di Laura Bruzzaniti (laura.bruzzaniti@gmail.com)
In Burundi le relazioni omosessuali diventano un reato. Una modifica del codice penale, votata alla fine di aprile, ha introdotto la pena fino a due anni di carcere per le relazioni consensuali tra adulti dello stesso sessso. Oltre sessanta organizzazioni africane e internazionali
hanno chiesto al Presidente del Burundi, Nkurunziza, di cancellare immediatamente le nuove norme, che costituiscono una violazione dei diritti umani.
Improbabile che
il Presidente presti ascolto alla richiesta. Del resto – come ricorda Human Rights Watch- la sua posizione sulla questione “omosessuali” il Presidente l’aveva espressa chiaramente già lo scorso gennaio, quando in un’apparizione televisiva aveva definito l’omosessualità “una maledizione”.
Secondo Scott Logn, direttore del Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Rights Program di Human Rights Watch, “
Il Burundi ha fatto un deludente passo indietro rendendo legale la discriminazione. Il Governo ha utilizzato argomenti come la ‘tradizione’ e la ‘cultura’ per giustificare questa azione repressiva, ma non c’è argomento che possa giustificare la violazione dei diritti fondamentali“. Tra questi il diritto alla privacy, garantito dalla stessa Costituzione del Burundi e che il Paese si è impegnato a difendere firmando accordi internazionali come il Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
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