Debito e conseguenze economiche – di Gerardo Coco


Il World Economic Outlook report di ottobre del Fondo Monetario Internazionale fa delle previsioni al ribasso rispetto a quelle dello scorso aprile che prevedevano per il 2012 una crescita mondiale del 3.5% e per il 2013, del 4.1. Ora sono state aggiustate rispettivamente al 3.3% e al 3.6% (per le previsioni sui singoli paesi vedi qui).

Tuttavia se si tiene conto dell’inflazione reale la crescita diventa decrescita.

Il grafico mostra 1 mostra l’andamento dei PIL di USA, Eurozona e Giappone a partire dalla crisi del 2008.




Fonte FMI

Oliver Blanchard, il Chief economist del FMI nel suo discorso a Tokio osserva che la ripresa nelle maggiori economie “borbotta” come un moribondo.

Il Giappone è in zona negativa, negli USA la ripresa è lenta e nell’eurozona fatica per l’incapacità politica di risolvere i problemi. I paesi emergenti invece continuano a crescere anche se a ritmo lento. Tuttavia Blanchard parla di ripresa ma l’andamento del grafico, piuttosto asintotico segnala, non ripresa lenta, ma stagnazione. Quando, alla fine dell’anno, si aggiorneranno le previsioni temiamo che le linee del grafico intersechino l’asse orizzontale: allora la depressione sarà ufficiale.

Ma, continua Blanchard,: “non abbiamo ancora perso un decennio, ma sicuramente ci vorrà almeno un decennio dall’inizio della crisi perché l’economia mondiale torni ad essere in forma”. Dopodiché arriva un’ affermazione incredibile: “A livello strategico generale la politica è molto chiara: continuare con la facilitazione monetaria, di per sé una vera forza di sviluppo”. Secondo l’economista la manipolazione monetaria sarebbe un driver di sviluppo. Ma quando mai ha funzionato? Serve solo a ritardare il collasso finale.

Ora osserviamo il grafico 2 che illustra l’andamento del debito nell’eurozona: ha un andamento esponenziale che si accorda con quello asintotico del grafico 1. Dal 2008 il debito è cresciuto e, in corrispondenza, la crescita è diminuita. Tra debito e decrescita c’è una relazione di causa ed effetto.





Grafico 2 Government debt (as a % of GDP) BCE

Il FMI non vuole ammettere che il sistema debito/credito mondiale è completamente fuori controllo e sta divorando le economie. Blanchard si sbaglia: non ci vorranno altri sei anni per la ripresa perché il collasso la precederà.

La produttività marginale del debito

Nel mondo si è consolidata l’idea che si possa perpetuare il debito senza mai pagarlo. Nel bilancio dell’economia globale lo stock di debito ha ormai superato lo stock dell’attivo patrimoniale. E’ quest’ultimo a creare le correnti reddituali per pagare il servizio del debito e a creare lo sviluppo.

Se il reddito aumenta, il rapporto debito/Pil rimane sotto controllo. Ma nelle principali economie mondiali questo rapporto sta peggiorando non solo perché il debito cresce più velocemente del reddito. Sta peggiorando perché ogni dose incrementale di debito, il debito marginale, non produce reddito incrementale. Non è tanto, infatti, il debito in sé e il suo rapporto col PIL a creare problemi, ma la sua qualità, definita dal rapporto tra l’incremento e la sua contribuzione al PIL, cioè la sua produttività marginale. Il suo deterioramento a livello globale è senza precedenti.

Se in un’impresa il valore di un’unità di debito produce il valore di due unità di prodotto, l’impresa è in grado di ripagare capitale e interessi e in più consegue un incremento di ricchezza netta. La produttività marginale del debito è dunque positiva. Ma quando lo stato contrae un debito è già un miracolo che ne riproduca solo il valore senza conseguire un surplus. L’unità di debito che lo stato si accolla produce economicamente una riduzione di reddito, finanziariamente un deficit e non produce flussi di cassa per ripagare gli interessi che continuano indisturbati ad aumentare perché la produttività marginale del debito è sempre negativa: ulteriori dosi di debito producono decrescita.

La ragione è che il debito dei governi contrae la capacità produttiva dell’economia perché finanziando consumo ne riduce la capacità di reddito. Come può, infatti, il consumo generare reddito? E dare pure un rendimento? Il consumo, alla fine, non è funzione del debito ma della ricchezza netta. Si pensi solo al’indebitamento per pagare le spese di welfare. Il debito perde qualsiasi giustificazione economica quando la sua produttività marginale diventa negativa. Vale anche qui la legge dei rendimenti decrescenti: ogni dose aggiuntiva non solo è inefficace ma è progressivamente dannosa. Solo nel mondo alla rovescia degli economisti del FMI si può credere il contrario. E’ come se un individuo dopo aver prestato denaro per fare la spesa ad una persona che non ha reddito si aspettasse di essere ripagato e di ottenere, pure, un rendimento sul prestito. Tuttavia i pasti gratis esistono ma solo per i governi e vengono pagati con il denaro dei contribuenti e con l’inflazione monetaria.

La produttività marginale negativa del debito porta alla catastrofe economica. Se il volume del debito per consumi cresce più velocemente del reddito nazionale eccedendo la produzione, un paese vive al di sopra dei propri mezzi e consuma capitale. Il capitale evapora, il sistema industriale declina perché l’economia è letteralmente divorata dal debito. E’ questo è ciò che sta avvenendo nelle principali economie mondiali. Altro che ripresa!



Gerardo Coco

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