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    Predefinito L'infiltrazione della mafia in Emilia Romagna

    Sono stati almeno 3.562, dal 1961 al 1995, gli appartenenti alle cosche mafiose confinati con soggiorno obbligato in Emilia Romagna, con una prevalenza nelle province di Forlì, Rimini, Parma e Modena.
    Nel ’58 arrivò nella regione Procopio Di Maggio, di Cinisi, componente della commissione provinciale di Cosa nostra, condannato al maxiprocesso di Palermo nel 1987 e successivamente imputato per l’omicidio di Salvo Lima: Di Maggio soggiornò a Castel Guelfo (Bologna). Nel 1969 fu la volta del corleonese Giacomo Riina, parente del più tristemente noto Totò, che a Budrio (Bologna) trovò una sede perfetta per gestire gli affari delle cosche al nord, il soggiorno dei latitanti e il traffico di droga e armi con Turchia e Croazia. Sassuolo, in provincia di Modena, fu per due anni la città di Gaetano Badalamenti, esattamente tra il ’74 e il ’76. Di lui abbiamo un’accurata descrizione fatta nel 1976 dal rapporto della Criminalpol: “Il Badalamenti è capo riconosciuto della cosca che negli Usa era collegata a Galante Crimine, recentemente ucciso, al quale fanno capo i fratelli Scaduto e i cognati di Tommaso, i Buttitta, rappresentati per gli Usa accreditati dallo stesso presso varie ditte di ceramiche di Sassuolo, Scandiano e comuni limitrofi. Il Badalamenti sarebbe quindi il ‘boss’ che manovra ogni illecita attività nella zona di Modena forse in posizione di concorrenza con Bagarella Leoluca e Riina Biagio di Salvatore che si sono inseriti nella cosca liggiana, e attraverso i Riina e i Liggio di Budrio e Medicina controllerebbe in questa regione anche l’attività dei fratelli Commendatore di Catania e parte del contrabbando sulla costa romagnola”.

    Nei due anni di confino, il comportamento di Badalamenti fu all’apparenza inappuntabile: firmava ogni mattina il foglio di controllo presso la caserma dei carabinieri, si faceva recapitare ogni settimana il pesce fresco da Palermo, e la gente del luogo ancora lo ricorda come educatissimo.
    L’unica voce in disaccordo, rimasta inascoltata, fu quella del sindaco di allora, Alcide Vecchi, tessera Pci, il quale aveva visto la sua città, che vent’anni prima aveva solo 15mila abitanti, arrivare a 35mila unità impegnate nell’industria e nell’agricoltura. “A rimorchio di chi cerca lavoro”, scriveva in una lettera alle autorità, “arriva anche chi cerca di sfruttare lo spazio che una città delle dimensioni di Sassuolo offre [...] per la delinquenza organizzata, spazio che nasce dalla relativa prosperità e [...] dall’esistenza di un sottoproletariato determinato dall’eccesso di domanda rispetto all’offerta di lavoro. Non crediamo davvero opportuno inserire in questo nostro delicato tessuto sociale un individuo a contatto con le organizzazioni mafiose”.
    Vecchi non è stato il solo sindaco a rimanere inascoltato: mentre Cosa nostra, ma anche Camorra e ‘ndrangheta, spostavano i loro affari in Emilia, il disappunto dei sindaci non ha mai ricevuto la dovuta attenzione. Un altro caso emblematico è stato quello di Gianfranco Micucci, sindaco di centro-sinistra di Cattolica, che nel 1993 gridò in faccia alla Commissione parlamentare antimafia che la sua città sarebbe entrata nel guinness dei primati per il più alto numero di sorvegliati e soggiorni obbligati. E in quell’occasione Micucci fece anche i nomi degli ospiti indesiderati: “Dal 1989 abbiamo avuto Ciro Mariano, elemento bene conosciuto per la strage dei quartieri spagnoli; Domenico Lo Russo della famiglia dei Capitoni, e altri capisquadra tra i quali Armando e Domenico Esposito”.

    L’Emilia Romagna è quindi una terra che ha fatto e fa gola alla malavita organizzata, tanto da provocare in alcuni casi vere lotte tra le diverse fazioni per il controllo del territorio, come nel caso del clan dei Casalesi.
    A metà degli anni Ottanta, con l’arrivo del boss Giuseppe Caterino, Modena diventò la sede distaccata del cartello camorristico di Casal di Principe. Caterino detto Peppinotto era titolare di un’attività commerciale e gestiva una bisca assieme ai suoi affiliati. Nel 1991 Modena scoprì la violenza del clan con un regolamento di conti sfociato in una sparatoria. Fu l’innesco di una guerra che fece numerose vittime e che alla fine proclamò un vincitore: l’ala di Francesco Schiavone, detto Sandokan, impose il suo impero sul territorio emiliano fino al famoso processo Spartacus. Durato dodici anni, dal 1998 al 2010, oltre 115 gli indagati, il celebre dibattimento ha portato sedici condanne all’ergastolo per altrettanti boss, tra i quali appunto Francesco Schiavone, Michele Zagaria, Antonio Iovine, Giuseppe Caterino e Raffaele Diana. Quest’ultimo, latitante fino al 2009, viveva a Bastiglia con la moglie e quattro figli. Nel modenese avrebbe gestito estorsioni e l’indotto dell’edilizia. Diana era stato accusato di essere il mandante dell’agguato all’imprenditore edile Giuseppe Pagano – originario di Caserta, a Modena da trent’anni – gambizzato nel 2007 in un cantiere di Riolo di Castelfranco; Pagano nel 2000 aveva testimoniato nell’inchiesta su imprenditoria edile e pizzo, estorsioni ‘alla casalese’, proprio contro lo stesso boss.

    Un episodio che fa rabbrividire soprattutto se raffrontato con l’ultimo rapporto di Sos-Impresa, l’associazione di Confesercenti a tutela degli imprenditori che denunciano i mafiosi, secondo il quale attualmente il 5% dei commercianti emiliano romagnoli (soprattutto tra Modena, Bologna e la riviera) è sottoposto a pizzo, vale a dire circa 2.000 imprenditori.
    “La crisi economica – denuncia il rapporto – in un’area caratterizzata da un’imprenditorialità diffusa ha creato quel terreno fertile nel quale l’usura si è insinuata quale credito sussidiario a quello bancario [...]. Nel triangolo Modena-Reggio Emilia-Parma, si segnala la presenza consolidata di gruppi camorristici del casertano attivi anche nelle pratiche Causurarie e della ‘ndrangheta che gestisce da anni il comparto delle bische clandestine e del gioco d’azzardo”.
    A queste considerazioni vanno ad aggiungersi gli incendi dolosi, circa 350 negli ultimi anni, ai danni di pubblici esercizi, cantieri, mezzi di lavoro, auto ecc. Industria e agricoltura sono inoltre afflitte da un’altra piaga: nel rapporto Modena viene citata come la provincia in cui ci sono caporali che operano nel campo della macellazione, settore nel quale molti lavoratori extracomunitari sono assunti in nero e attraverso l’intermediazione di finte cooperative di facchinaggio.

    Sono quindi le ‘ndrine oggi a dettare legge in Emilia Romagna: si calcola la presenza di 37 famiglie, contro le 12 rispettivamente di camorra e di Cosa nostra e solo una della Sacra Corona Unita. In generale, tra le province italiane più colpite dalla criminalità, l’Emilia Romagna piazza le sue nove tra le prime 56 (su 103). La classifica stilata da Il Sole 24ore (rilevazioni Anfp, aprile 2011), tiene conto del numero dei reati denunciati ogni mille abitanti. Dopo Bologna, in ambito regionale, la provincia meno sicura è Rimini (28,1 reati denunciati), che spunta l’ottavo posto nazionale e in classifica precede di due posizioni Modena (decima nazionale a 26,1). Reati in calo a Parma (14esima, 24 le denunce) e Ravenna, che con il 23,9 occupa la 16esima piazza. Sale Reggio Emilia, che divide con Venezia (23 reati) la 20esima posizione. Poi Ferrara (34esima a 19,8) e Forlì-Cesena (47esima a 18,5). Chiude Piacenza (17,2 denunce) in 56esima posizione.
    Il primo settore nel quale si concentrano le attività criminali rimane quello del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti che trova nella riviera romagnola il suo terreno più fertile, cui segue il controllo del mercato della prostituzione di origine straniera, lo sfruttamento del lavoro nero e il gioco d’azzardo. Seguono i reati economici: estorsione, usura, riciclaggio di denaro sporco che trovano invece nella vicina San Marino un ottimo punto di appoggio per ripulire i proventi illeciti.

    L’Emilia Romagna, malgrado la crisi economica, rimane una delle regioni italiane con il reddito più elevato. Deve il suo successo a uno sviluppo omogeneo dei vari settori produttivi sia industriali che agricoli e alla presenza di piccole e medie imprese; intensi scambi commerciali e un turismo fiorente completano il quadro. Così come notevoli potenzialità di espansione e arricchimento sono rappresentate dalle grandi opere quali l’Alta Velocità, le tangenziali, le nuove corsie dell’autostrada che interessano le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna. Potenzialità che non potevano certo rimanere ignorate dalla mafia.


    Fonte: La mafia in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto - PaginaUno

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  2. #2
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
    Chissà da dove arrivano.

  3. #3
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Jano Visualizza Messaggio
    camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
    Chissà da dove arrivano.
    ma son forti loro, o cosa?

    prima buttano merda nel tuo giardino, poi ti dicono che sei sporco come loro...

  4. #4
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Adesso se ne accorgono ?

    Da ste parti tutti sanno che per costruire bisogna noleggiare le macchine dalla ditta X perchè se no succedono le brutte cose.
    " Solo i Sith ragionano per assoluti. "
    " Si ! "

  5. #5
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Jano Visualizza Messaggio
    camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
    Chissà da dove arrivano.
    Dalle valli bergamasche. repapelle:
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  6. #6
    In hoc papero vinces
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Jano Visualizza Messaggio
    camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
    Chissà da dove arrivano.
    Certo che costringere i mafiosi a "soggiorni obbligati" nelle regioni nel nord ha aiutato a creare una base logistica per far arrivare tutte le piattole sudmafiose che ci ritroviamo noi ora nella nostra terra
    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

    Si dissero tra loro le cellule: "facciam parte dello stesso organismo, dobbiamo abbattere tutte le barriere (cellulari)". E così fecero, e l'organismo si sciolse e morì

  7. #7
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Wise Guy Visualizza Messaggio
    ormai fiume non interagisce più, copia incolla e basta...
    il suo degno compare è addirittura sparito...:sofico:
    Come scritto da Blondet, hanno la bava alla bocca questi meridional/italiani.
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  8. #8
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    più di 100 righe per l'Emilia Romagna, dove peraltro la Lega governa pochissimo, quando passerai alle regioni del sUD CI DOVRAI SCRIVERE UN LIBRO PER CIASCUNA DI ESSE

  9. #9
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Certo che costringere i mafiosi a "soggiorni obbligati" nelle regioni nel nord ha aiutato a creare una base logistica per far arrivare tutte le piattole sudmafiose che ci ritroviamo noi ora nella nostra terra
    Ovviamente questi soggiorni obbligati furono richiesti dalla Lega.:sofico:

    La stessa Lega sinistramente accusata di aver voluto l'immigrazione clandestina in Italia.repapelle:

    Che FARISEI!
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  10. #10
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    Predefinito Re: benvenuti al nord - Emilia Romagna

    Citazione Originariamente Scritto da Carroccio Visualizza Messaggio
    più di 100 righe per l'Emilia Romagna, dove peraltro la Lega governa pochissimo, quando passerai alle regioni del sUD CI DOVRAI SCRIVERE UN LIBRO PER CIASCUNA DI ESSE
    Credo che "crik" non passerà mai ad illustrare le "virtù" delle regioni del sud.

    E' talmente razzista nei confronti del nord da non aver rispettato nemmeno i compagni della rossa Emilia Romagna.
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

 

 
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