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    Predefinito abolizione dell'obbligo di iscrizione al ssn?

    che ne pensate?




    Panorama della sanita' 15 aprile 1996 | RadioRadicale.it

    PANORAMA DELLA SANITA’ 15 APRILE 1996

    LA BATTAGLIA DI PANNELLA

    PER CONSENTIRE LA SCELTA TRA SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE E ASSICURAZIONE PRIVATA

    PAG. 10

    Marco Pannella, che presenta la lista autonomamente dal Polo, propone, come e’ noto, un referendum abrogativo per introdurre la liberta’ di scelta tra iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) o ad una assicurazione privata, mantenendo comunque fermo l’obbligo di tutti di avere una forma di assicurazione sanitaria. Pubblico e privato verrebbero qui messi in concorrenza. In particolare si pensa che la concorrenza tra assicurazioni private porterebbe una drastica riduzione dei costi delle prestazioni mediche (in Italia molto piu’ alti che negli altri paesi europei). Il venire meno dell’obbligo generalizzato di iscrizione al Ssn non farebbe decadere automaticamente l’erogazione del servizio pubblico, ma solo il regime di monopolio in cui esso opera. Chi scegliesse una forma di assicurazione privata non sarebbe obbligato a far affluire allo Stato il contributo di legge per I’assistenza di malattia, anche se continuerebbe finanziare il Ssn attraverso il prelievo fiscale generate. Lo scopo del referendum è

    insomma di creare le condizioni per una effettiva competitività nel campo sanitario tra pubblico e privato, come anche all’interno del pubblico e all’interno del privato. Ne deriverebbe una riqualificazione complessiva dell’offerta di assistenza medica. Nel settore pubblico, l’introduzione di forme di concorrenza interna porterebbe una razionalizzazione delle strutture, una responsabilizzazione del personale, la valorizzazione della professionalita’ e una drastica riduzione degli sprechi. Per non perdere clienti e quindi incassi, le strutture sanitarie pubbliche dovrebbero entrare nello spirito della logica di mercato diventando vere e proprie aziende erogatrici di servizi. Sarebbe loro interesse affidarsi a persone competenti e capaci, adottare una gestione più trasparente, procedure più agili, creare ambienti più gradevoli e accoglienti al posto degli ospedali-lager, umanizzare e personalizzare le prestazioni affidandoti a volte anche, per abbattere i costi, all’assistenza domiciliare. Tutti questi miglio

    ramenti andrebbero a vantaggio dell’utente. Una volta che le assicurazioni fossero libere di scegliere e contrattare qualità e costo delle prestazioni nella gara tra pubblico e privato, questi dovrebbe entrare in competizione per venire incontro alle domande, una serie di servizi piu’ ricchi, articolati, precisi, efficienti che, di fronte all’insoddisfazione potrebbe annullare il contratto, per rivolgersi altrove. Effetti collaterali potrebbero anche esserci nella rivalutazione delle terapie non convenzionali che oggi, anche quando valide, sono delegittimate ed emarginate dalla monocultura dominante nelle università e negli ambienti medici. Potrebbero infine venire stroncati quei verognosi fenomeni di malcostume e di affarismo che si hanno nell’ambito dell’attuale mercato protetto della sanita’ e dell’assistenza private proprio a causa della mancanza di una reale concorrenza con il settore privato. Anche la formazione universitaria e infermieristica dovrebbe diventare meno astratta e adeguarsi alle concrete

    necessità operative della pratica terapeutica quotidiana.

    Da ciò troverebbero vantaggio proprio i più bisognosi, che non possono permettersi cliniche di lusso e sono obbligatoriamente sottoposti a quello che è stato definito, più che un servizio, un “disservizio” pubblico, meritandosi appellativo di “malasanita”. Il Servizio Sanitario Nazionale si giustificava con l’intento nobilissimo di garantire a tutti, e soprattutto ai meno abbienti, un’assistenza sanitaria di buon livello.

    Ma la pratica attuativa ha provocato nei fatti una disuguaglianza: chi può, i ricchi, coloro i quali possono pagare due volte (una volta con le tasse e la seconda quando esborsano le laute rette delle cliniche private) si rivolgono altrove, non vanno nell’ospedale pubblico: oltre la metà degli aventi diritto all’assistenza pubblica fa ricorso alle prestazioni dei privati. E’ il segno del fallimento dell’attuale servizio sanitario. Si aggiunga che al suo interno i costi previdenziali e gli oneri aggiuntivi incrementano ulteriormente il costo del lavoro e alimentano la disoccupazione. Sicuramente, la riforma del ‘78 ha fallito anche per altre ragioni, i ritardi nell’emanazione delle norme regionali di attuazione e nella adozione degli atti di programmazione, ritardi provocati dalle potenti lobby mediche e private; la lottizzazione delle Ussl, i cui Comitati di gestione erano di nomina politica, almeno fino a pochi anni fa; l’esplosione incontrastata della spesa, attribuibile alla deresponsabilizzazione delle R

    egioni e delle stesse Ussl; la rigidità amministrativa e gestionale che è tipica di ogni apparato burocratico-pubblico, ecc. Il compito dello Stato dovrebbe e dovrà essere, con la riforma che

    proponiamo attraverso il referendum, quello di garantire davvero a tutti la salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (secondo quanto recita l’art. 32 della

    Costituzione) operando per rimuovere le cause delle malattie, l’inquinamento, le sofisticazioni alimentari e non alimentari, il degrado ambientale, le cattive condizioni igieniche delle città e

    dell’ambiente, l’emarginazione, la violenza, ecc. lnsomma, prevenire più che curare, perchè, come è noto, un organismo sociale deteriorato alimenta le patologie individuali.

    •   Alt 

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  2. #2
    Radicalpignolo
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    Predefinito Re: abolizione dell'obbligo di iscrizione al ssn?

    Io tutto il bene possibile.
    Dio perdona, LIBERAMENTE senza dubbiamente no.

  3. #3
    Forumista esperto
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    Predefinito Re: abolizione dell'obbligo di iscrizione al ssn?

    Anch'io sarei favorevole. Ma purtroppo attualmente è una proposta che, a livello politico, non ha possibilità di essere accolta. Tra l'altro un referendum del genere sarebbe sicuramente rigettato dalla Corte Costituzionale.

 

 

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