Non c’è che dire: nella cura dei mali degli uomini, degli animali, delle piante, la scienza moderna ha fatto passi da gigante. Basta tornare col pensiero a un paio di secoli nel passato (che sono un paio di secoli ?) per avere l’impressione di trovarsi nella preistoria.
Quasi tutti i metodi di cura, e le stesse patologie, si sono dimostrate rozze ed errate, e un qualunque accreditato patologo di inizio Ottocento (di qualsiasi patologia si tratti), se mettesse oggi piede in qualsiasi nosocomio, si sentirebbe più o meno come Alice nel Paese delle Meraviglie e non avrebbe la minima idea dell’uso che debba farsi dei costosissimi aggeggi e prodotti che in esso vengono adibiti con disinvoltura, anche da semplici diplomati.
Ovvio, che i passi da gigante di cui si diceva, siano stati compiuti con grande strizzamento di cervelli, enorme impegno finanziario e aumento esponenziale del numero degli addetti. Più aumentano le nozioni e le tecniche, più diviene impossibile che una sola persona possa padroneggiarle tutte. In medicina umana, ad esempio, il cosiddetto “medico di base” (a differenza del vecchio “medico di famiglia”) non fa che smistare i malati tra più specialisti, bravissimi per definizione, perchè la bravura non è più una qualità umana ma della “scienza” uguale per tutti.
Ci sarebbe proprio da pensare che per le malattie corrano brutti tempi; che esse siano in via di rapida eliminazione.
Macchè: esse (di uomini, di bestie o di piante) sono in continuo aumento, sia come numero che come diffusione. In altri termini, con tutto quel bailamme, non solo non si è ottenuto lo scopo, ma quello contrario.
Che facciamo? Continuiamo così? O ci facciamo finalmente sorgere il dubbio di aver imboccato la via sbagliata, e che tutta questa sapienza, sommata, non sia che scemenza? O, peggio, frode? Che tutti quegli strabocchevoli mezzi, che tuttavia non bastano mai, non abbiano preso il posto di ciò che avrebbe dovuto essere il fine?
E’ proprio quel che è successo. La sanità moderna, petulante, presuntuosa e miliardaria, non è che un lucroso investimento come gli altri. Essa, quindi, non tutela la salute (che, se conseguita, sarebbe per lei e per i suoi addetti una orrenda calamità), bensì soltanto la sanità stessa. Ma la sanità (e colossali industrie connesse), non campa sulla salute: campa sulle malattie. Perchè mai dovrebbe impegnarsi per debellarle? Che sono: santi, i suoi magnati? Non ci risulta proprio. Ammenochè il Santo Padre che rappresenta il dio cristiano in terra non promulghi un altro dogma, per cui (pagando) potrebbe essere fatta santa (e magari pure vergine e martire) una S.P.A. Santa Multinazionale, ora pro nobis, ci pensate? Ma come fa, poi, ad essere assunta in cielo col corpo, se non ce l’ha, il corpo? Bah, io, per fortuna, di teologia non me ne intendo. E ritorno coi piedi in terra.
Certo, le mie affermazioni che precedono saranno ritenute, da alcuni benpensanti, non meno che blasfeme. Sono però le uniche che spieghino come lo strano rapporto creatosi tra mali e terapie non sia poi così strano come sembra. E sono le uniche che spieghino perchè le terapie adottate abbiano aggravato i mali anzichè limitarli.
L’errore c’è stato, ed è stato proprio quello di trasformare la sanità in un affare, in un’industria, come - chessò - la droga o il famoso Olocausto (vedi Finkelstein). E se quello è stato l’errore, uno solo può essere il rimedio:
La sanità dev’essere un autonomo potere dello Stato, come quello giudiziario o quello legislativo, e avere come unico scopo la salvezza di tutto ciò che vive in una nazione: uomini, piante ed animali, non il guadagno delle corporations e degli addetti che lucrano sulle malattie.
Ma, proprio perchè questi ultimi tendono a porsi come scopo il “posto di lavoro”, non possono essere loro a gestirla. Occorre una nuova aristocrazia, numericamente ristretta e seriamente responsabile, che, oltre alle conoscenze tecniche (siano esse mediche, igieniche, veterinarie, zoologiche, alimentari, ecologiche, genetiche o biologiche in genere,) sia provvista di un elevato senso morale e civico e di adeguato spirito di sacrificio. Come può garantirsi, questo?
E’ questione di formazione, lo sappiamo. Ma essa può essere “aiutata” con norme precise.
Primo: i gestori del potere nella Sanità non possono essere eletti. Le malefatte del metodo elettorale grondano troppe lacrime e sangue perchè occorra sconsigliarlo.
A parte i problemi transitori, la selezione non potrà che essere operata col metodo cooptazione-accettazione.
Secondo: essi dovranno essere posti al difuori dei problemi economici degli altri cittadini. Ma questo nel senso che il necessario per una vita decorosa dovrà essere loro direttamente somministrato dal Servizio, senza i ricorso ad altre forme di pagamento. Ma dovrà loro essere rigorosamente inibito ogni cointeressenza, ogni investimento, ogni affare, ogni incremento patrimoniale. Dovranno essere qualcosa di mezzo tra monaci e samurai della salute, senza possibilità di cedere a tentazioni.
Ubbie? Ma monaci e samurai non sono forse esistiti? L’umanità si è certo molto degradata, per via del progresso, ma il dna non cambia mica...
Modesti, vestiti con semplicità, schivi da lussi e ostentazioni, essi non alzeranno mai la voce, ma tutte le centinaia di migliaia di addetti alla sanità sapranno bene che, senza la loro approvazione, non si può vendere una pillola nè un fertilizzante.
E sapranno anche che solo un’amichevole strizzatina d’occhio con uno di quei “potenti” d’altra razza, significa finire di filato in gattabuia e grassi affari non farne più.
Che dite: facciamo la prova?
Il guaio, purtroppo, è sempre lo stesso: che gli altri tre poteri di Montesquieu fanno schifo. E il quarto (quello mafioso), peggio. E il quinto (stampa e affini) peggio ancora. Ma questo non c’entra con le malattie , dirà qualcuno. C’entra, c’entra! Tutto c’entra con tutto, purtroppo.

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