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    Predefinito Ulderico Nisticò: ci vuole senso pratico

    La disunità economica d’Italia”. le differenze economiche tra Nord e Sud sono divenute abissali; e mentre Milano è tra le città più ricche del pianeta, la Calabria è l’ultima regione d’Europa

    Catanzaro - Nel 1860 tra le due aree d’Italia – Settentrione con parte del Centro, e Meridione – le differenze di economia e sviluppo erano quasi impercettibili; e questo non perché il Meridione fosse ricco quanto il Settentrione, ma perché il Settentrione era povero quanto il Meridione; e, in termini di sussistenza, anche di più. In tutta la fatal Penisola c’erano meno fabbriche che nella sola città di Manchester.
    Quando nel 1861 si votò per la prima Camera unitaria, e il suffragio venne concesso solo a pochissimi ricchi, un totale di 400.000 maschi circa su 22 milioni, il censo minimo era di 40 lire; 40 lire, mica il tesoro di Creso; ebbene, solo 400.000 maschi avevano 40 lire di rendita in tutta Italia: ricchi? E questo fia suggel che ogn’uomo sganni, compresi i Nordici illusi di essere stati Pittsburgh prima degli Stati Uniti, e i neoborbonici… e i neoneoborbonici inventori di molto remunerate bufale e “terze potenze industriali del mondo” alla Pino Aprile. Del resto, anche nei dintorni di Manchester e di Pittsburgh vivevano nel paleolitico; e non parliamo della miseria sottoproletaria di Londra, Parigi, Pietroburgo, ampiamente immortalata dalla letteratura non borbonica – che, ahimè, non esisteva! – ma inglese, francese e russa.

    La divergenza reale era di strutture. Il Piemonte, e ciò riguarda solo il Piemonte, era liberista e seguiva una politica economica dinamica e avventurosa, le cui conseguenze furono l’ammodernamento infrastrutturale e una montagna di debiti esteri e interni ai limiti della bancarotta; il Regno delle Due Sicilie era mercantilista e protezionista, e, importando poco ed esportando moltissimo, aveva accumulato un mare di denaro nelle casse dello Stato, senza alcun debito. Denaro che, per prudenza e per pesantezza di decisione, restava lì a fare la muffa; e che Cavour e successori usarono per pagare, e in parte, i debiti cavourriani. Come dire che l’avaro vive povero per morire ricco!

    Detto questo sperando finiscano le due petulanze fantapatriottarda e fantaborbonica, e sperando invano perché non finiranno mai e troppa gente ci campa, faccio notare agli entusiasti del tricolore che, un secolo e mezzo dopo l’unificazione, le differenze economiche tra Nord e Sud sono divenute abissali; e mentre Milano è tra le città più ricche del pianeta, la Calabria è l’ultima regione d’Europa: alla faccia dell’unità; riassunto: il Nord produce, il Sud non produce un accidenti; con l’aggravante che il tenore di vita medio del Sud è quasi uguale a quello del Nord, il che si spiega solo con una valanga di debiti e di Regioni, Province e Comuni, e delle famiglie e dei privati: il contrario del 1860. Se nella mia nobile città di Soverato ci sono, in assenza di fabbriche e agricoltura e pastorizia e turismo decente, sei o sette banche, non stanno qui per ricevere depositi, ma per prestare a interessi usurari. Ci sono poi innumerevoli usurai: e non scomodate la mafia dei caprai, sono tutti specchiati cittadini.

    Il modesto sottoscritto dunque non si preoccupa tanto di quanto accadde nel 1860, quanto di ciò che accade nel 2012. Anche perché la storia del Meridione, come la storia in genere, egli crede di saperla un po’ meglio della maggior parte degli Itali, e perciò difficilmente se ne esalta. Già, omne ignotum pro magnifico est, insegna Tacito: ovvero, uno meno sa e più facilmente se l’inventa!


    (nella foto ulderico nisticò con due belle calabresi)

    Secondo il suddetto sottoscritto, il Meridione ha bisogno di idee e persone che affrontino la realtà e studino come risolverla. Non servono l’ennesimo partito o l’ancor più ennesima associazione meridionalista con grande manifestazione segue cena, e ci vediamo, se va bene, l’anno prossimo. Fidatevi, sono trent’anni che frequento simili consessi; e meno male che negli stessi trent’anni ho fatto tanto altro!

    Occorrono meridionali poco portati a dissertare sui massimi sistemi, bensì dotati di senso del concreto, del presente, dei problemi. Servono anche storici, ma soprattutto ingegneri, economisti seri, tecnici, scienziati, agronomi, esperti di turismo eccetera. Scopo di ciò, ritrovare, con il lavoro, l’autonomia economica e la produttività, da cui discenderebbe anche l’identità culturale e politica. Questa, in termini e limiti tutti ancora da vedere, e che non possono essere teorizzati prima che i fatti abbiano determinato il loro corso. Non sappiamo, infatti, che accadrà da qui a pochi anni dell’Italia e dell’intera Europa, e quale sbocco potrà mai avere una crisi che l’attuale classe dirigente a tutti i livelli è incapace di capire e risolvere.

    Per la formazione di un tale movimento ripeto che non solo non servono tessere e sigle, ma queste sarebbero di ostacolo all’operatività. Tanto meno servono capi, presidenti e vice. E figuratevi se servono polemiche interne oppure contro qualche altra delle centinaia di associazioni meridionalistiche nascono ogni giorno e prima del tramonto muoiono! Occorrono solo idee e capacità di proporle e imporle. Occorrono priorità logiche, e tra queste non ci sono certo le parole e i simboli, per i quali c’è sempre tempo. Ripeto però che noi dobbiamo uscire da questa storia di lamentele e reinvenzioni del passato, che non fa progredire la causa del Meridione. I prossimi incontro, facciamo su temi concreti e attuali: e questo sarà il banco di prova di chi è disposto ad impegnarsi e chi no; e di chi ha idee e chi si contenta di chiacchiere segue cena!

    Ulderico Nisticò
    (20.11.2012)

  2. #2
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    Predefinito Re: Ulderico Nisticò: ci vuole senso pratico

    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    La disunità economica d’Italia”. le differenze economiche tra Nord e Sud sono divenute abissali; e mentre Milano è tra le città più ricche del pianeta, la Calabria è l’ultima regione d’Europa

    Catanzaro - Nel 1860 tra le due aree d’Italia – Settentrione con parte del Centro, e Meridione – le differenze di economia e sviluppo erano quasi impercettibili; e questo non perché il Meridione fosse ricco quanto il Settentrione, ma perché il Settentrione era povero quanto il Meridione; e, in termini di sussistenza, anche di più. In tutta la fatal Penisola c’erano meno fabbriche che nella sola città di Manchester.
    Quando nel 1861 si votò per la prima Camera unitaria, e il suffragio venne concesso solo a pochissimi ricchi, un totale di 400.000 maschi circa su 22 milioni, il censo minimo era di 40 lire; 40 lire, mica il tesoro di Creso; ebbene, solo 400.000 maschi avevano 40 lire di rendita in tutta Italia: ricchi? E questo fia suggel che ogn’uomo sganni, compresi i Nordici illusi di essere stati Pittsburgh prima degli Stati Uniti, e i neoborbonici… e i neoneoborbonici inventori di molto remunerate bufale e “terze potenze industriali del mondo” alla Pino Aprile. Del resto, anche nei dintorni di Manchester e di Pittsburgh vivevano nel paleolitico; e non parliamo della miseria sottoproletaria di Londra, Parigi, Pietroburgo, ampiamente immortalata dalla letteratura non borbonica – che, ahimè, non esisteva! – ma inglese, francese e russa.

    La divergenza reale era di strutture. Il Piemonte, e ciò riguarda solo il Piemonte, era liberista e seguiva una politica economica dinamica e avventurosa, le cui conseguenze furono l’ammodernamento infrastrutturale e una montagna di debiti esteri e interni ai limiti della bancarotta; il Regno delle Due Sicilie era mercantilista e protezionista, e, importando poco ed esportando moltissimo, aveva accumulato un mare di denaro nelle casse dello Stato, senza alcun debito. Denaro che, per prudenza e per pesantezza di decisione, restava lì a fare la muffa; e che Cavour e successori usarono per pagare, e in parte, i debiti cavourriani. Come dire che l’avaro vive povero per morire ricco!

    Detto questo sperando finiscano le due petulanze fantapatriottarda e fantaborbonica, e sperando invano perché non finiranno mai e troppa gente ci campa, faccio notare agli entusiasti del tricolore che, un secolo e mezzo dopo l’unificazione, le differenze economiche tra Nord e Sud sono divenute abissali; e mentre Milano è tra le città più ricche del pianeta, la Calabria è l’ultima regione d’Europa: alla faccia dell’unità; riassunto: il Nord produce, il Sud non produce un accidenti; con l’aggravante che il tenore di vita medio del Sud è quasi uguale a quello del Nord, il che si spiega solo con una valanga di debiti e di Regioni, Province e Comuni, e delle famiglie e dei privati: il contrario del 1860. Se nella mia nobile città di Soverato ci sono, in assenza di fabbriche e agricoltura e pastorizia e turismo decente, sei o sette banche, non stanno qui per ricevere depositi, ma per prestare a interessi usurari. Ci sono poi innumerevoli usurai: e non scomodate la mafia dei caprai, sono tutti specchiati cittadini.

    Il modesto sottoscritto dunque non si preoccupa tanto di quanto accadde nel 1860, quanto di ciò che accade nel 2012. Anche perché la storia del Meridione, come la storia in genere, egli crede di saperla un po’ meglio della maggior parte degli Itali, e perciò difficilmente se ne esalta. Già, omne ignotum pro magnifico est, insegna Tacito: ovvero, uno meno sa e più facilmente se l’inventa!


    (nella foto ulderico nisticò con due belle calabresi)

    Secondo il suddetto sottoscritto, il Meridione ha bisogno di idee e persone che affrontino la realtà e studino come risolverla. Non servono l’ennesimo partito o l’ancor più ennesima associazione meridionalista con grande manifestazione segue cena, e ci vediamo, se va bene, l’anno prossimo. Fidatevi, sono trent’anni che frequento simili consessi; e meno male che negli stessi trent’anni ho fatto tanto altro!

    Occorrono meridionali poco portati a dissertare sui massimi sistemi, bensì dotati di senso del concreto, del presente, dei problemi. Servono anche storici, ma soprattutto ingegneri, economisti seri, tecnici, scienziati, agronomi, esperti di turismo eccetera. Scopo di ciò, ritrovare, con il lavoro, l’autonomia economica e la produttività, da cui discenderebbe anche l’identità culturale e politica. Questa, in termini e limiti tutti ancora da vedere, e che non possono essere teorizzati prima che i fatti abbiano determinato il loro corso. Non sappiamo, infatti, che accadrà da qui a pochi anni dell’Italia e dell’intera Europa, e quale sbocco potrà mai avere una crisi che l’attuale classe dirigente a tutti i livelli è incapace di capire e risolvere.

    Per la formazione di un tale movimento ripeto che non solo non servono tessere e sigle, ma queste sarebbero di ostacolo all’operatività. Tanto meno servono capi, presidenti e vice. E figuratevi se servono polemiche interne oppure contro qualche altra delle centinaia di associazioni meridionalistiche nascono ogni giorno e prima del tramonto muoiono! Occorrono solo idee e capacità di proporle e imporle. Occorrono priorità logiche, e tra queste non ci sono certo le parole e i simboli, per i quali c’è sempre tempo. Ripeto però che noi dobbiamo uscire da questa storia di lamentele e reinvenzioni del passato, che non fa progredire la causa del Meridione. I prossimi incontro, facciamo su temi concreti e attuali: e questo sarà il banco di prova di chi è disposto ad impegnarsi e chi no; e di chi ha idee e chi si contenta di chiacchiere segue cena!

    Ulderico Nisticò
    (20.11.2012)
    Un tantino semplicistico, ma il richiamo al buon senso ed alla buona pratica è sacrosanto.

 

 

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