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    Predefinito A Firenze Movimenti uniti contro una crisi che divide - da il Manifesto

    DIECI ANNI DOPO - politica, sociale, ambiente
    A Firenze, movimenti uniti
    contro una crisi che divide




    Alla Fortezza da Basso la maratona di quattro giorni delle realtà sociali che si oppongono alle politiche della Troika e alla dittatura dei mercati. Greci, spagnoli, portoghesi, francesi, croati, cechi, belgi e romeni: associazioni e sindacati del vecchio continente discutono come allargare l'unità delle iniziative contro l'austerity, l'attacco ai diritti e al welfare

    «Questo appuntamento vuole essere un contributo a unire le forze che già sono qui, e aggregare altre realtà per costruire insieme conflitto sociale. A partire dalla giornata di mobilitazione del 14 novembre». Questa osservazione di Tommaso Fattori, fatta nell'assemblea introduttiva della quattro giorni alla Fortezza da Basso, spiega il senso ultimo di Firenze10+10. Non una impossibile riedizione del primo Forum sociale europeo, quanto piuttosto il tentativo di guardare al "qui e ora". Riannodando i fili con le reti e i movimenti sociali che affermano un'idea dell'Europa opposta a quella della troika Ue-Bce-Fmi. «In Europa siamo sotto una dittatura della finanza che viene pagata dai lavoratori e dai cittadini comuni - sintetizza padre Alex Zanotelli - gli stessi fenomeni che abbiamo avuto nel sud del mondo, il cui debito abbiamo sempre detto essere illegale, odioso e illegittimo per il 90%, oggi stanno avvenendo anche da noi. E' la stessa logica».

    L'azione comune troverà la sua prima ricaduta nella giornata di "sciopero mediterraneo" del 14 novembre, organizzato dalla Confederazione sindacale europea Ces. Uno sciopero presentato nella sua dinamica territoriale italiana - saranno manifestazioni provinciali - dal segretario nazionale Cgil, Nicola Nicolosi. Quel giorno in piazza ci saranno i sindacati greci, spagnoli, portoghesi, francesi, croati, cechi, belgi e romeni. Ma con la sola Cgil nel panorama confederale della penisola, insieme al sindacalismo di base dei Cobas. Mentre nei paesi nordici del vecchio continente, Germania in testa, la proposta di sciopero è caduta nel vuoto.

    Se l'obiettivo dichiarato di Firenze10+10 è quello di superare la frammentazione e cercare convergenze su azioni comuni di lotta, fin dalle prime iniziative della giornata gli attivisti arrivati nel capoluogo toscano hanno risposto positivamente. Del resto, come osserva Alessandro Nannini dei Cobas, a nessuno sfugge un elementare dato di fatto: «Le politiche neoliberiste e di austerità sono volute da chi comanda in Europa. Per questo è necessario unire gli scioperi, contro chi ci sta distruggendo». Con un attacco senza precedenti, usando la crisi, ai diritti del lavoro conquistati in decenni di lotte. E all'essenza stessa di quel modello sociale europeo fatto di welfare e di servizi pubblici, tutti oggi in via di privatizzazione, conclamata o strisciante.
    Negli interventi dell'assemblea introduttiva (da Transform Grecia a Occupy Frankfurt, passando per Primavera2 di Praga fino a un organizzatore tunisino del Forum sociale mondiale 2013, alla migrante peruviana Edda Pando e a Mario Pianta di Sbilanciamoci), il tasto dell'unità delle lotte è stato per forza di cose il più battuto. Unico possibile antidoto a una frammentazione, e a una profonda disillusione collettiva, di cui ha fatto da cartina di tornasole l'atmosfera alla Fortezza da Basso. Oggi troppo grande per una quattro giorni che al momento non sta scaldando la città, e soprattutto non vede interessati i giovani.

    Oggi sono in programma più di trenta incontri. I temi: le grandi opere inutili; la necessità di un'altra politica economica per l'Europa; la mercificazione della scuola pubblica; la battaglia per l'acqua pubblica in Europa, i diritti di cittadinanza per le persone di origine straniera; il pericolo rappresentato dal risorgere dei movimenti di estrema destra; una rete europea contro il nucleare; la proprietà intellettuale; il reddito minimo di cittadinanza, e la Giornata globale per i diritti dei migranti del 18 dicembre prossimo.

    IL MANIFESTO - attualità - A Firenze, movimenti uniti contro una crisi che divide

    A 10 anni di distanza le proposte del forum sociale di Firenze del 2002 rimangono tuttora attualissime, concrete e credibili.
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    Predefinito Re: A Firenze Movimenti uniti contro una crisi che divide - da il Manifesto

    Firenze 10 +10. Grecia chiama Europa, la rete punta ad Atene

    Tutte le strade portano a … Atene. La Grecia è stata finora il simbolo della mancata solidarietà europea. Sarà il luogo dove la costruzione di un movimento sociale europeo contro le politiche di austerità della Unione europea, culminerà il prossimo anno. La road map che esce dal Forum di Firenze punta infatti su Atene.

    La domanda è cosa troveranno in Grecia tra un anno. Perchè i racconti cominciano a farsi spaventosi. Tonia Katerini è una architetta greca. Stelios è un sociologo, disoccupato. Entrambi sono impegnati in “Solidarietà per tutti”, un’iniziativa creata con l’aiuto dei parlamentari di Syriza, che gli versano il 20% del loro salario. È stata creata per aiutare le centinaia e ormai migliaia di iniziative spontanee di auto-aiuto e solidarietà che stanno nascendo tra la gente.

    «I rapporti di solidarietà familiari e amicali che finora hanno funzionato come reti di emergenza non ce la fanno piú. La disoccupazione è al 25%. Il sussidio di disoccupazione è di 400 euro. Dura un anno. Poi sei abbandonato a te stesso. Restano famiglia, amici e qualche lavoretto nell’economia nera. Ma anche i salari, parola delle statistiche ufficiali europee, sono caduti tra il 20 e il 70%». Come è stato possibile? «Il governo non ha i soldi per ripagare i debiti e taglia salari e pensioni. Mentre nel settore privato si è sostanzialmente abrogata la con- trattazione collettiva».

    In queste condizioni, chi puó emigra. Nord Europa, USA, Australia. Stelios, stesso, conferma: «La disoccupazione giovanile è al 50%. Non c’è lavoro. Se trovi qualcosa ti offrono 600 euro di salario». Ma il dato che ti raccontano e che fa piú impressione è quello dei suicidi. «In Grecia non avevamo quasi suicidi. Sono diventati la causa principale di morte, dopo gli incidenti stradali. Sono soprattutto maschi e di classi medie».

    È in queste condizioni così dure che sono nate centinaia e centinaia di iniziative spontanee di auto-aiuto e solidarietà nella società. Offrono cibo. Creano mercati di scambi attraverso il baratto o monete alternative. Offrono assistenza a quella parte della popolazione – si stima circa un terzo che non riesce piú a pa- garsi l’assicurazione sanitaria. Occupano terre incolte o spazi urbani per intraprendere attività di produzione o distribuzione alternative.

    E Syriza – ormai accreditata come primo partito nei sondaggi greci – ha creato “Solidarietà per tutti”, per aiutarle a connettersi, cooperare, e darle supporto legale, politico e servizi. «Purtroppo ci aspettiamo che la situazione peggiori. Che il peggio debba ancora arrivare. L’Argentina non è molto lontana. E ci dobbiamo preparare. Noi vogliamo rafforzare la società, prepararla alle difficoltà che verranno. Ma anche mettere la gente in condizioni di protestare, di uscire dalla paura».

    A Firenze sono venuti in molti dalla Grecia a cercare quella solidarietà che finora non c’è stata. «La solidarietà internazionale è ancora ai suoi primi passi. Ma sta crescendo. Due anni fa era passata l’idea che i Greci fossero i responsabili. Ma adesso la stessa situazione si è ripetuta in Irlanda, Portogallo, Spagna. Adesso è chiaro che non è un problema greco. Che queste politiche di austerità non funzionano. Che stanno peggiorando la situazione. È importante che ci si renda conto che la Grecia è stata un laboratorio di politiche che adesso si stanno esportando in tutta Europa. E che dobbiamo costruire una strategia comune».

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