Il segreto di Vendola è nella lingua
Ma chi vota Vendola capisce il suo linguaggio assiro-babilonese, innaffiato dalla zeppola delle sue esse che funge da impianto d'irrigazione della ricca flora linguistica?
Ma chi vota Vendola capisce il suo linguaggio assiro-babilonese, le sue frasi elicoidali, la sua aggettivazione lussureggiante, innaffiata dalla zeppola delle sue esse che funge da impianto d'irrigazione della ricca flora linguistica?
Se davvero i ceti proletari, gli umili e gl'immigrati sono con lui, quanto capiscono delle sue parole così difficili, così alte, sospese tra poesia intellettuale e filosofia teoretica?
Pochi.
Ma ho l'impressione che l'incomprensibilità non sia un handicap per Vendola, anzi sia l'arma segreta.
Il paragone che sorge spontaneo è con un suo, un nostro, conterraneo famoso, Aldo Moro.
Era proverbiale il suo linguaggio criptico, anche se la sua tortuosità era più quella di una mente giuridico-gesuitica, mentre l'astruseria di Vendola attinge da arsenali linguistici poetico-ideologici.
Sul linguaggio di Moro, sia Pasolini sia Sciascia rilevarono una cosa: il lessico moroteo era come il latino usato dalla Chiesa per rendersi impenetrabile al volgo e suscitare supina devozione.
Moro parlava difficile, secondo Sciascia, per rendere oscura e inaccessibile la chiave del potere. Alla fine Moro fu vittima del suo stesso linguaggio incomprensibile perché non capirono a fondo i messaggi cifrati nelle sue lettere dal carcere delle Br.
Torno a Vendola e mi chiedo:
vuoi vedere che il segreto del suo fascino è lo stesso della lingua sacra, misteriosa e incomprensibile ai più?
Chi lo sostiene fa parte della sinistra arcaica, colta o proletaria, che preferisce la messa in latino?
Pater Nichi, ora pro nobis..
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