Lasciatelo lavorare
Adesso basta. Com’è che, quando Berlusconi parla, nessuno lo prende più sul serio? Come si permettono i colleghi politici, gli alleati e persino i servi di partito, di smentirlo prima ancora che si smentisca lui? Quanto è accaduto domenica intorno al Cainano è gravissimo. Il pover’ometto, di ritorno da Antigua e dunque già sconvolto dal jet-lag, perdipiù intento a curare l’anziana madre malata «con la terapia dell’amore che funziona sempre» (soprattutto col centrosinistra), trova il tempo di telefonare a quegli scioperati di Forza Italia che se la spassano a Roccaraso con la Neve Azzurra. E, una volta tanto, dice la verità. Cioè che a lui della riforma elettorale non gliene può fregar meno: a lui interessano le tv. Ergo, delle due l’una:
o l’Unione cestina la pur gentilissima legge Gentiloni (che lascia intatte le sue tre reti, ma gli leva un po’ di pubblicità),
e con essa gli elettori rimasti, o lui non tratta.
È la prima mission del suo impegno politico fin dal ‘94 (l’altra, evitare la galera, è cosa fatta). E non ne ha mai fatto mistero. Ma,
visto che alleati e avversari fingono di scordarlo, s’incarica di rammentarlo papale papale: mettere un tetto alla pubblicità è «criminale», corrompere giudici, finanzieri, senatori, dirigenti Rai o trasmettere con tre reti quando al massimo se ne possono possedere due, invece, è legale.
Si può discutere su questo curioso postulato del diritto arcoriano, simile a quella di chi si fa una casa abusiva e, dinanzi al cancello, affigge il «divieto di sosta» per far multare chi parcheggia di fronte.
Ma non si può fingere sorpresa: è lo stesso da 15 anni.
Invece cadono tutti dal pero.
D’Alema parla di «gaffe». Veltroni chiama Bettini perché senta Letta.
Vergini violate si stracciano le vesti a ogni latitudine della buvette di Montecitorio: Berlusconi che pensa alle tv quando potrebbe passare alla Storia come coautore di un modello tedesco corretto alla spagnola con una spruzzata di francese e un cicinìn di seltz, chi l’avrebbe mai detto?
«
Possibile -
così il Corriere riassume lo sconcerto dei vertici Pd -
che abbia voluto stoppare il dialogo sulle riforme?». Casini ammonisce: «Sbaglierebbe il Cavaliere se confondesse le tv con le legge elettorale…».
Beata ingenuità.
Il Cavaliere non confonde nulla: con le tv ci fa i miliardi, con la legge elettorale ci fa la birra, tant’è che in 15 anni è stato favorevole e contrario a tutti i modelli presenti nell’ universo, anche al sistema venusiano. Alla fine Bonaiuti smentisce il padrone, il quale è costretto a smentirsi a metà: «Ho solo detto che non si può collaborare con chi mette a segno un disegno criminale come la Gentiloni».
Dal Pd, cioè dai «criminali», è tutto un rallegrarsi, scambiarsi strette di mano e pacche sulle spalle, tirare sospiri di sollievo: «un altro passo avanti sulla strada del dialogo», ci ha solo dato dei criminali, buon segno, grande apertura, è fatta. Tanto tutti sanno che, al Senato, la Gentiloni (di nuovo rinviata, da gennaio a febbraio) non passerà mai: qualche speranza l’avremmo avuta se si fosse aperto un dialogo preferenziale con Fini, Casini e Bossi due mesi fa, quando quelli litigavano col Cainano che giurava di annientarli dal predellino della Mercedes.
Invece il dialogo preferenziale si fa con lui, e gli altri, isolati da lui e pure dal Pd, son tornati a Canossa.
Una mossa geniale.
Naturalmente di tutto questo il Tg1 e il Tg2 (diversamente dal Tg3) non si sono nemmeno accorti: come segnala Dagospia, i notiziari di Johnny Raiotta e Mauro Mazza hanno interpretato la chiamata del Cainano a Roccaraso in salsa inciucista. Titolo del Tg1: «Berlusconi: riforma ok, no legge sulla tv». Svolgimento: «Legge elettorale. Berlusconi: sì al dialogo, no alla riforma tv. Il Pd: niente scambi sulla Gentiloni». Tg2, titolo dopo slavine e rifiuti: «Legge elettorale e tv, tra dialogo e rottura». Svolgimento: «Berlusconi ribadisce il sì al dialogo sulla legge elettorale, ma fissa i paletti: no al sistema tedesco e sbarramento alto. Poi attacca la legge sulle tv: c’è un disegno criminoso per bloccare le riforme. Ed è polemica». Segue servizio di Ida Colucci, dove manca il sonoro della telefonata berlusconica. Altrimenti si sentirebbe la frase testuale: «Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe possibilità di dialogo con chi agisse in questo modo». E, dando una notizia vera, si creerebbe un pericoloso precedente.
"UlivoodParty, l'Unità - 15 Gennaio 2008