05/12/2012 - La decisione sugli stabilimenti in barba alla direttiva Bolkenstein
L'Italia continuerà a regalare le spiagge

La direttiva Bolkenstein, ormai un secolo fa, obbligava gli stati a mettere in concorrenza le concessioni demaniali come le spiagge, aprendo alle gare trasparenti tra più soggetti e migliorando così il rendimento dei terreni dei cittadini che venivano affittati agli stabilimenti. Spesso protagonisti di veri e propri soprusi riportati dalle cronache come impedire a cittadini di entrare in spiaggia, in barba a norme e regole. Ma ieri in Parlamento si è decisa invece l’ennesima proroga delle concessioni. Spiega il Corriere:

Il decreto legge Sviluppo approvato ieri dalla commissione Industria del Senato, sul quale oggi in Aula il governo metterà la fiducia, prevede un rinvio di cinque anni per le gare che sarebbero dovute partire il primo gennaio del 2016. Una decisione presa all’unanimità, che ha scavalcato il parere contrario del governo. E che riduce di parecchio la proroga rispetto alla prima proposta dai relatori, Filippo Bubbico del Pd e Simona Vicari del Pdl, che avevano chiesto un rinvio di 30 anni.

Ma Lorenzo Salvia ci spiega che la faccenda non finisce qui:

L’obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali marittime, così come tutti i servizi che non sono sul mercato, nasce da una norma europea. Si tratta della direttiva Bolkenstein, approvata a Bruxelles quando Mario Monti era ancora commissario alla Concorrenza. Per il governo, e in particolare per il premier, è una questione di principio.

E ieri, proprio da Bruxelles, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli non ha glissato sulla questione:

«Ci viene chiesto di privatizzare e di dismettere asset. Siamo impegnati a farlo, penso che tutte le decisioni debbano essere coerenti con questo obiettivo». Azzerare la proroga nel maxiemendamento, però, sarebbe una rottura della prassi seguita da un anno a questa parte. E potrebbe mettere a rischio la conversione dell’intero decreto


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