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    Predefinito "Quale Messa quali sacramenti" di Pietro Ferrari

    Nella triste costatazione che certi argomenti siano del tutto indifferenti alla massa dei frequentatori delle parrocchie, magari più attenti al politicamente corretto o timorosi e devoti magari verso la didattica olocaustica più che verso la Dottrina cattolica, ci troviamo spesso nella nicchia tradizionalista a discutere tra noi di certi temi che invece, dovrebbero interessare tutto il mondo cosiddetto cattolico. Questioni cruciali e di importanza capitale anche perchè parliamo dei mezzi della Grazia, del nutrimento quotidiano delle anime.
    I sacramenti.
    Il catechismo di San Pio X è giudicato spesso dalle novelle teologhesse palpitanti dai pulpiti, una cosuccia da bambini lobotomizzati, un vademecum stringato e insipido inadatto all’uomo moderno. Si dirà però: “meno male che ci sono i sacerdoti!”. Gli attuali “preti” delle parrocchie sarebbero “ordinati” a cosa? Ad offrire il Santo Sacrificio e a santificare le anime o a fare gli assistenti sociali stipendiati che la domenica organizzano un banchetto in chiesa? La stessa nuova forma del sacramento dell’Ordine lascia dubbi al riguardo, aggravati poi dalla prassi di moltissimi che sarebbe ingiusto non osservare nell’insieme o ridurla a tanti fatti singolari. Allora, se fossero sparuti casi isolati sarebbe un discorso, ma dato il dilagare di questo strano stile dei novelli “preti” occorre interrogarsi. Per essere preti veri, prima di essere ordinati validamente, bisogna aver studiato: anni di seminario, esegesi biblica, ecclesiologìa, teologìa morale, dogmatica, filosofìa, etc. Bisogna almeno conoscere l’a-b-c del catechismo se lo si vuol insegnare. Costoro come vengono formati, cosa studiano e soprattutto, se “ordinati” saranno per forza, sempre e comunque veri preti a prescindere dalla validità o meno dell’ordinazione? Il sacramento (ogni sacramento secondo il catechismo di San Pio X) è valido se vi è un vero ministro che abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, con la forma e la materia prescritte. In realtà anche un vero prete potrebbe non avere la intenzione di consacrare se magari vuole evitare il sacrilegio ove si trovasse in stato di peccato mortale. Tanto conta l’ intenzione che pure un laico può in casi estremi amministrare il battesimo, sempre che abbia intenzione di fare ciò che fa la Chiesa usando la forma e la materia prescritte.Se manca uno di questi elementi non vi è sacramento (Eugenio IV, Decreto per gli Armeni) ma comunque, anche se fosse valido, la grazia sacramentale sarebbe inefficace se chi la riceve non ha la Fede, oppone una resistenza o non si trova nelle condizioni per ricevere degnamente il sacramento. Chi si sposa con l’intenzione di tradire il coniuge o di non voler procreare commette sacrilegio o rende nullo il connubio a seconda dei casi; chi prende la comunione in stato di disgrazia e senza la volontà di confessarsi “mangia la sua condanna”; chi prende la Cresima senza avere la fede non riceve la grazia sacramentale; chi omette volontariamente di accusarsi di peccati gravi nel confessionale, non riceve il perdono. Le indulgenze vengono lucrate a seconda della disposizione d’animo di desiderarle con distacco dai peccati veniali, dopo essersi confessati e comunicati. La riviviscenza della Grazia è dono di Dio a coloro che rimuovono gli ostacoli che avevano reso vano il sacramento, quando per Sua immensa bontà concede quelle grazie successivamente, come una promessa mantenuta tempo prima ed operante ma sospesa nell’attesa che il fedele sia pronto a riceverla. Pertanto anche in chi riceve il sacramento occorre che vi siano determinate disposizioni. Nel caso di questi “preti” e di tanti “fedeli”, siamo in presenza di una marea di sacrilegi o è probabilmente, dato il carnevale che si vede un po’ ovunque, solo una diffusione gigantesca di sacramenti inefficaci o invalidi? Vi ricorda qualcosa il voler mangiare del frutto della gnosi? Finalmente i fedeli hanno potuto leggere la Bibbia (come se prima fosse un libro messo all’Indice), concelebrare e parlare dai pulpiti, uomini e donne, diaconi sposati e chierichette, finalmente hanno potuto insegnare ad andare oltre il magistero “stantio”, con quale conseguenza? Pensavano di arrivare finalmente a SAPERE e invece non sanno più neanche l’alfabeto. Il Signore sta provando la Sua Chiesa e il Suo piccolo gregge e quando tornerà, troverà ancora la Fede? E’ incredibile che dopo secoli senza sacerdozio e sacramenti, i cattolici giapponesi con la sola trasmissione della tradizione e con l’aiuto divino siano riusciti a rimanere tali, come furono trovati dagli europei che tornavano coi missionari. In questo sbando totale è invece probabile che la fede andrà persa del tutto proprio a causa dei cattivi pastori o che verrà mantenuta in piccole nicchie nonostante loro.
    La Messa.
    La mossa wojtyliana dell’indulto fu dovuta al tentativo di recuperare i fedeli tradizionalisti e medesima ratio ha il motu proprio di Ratzinger, che smentisce se stesso scrivendo che la Messa non era mai stata abolita dopo aver scritto il contrario nel suo libro “La mia vita: ricordi, 1927-1977″, Cinisello Balsamo: San Paolo, 1997,110-113.: “Il secondo grande evento all’inizio dei miei anni di Ratisbona fu la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente, dopo una fase di transizione di circa sei mesi.”
    Lungi dal rappresentare una virata tradizionalista dopo decenni di postconcilio, la strategìa attuata trova terreno fertile ove vi sia un’attitudine “entrista” di tanti fedeli, amanti evidentemente (non me ne vogliano) più dell’estetica che della sostanza. La messa cattolica è solo quella tridentina e per continuare a poterla celebrare, tanti sacerdoti negli ultimi 40 anni sono stati messi al bando, spesso brutalizzati e confinati; del resto se in pochissimi sanno oggi celebrare la Messa Cattolica è perchè nei seminari non la insegnano più da decenni. Non ha molto senso dividersi su quale “rito” sia più bello o più congeniale ai propri gusti, perché non dovremmo trovarci come davanti al menu di un ristorante. Le due Messe o meglio, la Messa e la ‘contromessa montiniana’ non possono e non devono coesistere perchè si contraddicono l’una con l’altra: quella nuova sarebbe nata perchè quella vecchia non andava bene o non andava più bene, poi è stata “riabilitata” facendo credere che non era mai stata abolita per assorbire qualche lefebvriano in più. La liturgìa però, come non si stancano mai di ripetere i sacerdoti dell’Istituto Mater Boni Consilii, esprime la fede e come la fede è Una la Liturgìa deve essere Una. La forma sottende alla sostanza e (Lex Orandi = Lex Credendi) se la Messa tridentina fu l’apologìa del cattolicesimo sfidato da Lutero, quella montiniana è stata l’abbraccio con quelle idee sovvertitrici. Mai in occidente vi sono stati due riti romani, uno ordinario, l’altro straordinario, magari in attesa di farne hegelianamente un Terzo che sintetizzi entrambi per chiudere finalmente la partita. Ma non chiuderanno un bel niente.

    Pietro Ferrari

    Fonte: Cattolicesimo integrale: quale Messa e quali Sacramenti? « AGERECONTRA 2012
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 08-11-12 alle 12:54

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  2. #2
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    Complimenti a Pietro Ferrari, collaboratore anche di Radio Spada.

  3. #3
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    Sempre d'attualità.

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    Predefinito Re: "Quale Messa quali sacramenti" di Pietro Ferrari

    Lettera alla Redazione di Inter Multiplices Una Vox

    Gent.le Direttore,

    da anni seguo con appassionato interesse gli articoli che vengono pubblicati sul vostro sito. Sono anche abbonato da decenni a SìSìNoNo. Mi permetto di scriverle a proposito dei diversi articoli (apparsi sia sulla succitata rivista che sul vostro sito) dedicati alla validità dei sacramenti amministrati secondo i riti riformati post-conciliari. Non è mia intenzione addentrarmi nella materia trattata da detti articoli in quanto, come laico, non sono in possesso delle indispensabili conoscenze teologiche per poter esprimere un giudizio di valore. Vorrei tuttavia sottoporLe una mia breve considerazione sul "contesto" in cui sono apparsi tali articoli a firma di Augustinus e di don Curzio Nitoglia, sacerdote che collabora ormai da diversi anni con la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Dal 1985 al 1992 sono stato un fedele della Fraternità. Ho visto con i miei occhi in più occasioni riamministrare in diversi priorati sotto condizione il sacramento della Cresima a persone che erano state cresimate col nuovo rito. I sacerdoti mi hanno più volte spiegato che esistevano molti dubbi circa la validità di queste Cresime, per cui si procedeva ad una cresimazione sotto condizione. Da quel che mi risulta, si trattava di una prassi (voluta da Mons. Lefebvre) diffusa non solo nel Distretto italiano, ma in tutti i Distretti della FSSPX. La stessa cosa avveniva per i sacerdoti ordinati col nuovo rito che si avvicinavano o entravano in detta Fraternità. Conosco almeno un sacerdote che è stato riordinato col vecchio rito sotto condizione da un Vescovo della FSSPX. Questa era la prassi. Ho usato il passato perché, da quel che mi risulta, da qualche tempo a questa parte la FSSPX non ricresima e non riordina più i fedeli o i sacerdoti conciliari usando il vecchio rito. Faccio notare che questo cambiamento di rotta è avvenuto senza alcuna comunicazione esterna o articoli di natura dottrinale emanati dai vertici della FSSPX per motivare la nuova prassi. In Italia, quando nel 2007 Benedetto XVI ha promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, alcuni sacerdoti ordinati col nuovo rito hanno iniziato a frequentare i priorati della FSSPX per imparare a celebrare col vecchio rito. Ebbene, non mi risulta che a questi sacerdoti sia stato consigliato di essere riordinati o siano stati riordinati sotto condizione. Alcune persone si chiedono le ragioni di questa strana metamorfosi. Non essendo stata preceduta da alcuna nota o avviso, è difficile collocare in una data precisa tale variazione, ma direi che essa è entrata per così dire "in vigore" dopo i diversi colloqui dottrinali tra i rappresentanti della FSSPX e gli emissari di Benedetto XVI. Si tratta forse di una concessione fatta ai modernisti in cambio di qualcosa? La cosa non sarebbe poi così impossibile vista la lettera di dissenso dei tre Vescovi della FSSPX indirizzata a Mons. Fellay quando sembrava che le trattative con i modernisti andassero a buon fine... Sta di fatto che solo ora, a diversi anni di distanza, su una rivista molto vicina alle posizioni della FSSPX come SìSìNoNo sono apparsi articoli sulla presunta validità dei nuovi sacramenti. Sono fortemente convinto che questi scritti non sono affatto casuali, ma vogliono essere una sorta di puntello dottrinale a sostegno di un cambiamento già avvenuto da tempo, e per il quale la FSSPX non ha ritenuto necessario informare i suoi fedeli. Probabilmente, Augustinus (o chi per lui) si è sentito in dovere di giustificare un simile cambiamento. Naturalmente si tratta di una mia interpretazione personale che potrebbe rivelarsi inesatta, anche se i fatti che ho narrato sono sotto gli occhi di tutti. Cordialmente. Paolo Baroni.

  5. #5
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    Predefinito Re: "Quale Messa quali sacramenti" di Pietro Ferrari


  6. #6
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