Primarie, la golden share di Vendola. Udc: "Niente alleanze"
Con la vittoria di Bersani, Sel si aggiudica l'alleanza con il centrosinistra. Che, paradossalmente, mette fuori l'Udc di Casini, il più temuto dagli elettori.
Vendola al governo. Con la vittoria di Bersani, vince anche - a rimorchio - il partito guidato dal governatore della Puglia Nichi Vendola, che non ha mai avuto parole delicate nei confronti del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Definendolo, per esempio, uno con "lo sdoppiamento di personalità", un "battutista non di sinistra", uno "in linea con Merkel", uno che "non ha bisogno di allearsi con Casini, perché lui è Casini". Renzi si era detto "ferito" dal modo in cui Vendola "ha giocato gli ultimi giorni di campagna elettorale", assicurando che "saranno molti i suoi che mi voteranno". Chiaro che, se così è stato, non lo hanno fatto per "sintonia" con il modo di pensare di Renzi, bensì per la solita paura dell'alleanza con Casini.
Il fattore Casini. La famosa "alleanza" con il centrodestra di Ferdinando Casini come accade da anni, anche in queste primarie è stato il convitato di pietra. Il segretario Pierluigi Bersani non ha potuto negare - anche se in più di un'occasione gli avrebbe fatto comodo - la sua linea: "Vogliamo organizzare l'area dei progressisti e non vogliamo fare un regalo a Berlusconi. In quest'otttica dico sì a un dialogo con Casini". Strategia politica realista ma che fa accapponare la pelle a molti di sinistra che - soprattutto in vista di un cambiamento della legge elettorale - si turerebbero il naso e voterebbero Sel-Pd. Ma Casini no, sia per gli innumerevoli cambi di casacca dell'Udc che per il triste ricordo dell'alleanza con Mastella che la cosiddetta "sinistra radicale" considera il vero "punto debole" della Sinistra arcobaleno che portò al governo Prodi nel 2006. Consapevole di questo, e anche come reale valore politico, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha sempre detto che Casini non fa parte del suo Pantheon, e che non avrebbe mai avallato un'alleanza con l'Udc. La sua impostazione è - insomma - più "veltroniana". Come Walter Veltroni nel 2008 (perdendo) decise di fare fuori Rifondazione dalle allenze, dando al contempo all'appello al voto una forte connotazione di richiamo agli elettori delusi del Pdl "Venite a noi", diceva Veltroni. E lo stesso dice Renzi: non ha bisogno di Casini.
Acrobazie della politica. Ma per le acrobazie della politica, adesso che Bersani ha vinto con quasi il 61% e grazie a un 15% di apporto degli elettori di Sel, è l'Udc a non potersi schierare col Pd. Perché Casini lo ha sempre detto: "Se c'è Vendola non ci siamo noi". Che Vendola ora ci sia, e forte, lo stanno osservando tutti. "Ha vinto l'asse Pd-Sel, e lo ha fatto su temi forti come il lavoro", ha detto il deputato del Pd, il bersaniano La Torre, "Se l'Udc dice che con Vendola loro non ci sono, allora non ci saranno". "Non vedo una possibilità di alleanze del Pd con noi", ha detto oggi Gian Luca Galletti, capogruppo dell'Uc alla Camera: "Noi abbiamo un progetto in corso - spiega Galletti - siamo per portare avanti l'agenda Monti. I maggiori oppositori dell'agenda Monti sono i vendoliani. E' possibile andare d'accordo su questo? Sarebbe un grande inganno".
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