronte alle ripetute critiche che il maresciallo De Gaulle aveva fatto contro la possibilità di costruire una coalizione di governo con le altre forze politiche, Coty rispose mandando l'esercito e la polizia a disperdere le varie manifestazioni della destra liberale francese davanti al palazzo dell'Eliseo, a Parigi. In secondo luogo il presidente della repubblica sciolse nel maggio del 1949 le camere e decise di indire nuove elezioni per l'autunno. Elezioni che si svolsero in una clima infuocato e pieno di attriti tra le forze politiche che avevano fatto la guerra di liberazione contro i nazisti e i collaborazionisti: la SFIO raggiunse il massimo storico on il 52,7% mentre le opposizioni, i centristi del Movimento Popolare e la destra liberale crollarono. Coty e Auriol rimasero al loro posto e, con il vecchio Blum, nel gennaio 1950, andarono a Mosca dove decisero di entrare nel Patto di Varsavia e nel COMECON. Nel 1955 la Francia, diventata Repubblica del Popolo di tutti i Francesi, dove le libertà erano state sprangate dalle leggi eccezionali fatte da Auriol, si legava definitivamente all'Unione Sovietica. La patria della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità, la patria della Rivoluzione, diventata quindi un baluardo nel socialismo reale esportato dall'Est.

    L'Italia

    Nel nostro paese fondamentali furono le elezioni dell'aprile 1948. L'Italia infatti era diventata repubblica dopo il referendum del 2 giugno 1946 e nell'Assemblea Costituente la componente socialista nella veste del Partito Socialista di Unità Proletaria di Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini era il secondo partito politico dopo la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e prima del Partito Comunista di Palmiro Togliatti. Nenni aveva detto infatti "la repubblica sarà socialista, o non sarà repubblica". Le elezioni diedero la maggioranza al Fronte Democratico Popolare, una lista unica che univa i socialdemocratici di Saragat, i socialisti unitari di Pertini e Nenni, i comunisti di Togliatti ed era federato con il Partito Repubblicano di Ugo La Malfa e altre liste laiche, socialiste e riformiste capeggiate da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. Presidente del Senato fu eletto il liberale Benedetto Croce, presidente della camera il comunista Giorgio Napolitano mentre alla presidenza della repubblica fu scelto l'ex-primo ministro Francesco Saverio Nitti. E sarà proprio Nitti a convocare al Quirinale Giuseppe Saragat il quale formerà un governo composto dal Fronte Democratico Popolare, cioè le sinistre italiane unite, e la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e Giuseppe Dossetti. Saragat e il ministro degli esteri Nenni andarono da Stalin, nell'agosto del 1948 e stipularono un trattato che diceva che veniva fatta una proroga per quanto riguarda l'Italia nell'adesione ai diversi patti con Mosca. Ma la pazienza di Stalin si sarebbe esaurita nel 1953, quando Togliatti, ministro della grazia e giustizia, subiva il secondo attentato ma rimane vivo. L'Armata Rossa entrò in Italia e fece piazza pulita della repubblica democratica: Togliatti, dopo una breve riabilitazione, fu issato alla presidenza della repubblica mentre presidente del consiglio diventava Umberto Terracini. La penisola diventava quindi una Repubblica Socialista con il partito unico, il Partito Comunista Italiano e la fine della libertà di opinione e di espressione. Ricordiamo che i socialisti Nenni, Saragat e Pertini, i democristiani De Gasperi, Dossetti e La Pira, il gruppo liberaldemocratico e gli stessi comunisti Napolitano ed Enrico Berlinguer scapparono dall'Italia e si rifugiarono in Gran Bretagna dove formarono con don Luigi Sturzo il "Centro per la Democrazia in Italia" e qui lo stesso Nenni si pentì dell'alleanza con i comunisti nel Fronte. In patria intanto la destra fu trucidata dall'Armata Rossa e Togliatti aderì al Patto di Varsavia, al COMECON e nel 1955 alla Federazione sovietica.
    Anche

    La Grecia

    La feroce guerra civile scoppiata nel 1946 con l'insurrezione dei comunisti contro il governo monarchico filo-occidentale di re Paolo si conclude nel 1949 con l'intervento dell'Armata Rossa che oltrepassa i confini ellenici e occupa le città principali tra le quali Salonicco e la capitale Atene, il re e la famiglia reale greca sono costretti all'esilio insieme al legittimo governo liberale negli Stati Uniti, Nikos Beloyannis è eletto primo presidente della Repubblica Popolare di Grecia, satellite sovietico che aderisce immediatamente al COMECON e all'alleanza militare con l'URSS e nel 1954 alla Federazione sovietica.

    L'URSE

    Il 21 ottobre 1948, Jozif Jugasvili, detto Stalin, leader dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e il ministro degli esteri russo Vjaceslav Michajlovic Skrjabin Molotov proposero la nascita di un grande patto politico e militare, il Patto di Varsavia, basato sull'intervento dell'Armata Rossa nel caso in cui ci fossero particolari problemi all'interno di una singola realtà nazionale. In particolare il Patto di Varsavia e l'Armata Rossa avrebbero protetto le compagini socialiste e comuniste filosovietiche. L'anno successivo, il 14 giugno 1949, il ministro dell'economia russo Nikita Sergeevič Chruščёv proponeva la nascita del COMECON, il Consiglio per la Mutua Assistenza Economica, che puntava a far cooperare le varie economie nazionali, basate prima di tutto dalla collettivizzazione e dalla pianificazione della produzione. Ad ogni modo Stalin, il 12 dicembre 1955, chiamerà a raccolta a Mosca, nel Palazzo del Popolo e delle Nazioni, i rappresentato di un'Europa ormai quasi completamente rossa: il presidente polacco Edward Gierek, il presidente rumeno Nicolae Ceausescu, il presidente bulgaro Georgi Dimitrov e il primo ministro Todor Zivkov, il presidente cecoslovacco Gustav Husàk, il presidente ungherese Jànos Kàdàr, il presidente jugoslavo maresciallo Josip Broz, detto Tito, il presidente austriaco Leopold Figl (unico non comunista...) e il cancelliere Theodor Körner, il presidente tedesco Otto Grotewohl e il cancelliere Wiehelm Pieck, il presidente francese René-Jules-Gustave Coty e il primo ministro Vincent Auriol, il presidente italiano Palmiro Togliatti e il presidente del consiglio Umberto Terracini, il presidente ellenico Beloyannis. Qui Stalin presentò loro il progetto dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee, la nascita di una grande Federazione europea che univa i Paesi socialisti e comunisti. La nuova federazione aveva un Consiglio di Presidenza e di Esecutivo, che appunto univa tutti i presidenti delle repubbliche e i segretari dei partiti unici nazionali. La presidenza fu assegnata all'unanimità a Jozif Stalin mentre il coordinatore della federazione divenne Georgij Maksimilianovič Malenkov. Nella stessa occasione fu fondato COMINFORM (da "Communist Information Bureau"), l'ufficio di coordinamento dei partiti comunisti, la Quarta Internazionale, la cui presidenza andrà a Palmiro Togliatti.

    Rimangono fuori dalla sfera d'influenza i Paesi del Benelux ovvero i regni di Belgio, Paesi Bassi e il granducato di Lussemburgo; il regno di Danimarca, il regno di Norvegia e il regno di Svezia mentre la repubblica di Finlandia subisce un tragico destino e una seconda guerra russo-finlandese si conclude con la disfatta dei finnici e l'entrata dei sovietici a Helsinki che dichiarano l'annessione del Paese alla federazione sovietica; la Spagna franchista e il Portogallo salazarista e il Regno Unito, l'Irlanda e l'Islanda rimangono filo-occidentali ed anticomunisti ed alleati degli Stati Uniti d'America.

    Come potrebbe proseguire la storia negli anni '60?
    Ultima modifica di Cattivo; 23-10-12 alle 18:17

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    Predefinito Re: Il "Paradiso Comunista" in Europa

    L'america alla fine viene sconfitta e si realizza il paradiso sulla terra.
    " Solo i Sith ragionano per assoluti. "
    " Si ! "

 

 

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