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    Predefinito La vacanza Formale della Sede Apostolica 1958-....

    Quali sono le condizioni per essere pienamente cattolici oggi?
    Quando in gioco sono questioni così capitali, la disputa è in agguato.
    È impossibile non "scontrarsi" tra "tradizionalisti cattolici", ad esempio, sulla questione del papato: è quasi un fenomeno di natura, quando è in ballo la Verità, non può non sorgere un naturale e spesso sacrosanta opposizione (senza malevolenza, si intende) tra tradizionalisti.
    Le domande e le risposte sul piatto sono fin troppe:
    Benedetto XVI è il Papa? NO.
    Ha l'autorità papale? NO.
    E se non è papa allora cos'è? e Giovanni Paolo II? e Paolo VI? e Giovanni XXIII?
    E la "messa" montiniana è valida? NO.
    I modernisti si comunicano realmente? NO.
    Tettamanzi (diciamo lui ma potremmo anche dire Biffi o circa l'85 % dei vescovi attuali) è mai stato vescovo? NO. è mai stato cardinale? NO IN SENSO PROPRIO.
    Il "Vaticano II" è stato un concilio ecumenico oppure era solo un "concilio" scismatico? LA SECONDA RISPOSTA è ESATTA.
    Edith Stein, ma potremmo ricordare chiunque tra le legioni di "beatificati" o "canonizzati" wojtyliani, è "santa", è (e puo essere?) "dottore della chiesa"? NO.
    Il "nuovo concordato"con lo stato italiano è realmente in vigore? NO.
    Il nuovo "codice di diritto canonico" è stato realmente promulgato? NO.
    I "giubilei" del 1975, 1983 e 2000 sono stati realmente indetti? NO. E le relative "indulgenze" sono state lucrate? NO, MAGARI ALTRE NON QUELLE ANNESSE AL "GIUBILEO".
    Sono tutte questioni che fanno perno sul problema del Papato: tutto ruota intorno alla teologia del papato, teologia dell'elezione, teologia dell'accettazione, teologia dell'esercizio della sovranità papale.
    Anche i lefebvriani che gridano alla "papolatria" (parola vergognosa) non possono non prendere atto della centralità ASSOLUTA della questione papale: è una grande rivincita per gli infallibilisti (veri) del Concilio Vaticano del 1870.
    Un grande rivincita, malgrado il riduttivismo antinfallibilista (con relativa "papofobia"e relativa "storiografia" del papato AD HOC) stia apparentemente dominando nel campo di coloro che si oppongono alle "riforme" del "vaticano 2".
    Se un "papa" eletto validamente (almeno apparentemente) come Paolo VI o Giovanni Paolo II cadesse poi nell'eresia e se la sua elezione dovesse essere considerata valida.
    La crisi della chiesa cattolica, privata dell'autorità e del magistero del papa e dei vescovi, è indubbiamente senza precedenti e costringe a rivedere tutte le soluzioni della teologia classica alla luce di quanto avvenuto.
    Sono i fatti, è la crudele realtà dei fatti che costringe la teologia romana ad interrogare se stessa e a trovare (al suo interno) risposte nuove e riformulazioni nuove a problemi nuovi.
    Giovanni Paolo II proferisce una serie di proposizioni talune eretiche, altre sospette di eresia, altre temerarie, altre false ed erronee, altre ingiuriose alle orecchie pie: egli però sembra (fino a prova contraria) essere stato eletto validamente.
    Nel conclave del 16 ottobre 1978 tra gli elettori, oltre ai parecchi preti e vescovi di fattura montiniana, c'era anche una manciata di cardinali veri, creati cioè da s.s. Pio XII.
    Caduta la candidatura del cardinal Siri, hanno votato un polacco notariamente progressista ed "evoluto" senza troppi ripensamenti e senza evidenti complotti.
    Allora Karol è "papa"?
    No, non lo è, non ha ricevuta la forma, la "vera sostanza" del papato, la "papità" per così dire.
    Quando non l'ha ricevuta? Al momento dell'elezione, dicono alcuni, perchè era eretico già da prima, avendo aderito al "Vaticano II” (i sostenitori di questo punto di vista si appoggiano moltissimo alla bolla “Cum ex apostolatus officio” di s.s. Paolo IV che dichiarava nulla anticipatamente l'elezione di un eretico al soglio pontificio).
    Al momento dell'accettazione, secondo altri, (quando il cardinal decano chiede all'eletto "acceptasne electionem?" " accetti l'elezione?") perchè la sua oggettiva mancanza di volontà di fare il bene della chiesa (dovuta alla sua adesione al Vaticano II) rende nullo l'assenso effettivamente dato.
    Non è una questione di lana caprina teologica: nel primo caso infatti il "papa" non è papa affatto, a nessun titolo; nel secondo caso il "papa" è un soggetto eletto al papato che però rimane solo, un "papa" in potenza. (è il caso, a modesto parere di chi scrive, di Ratzinger e dei "papi" del concilio).

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: La vacanza Formale della Sede Apostolica

    La materia della "metafisica del papato" che sta alla base della posizione sedevacantista è complessa, di primo acchito, ma se approfondita, permette di uscire un po' dai luoghi comuni dell'antinfallibilismo e dall'antipapismo oggi imperante (sia tra i "papa boys" che lo idolatrano e acclamano carismaticamente ma senza obbedirgli, sia tra i lefebvriani che lo disprezzano gallicanamente, pur riconoscendolo come papa).
    Rispondendo sinteticamente al quesito che dà il titolo del presente articolo:
    ci sono tre date da cui far partire la sede vacante (ovvero la sede materialmente occupata ma formalmente vacante) di cui la prima è moralmente ed ecclesialmente vincolante per i cattolici.
    8 dicembre 1965: Paolo VI (alias Giovan Battista Montini) "promulga" i documenti del "Vaticano II": per le eresie contenute in "dignitatis humanae", in "lumen gentium" e per i molti gravi errori dottrinali"in "gaudium et spes", in "nostra aetate" e in alcune altre costituzioni e documenti, è teologicamente certo che Paolo VI non godeva dell'autorità pontificia, quindi dell'infallibilità pontificia.
    Non era quindi propriamente il papa.
    Affermare che Paolo VI godesse dell'autorità pontificia, significa dire che la chiesa è caduta in contraddizione ed in errore, cioè che la chiesa cattolica non è più cattolica e che quindi non esiste più.
    Vorrebbe dire che le promesse di indefettibilità del suo divin fondatore sono state vane e menzognere (absit!!!) Ed quindi in ultimo negare la stessa divinità di Cristo e la sua resurrezione.
    Questa data, per quello che significa, è sotto ogni aspetto vincolante per un cattolico che oggi voglia dirsi tale e comportarsi di conseguenza.
    21 giugno 1963: elezione di Paolo VI (G.B. Montini) è altamente probabile che Montini, sia per "mens" che per indole, non avesse intenzione oggettiva di procurare il bene della chiesa cattolica. Massone? Marrano? Neo-modernista? Molte se ne sono dette e parecchie erano bene fondate.
    Nell'ottica di un orto-teologia del papato, nessun papa eletto che faccia un vero atto di accettazione, può cadere in eresia (nè come privato dottore, nè tantomeno come papa). O non si è papi mai o lo si è sempre (salvo morte, legittima rinuncia, insania assoluta).
    Gli esempi scolastici di grandi teologi del passato sul "papa eretico" erano solo ipotesi di scuola che hanno oggi solo valore documentario, soprattutto dopo il Concilio Vaticano del 1870.
    Gli esempi di "eresia" di papi del passato cedono di fronte ad una severa critica storica: papa Liberio, Onorio, Giovanni XXII, sono stati progressivamente purgati da false accuse e da ricostruzioni tendenziose.
    È quindi altamente probabile (sententia probabilior ?) Che Paolo VI, fin dal primo istante del suo "papato", non abbia ricevuto da Dio la forma del papato, per un ostacolo ontologico e morale presente nel suo animo.
    28 ottobre 1958: elezione di Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli). Qui la questione è davvero aperta. Se ne discute accanitamente. Giovanni XXIII preparò, impostò, volle il concilio, quale erano i suoi intendimenti? Quali i suoi scopi?
    Modernista da sempre, probabilmente massone, sotto il velame di una certa pietà popolare e di un certo attaccamento alle tradizione, si nascondeva probabilmente una personalità decisa e pronta a tutto per realizzare un progetto certamente estraneo ad un cattolicesimo rettamente inteso e comunque elaborato altrove.
    Molti dei suoi atti, alcuni dei suoi discorsi, la stessa "pacem in terris" che dovrebbe essere magistero ordinario infallibile o almeno autentico di quel "papa" fanno pensare e fanno riflettere.
    Qualunque conclusione però non può pretendere, in senso assoluto, di essere vincolante per un cattolico (come lo è quella dell'8 dicembre 1965).
    Spetterà poi alla santa sede fare chiarezza sulla natura di Giovanni XXIII, magari con un processo canonico. (scontato quello a carico di Paolo VI e, rebus sic stantibus, quello a carico di Giovanni Paolo II).
    Giovanni Paolo II, aldilà di alcune prese di posizione "conservatrici" in ambito morale, è il confermatore del "Vaticano II", ne è stato un divulgatore ed un apostolo in tutto l'orbe. Così dicasi per Benedetto XVI.
    Sotto molti aspetti l'ha superato in più punti, travalicando la lettera e lo spirito del concilio.
    O meglio li ha dialetticamente inverati, dandocene un'interpretazione "autentica e verace".
    Come dicono saggiamente alcuni autori: volete sapere cos'è stato il "Vaticano II"? Guardate ad Assisi 1 e 2, alle richieste di perdono, alle visite alla sinagoghe, alle moschee, ai templi pagani. Quello ne è la realizzazione pratica, le "encicliche" wojtyliane e il "codice di diritto canonico del 1983" ne sono la preparazione.
    Oggi davvero la gente comune crede che il cattolicesimo difenda davvero la libertà religiosa, che in fondo tutte le "religioni" abbiano qualcosa di buono, che le "religioni cristiane" tendano più o meno tutte ad un medesimo centro che è Cristo stesso, che gli ebrei siano i nostri "fratelli maggiori", che la persona umana sia luogo di dialogo con i non credenti e altre tristi sciocchezze come queste.
    Giovanni Paolo II ha quindi aggiunto molto di suo, confermando in toto il "Vaticano II".
    Solo rigettando gli errori vaticano-secondisti, in primis la "dignitatis humanae" e la "nuova messa", Giovanni Paolo II o un suo successore può diventare in senso pieno il papa.
    Altrimenti rimarrà un eletto al papato ma privo di autorità pontificia e di capacità magisteriale (papa materialiter).
    Quanto durerà questa crisi? Non lo si sa ma si spera duri ancora poco.
    Preghiamo dio che ci doni presto un vero papa.



    Il fatto che l'infallibilità sia stata solennemente proclamata verità di fede nel 1870 non significa che l'infallibilità pontificia sia partita da allora, anzi...
    Anzi fu ribadito da tutti gli studiosi infallibilisti vicini a Papa Pio IX : l'infallibilità pontificia (nella sua totalità) fu sempre creduta nella storia della Chiesa, era considerata universalmente una verità prossima alla fede, comune a tutte le scuole, certa di una vera certezza teologica: tutta la manualistica dei secoli precedenti è unanime al proposito.
    Il Concilio fu occasione per una solenne definizione ex cathedra per spazzar via le deformazioni e aberrazioni teologiche gallicane e cattolico-liberali (che già iniziavano ad impugnare il Sillabo e le Encicliche) contro l'infallibità pontificia (fonte di certezza e sicurezza per tutti i cattolici).
    Il Corpus del magistero cattolico (papale e conciliare) ed ogni verità "manifestata" è esplicitazione, estrinsecazione, approfondimento della dottrina rivelata: é come rendere più lucente e splendido un sole che già brilla, vivifica, fa muovere. Non aggiunge però nulla di nuovo.
    Certo prima del Concilio vaticano si poteva discutere dell'ipotesi di un papa che cadesse notoriamente e personalmente in eresia (solo a livello "privato", perchè a livello pubblico era già considerata un'eresia).
    Dopo il Concilio Vaticano che affermò infallibilmente l'infallibità del Magistero (pontificio ed ordinario universale), l'intera figura del Papa (a qualsiasi livello e IN OGNI SUO ASPETTO) uscì ingigantita, purificata da vecchie interpretazioni storiche e teologiche caduche e da incomprensioni calunniose degli interpreti più recenti, intronizzata su uno scranno ancora più alto.
    Per questo dico che ogni discussione sulla possibile eresia del Papa (anche solo privata) divenne vana ed era ormai spenta nella prima metà del Ventesimo Secolo.
    In questo sta il miglioramento, il progresso, l'ulteriore evoluzione omogenea del Dogma.
    Ovviamente anche il "Vaticano II" va comparato con questo corpus dottrinale omogeneo e bimillenario.
    La Tesi di Cassiciacum in questo è lo specchio del più rigoroso, assoluto e romano infallibilismo uscito dal Vaticano ("primo") e dagli ulteriori approfondimenti della Scuola teologica romana.
    Essa non parla più di papa ma semplice "papa materialiter", eletto, una materia che per tara teologica oggettiva può non ricevere la forma del Papato:
    solo questo "papa" che non è ANCORA un vero Papa, può cadere in errori ed eresie.
    I cattolici che si sono opposti al V2 (alcuni gallicani o altri sedevacantisti meno attenti alla ricchezza dell'infallibilismo teologico) hanno ripreso più o meno maldestramente il concetto di "papa eretico", durante i primi anni del "postconcilio".
    Maldestramente perchè un papa eretico è la negazione stessa dell'infallibilità pontificia, della santità e bontà della Chiesa, della sua missione salvifica, della divinità di Cristo.
    Al massimo un uomo può essere eletto al Papato già infetto da eresia (o meglio dalla volontà oggettiva di non fare il bene della Chiesa: una volontà che invece ebbero tutti i Papi, compresi i più "inadeguati e improvvisati" nella storia della Chiesa) e in questo modo porre un ostacolo impediente alla ricezione della forma del Papato.
    Un finto Papa, un non-Papa, un non ancora-Papa, un Papa materialiter: termini, pur nella loro varietà e diversità, che descrivono lo stesso oggetto da diverse angolazioni.
    Ultima modifica di Luca; 19-04-09 alle 11:15

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: La vacanza Formale della Sede Apostolica

    Sede Vacante: come parlarne a Zia HELEN

    Di DON ANTHONY CEKADA


    Nota dell'Autore: All'inizio del 1995 ho avuto un cordiale scambio epistolare sul tema del sedevacantismo con un sacerdote cattolico che tiene una cappella tradizionalista indipendente. In una sua lettera mi diceva che trovava convincenti le argomentazioni sedevacantiste ma che lo lasciava perplesso il lato "pastorale" di questa posizione. Temeva infatti che una posizione del genere avrebbe turbato i fedeli, presenti o potenziali, e li avrebbe condotti presumibilmente tra le braccia di gruppi ampiamente compromessi come quelli indultisti. Come reagirebbe il semplice fedele? mi domandava. Cosa ne penserebbe, poniamo caso, mia zia Helen? Ecco la mia risposta.

    Caro Padre,

    grazie per la sua gentile lettera del 28 marzo 1995. Ho avuto molto da fare (Settimana Santa, viaggi...) e così non ho potuto risponderle velocemente. Pensavo di offrirle qualche riflessione a proposito della questione della Vacanza della Sede e sul Rito Tridentino, ma poi ho preferito trattare degli aspetti pastorale in generale riguardo questo periodo di vacanza della Sede Apostolica. Io certamente capisco la Sua perplessità. La Sua domanda “Cosa ne penserebbe Zia Helen?" è una buona domanda, nel senso che noi certamente non vogliamo spaventare la gente. Come comunicare questa Verità senza creare un cattiva impressione in un laico?
    Ecco le mie riflessioni:

    Sono stato sedevacantista fin da prima della mia ordinazione, ho avuto tra le mani questo problema pastorale in molti modi nel corso degli anni. Credo di avere imparato qualcosa dai miei errori. Questo genere di atteggiamenti non funzionano, (quando non si vuole affrontare la questione della vacanza della sede apostolica n.d.r.):

    -Colpire dal pulpito. Retorica fiammeggiante, denunce cariche d’emozioni. Questo si porta via i nuovi arrivati: é invariabilmente frainteso come “attacco al papa”;
    -solo rare e sottili allusioni all’argomento dal pulpito: privo di qualsiasi effetto. La gente non coglie le sottigliezze;
    -Discutere la questione della vacanza della Sede, solo privatamente.Può sembrare ingannevole nei confronti dei nuovi arrivati Gli sembrerà che gli venga nascosto qualcosa;
    -presentare la sede vacante e l’opzione “io posso disubbidirgli ma lui è ancora mio padre!” come se fossero opzioni e approcci egualmente accettabili. Illogico se uno crede che la sede sia realmente vacante. Molta gente appena arrivata, trova poi l’opzione “disubbidire al papa” piuttosto sconcertante, dal momento che ”i buoni cattolici obbediscono al papa”;
    -Silenzio sull’argomento. La gente non avrà mai una spiegazione coerente per ciò che sta facendo. O saranno più facilmente adescati dal “novus Ordo” o dall’”Operazione Indulto”.
    I nuovi arrivati, spesso, sono dubbiosi sulla questione papale…
    Le conseguenze del non parlare dell’argomento sono gravi. Per anni, la gente in un cappella tradizionalista indipendente può non sentire una parola sulla questione dell’autorità e del papa oppure udire discorsi sentimentali oppure teologicamente sospetti come questi: “Noi sosteniamo il papa ma il vescovo possiamo rifiutarlo”, “il papa è davvero dalla nostra parte”,”il papa è ingannato dalla gente malvagia che lo circonda”, “la messa è l’unica cosa che conta veramente, del resto non dobbiamo occuparci”, “noi possiamo disubbidire ai cattivi ordini del papa e del vescovo”, “egli è ancora il papa,malgrado tutto”, “è tutto quello che abbiamo”etc. Una congregazione religiosa comunica ai fedeli roba di questo genere ogni momento ma un giorno un tipo indultista o della Fraternità di San Pietro va dai fedeli ad offrire “un patto col diavolo” (riconoscere Giovanni Paolo II come “papa” ed avere una messa tradizionale legalmente riconosciuta). Perché non accettare questo patto? I cattolici non dovrebbero voler essere “Uniti al papa”? è perfettamente logico se qualcuno lo riconosce come uno dei veri successori di Pietro.
    Questo è esattamente il modo in cui i modernisti furono capaci di impadronirsi della Cappella tradizionalista a Pequannock in New Jersey. Questo non sarebbe mai successo in una delle nostre cappelle. La maggioranza dei nostro fedeli sa che Giovanni Paolo II e compagnia sono della fede cattolica; preferirebbero bruciare le chiese piuttosto che permettere che i modernisti se ne impadroniscano.
    L’approccio alla questione papale che io ho coi fedeli appena arrivati è piuttosto diretto. Io trovo che, se si spiegano le cose chiaramente, nel modo giusto e subito, la gente si sentirà responsabilizzata e ci sarà una minore possibilità che vada a frequentare i modernisti o la combriccola indultista. Bisogna dar loro la possibilità di discuterne, ponendo anche delle obiezioni.
    Io affronto la questione come segue:

    1. Domando perchè è una persona ha lasciato la sua parrocchia ed è venuta alla Messa di San Pio V. (Inevitabilmente la risposta è che la “nuova messa” è irriverente, sacrilega, piena di errori, comunque cattiva, mentre la Messa cattolica è riverente, degna di ogni rispetto, nella piena ortodossia etc.)

    2.Io sottolineo come molti degli aspetti criticabili della nuova "messa" (“comunione” sulla mano, “adattamento culturale” etc.) sono ufficialmente permessi o persino raccomandati dalla “legislazione liturgica” approvata da Paolo VI e dai suoi successori.

    3. Come cattolici noi sappiamo che l’infallibilità della chiesa non è limitata meramente ai pronunciamenti “ex cathedra” , ma si estende invece anche alle leggi universali, in special modo ai suoi riti. È impossibile che la chiesa produca o approvi una legge un rito che favorisca l’errore o danni per le anime.

    4. Problema: ci è per sè evidente che la “Nuova messa” promuova l’errore e danneggi le anime. Eppure, a causa dell’infallibilità, una legge o un rito, approvato dall’autorità della chiesa, non può promuovere errori o eresie.

    5. Siamo quindi di fronte ad una scelta. (1) o la Chiesa non gode dell’infallibilità —impossibile, contrario alle promesse di Nostro Signore oppure (2) gli uomini che hanno “promulgato” le leggi p i riti che promuovono errore e danno per le anime, non possedevano realmente l’autorità ecclesiastica.

    6. Come è possibile? L’eresia o la pubblica defezione dalla fede significa automatica perdita dell’incarico, poiché l’eresia pone fuori dalla chiesa. Esempio: l’Arcivescovo Cranmer, durante la rivolta protestante in Inghilterra. Quando ad un certo punto la sua eresia divenne manifesta, egli si pose fuori dalla Chiesa e perse l'autorità sui Cattolici. Egli appariva ancora come l'Arcivescovi di Canterbury (con tanto di mitra, croce pettorale, trono, cattedrale e faldistorio), ma a causa della sua defezione della fede, agli occhi di Dio, egli aveva oggettivamente perso la sua autorità ed il suo incarico.

    7. Questo principio si applica a chiunque detenga autorità o un incarico nella chiesa: un vescovo diocesano, un arcivescovo, un parroco, un papa persino.

    8. Persino a una papa? Quando uno viene eletto al papato, non perde la propria libera volontà. Può anche perdere scegliere di fare cose sbagliate, può anche perdere la fede e abbracciare l’errore come persona privata. Quando la sua defezione dalla Fede diventa automaticamente manifesta, egli perde il proprio incarico.

    9. Questa non è un’invenzione dei tradizionalisti. È l’insegnamento dei maggiori teologi e dei canonisti. Persino Papa Paolo IV disse che una situazione simile era possibile.

    10. Di fronte alla scelta di credere che: (1) L’autorità della chiesa promuova l’errore e il danno delle anime (infallibilmente data l’infallibilità della chiesa stessa) oppure che un “Papa” come privato individuo abbia abbandonato la fede cattolica e conseguentemente abbia perso il suo incarico (possibilità ammessa da teologi e persino papi) la logica della fede ci spinge a credere la seconda proposizione.

    11. Un cattolico, perciò, non è tenuto ad obbedire a chi non possegga veramente l’autorità ecclesiale. Condanne dalla gerarchia modernista del “Vaticano secondo” non dovrebbero dispiacerci, allo stesso modo in cui non dovrebbe disturbarci l’essere “condannati” da locali “vescovi” protestanti o anglicani.

    12. Allo stesso tempo , non sono certo io il papa, e non posso chiedere di sottoscrivere tutto questo, a chi venga a messa qui. Questa posizione sembra essere l’unica che abbia senso per difendere l’infallibilità della Chiesa.

    13. Certo non è questa la soluzione definitiva. Bisogna studiare, pensarci su, discuterne con altri, porre nuove questioni, preoccuparsene.

    IL principio su cui si fonda l’intera riflessioni potrebbe essere sintetizzato grosso modo così: “veri papi non possono aver promulgato il “novus ordo” ”. Se infatti la nuova “messa” è cattiva, protestante e sacrilega, in altre parole, allora non può essere venuta da un vero papa (cioè da qualcuno che possegga realmente l’autorità agli occhi di Dio).
    Ho affrontato recentemente questi punti con dieci nuove famiglie l’anno appena trascorso. Nessuno mi è sembrato costernato, qualcuno ha posto questioni intelligenti, tutti hanno convenuto sulla ragionevolezza di questa posizione, e tutti (a mia conoscenza) ora frequentano una messa “non una cum johanne paulo”.
    Quello che Le ho scritto era per dimostrarLe che un approccio pastorale e ragionevole è possibile, quando si discuta di queste questioni con il laicato.
    […]
    L’assicuro delle mie preghiere per Lei, reverendo Padre.

    Fraternamente in Cristo

    Rev. Anthony Cekada

    (Sacerdotium numero 15, Autunno 1995)

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: La vacanza Formale della Sede Apostolica

    Il sedeplenismo oggi compromette l'indefettibilità e la santità della chiesa


    I wojtyliani e i lefebvriani uniti nel disprezzo della chiesa e condannati dal magistero infallibile di Papa Pio VI Braschi.

    Papa Pio VI nella bolla "auctorem fidei” del 28 agosto 1794 condannava come eretica questa proposizione uscita dal conciliabolo-lupanare di Pistoia:
    "in questi ultimi secoli si è diffuso nella chiesa un generale offuscamento sulle verità di maggiore importanza che riguardano la religione, e che sono la base della fede e della morale di Gesù Cristo" (denzinger 1501).

    Infatti sia i wojtyliani che i lefebvriani sostengono che la verità si è eclissata nella chiesa: per i primi nel passato, per i secondi nel presente.
    Monsignor Wojtyla infatti nella sua "enciclica" "Tertio millenio adveniente" del 1995 ha detto che vari figli della chiesa, tra cui parecchi santi "ne hanno deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l'immagine del suo signore crocefisso" cui seguirono le ben note e famosissime richieste di perdono del 2000.

    Così i lefevriani accusano dei "papi" e un intero "concilio" (la chiesa cattolica, secondo loro) di aver tradito la tradizione, rinunciato ad insegnare (!!!), a santificare le anime, rinunciato a farsi veri portatori delle verità della fede cattolica.
    Urgerà quindi in futuro una richiesta di perdono (un’altra) per questi 40 anni di follia, di ignavia, di tradimento, di protestantizzazione della chiesa: se davvero Giovanni XXIII, Paolo VI e lo sciatore polacco sono papi, allora bisognerà chiedere perdono per tutte queste loro mancanze e per i loro delitti contro la fede).
    È impressionante vedere la somiglianza tra i giansenisti di Pistoia, i wotyliani meaculpisti e i seguaci di monsignor Lefebvre.

    La chiesa cattolica è indefettibile, è sempre santa, non è un'umana istituzione: questa verità smentisce i mea-culpa polacchi e le accuse dei lefebvriani alla chiesa.

    Che chiesa sarebbe quella che non avesse "una perenne comunicazione di doni e quelle cose che con aperta e quotidiana manifestazione attestino che la sua vita soprannaturale" (per usare un'espressione della "satis cognitum")?
    Che chiesa sarebbe?
    Giovanni Paolo II, Paolo VI, il loro "concilio" non sono chiesa cattolica, sono formalmente estranei alla chiesa cattolica.
    La chiesa cattolica non ha colpe dei delitti degli ultimi quarant'anni, delle "messe" in volgare, delle richieste di perdono, dell'ecumenismo, delle visite alle moschee e alle sinagoghe, del cialtronesco "codice" del 1983.
    Quello che è avvenuto è stato ed è solo un tristo spettacolo d'ombre che speriamo si esaurisca prestissimo.


    Dal "dossier sul sedevacantismo" pubblicato dalla fraternità san pio x italiana, parrebbe davvero di si, parrebbe un peso insopportabile che dei "novelli farisei" (Hanno scritto proprio così nel dossier?) Vorrebbero imporre sul capo dei fedeli, dei semplici, dei piccoli...
    Eppure come diceva papa Bonifacio VIII dall'obbedienza ad un papa legittimo dipende la salvezza dell'anima.
    Il fedele di oggi vede un "papa" che elogia Lutero, prega al muro del pianto, visita le sinagoghe e le moschee, bacia il corano, offre sacrifici agli dei, fa adorare la statua di Buddha sull'altare di Assisi, si fa iniziare ai culti induisti, si pente per la storia della chiesa e per gli atti dei suoi santi predecessori.
    Come può essere infallibile costui? Come può essere il papa?
    Un papa non può non essere infallibile e tutti lo furono nella storia e nessun papa contraddisse su materia definita un proprio predecessore: checchè ne ritengano storici della chiesa che hanno studiato alla “radioelettra” e pastori scismatici orientali che, lupi rapaci, si lanciano contro il primato pontificio, credendo, poveri untorelli, di poterlo scalfire.
    Anche un semplice fedele coglie al volo la contraddizione: è impossibile che sia papa chi insegna quotidiamente errore ed eresia, è impossibile che convivano papato ed eresia (i due termini sono ontologicamente incompatibili).
    Ove v'è l'uno, non vi può essere l'altra: da tempo assistiamo muti e sconcertati al diffondersi delle più strane teorie in ambiente lefebvriano: i papi non insegnano nulla da quarant'anni, (!!!) Per forma mentis non vogliono insegnare (!!!), dunque i loro documenti non vincolano, non hanno valore (!!!), non sono veri documenti, bisogna non obbedire ai papi eretici o in errore(!!!) E aspettare (!!!).
    Che resta del papato dopo tutto questo? Cenere, il nulla.
    La debolezza di questa posizione è tale che per sostenerla bisogna negare tutto: e alla fine questo "tradizionalismo", per ironia della sorte, deve setacciare la tradizione, scegliendo quel pochissimo (ed è davvero pochissimo) che può essere piegato ai suoi scopi.
    È difficile ammettere di avere torto, spezzare i legami con un' esperienza (quella della Fraternità San Pio X) che in fondo è stata il proprio orgoglio e la propria bandiera per anni, in un mondo ostile e beffardo.
    È difficile vincere il rispetto umano, l'abitudine, la gratitudine verso gli amici e i superiori...ma non impossibile.
    Dio che chiama ad una prova, dona anche la forza per sostenerla ed affrontarla.
    Ultima modifica di Luca; 19-04-09 alle 11:16

  5. #5
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    Canone Diritto Canonico: art. 188 - prova la vacanza della sede? Obiezioni di Sua Eccellenza Mons. Sanborn

    Can. 188. Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus:
    1.o Professionem religiosam emiserit, salvo, circa beneficia, praescripto can. 584;
    2.o Intra tempus utile iure statutum vel, deficiente iure, ab Ordinario determinatum, de officio provisus illud adire neglexerit;
    3.o Aliud officium ecclesiasticum cum priore incompatibile acceptaverit et eiusdem pacificam possessionem obtinuerit;
    4.o A fide catholica publice defecerit;
    5.o Matrimonium, etiam civile tantum, ut aiunt, contraxerit;
    6.o Contra praescriptum can.141, par. 1 militiae saeculari nomen sponte dederit;
    7.o Habitum ecclesiasticum propria auctoritate sine iusta causa deposuerit, nec illum, ab Ordinario monitus, intra mensem a monitione recepta resumpserit;
    8.o Residentiam, qua tenetur, illegitime deseruerit et receptae Ordinarii monitioni, legitimo impedimento non detentus, intra congruum tempus ab Ordinario praefinitum, nec paruerit nec responderit.

    Canone 188: Ogni ufficio sarà (considerato) vacante ipso facto (automaticamente) per tacita rinuncia (ad esso) e senza alcuna dichiarazione, per il diritto stesso (ipso iure), se il chierico:
    1. fa professione religiosa, salvo quanto prescritto dal can. 584, per quanto concerne i benefici;
    2. è negligente nel prendere possesso dell’ufficio che gli è stato conferito nel tempo utile stabilito dal diritto o, in mancanza, nel termine fissato dall’Ordinario;
    3. accetta un altro ufficio ecclesiastico incompatibile col primo ed ottiene il possesso pacifico di questo;
    4. apostata pubblicamente dalla fede cattolica;
    5. contrae un matrimonio, anche soltanto civile;
    6. si dedica (arruola) spontaneamente nelle milizie secolari, contro le prescrizioni del can. 141 § 1;
    7. abbandona (depone) senza giusta causa e di sua propria autorità (iniziativa), l’abito ecclesiastico ed, ammonito dal suo Ordinario, rifiuta di riprenderlo nel termine di un mese dalla monizione ricevuta;
    8. abbandona illegittimamente la residenza alla quale è tenuto e, ricevuta la monizione dall’Ordinario, senza alcun impedimento legittimo, nel congruo termine fissato, né vi obbedisce né vi risponde.

    "Il Canone 188 § 4 dice che colui che pubblicamente si sia allontanato dalla Fede cattolica tacitamente rinunzia al suo ufficio. Ora i “papi conciliari” (certamente Montini e Wojtyla) pubblicamente si sono allontanati dalla fede cattolica. Quindi hanno rinunciato tacitamente al loro ufficio. Quindi non sono papi né formalmente né materialmente"

    Risposta dell'Eccellenza Sanborn: Distinguo la maggiore: il Canone 188 § 4 dice che chi pubblicamente si sia allontanato dalla Fede cattolica tacitamente rinuncia al suo ufficio, se la sua imputabilità è pubblica, Concedo; tuttavia se è occulta Nego. La ragione è che la defezione dalla Fede deve essere constatata legalmente, il che avviene o con una dichiarazione o per notorietà. Ma la notorietà esige che non soltanto il fatto del reato sia noto pubblicamente, ma che lo sia anche la sua imputabilità (Canone 2197). Ora, nel caso di defezione dalla Fede cattolica o per eresia o per scisma (Paolo VI e Giovanni Paolo II), è necessario per essere imputabile che la defezione sia pertinace. Altrimenti la legge diventerebbe assurda: qualsiasi sacerdote che inavvertitamente in una omelia esprimesse un’eresia sarebbe reo di eresia notoria, con tutte le pene connesse e rinuncerebbe tacitamente al suo ufficio. Ora la defezione dalla Fede cattolica da parte dei “papi conciliari”, benché sia pubblica riguardo al fatto, non è pubblica riguardo all’imputabilità. Quindi non vi è tacita rinuncia. Ciò che è pubblico, è l’intenzione di questi “papi” di promulgare gli errori condannati dal magistero ecclesiastico e una prassi sacramentale che è eretica e blasfema. Dato che la situazione è questa, si deve concludere che necessariamente essi non posseggono l’autorità apostolica, né più né meno. Né più, perché soltanto l’autorità competente può accertare e dichiarare legalmente la realtà della loro defezione dalla Fede cattolica; né meno, perché è impossibile che l’autorità apostolica, a causa dell’infallibilità e dell’indefettibilità della Chiesa promulghi errori che sono stati con-dannati dal magistero ecclesiastico, e una prassi sacramentale che è eretica e blasfema".

    Istanza: Ma il Canone 188 dice che la rinuncia non richiede dichiarazione.

    Risposta: "Non richiede dichiarazione di vacanza dell’ufficio, se la defezione imputabile è notoria o dichiarata per legge, Concedo; se la defezione non è notoriamente imputabile o dichiarata, Nego. In altre parole, è necessario che la defezione pubblica dalla Fede cattolica abbia un certo riconoscimento giuridico o per notorietà dell’imputabilità o per dichiarazione legale".

    Istanza: Ma l’imputabilità della defezione di questi “papi” è notoria.

    Risposta: Nego. Perché l’imputabilità sia notoria, è necessario che 1) colui che ha espresso l’eresia riconosca pubblicamente di
    professare una dottrina contraria al magistero della Chiesa, come fece Lutero; oppure che 2) dopo essere stato ammonito dall’autorità
    ecclesiastica rifiuti pubblicamente detta autorità. Ora nei “papi conciliari” non sono soddisfatte nè l’una nè l’altra di queste
    condizioni. Quindi l’imputabilità della defezione non è notoria.

    Istanza: Ma il Canone 2200 presume l’imputabilità se il fatto del reato è stato provato.

    Risposta: "Distinguo: presume l’imputabilità, quando c’è stata
    violazione esterna della legge, Concedo; presume l’imputabilità quando non c’è stata violazione esterna della legge, Nego. Nel caso
    di defezione dalla Fede cattolica, la violazione della legge
    sottintende la pertinacia, se questa manca, la legge non è violata.
    Quindi, ove la pertinacia non sia né notoria né dichiarata per legge, non si può applicare il Canone 2200. Penso tuttavia che non vi sia una vera contraddizione tra coloro che sostengono il Canone 188 ed i sostenitori della Tesi: tutti concordano che Giovanni Paolo II non possiede l’ufficio del papato perché possedere l’ufficio è la stessa cosa che godere dell’autorità o giurisdizione. La Tesi insegna che Giovanni Paolo II mantiene il diritto al papato (ius in papatu) cioè mantiene una legale designazione al papato. Ora la designazione all’ufficio non è possesso dell’ufficio. Quindi non vi è incompatibilità tra le due argomentazioni. Tuttavia, facciano attenzione i fautori del Canone 188 perché logicamente la loro argomentazione implica che 1) Giovanni Paolo II è stato eletto legalmente al papato; 2) che egli, almeno per un periodo ha avuto il possesso del papato legittimamente e con pienezza [!!!], perché nessuno può rinunciare a un ufficio se prima non l’ha avuto; 3) che Giovanni Paolo II quale pieno possessore del papato è al di sopra del diritto canonico e perciò questo canone non può essere a lui applicato. La Tesi dell'Eccellenza Des Lauriers invero va oltre il diritto canonico e poggia su nozioni filosofiche dell’autorità stessa che possono essere applicate persino alla suprema autorità del Romano Pontefice.

  6. #6
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  7. #7
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    IL Conclave d'emergenza


    Come già detto, non è vero che solamente un conclave ordinario possa eleggere un papa ("vero" voglio dire).
    Esiste anche un secondo procedimento, diciamo così "emergenziale" (e quali tempi più emergenziali di questi?) : un "vescovo" residenziale, ANCHE UN SOLO che rigetti con orrore il "vaticano secondo" e i suoi "papi", CHE RIVOLGA a Benedetto XVI (O AD UN SUO SUCCESSORE COMPLICE) LE MONIZIONI CANONICHE per il ritorno alla fede cattolica E CHE CREI PER QUESTO INTORNO A Sè UN MOVIMENTO D'OPINIONE, TIRANDO A Sè QUALCHE ALTRO "VESCOVO" RESIDENZIALE, NON è POI COSì IMPOSSIBILE DA TROVARE: MAGARI GIà VIVE, MAGARI è UN GIOVANE "PRETE", MAGARI è GIà "VESCOVO".
    UNA PICCOLO (anche piccolissimo) MANIPOLO DI "VESCOVI" (OPPORTUNAMENTE (RI)CONSACRATI col vecchio rito) e si potrebbe fare un CONCLAVE EMERGENZIALE (concilium imperfectum ad ponteficem eligendum).
    AD ESSI POTREBBERO AGGIUNGERSI SUCCESSIVAMENTE, in spirito di collaborazione ecclesiale, I VESCOVI TESISTI E ALTRI VESCOVI SEDEVACANTISTI O, CHISSà MAI, LEFEBVRIANI (PENTITI del loro inveterato sedeplenismo): OVVIAMENTE IL NUOVO PAPA ELETTO VAGLIEREBBE IL LORO EPISCOPATO E DECIDEREBBE QUALI POSSANO MANTENERLO E MAGARI ACCEDERE ALLE SEDE EPISCOPALI. PENSATE: MAGARI IN UN MESE O DUE, POTREMMO AVERE IL PAPA. UN PAPA CHE LEGIFERI, CHE SCOMUNICHI, CHE NOMINI ALLE SEDI EPISCOPALI ELIMINANDO I "VESCOVI" MODERNISTI, CHE RICOSTRUISCA PIAN PIANO IL COLLEGIO CARDINALIZIO.
    NON UN PUPAZZO, COME GIà ALTRI VE NE SONO, MA UN VERO PONTEFICE ROMANO. Benedetto XVI (O CHI PER LUI) NON SAREBBE ALLORA CHE UN SEMPLICE ANTIPAPA, DA COMBATTERE SENZA QUARTIERE E SENZA TIMORI.
    DIFFICILE, LO SO, MA NON IMPOSSIBILE.
    PUò DARSI INFATTI CHE DIO PREFERISCA OPERARE NON TRAMITE INTERVENTI STRAORDINARI MA, CONFERMANDO ANCORA UNA VOLTA LA NATURA DIVINO-UMANA DELLA CHIESA CATTOLICA, TRAMITE L'ORDINARIETà DELLA PRASSI ECCLESIALE E DEL DIRITTO CANONICO.
    TUTTO IN FONDO è NELLE MANI DI DIO. CERTO IMMAGINIAMO GLI SCONTRI, LE VIOLENZE, LE PERSECUZIONI, LE NUOVE "GUERRE DI RELIGIONE" MA...CI SAREBBE IL PAPA. E QUANDO C'è IL PAPA, C'è TUTTO.
    Da un punto di vista magisteriale, poi, un Papa poi può benissimo da solo (anche senza dover indire un nuovo concilio) rimettere ordine, dal punto di vista dottrinale, ai tanti nefasti degli ultimi quarant'anni.

    Utilizzando il magistero ordinario pontificio e se necessario lo straordinario, potrebbe dichiarare nullo e mai avvenuto il "vaticano II" e, ad esempio, condannare segnatamente le proposizioni eretiche o erronee contenute in alcuni suoi documenti (Lumen gentium, Dignitatis Humanae, Gaudium et spes, Nostra Aetate, Sacrosanctum concilium, Apostolicam Actuositatem...), dichiarare con pronunciamento solenne invalida la "messa di Paolo VI" e con un documento simile alla "Apostolicae curae" di Leone XIII dichiarare invalide le "ordinazioni" montiniane.
    Ovviamente potrebbe iniziare dei processi canonici per eresia e scisma capitale a carico di Montini, Wojtyla, Ratzinger e forse anche per Roncalli: provate ad immaginare il forte impatto anche mediatico che potrebbe avere un simile atto pontificio.
    Potrebbe proclamare nuovi dogmi: Maria mediatrice di Tutte le Grazie, Maria Santissima Corredentrice, il dogma della Regalità sociale di Cristo oppure tramite encicliche riportare al centro dell'attenzione sociale la "questione ebraica" o la "questione massonica" o la condanna del "sinarchismo mondialista" o della democrazia laica.
    E ovviamente istituire commissioni per rivedere tutte le "canonizzazioni" e le "beatificazioni" invalide effettuate durante la Sede vacante (tutte, compresa persino quella sacrosanta di Padre Pio), le decisioni dei tribunali ecclesiastici (nulle anch'esse, compresa la Rota).
    Ovviamente possono essere lasciati temporaneamente vivi dei culti, in attesa delle revisioni. Lo stesso per decisioni spettanti al privilegio petrino e paolino.
    Insomma, oltre al ravvedimento dell'eletto, ci può essere anche una seconda via per riavere autorità in atto nella Chiesa.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: La vacanza Formale della Sede Apostolica 1958-....

    Piccolo catechismo" su Ratzinger a cura di Monsignor Sanborn (versione ispanica)

    ¿QUIÉN ES JOSEPH RATZINGER? ¿QUÉ PODEMOS ESPERAR DE ÉL?



    Preguntas y Respuestas
    Mons. Donald J. Sanborn

    1. ¿Quién es Joseph Ratzinger?

    Nació en 1927 en Baviera, y fue ordenado sacerdote en 1952. Durante el Vaticano II, fue el teólogo personal tdel Cardenal Frings. Más tarde enseñó en Tübingen, la universidad ultra-izquierdista del sur de Alemania. Pablo VI lo hizo Arzobispo de Munich en 1970. Juan Pablo II lo puso al frente de la Congregación para la Doctrina de la Fe, puesto en el que permaneció hasta convertirse en Benedicto XVI.

    2. ¿De qué lado estaba en el Concilio?

    Ratzinger era la mano derecha de Karl Rahner, mayor que él. Juntos se las arreglaron para controlar el Concilio. Lo hicieron mediante la colusión de los que se llamó la Coalición Europea, un muy bien organizado grupo de obispos del norte de Europa que coparon el Concilio. Ratzinger, por lo tanto, junto con Rahner y Küng, representaba al ala de extrema izquierda del Concilio.

    3. ¿Entonces, es apropiado decir que Ratzinger es conservador?

    No. Desde el punto de vista de la Fe Católica, Ratzinger ni siquiera es católico. Es un hereje público igual que Wojtyla. Puede ser tildado de conservador en la medida en que no esté en favor del sacerdocio femenino, la anticepción, el aborto, la homosexualidad, etc. También dijo algunas cosas en favor de la liturgia tradicional. Pero comparándolo con Papas católicos, tales como Pío IX, León XIII, Pío X, Benedicto XV, Pío XI o Pío XII, ni siquiera es católico.

    4. ¿Por qué dice que Ratzinger ni siquiera es católico?

    Porque es un maníaco ecuménico, más ecuménico, -pienso- que Wojtyla, de ser posible. El ecumenismo es contrario a nuestra santa Fe. Fue condenado claramente por el Papa Pío XI en 1928, como el equivalente del “abandono de la religión revelada por Dios.” El ecumenismo es el alma y corazón del Vaticano II. Todos los cambios litúrgicos, doctrinales y disciplinarios del Vaticano II se hicieron en nombre del ecumenismo. En su primer discurso, Ratzinger aseguró a los cardenales que él va a continuar con las reformas del Vaticano II y con el acercamiento a las otras religiones en vía del ecumenismo. Debemos entender que el ecumenismo es el principal problema. El Ecumenismo y el Catolicismo no pueden ir juntos. Si Ratzinger es ecuménico — y lo es — entonces no sirve para nada y no es papa.

    5. ¿Cuál piensa que va a ser su programa?

    Creo que va a dar un impulso vigoroso al programa ecuménico. Su “reinado” va a ser corto, y por esta razón pienso que va a moverse rápidamente hacia lo que él llamó “reconciliación en la diversidad,” una expresión que tomó de Cullman, un ministro protestante. Esto significa que se va a esforzar por juntar todas las religiones en alguna gran organización en la que cada una guarde su identidad. Va a empezar con los cismáticos y con los protestantes. No me va a sorprender que haga algunos audaces movimientos en esa dirección. Durante la era Wojtyla, Ratzinger elaboró toda la teología necesaria para esto.

    6. ¿A qué teología se refiere?

    A la “nueva eclesiología.”

    7. ¿Qué es la nueva eclesiología?

    Es la enseñanza concerniente a la naturaleza de la Iglesia de Cristo. La eclesiología tradicional es muy simple: la Iglesia de Cristo es la Iglesia Católica Apostólica Romana, que es el único medio de salvación en el mundo. Cualquier religión fuera de la Iglesia Católica Apostólica Romana, sea la Griega Ortodoxa, sea la Protestante, Judía, etc., a pesar de cualquier verdad que puedan poseer, o aún sacramentos válidos, son falsas religiones y no son medios de salvación.

    Obviamente tal eclesiología es incompatible con el ecumenismo. No obstante, ya desde 1930 los Modernistas elaboraron una eclesiología ecumenista según la cual pueden verse algunos valores en las religiones no Católicas. Esta nueva eclesiología se incorporó a las enseñanzas del Vaticano II, y es el vehículo del ecumenismo.

    ¿Qué es la nueva eclesiología? He aquí un resumen:

    La Iglesia de Cristo y la Iglesia Católica Apostólica Romana no son una misma cosa, ya que las iglesias no Católicas pertenecen a la Iglesia de Cristo, pero no a la Iglesia Católica.

    La Iglesia de Cristo “subsiste en” la Iglesia Católica Apostólica Romana, por cuanto como Iglesia Católica tiene la “plenitud” de todos los elementos de la Iglesia de Cristo.

    La Iglesia de Cristo, pese a no subsistir en las iglesias acatólicas por faltarles a éstas la “plenitud,” sin embargo se encuentra de una manera imperfecta en esas iglesias no católicas.

    Las iglesias acatólicas son sin embargo verdaderas “iglesias particulares” que forman, junto con la Iglesia Católica Apostólica Romana la única Iglesia de Cristo.

    • La Iglesia Católica Apostólica Romana está en “comunión parcial” con las iglesias acatólicas, en la medida en que ellas tienen elementos de la Iglesia de Cristo tales como sacramentos válidos y doctrinas verdaderas.

    Las iglesias acatólicas son “medios de salvación” en la medida en que preserven elementos genuinos de la Iglesia de Cristo.

    En esas iglesias acatólicas que tienen una Eucaristía válida (p. ej., la Ortodoxa Griega), la Iglesia una, santa, católica, y apostólica se hace presente cada vez que ellas ofrecen una Eucaristía válida. Las iglesias no Católicas que no están sujetas al Romano Pontífice (que son todas ellas) están “heridas” por esta falta de sujeción. Sin embargo, a pesar de su repudio a la supremacía Romana, siguen siendo “Iglesias particulares”, p. ej., iglesias-miembro de la gran Iglesia de Cristo.

    8. ¿Qué significa todo esto?

    Esto significa el abandono de la enseñanza tradicional de la Iglesia Católica concerniente a la naturaleza de la Iglesia de Cristo. Contradice la enseñanza tradicional, y por lo tanto, decimos que el Vaticano II es herético y que Ratzinger es hereje por haber promulgado esta enseñanza. Por esta razón digo que Ratzinger ni siquiera es católico.

    9. ¿Qué otra herejía abraza Ratzinger?

    Es evolucionista en lo concerniente a la verdad y a la Iglesia. En un discurso dado en una iglesia protestante de Roma, en 1993, dijo lo siguiente: “Por consiguiente la meta, el alma de todo esfuerzo ecuménico es alcanzar la unidad real de la Iglesia que implica una multitud de formas que todavía no pueden ser definidas.” En otra ocasión dijo: “en los tiempos venideros no me atrevo a sugerir ninguna realización concreta, posible e imaginable de esta iglesia futura”. Ahora, yo pregunto, ¿qué hay de más definido que la doctrina, culto y disciplina de la Iglesia Católica Romana? ¿se advierte cuán alarmante es oirlo decir tal cosa, que no tiene idea de cómo va a ser la Iglesia en el futuro, debido al ecumenismo? Ratzinger es darwiniano evolucionista en lo que respecta a la religión Católica.

    10. ¿Expresa Ratzinger esta idea evolucionista en algún otro lugar?

    Si, en su libro Muchas Religiones — Una Alianza, (1998) Ratzinger hace algunas afirmaciones muy alarmantes:

    “Lo que necesitamos, de todas formas, es respeto por las creencias de otros y disposición para mirar la verdad en lo que nos choque como extraño o raro; tal verdad nos concierne y puede corregirnos y llevarnos adelante a lo largo del sendero.” (p. 110)

    “Aprenderé mejor mi propia verdad si entiendo a la otra persona y me permito ser movido a lo largo del camino por el Dios que es siempre más grande, seguro de que nunca tendré la verdad total sobre Dios en mis propias manos mas seré siempre un aprendiz, en peregrinación hacia ella, en un sendero que no tiene fin.” (ibid.)

    Ahora yo pregunto, ¿cómo alguien que tiene la fe Católica puede decir cosas semejantes? ¿No enseña la Iglesia Católica toda la verdad en nombre de Cristo, y con la asistencia de Cristo? Ratzinger no tiene la fe. ¿Cómo puede estar la fe Católica “en un sendero que no tiene fin?” ¿Cómo puede decir un católico, “nunca tendré la verdad total sobre Dios en mis propias manos?” ¿No es esto evolucionismo dogmático en su forma más pura, tal como fue condenado por San Pío X?

    Veamos qué más dice Ratzinger:

    “En una forma de decir, la Religión contiene la preciosa perla de la verdad, pero está siempre escondiéndola, y se encuentra en peligro continuo de perder su esencia. La Religión puede caer enferma, y convertirse en algo destructivo. Puede y debe llevarnos a la verdad, pero también puede apartar a los hombres de la verdad... Podemos encontrar relativamente fácil el criticar la religión de otros, pero debemos estar prontos a aceptar críticas de nosotros mismos y de nuestra propia religión.” (Ibid.)

    “Karl Barth distinguía en el cristianismo religión y fe... Tenía razón en cuanto a que la religión del cristiano puede caer en la enfermedad y convertirse en superstición: la religión concreta en la que se vive la fe, debe ser continuamente purificada en el fundamento de la verdad, esa verdad que se muestra a sí misma, por un lado, en fe y, por otro lado, se revela a sí misma nuevamente a través del diálogo, permitiéndonos conocer su misterio e infinitud.” (p. 111)

    Desde estas afirmaciones, está claro que Ratzinger tiene la idea modernista de que la fe es la experiencia religiosa de cada hombre, que ésta se distingue de su religión, por ejemplo, el conjunto de dogmas, observancias litúrgicas y disciplinas que sostiene y practica. Dice que la Religión puede corromperse. Por lo tanto debe estar sujeta a una constante purificación que se logra con fe --que no es religión-- y diálogo, por ejemplo., con otras religiones.

    Esta distinción entre religión y fe es típicamente modernista. Sujeta la “religión”a un perpetuo cambio. En otras palabras, como dice más arriba, no tenemos idea de como será la iglesia futura.

    La enseñanza Católica, en contraste, es que el objeto de nuestra fe son los dogmas infalibles enseñados por la Iglesia Católica Romana, la que es absolutamente incambiable e irreformable. La liturgia y las disciplinas de la Iglesia conforme a estos dogmas incambiables son por lo tanto también incambiables en su esencia.

    Escuchemos lo que Ratzinger dice sobre la actividad misionera de la Iglesia Católica:

    “En el futuro la actividad misionera podrá proceder como si si se tratare de un simple caso de comunicar lo que tiene que creer alguien que no tiene ningún conocimiento”. (p. 112)

    “La proclamación del Evangelio tiene que ser necesariamente un proceso de diálogo. No le decimos a la otra persona algo que le sea enteramente desconocido; más bien, estamos abriendo la senda escondida de algo con lo que ya está en contacto en su propia religión.” (Ibid.)

    “El diálogo entre religiones debe convertirse más y más un escuchar al Logos, que nos está señalando, en medio de nuestra separación y nuestras afirmaciones contradictorias, la unidad que ya compartimos.” (Ibid.)

    Estas afirmaciones de Ratzinger destruyen por completo la enseñanza de la Iglesia Católica, en el sentido de que Ella es la única Iglesia verdadera fuera de la cual no hay salvación. La Iglesia Católica nunca llevó a cabo su actividad misionera de esa forma. Nunca “dialogó” con las falsas religiones. Al paso que siempre fue cuidadosa en no insultar a la gente, y hasta aceptó algunas de sus costumbres no incompatibles con el Catolicismo, nunca reconoció valor en las falsas religiones. ¿Acaso San Pedro o los papas de los primeros tiempos “dialogaron” con los romanos idólatras para encontrar la “unidad que ya compartían”?

    La iglesia de Ratzinger es desconocida para los católicos y para la historia del catolicismo. Ratzinger nos está pidiendo que abandonemos la eterna e inmutable Iglesia de Cristo para adherirnos a una desconocida iglesia del futuro.

    11. ¿Cómo piensa que Ratzinger va a tratar a los tradicionalistas?

    Pienso que va a ignorar por completo a los sedevacantistas. Quizás excomulgue a uno o dos de nosotros. Creo que va a dar algo al movimiento del Indulto y a la Fraternidad San Pedro. Ellos aceptan el Vaticano II y no tienen problema con la nueva eclesiología. De modo que Ratzinger no va a tener problema, creo, en garantizarles mejor status que el que les dio Wojtyla. Wojtyla odiaba al movimiento tradicionalista. Ratzinger es diferente. En materia de gustos, es más conservador que Wojtyla, y va a preservar la conservación de la Misa Latina Tradicional, algo así como una pieza de museo. Mientras se embarque con la “reconciliada diversidad” la gente del Indulto y la de la Fraternidad San Pedro va a ser favorecida por Ratzinger.

    De esa forma, pienso que Ratzinger va a apelar al ala izquierda de la Fraternidad de San Pío X para regularizarla, por ejemplo, ponerse bajo el Vaticano. Va a garantizarles considerables concesiones . Si tiene éxito, va a dividir a este grupo, como ya están divididos entre izquierda y derecha.

    De todas formas, pienso que, desgraciadamente, lo que quede de la Fraternidad San Pío X va a seguir alegremente en la misma vieja línea de “estar con el Santo Padre” —una evidente mentira— y al mismo tiempo continuar con su práctica de desafío por medio de la desobediencia organizada y universal hacia él. O sea que no hay mucha esperanza allí.

    12. ¿Entonces, cuál será nuestra actitud con respecto a Ratzinger?

    La misma que con respecto a Wojtyla: que no es católico porque es hereje, y que está imponiendo a los católicos una falsa religión. Por ambas razones, no puede ser un papa católico. Seguiremos como siempre, rogando a Dios que algún día nos dé un verdadero papa católico. Solamente mediante un verdadero papa católico nuestra Iglesia Católica y nuestras vidas católicas podrán volver a la normalidad.

    RESUMEN
    Ratzinger es hereje principalmente por su posición con respecto a dos cosas condenadas por la Iglesia: el ecumenismo y la nueva eclesiología.
    Ratzinger es evolucionista con respecto a la misma naturaleza de la Iglesia, lo cual muestra una actitud herética hacia la Iglesia como objeto de nuestra fe.
    Ratzinger dice que los católicos no tienen toda la verdad sobre Dios, y deben dialogar con acatólicos para hallarla.
    Necesitamos perseverar en nuestra resistencia al modernismo sosteniendo que Ratzinger es un falso papa y persistiendo en aferrarnos a lo que hemos recibido de nuestros antepasados como Fe Católica.


    (MHT Newsletter, May 2005)
    Mons. Donald J. Sanborn
    Rector, Most Holy Trinity Seminary
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    Predefinito Riferimento: La vacanza Formale della Sede Apostolica 1958-....

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 116/05 del 28 novembre 2005, San Giacomo della Marca



    L¹attuale situazione della Chiesa Cattolica

    Intervista sull¹attuale situazione della Chiesa Cattolica a don Ugo Carandino, dell¹Istituto Mater Boni Consilii, a cura della sezione di Forza Nuova di Cesena.

    Qual¹ è l¹attuale situazione all¹interno della Chiesa Cattolica? Lo abbiamo chiesto a don Ugo Carandino, uno dei sacerdoti che non ha accettato il Concilio Vaticano II e che celebra la Messa secondo il rito tradizionale in latino.

    D * Don Ugo, si può presentare a nostri lettori?
    R * Vorrei presentare e far conoscere, soprattutto, tutti quei preti cattolici che, a partire dagli anni ¹60, hanno difeso e difendono tuttora l¹integralità della Dottrina e della Liturgia della Chiesa. Proprio per rimanere fedeli alla Tradizione della Chiesa, nel 1985 è stato fondato l¹Istituto Mater Boni Consilii, che ha la casa madre a Verrua Savoia, in provincia di Torino. Io appartengo a questo Istituto e mi occupo dell¹apostolato principalmente in Romagna e in Abruzzo.

    D * In che cosa consiste il vostro apostolato?
    R * Innanzi tutto a predicare l¹autentica dottrina cattolica e denunciare gli errori del modernismo che sono penetrati nella Chiesa e che hanno avuto il sopravvento col Concilio Vaticano II. Lo facciamo con corsi di formazione catechistica per giovani e adulti, con la predicazione degli esercizi spirituali di sant¹Ignazio di Loyola, con conferenze e convegni, ad. es. sulla dottrina sociale della Chiesa o sull¹encicliche con le quali i Papi hanno condannato gli errori moderni.
    Inoltre celebriamo la Messa e amministriamo i Sacramenti secondo i libri liturgici in vigore nella Chiesa prima delle riforme di Giovanni XXIII e Paolo VI, riforme che hanno portato a un nuovo rito della messa che è più protestante che cattolico!
    L¹apostolato lo svolgiamo presso dei gruppi di fedeli presenti un po¹ ovunque in Italia: sono dei cattolici che desiderano appunto conservare la Fede e la Messa antica e, per questo motivo, non frequentano più le parrocchie dove ovunque, seppure in modi diversi, si insegnano gli errori del modernismo. Questi errori, che sovvertono radicalmente la religione, sono stati condannati dalla Chiesa, in particolare da San Pio X, e quindi un cattolico non può assolutamente accettarli.

    D - Chi era San Pio X?
    R - San Pio X è un punto di riferimento importantissimo per il nostro Istituto in quanto è stato il Papa che già nel 1907, con l¹enciclica ³Pascendi², ha condannato gli errori che, come dicevo, oggi sono insegnati dalla maggioranza del clero.
    San Pio X, nell¹enciclica in questione, usò delle espressioni molto forti, scrivendo che: "Š oggi i fautori dell'errore non sono da ricercarsi solamente fra i nemici dichiarati; ma ciò che da somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo (Š) a non pochi dello stesso ceto sacerdotale. (Š) Tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si spacciano, senza ritegno di sorte, per riformatori della Chiesa medesima. (Š) i loro consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond¹è che il pericolo si nasconde quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei (Š) Non pongono già la scure ai rami o ai germogli, ma alla radice medesima, cioè alla fede e alle fibre di lei più profondeŠ².
    San Pio X parlava quindi di false dottrine che si erano insinuate all¹interno della Chiesa, una vera e propria infiltrazione di ³velenose dottrine dei nemici della Chiesa², come i principi massonici del relativismo e del naturalismo.



    D * Com¹è avvenuta questa trasformazione nella Chiesa, da San Pio X ad oggi?
    R - Il Concilio Vaticano II è una data fondamentale per capire quello che sta succedendo nella Chiesa. Il Concilio è iniziato nel 1962, con Giovanni XXIII, e si è concluso nel 1965, con Paolo VI: tutti lo considerano - giustamente - come uno spartiacque tra la Chiesa ³di prima² e la Chiesa ³di dopo². Molti lo considerano in modo positivo (modernisti, progressisti, catto-comunistiŠ), mentre altri (i pochi vescovi, teologi e preti rimasti immuni dal contagio modernista), lo considerano in modo negativo.
    Chi si riconosce nel Concilio inevitabilmente non si riconosce nella Chiesa dei secoli precedenti: e infatti Giovanni Paolo II in più occasioni ha chiesto perdono per presunti errori che la Chiesa e i Papi avrebbero commesso. Non sto parlando di errori o debolezze legate alla vita privata di Papi o Vescovi, ma di fantomatici errori che sarebbero stati fatti nell¹esercizio dell¹insegnamento e del governo della Chiesa.
    Da parte nostra, proprio per rimanere ancorati alla Chiesa fondata da Cristo, e quindi cattolica, apostolica e romana, non possiamo accettare gli errori che contraddicono gli insegnamenti infallibili della Chiesa su temi determinanti come la libertà religiosa, l¹ecumenismo, il rapporto con le altre chiese e religioni, la regalità sociale di Cristo, ecc.
    Come ha spiegato San Pio X, i modernisti colpiscono la Fede alla sua radice, nel senso che sovvertono radicalmente la dottrina e lo spirito che dovrebbero animare un cattolico. Pensiamo ad. es. alla virtù teologale della carità, dai modernisti confusa con il buonismo e con un vago sentimento di solidarietà. Il modernismo spegne l¹anima sovrannaturale della Chiesa, tende a ridurre la religione a una filosofia umanista e umanitaria.



    D * Ma se la Chiesa, come lei ha detto, è infallibile, oggi come può insegnare questi errori?
    R * Questa domanda mette il dito nella piagaŠ e mi dà la possibilità di precisare la posizione dottrinale del mio istituto.
    Effettivamente la Chiesa ha ricevuto da Cristo stesso la promessa dell¹infallibilità: un Papa, quando insegna la Fede e la morale, è assistito dallo Spirito Santo e non può sbagliare e contraddire altri Papi. Eppure Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno contraddetto (e, con i mea culpa, in un certo senso condannato) i Papi del passato e hanno insegnato dei gravi errori dottrinaliŠ
    Come risolvere questa apparente contraddizione? La risposta è semplice e si trova nella stessa Fede: proprio perché P. VI e G.P. II hanno fatto quello che un legittimo Papa non potrebbe fare, hanno dimostrano di non avere l¹autorità papale, insomma di non essere Papi, di esserlo solo apparentemente.
    Sul nostro sito (www.sodalitium.it) si spiega esattamente l¹aspetto teologico della questione, con la distinzione che i teologi fanno tra il papato materiale e formale. In poche parole: l¹attuale Benedetto XVI, come i suoi predecessori, non è formalmente papa, quindi si deve parlare di sede vacante.
    Le conseguente sono importantissime per la vita dei cattolici, che non avranno più il dilemma di obbedire a cose sbagliate o a disobbedire alla Chiesa. Gli errori del Concilio non sono stati insegnati da legittimi Papi, quindi non rientrano tra le dottrine che il cattolico deve accettare.
    Anche un bambino può capire il principio secondo cui un autentico Vicario di Cristo non può contraddire quello che ha insegnato un altro Papa. Un esempio: negli anni Œ20 Pio XI ha vietato ai cattolici di partecipare ad incontri ecumenici con altri cristiani non cattolici. Invece Giovanni Paolo II ha addirittura organizzato giornate ecumeniche, non solo con protestanti o scismatici greci, ma addirittura con altre religioni che non credono nella SS. Trinità o nella divinità di Cristo!
    Quindi, quando si parla di trattative tra il Vaticano e alcuni tradizionalisti, non si parla di noi, perché non riconosciamo l¹autorità di questi personaggi che occupano il trono di Pietro. Del resto che senso avrebbe chiedere a chi sta distruggendo la Chiesa il permesso diŠ conservare la Fede? Si rischierebbe di ritrovarsi inseriti in una specie di grande chiesa ecumenica dove, accanto ai luterani o ai buddisti, ci sarebbe anche una cappella per la Messa in latino. Ma non è in questo modo che si difende la Tradizione della Chiesa.

    D * Lei ha parlato di ecumenismo: che cos¹è?
    R - Gesù Cristo, al momento dell¹Ascensione, quando salutò per l¹ultima volta gli Apostoli diede il comandamento che tutti conosciamo: ³Andate a predicare a tutte le gentiŠ Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà dannato...². In base a questo insegnamento gli Apostoli e i loro successori hanno predicato ovunque il Vangelo nel corso dei secoli, manifestando così lo spirito missionario della Chiesa. Pensa a quanti missionari, prima in Europa e poi negli altri continenti, hanno consacrato le loro vite, in molti casi sino al martirio, per far conoscere il Vangelo ai diversi popoli.
    Con l¹ecumenismo invece si pratica un pericoloso e ambiguo dialogo religioso con le altre chiese e addirittura con religioni non cristiane, si fanno predicare pastori eretici e scismatici nelle chiese cattoliche, si organizzano giornate ecumeniche dove si permettono le preghiere coraniche, talmudiche, buddiste, persino degli stregoni animasti, e in alcuni casi si sono rimossi i crocefissi dalle sale scelte per recitare queste preghiere per non mettere in imbarazzo i non cristianiŠ
    Lo slogan degli ecumenisti è quello di cercare ciò che ci unisce alle altre chiese e religioni e non quello che ci divide. Ma il problema è proprio questo: le divisioni nascono nella misura in cui certe persone rifiutano di aderire alle verità rivelate da Dio. La Chiesa è stata fondata da Cristo proprio per insegnare queste verità, non per occultarle.
    Ritengo che l¹ecumenismo sia una specie di cavallo di Troia per introdurre nella Chiesa gli errori massonici del relativismo e l¹indifferentismo religioso, per creare cioè i pressuposti alla formazione di un¹unica religione universale, dove non ci saranno più le differenze dogmatiche tra le varie dottrine ma unicamente un¹unione umana basata su un vago sentimento religioso. Questa religione universale potrà facilitare la costituzione di un unico governo mondiale: in questo contesto, volendo arrivare all¹estreme conseguenze, chi si ostinasse a professare la religione cattolica come l¹unica rivelata da Dio e di ritenere false le altre religioni, sarebbe considerato un ostacolo per la fratellanza universale. In questo caso si metterebbe sul banco degli imputati il primo comandamento di Dio che insegna: ³Non avrai altro dio al di fuori di me² e, quindi, altre religioni al di fuori di quella cattolica.

    D - Che consiglio può dare ai giovani d¹oggi ?
    R - Il consiglio e l¹invito è di documentarsi per di conoscere l¹autentico Cattolicesimo, in quanto i giovani che si avvicinano alle parrocchie nell¹attuale situazione rischiano di avere una visione distorta della Fede. Infatti il pericolo è di confondere l¹attuale degenerazione progressista, modernista ed ecumenista della religione con la religione stessa, e quindi allontanarsi da essa. E¹ quello che cercano di ottenere le lobby anticattoliche: far perdere la Fede alle anime per renderle più vulnerabili e addomesticabili.
    La storia insegna che è proprio la Fede e l¹autorità della Chiesa ad aver animato il combattimento dei popoli della Cristianità contro i diversi pericoli: pensiamo alla battaglia di Lepanto, contro l¹invasione ottomana, o alle insurrezioni popolari in Vandea e negli Stati preunitari italiani, contro le rivoluzioni massoniche.
    Cristo Re ci chiama a combattere sotto il suo stendardo per il bene delle nostre anime e della civiltà cristiana: spero che siano numerosi i giovani che risponderanno con generosità a questa chiamata. Ecco perché è fondamentale conoscere e approfondire la Dottrina, per evitare di ritrovarsi sotto lo stendardo sbagliato. E lo stendardo da amare e difendere è quello della Tradizione della Chiesa.

    (Fonte: http://forzanuovacesena.interfree.it/)

    _________________________________________________

    Centro studi Giuseppe Federici

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    Sito Internet: http://www.centrostudifederici.org/
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