L'uomo italiano medio è una lesbica metafisica.


L'uomo italiano medio è una lesbica metafisica.
Ultima modifica di Triarivs; 02-12-12 alle 10:26


quello che dice il ragazzotto belloccio non è sbagliato. ma una delle cause che non cita è la fortissima tecnologizzazione della vita negli ultimi anni che ha dato l'ultima botta.
le caratteristiche fisiche e psicologiche prettamente maschili (forza fisica, coraggio, resistenza, minore emotività), che erano così importanti fino a 50 anni fa, in un mondo meccanico e rurale, adesso non servono più a niente se l'uomo lavora come impiegato o come risponditore al telefono al call center o come... you name it. anzi, gli eccessi di ormoni maschili rischiano di essere di intralcio in una vita tranquilla e sedentaria. quindi si scatenano facendo hooliganism negli stadi e guidando come dei forsennati. la donna invece non si è dovuta adattare psicologicamente o fisicamente a vivere così. l'unica cosa a cui si è dovuta adattare è di avere vicino uno che non prende una decisione manco se gli spari e che non ti aiuta a sollevare una valigia neanche se muori.
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."


Si, certo, l'evoluzione tecnologica e il dominio della tecnica comportano in larghe fasce sociali condizioni ambientali assai diverse da quelle del muratore di Caserta e dell'Appuntato Esposito.
Tuttavia é la scelta del modello socioculturale che condiziona più della oggettiva disponibilità di mezzi.
Probabilmente quando certe forze ideologiche vincono impongono, prima ancora che strumenti e tecnologie, valori e disvalori, l'attenersi o meno ai quali importa rispettivamente accettazione o espulsione dai contesti di riferimento.
Vi sono paesi arretrati in cui il modello ginecocratico ( come carattere di riferimento dell'educazione e della formazione ai rapporti) é forte tanto quanto quello dei paesi infrociati dell'occidente europeo.
Qualcosa di simile ai selvaggi col telefonino alla Blondet, per intenderci.
Quindi non basta dire che la tecnica ha portato l'economia a selezionare il tipo del castrato da coro.
Bisogna dire e capire quale filosofia ha mosso l'impiego della tecnica in un senso e non in un altro.
Ultima modifica di amerigodumini; 02-12-12 alle 15:56






In realtà si equivoca sul concetto di "virilità" e sulla corretta qualificazione delle caratteristiche fisiche e psicologiche maschili.
Si equivoca anche sul fatto che oggi determinati mestieri basati sulla forza fisica farebbero venire meno l'esigenza delle caratteristiche maschili: come se 200 anni fa i nostri antenati fossero tutti nerboruti agricoltori, operai o soldati, e non esistessero le professioni intellettuali e/o impiegatizie.
Virilità e forza non corrispondono ad autoritarismo e aggressività beceri.
Al contrario la forza virile, ove correttamente intesa, si caratterizza come "forza tranquilla".
Essa si caratterizza come capacità di ascolto, di composizione e di sintesi, ma con sempre sullo sfondo la coscienza della titolarità legittima del potere decisionale.
L'uomo dotato della suddetta "forza tranquilla", pur provando bonaria comprensione verso coloro che deve coordinare o dirigere, è ben lungi da farsi coinvolgere emotivamente dalle loro problematiche o farsi trascinare da pregiudizi o idiosincrasie.
Ciò gli consente di essere indulgente da un lato, sufficientemente distaccato dall'altro.
Al contrario, l'approccio "femmineo" è tendenzialmente squilibrato, in quanto meno facilmente la donna riesce a conseguire quella equanimità e quella astrazione tali da farle comprendere che quella direttiva è oggettivamente una funzione separata e distinta dal proprio io individuale.
Lei (o lui quando psichicamente ha tratti femminei) continuamente soggettivizza e mette in relazione ciò che in realtà dovrebbe concernere in modo distaccato unicamente la sua funzione, con il proprio ego individuale.
Inoltre la mancanza di distacco e di oggettività le fa perdere quella capacità di analisi oggettiva delle caratteristiche e delle esigenze dell'altro, di modo tale che si preclude la reale comprensione di esso e finisce per essere incapace di costruire una squadra.
Potrei testimoniare senza tema di smentita che gli uffici e gli ambienti di lavoro diretti da uomini e composti in massima parte da uomini sono infinitamente più sereni e tranquilli da quelli diretti da donne o con troppe donne.
E' inoltre dimostrato che nella storia, le peggiori dimostrazioni di isterismo e di violenza (si pensi alle figure di regine come Semiramide, Tanaquilla o ad alcune figure femminili del basso impero, ovvero più recentemente ad alcune megere della c.d. rivoluzione francese o della guerra partigiana) vengono dalle donne e non dagli uomini.
Per questo ritengo che la virilità, a prescindere dall'attuale minore necessità di ruoli che esaltino la mera forza fisica (fermo restando che, come dimostra la discussione avviata da Tommaso, essa rimane tutt'ora indispensabile), costituisce tutt'ora un fattore indispensabile per il buon funzionamento e di equilibrato progresso della società e immancabilmente destinato a riprendere il suo ruolo, prima o poi.
Ultima modifica di Bisentium; 02-12-12 alle 17:31




era un omaggio colto all'opera di Friedrich Overbeck l'amico di Nietzsche, "Italia und Germania"
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