Il dramma che adesso vivono i popoli di Tunisia, Siria, Libia, Yemen, Egitto, non è insito in questi popoli, ma colpisce i popoli di tutto il Mondo. Sono vittime delle sfide geostrategica, geo-imperialista e geo-economica che li sovrastano e in cui hanno un peso trascurabile. Nessun popolo al Mondo è immune da questo tipo di dramma e pertanto nessuno ha il diritto di dire che può succedere solo agli altri. Poiché per gli altri, gli altri non sono che essi stessi. Quando il terrore islamista travolse l’Algeria con la complicità attiva della Casa Bianca, a nessuno importava della sorte del popolo algerino. Più di 300.000 morti e centinaia di migliaia di feriti e il trauma di un intero popolo nell’indifferenza criminale della comunità internazionale. F. Mitterrand era indignato per la rottura brutale del presunto processo democratico in Algeria, che non era altro che il processo di wahhabizzazione che i patrioti algerini erano riusciti a fermare, al prezzo di anni di tensioni, e impedendo che i loro confinanti subissero l’urto wahhabita.
Curiosamente, nonostante i ripetuti avvertimenti dagli algerini uccisi dal terrore wahabita, era come se la tragedia algerina non sia mai esistita e che si trattasse di una pura fantasia, eliminando con un solo tratto di penna una delle più grandi tragedie del nostro tempo. Se l’Algeria non avesse resistito fieramente al wahhabismo, non vi è ogni ragione di credere che, in poco tempo, un paese come la Tunisia non sarebbe caduto sotto il giogo del colonialismo. L’Algeria non riuscì ad eliminare la vile bestia wahhabita fecondata dagli anglo-sassoni, ma seppe rinviarne la sua attuazione programmata in Tunisia e altrove. Resta, tuttavia, che né la Tunisia, né qualsiasi altra nazione si sia degnata di prestare attenzione agli avvertimenti degli amici algerini sul rischio wahhabita. Così, l’indifferenza e la politica dello struzzo sono stati i migliori alleati della wahhabizzazione del mondo arabo.
E’ tempo di apprendere la lezione degli ultimi 20 anni, da una guerra che non si osa chiamare con il suo nome, non una guerra civile, ma una guerra coloniale. La stessa che minaccia di far deragliare i paesi della primavera araba, come la chiamano gli strateghi della Casa Bianca, maestri nell’arte di lusingare l’ego dei musulmani, facendogli credere di passare finalmente da popoli dominati allo status di grandi popoli. Con la loro conoscenza delle strutture mentali e culturali di questi popoli, conoscono meglio di chiunque altro il modo migliore di addormentarne la vigilanza e conquistarne la simpatia vestendo abiti illuminati. Invece di un attacco frontale e di forzare un cambiamento, come volevano fare in Algeria, hanno imparato la lezione dai loro passati fallimenti. In altre parole, invece di svegliare l’ostilità dei popoli nei confronti della loro pedina wahhabita, si sono posti come i migliori amici e alleati di questi popoli, al fine di piazzare i loro ascari islamisti senza che se ne accorgessero. Non esitando a proteggere coloro che dovrebbero essere i loro peggiori nemici, essendo gli anglosassoni estranei alla nascita del wahhabismo nel 1744. I jihadisti sono in realtà i nemici di facciata delle grandi potenze che sanno che il wahabismo e il suo corollario oscurantista sono la miglior risorsa politica per tenere ai margini i popoli arabi dal concerto delle nazioni.
Solo la stupidità religiosa di queste persone è la garanzia della loro permanenza e del loro benessere energetico, economico e finanziario. La tragedia di questi popoli non è solo il risultato della propria storia arabo-musulmana, negatrice della libertà ma che non è affatto inevitabile, contrariamente alla credenza popolare, ma è anche e soprattutto l’espressione di una nuova politica imperialista il cui scopo primario è spogliarli dei loro minerali, petrolio e gas.
Con gli anglo-sassoni, i WASP, non possono e non devono vincere. Vietando con qualsiasi mezzo, come si è visto in Siria ora, a questi popoli di accedere all’età adulta, che li renderebbe dei popoli padroni dei proprio destino umano e politico, e con dei leader e patrioti più interessati alla loro nazione che a quelle dei loro sponsor. La strategia dei WASP è dividere, colonizzare e sterilizzare il pensiero di questi popoli, come i nazisti sterilizzarono i disabili approfittando della religione nella sua interpretazione più oscurantista e violenta. Wahhabizzare per meglio super-sfruttare questi popoli, questo è il significato nascosto della Realpolitik statunitense verso i paesi arabi del Medioriente.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Wahhabismo, cavallo di troia dei WASP nella conquista del mondo arabo - Stato & Potenza
Le wahhabisme cheval de Troie des W.A.S.P. dans leur conquête du monde arabe – Algerie Network Algerie




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