Sulcis, parole e manganelli. I?ministri fuggono in elicottero | Attualità | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
La visita del governo nel Sulcis non ha dato i risultati sperati. I ministri Corrado Passera e Fabrizio Barca, accompagnati dal sottosegretario Claudio De Vincenti non sono stati in grado di dare certezze ai lavoratori e al territorio.
Una situazione critica per quella che è già considerata la provincia più povera d’Italia. Gli operai dell’Alcoa di Portovesme hanno voluto manifestare tutta la propria rabbia assediando la grande miniera di Serbariu, ex centro minerario scelto per l’incontro tra l’esecutivo, gli amministratori locali e le delegazioni sindacali.
Ci sono stati momenti di alta tensione tra le tute blu e gli uomini delle Forze dell’ordine. I lavoratori hanno lanciato palloncini carichi di vernice rossa sugli agenti del Reparto mobile della Polizia, qualcuno di loro è riuscito ad eludere la sicurezza arrivando sino agli ingressi della struttura in cui erano in corso i colloqui con i Ministri. Polizia e Carabinieri hanno effettuato qualche carica di alleggerimento, azioni che non hanno impedito agli operai di organizzare blocchi stradali e accendere fuochi intorno alla miniera. L’esasperazione ha superato da tempo il livello di guardia. Molti degli operai impegnati nella fabbrica di alluminio si sono già visti recapitare la lettera di licenziamento. Per il personale degli appalti non ci sarà nemmeno la consolazione degli ammortizzatori sociali. L’attuale legislazione penalizza infatti chi non è impiegato direttamente, stessa cosa per gli assunti dalle agenzie per il lavoro e “somministrati” al committente.
Il titolare dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha fatto presente che a dicembre ci sarà un nuovo tavolo tra Alcoa e il fondo Klesh, interessato all’acquisizione della fabbrica sulcitana. Il Governo si è impegnato ad assicurare sconti sulle tariffe energetiche. Per almeno quindici anni si potrà acquistare l’energia a 35 euro al megawattora. Per quanto riguarda invece i 502 lavoratori dello stabilimento sulcitano, i 350 dell’indotto e i 70 interinali, l’appuntamento è per lunedì prossimo al ministero del Lavoro. In quell’occasione, sempre secondo quanto riferito dai sindacati che stanno proseguendo la trattativa, si dovrà decidere sulla cassa integrazione in deroga. Una procedura a cui gli operai non sarebbero mai voluti arrivare. L’iter può contribuire a rendere meno “appetibile” un investimento in Sardegna. Lo stabilimento nel comune di Portoscuso è già stato “spento” in seguito agli ordini giunti direttamente da Pittsburgh. La multinazionale statunitense vuole a tutti i costi dire addio all’Isola per concentrarsi su alcuni stabilimenti della Penisola Arabica.
A pochi chilometri dai cancelli dell’Alcoa si sta consumando il dramma della Carbosulcis. Ieri, una delegazione di minatori si è presentata agli incontri brandendo un necrologio. Le accuse al governo sono chiarissime. Monti non avrebbe fatto nulla per trasformare in atti e provvedimenti quanto promesso durante le concitate fasi dell’occupazione dei pozzi. Ci sono invece delle speranze per i dipendenti di Euralluminia, fabbrica ferma da alcuni anni. Il 22 novembre ci sarà la firma del protocollo d’intesa tra la Rusal, la società russa proprietaria dello stabilimento di Portovesme, il Mise e la Regione Sardegna, un passaggio fondamentale per il riavvio della produzione. Passera e Barca hanno detto di voler tornare a Cagliari tra qualche settimana. Si spera che per quella data sia finito il tempo delle rassicurazioni e delle parole. Non è possibile non dare un valore nazionale alla vertenza Sulcis.
Alluminio e settore estrattivo sono due comparti fondamentali per tutto il tessuto industriale nazionale. In un periodo di recessione occorre un maggiore impegno dell’investitore pubblico. Forse i 400 milioni del Piano Sulcis firmato ieri non basteranno. Il ruolo dello Stato potrebbe essere stato al centro della tappa capitolina del Club Bildeberg. Kleinfeld Klaus, chairman Alcoa, ha partecipato ai lavori mentre i suoi dipendenti difendevano i propri diritti.




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