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Discussione: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e spende

  1. #1
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    Predefinito Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e spende

    Letto tra le Righe: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e spendere

    Negli ultimi tempi si sente molto parlare di una visione alquanto equivocata dei predicamenti di Lord Keynes.

    Partiamo con l’enunciarli e spiegare perché non hanno senso, per poi passare al perché questi argomenti non hanno neanche molto a che vedere col pensiero di Keynes stesso.

    La ricetta proposta da più parti per uscire dalla crisi è essenzialmente più spesa di Stato.

    Va da se’ che lo Stato da qualche parte i soldi deve trovarli. E allora le fonti sono essenzialmente 3. Ne vedremo dopo una quarta.

    1- Aumentare le tasse. La pressione fiscale ha raggiunto in Italia un punto eccessivo, esemplificato dal fatto che un aumento della pressione fiscale oggi porta ad una diminuzione delle entrate dello Stato. Avvertenza ai politico-tecnici: il moltiplicatore non è fisso e le elasticità nemmeno (v. sotto), ripassate Laffer
    2- Prendere a prestito. La situazione in Italia è che lo Stato paga il 5% per finanziarsi e il debito va ridotto: anche chi non pensasse sia il caso deve fare i conti con il costo del debito, non può non convenire che chi prende a prestito al 5% deve trovare investimenti che rendano di più. Dove sono?
    3- Stampare moneta. A parte che adesso la creazione di moneta è in carico alla BCE, c’è chi dice che se lo Stato prendesse il controllo delle presse da stampa, il problema sarebbe risolto. Sono coloro che credono nella macchina dei soldi di Babbo Natale (e di questi ci siamo occupati precedentemente. Si veda Letto tra le Righe: Babbo Natale e la macchina dei soldi). In sintesi è la via seguita dallo Zimbabwe e ancor prima dai vari John Law (Mississippi bubble): se ci fossero dubbi non finisce mai bene

    Essenzialmente queste tre strade non sono percorribili al momento.

    Ne esiste però una quarta, e cioè ridurre la spesa di Stato. Lorsignori (sempre loro sono) pensano, talvolta in buona fede, che riducendo gli sprechi si possano liberare risorse (e fin qui hanno ragione) da destinare a nuova spesa di Stato.

    Adesso siamo chiari: se lo Stato tassa per spendere (o per investire, come dicono Lorsignori, ma il meccanismo è lo stesso) un euro deve passare per la macchina statale che incassa (l’autorità fiscale) e poi per la macchina statale che lo investe (di solito enti parastatali o ministeri). Al momento in cui questo euro arriva ad essere speso, va bene se è dimezzato (in effetti oggi lo Stato controlla il 55% del PIL: presumendo che il costo per unità di prodotto sia costante, un euro sarebbe ridotto a circa 50 centesimi all’atto di investirlo).

    Naturalmente se invece quell'euro fosse risparmiato si eviterebbe il passaggio per la macchina di riscossione, ma dovrebbe comunque passare per quella di allocazione. L’euro sarebbe quindi (presumendo che le due macchine costino la stessa cifra) circa 75 centesimi (arrotondiamo per semplicità).

    Adesso un passaggio logico abbastanza facile: se invece di dover spendere per spendere (effettivamente è così dato che c’è una macchina che alloca le risorse, e questa costa soldi) se l’euro risparmiato viene retrocesso ai cittadini ed alle imprese in forma di minori tasse, ecco che invece di 75 centesimi ridiventa un euro intero! Consideriamo anche che, anche se la macchina statale non costasse niente (o se fosse vero che l’euro non tassato non avesse costi, che è l’argomento principe dei sostenitori della spesa), gli impiegati pubblici sono meno produttivi di quello privati in ogni parte del mondo. Per l’Italia il differenziale di produttività è circa del 40% (dati Corte dei Conti, non un ente propriamente liberista).

    Vedete signori keynesiani: questo semplice ragionamento è IL motivo per cui il moltiplicatore positivo è un mito. Se n’era accorto Barro, se n’era accorto Friedman e ancora prima se n’era accorto Hayek. Lo sa anche Stiglitz, ma fa finta di non accorgersene (in uno dei suoi paper più noti esplicita chiaramente di ipotizzare che il costo pubblico e privato sia lo stesso: evidentemente sa che non è così).

    Quanto al punto finale, ovvero quanto di quello proposto da Lorsignori sia in linea con il pensiero di Lord Keynes, si consideri che per l’economista inglese va bene che lo Stato abbia un deficit durante una recessione (per compensare il calo della spesa da parte dei privati), ma a patto che (e qui casca l’asino) abbia risparmiato il surplus nei tempi di espansione economica. Succede che l’Italia, ma anche praticamente tutti gli Stati sviluppati, abbia non solo speso tutto, ma anche preso a prestito. Adesso per aver speso troppo ci troviamo in difficoltà a ripagare il debito. Non è forse logico che i creditori richiedano un rendimento maggiore in virtù del maggior rischio che si accollano prestandoci? E Lorsignori continuano a dar la colpa alla speculazione brutta e cattiva: da che mondo è mondo chi paga i suonatori sceglie la musica, perciò chi vuol mantenere spazi intatti di sovranità deve accettare che questo passa per una riduzione del debito. A quel punto l’orchestra la pagheranno i cittadini, e potranno decidere se ascoltare Bach o Vivaldi (o Beethoven o Verdi, a seconda dei gusti).

    Nota a latere sulle elasticità diverse e non costanti: i dati dimostrano (v. vari studi di Alesina) che l’economia risponde in modo diverso a riduzioni del debito attuate con l’aumento delle tasse a quelle attuate con la riduzione della spesa. In particolare la riduzione della spesa fa contrarre meno il PIL di quanto non lo facciano nuove tasse.

    Ci sarebbe poi anche l’argomento, indirettamente proposto da Laffer, secondo il quale aumentare le tasse porta ad effetti progressivamente peggiori sulla crescita, ovvero per ogni punto di aumento delle tasse l’impatto negativo è maggiore di quello del punto precedente. Questo però è un altro argomento, ed è anche più complesso (in sintesi si può dimostrare attraverso l’uso delle real options, o opzioni reali, come fa ultimamente Merton, ma la comprensione dei passaggi presuppone conoscenze matematiche alquanto avanzate, e da un alto questa non è la sede, dall’altra la maggior parte di Lorsignori sa a malapena contare). Per ora accontentiamoci di quanto esposto con buona pace del keynesiani, con i quali per quanto visto sopra se Keynes fosse vivo oggi sarebbe molto probabilmente in disaccordo.
    Ultima modifica di Mitchell; 22-11-12 alle 15:42
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  2. #2
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    Predefinito Re: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e sp

    http://archeo-finanza.blogspot.it/20...eynesiano.html

    Sul moltiplicatore Keynesiano.
    Uno dei capitoli dell'economia più discussi da decenni è quello sul moltiplicatore . Da quando Lord Keynes lo introdusse nella sua teoria generale dell'occupazione riprendendo un'intuizione precedente del suo studente Kahn , questo strumento di analisi economica è diventato una sorta di santo graal dell'economia . La motivazione è semplice : è il più potente concetto economico potenzialmente sfruttabile dalla politica e dall'ideologia . Infatti , il moltiplicatore , se maggiore di 1 giustificherebbe l'intervento statale nell'economia . Un moltiplicatore inferiore ad 1 significherebbe che ogni intervento nell'economia da parte dello stato è negativo in quanto costerebbe di più dell'aumento del reddito da lui generato .
    Ovviamente la crisi economica che stiamo vivendo ha rinfocolato il dibattito . Da quando la consulente economica di Obama , ovvero Christina Romer , stabilì come valore del moltiplicatore del primo budget Obamiano 1.6 , ma venne abbastanza smentita dalla performance ampiamente inferiore alle aspettative nei due anni seguenti , il dibattito è divampato . Prima tra gli economisti , ma come succede sempre su questi temi a questi si sono aggiunti i politici e i vari ideologi di professione. Se poi aggiungiamo che il moltiplicatore è diventato ( meglio rimasto ) sostanzialmente l'unico strumento scientificamente giustificabile tra coloro che non provano nessuna simpatia per il capitalismo , possiamo capire come il moltiplicatore sia diventato un vero e proprio campo di battaglia .
    Campo di battaglia che ha visto scoppiare una bomba nucleare a metà ottobre di quest'anno quando il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il suo consueto World Economic Survey : http://www.imf.org/external/pubs/ft/...2/pdf/text.pdf Infatti , a pagina 41 c'è un box di analisi economica firmato da Blanchard che analizza proprio il moltiplicatore trovando una sottostima nelle analisi precedenti e sostenendo che in questo momento il moltiplicatore dovrebbe essere tra 0.9 e 1.7.
    Oggi cercheremo di esaminare questo lavoro , cosa dice e le varie implicazioni .

    Prima però facciamo una breve analisi teorica . Il perchè è da un lato ovviamente che bisogna spiegare di cosa si sta parlando . Ma dall'altro perchè vedremo che Blanchrad nel suo lavoro sostanzialmente ribadisce o scopre per qualcuno , "l'acqua calda " ,per dirla in modo comprensibile a tutti .

    Cominciamo : innanzitutto nel box si parla del moltiplicatore della politica fiscale .
    Le equazioni che ci servono per sviluppare il discorso sono essenzialmente tre .
    1) L'equazione del reddito d'equilibrio :
    Y=LA+L(b/h)(M/P)
    Questa equazione ci dice che il livello d'equilibrio del reddito dipende da due variabili : A , che comprende i parametri della politica fiscale quali gli investimenti I , la spesa pubblica G, i trasferimenti TR. E M/P , ovvero la quantità reale di moneta .
    2) Se aumentiamo la spesa pubblica , la variabile G aumenta . La differenza di G , ovvero DG , aumenta di pari valore la variabile A . L'effetto sul reddito diventa quindi :
    DY/DG=L
    3) La variabile L viene invece definita così :
    L=a/(1+ka*b/h)
    Questo è il moltiplicatore della spesa pubblica o fiscale che stavamo esaminando .

    Ora queste tre equazioni ci possono dire come si comporterà il moltiplicatore secondo la teoria . Teoria che è ormai stabilizzata su queste equazioni da parecchi anni . Infatti quanto sopra lo trovate ad esempio qui : "Macroeconomia " , di Rudiger Dornbrusch e Stanley Fischer , edito da Il Mulino .
    Torniamo a noi cercando di essere brevi : cosa ci dice l'ultima equazione ?
    Abbastanza semplicemente che il moltiplicatore NON E' COSTANTE.
    Ovvero il moltiplicatore muta costantemente a seconda delle condizioni dell'economia . Infatti se ad esempio la variabile h nella terza equazione diventa piccola il moltiplicatore scende a zero . Se h tende all'infinito il moltiplicatore raggiungerà valori molto alti uguali alla variabile a . Questi sono i due casi estremi della cosidetta curva LM verticale ed orizzontale , ovvero se la politica monetaria è ancora efficace oppure no . Se alla discesa del tasso d'interesse il reddito risponde di conseguenza , il moltiplicatore sarà basso , il contrario se il reddito non risponde a variazioni del tasso d'interesse.
    Di più : ci sono anche le due variabili k e b . La prima determina la domanda di moneta . Se è alta e anche b è alto il tasso d'interesse dovrà aumentare di molto per tenere il mercato monetario in equilibrio .

    Questa la teoria . Vediamo di calarla nella realtà degli ultimi anni .
    Innanzitutto come abbiamo visto il moltiplicatore non è costante .
    In periodi di espansione economica normale quando k e b sono alti , dovrebbe essere ampiamente inferiore ad 1 , rendendo non solo inutile un aumento della spesa pubblica , ma anzi potenzialmente dannoso in quanto il costo della spesa è maggiore di quanto sarebbe il reddito generato . Questa spesa sarebbe maggiore debito futuro da ripagare senza averne avuto nessun beneficio precedente .
    La ricerca di Blanchard dice qualcosa a riguardo ? Si , lo dice e anche chiaramente :"Nevertheless,
    a number of policy documents, including IMF staff reports, suggest that fiscal multipliers used in the forecasting process are about 0.5. In line with these assumptions, earlier analysis by the IMF staff
    suggests that, on average, fiscal multipliers were near 0.5 in advanced economies during the three decades
    leading up to 2009".
    Blanchard ci dice quindi che fino all'inizio della crisi nel 2009 il moltiplicatore è stato in condizioni normali pari a 0.5.
    Quindi da un lato perfettamente in linea con quanto prevede la teoria , ma dall'altro che come ovvio corollario quei governi che aumentano la spesa pubblica in periodi di espansione sono da censurare e anzi condannare in quanto consumatori inutili di risorse future .
    Quei pseudo-keynesiani che invocano sempre e comunque l'intervento governativo e l'aumento della spesa pubblica sono quindi smentiti dalla teoria e dai fatti . Per l'Italia il problema è sempre quello : Keynes non ha quasi mai nulla a che fare con coloro che si definiscono keynesiani .

    Ma andiamo oltre perchè adesso viene la parte interessante : oggi secondo Blanchard il moltiplicatore è tra 0.9 e 1.7 . Dice infatti:"our results indicate that multipliers have actually been in the 0.9 to 1.7 range since the Great Recession. This finding is consistent with research suggesting that in today’s environment of substantial
    economic slack, monetary policy constrained by the zero lower bound, and synchronized fiscal adjustment
    across numerous economies, multipliers may be well above 1 ."
    Quindi , il fatto che oggi ci troviamo in una situazione di crisi economica e tasso d'interesse a zero , indica a livello teorico e a livello empirico che appunto il moltiplicatore è maggiore di 1.
    Anche qui , nulla di nuovo : come detto sopra il parametro h è determinante per il valore del moltiplicatore e questo parametro riguarda proprio l'efficacia della politica monetaria.
    Oggi i tassi sono a zero , quindi la politica monetaria ha raggiunto il suo limite , indicando perciò le condizioni migliori per l'efficacia della politica fiscale.
    Ma ci sono alcune considerazioni da fare : il valore del moltiplicatore anche in quanto trovato da Blanchard cambia e di molto da paese a paese .
    Blanchrad infatti non determina direttamente il moltiplicatore , ma lo estrapola per differenza , ovvero prende il moltiplicatore usato nelle previsioni di vari paesi e confronta il risultato , ovvero la crescita realmente avvenuta . Il periodo è il 2010-2011. L'ovvio punto di partenza è che le previsioni usavano un moltiplicatore troppo basso se si rivelano sbagliate .
    Ma le differenze sono tutte uguali ? No .
    I paesi che hanno implementato nel periodo considerato piani di rientro fiscale dei conti molto aggressivi hanno avuto il differenziale di moltiplicatore più alto . L'Italia nel periodo considerato non era tra questi , infatti previsioni e risultato realmente realizzato sono quasi coincidenti per il periodo . E il moltiplicatore usato nelle previsioni era appunto basso ( per l'Italia previsioni UE ).
    Per chi consolidava invece era alto quindi , ma in negativo . Ovvero il moltiplicatore è alto se si rientra fortemente da deficit di bilancio in periodo di crisi. MA SOLO IN QUESTA CONDIZIONE.
    E dovè l'inghippo allora ?
    Nell'unico termine delle equazioni precedenti che non abbiamo ancora considerato :

    M/P

    Ovvero la quantità reale di moneta che troviamo nella prima equazione.
    E qui viene ad illuminarci la grande intuizione monetarista.
    Sostanzialmente , lungi dall'essere vecchia e non utilizzabile , la teoria quantitativa della moneta è viva e vegeta e perfettamente operativa . Se noi infatti facciamo una aggressiva politica monetaria espansiva in piena crisi impediamo alla quantità di moneta in circolazione di cadere e quindi se M/P rimane positivo il reddito d'equilibrio non cade e come dimostra alla fine anche il Blanchard il moltiplicatore è inferiore ad 1 rendendo inutile l'espansione della spesa pubblica.
    Cos'è questa politica monetaria aggressiva ? Nei nostri giorni ha un nome preciso : quantitative easing o QE .
    QE implementato da Uk e USA e guarda caso da un lato gli USA sostanzialmente senza consolidamento fiscale hanno avuto un moltiplicatore della spesa pubblica perlomeno nella banda inferiore stimata da Blanchard . Gli Uk invece hanno implementato un imponente riequilibrio del deficit di bilancio , ma pur avendo avuto una performance economica recessiva non hanno per nulla avuto gli effetti negativi devastanti di altri paesi in situazione di bilancio simile privi di quantitative easing operanti.
    Parafrasando Clinton:" It's QE , stupid".

    Riassumendo :
    1) Normalmente il moltiplicatore fiscale è inferiore ad 1.
    2) Quindi in condizioni normali la buona amministrazione dell'economia impone l'eliminazione del deficit di bilancio .
    3) In crisi economica il moltiplicatore supera 1 se si cerca di rientrare da deficit di bilancio pubblico .
    4) Se però si opera una politica monetaria aggressiva il moltiplicatore torna ad essere inferiore o al limite pari ad 1.
    Ultima modifica di Mitchell; 22-11-12 alle 15:42


  3. #3
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    Predefinito Re: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e sp

    fonte?

  4. #4
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    Predefinito Re: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e sp

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    fonte?
    Ops...


  5. #5
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    Predefinito Re: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e sp

    Mi piacerebbe sapere il parere di Iluvatar85


  6. #6
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    Predefinito Re: Del moltiplicatore, ovvero perché tagliare spesa e tasse è meglio di tassare e sp

    leggendo fra le righe posso dire che mi sembrano due trattazioni piuttosto equilibrate
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