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dedelind
L’Italia14/12/2012 - Der Spiegel evidenzia come Roma, nonostante la propaganda del ricco Nord, sia lo stato membro più generoso della Ue
I politici conservatori del Nord Europa, tedeschi in primis, tuonano con cadenza frequente contro l’Europa sprecona del Sud mantenuta dai paesi più ricchi. Il budget europeo svela però un’altra realtà, come rimarca Der Spiegel. L’Italia è lo stato membro che, in percentuale rispetto al suo Pil, versa il maggior contributo netto alle istituzioni comunitarie.
ITALIA IN TESTA - In queste settimane a Bruxelles si discute del nuovo quadro finanziario che regolerà il bilancio dell’Unione Europea per i prossimi sette anni. Gli stati cercano sempre di aumentare i propri trasferimenti riducendo i loro versamenti. La Ue si divide quindi in contribuenti e beneficiari netti, ovvero i paesi membri che versano più di quanto ricevono, o viceversa. La propaganda del Nord Europa sempre più inquieto per l’eurocrisi si basa sull’idea che la parte più ricca dell’Unione finanzi “gli spreconi” del Mediterraneo, ma Der Spiegel mostra la falsità di questa tesi, almeno in un caso che ci riguarda da vicino. L’Italia è infatti, nonostante le sue difficoltà, il paese che dà il maggior contributo netto alla Ue in percentuale rispetto alla propria ricchezza nazionale. Il nostro governo versa infatti a Bruxelles lo 0,38% del Pil italiano, 5,9 miliardi di euro in valore assoluto, conquistando così il primo posto in questa particolare classifica. Der Spiegel rimarca come il nostro paese “riceva da Bruxelle sovvenzioni per l’olio toscano, all’interno della Politica agricola comune, oppure fondi per lo sviluppo regionale delle regioni del Mezzogiorno”.
ZERO EURO - L’Italia è uno dei paesi simbolo dell’eurocrisi. Dalla primavera del 2011 la crisi dello spread ha colpito anche i nostri titoli di stato. La tensione sui mercati internazionali ha aggravato le difficoltà finanziarie del nostro paese. La prima vittima di questa situazione fu il governo Berlusconi, ed anche l’esecutivo Monti ha dovuto ricorrere a politiche di rigore molto dure per cercare di salvaguardare i conti pubblici, sprofondando nell’impopolarità. L’Italia però non ha mai chiesto soldi a Bruxelles per risolvere la sua crisi. Al contrario, proprio i versamenti ai fondi salva euro, prima il temporaneo Efsf e poi il permanente Esm, hanno peggiorato il saldo del nostro paese rispetto all’Unione Europea. Come rimarca Der Spiegel, l’Italia è il terzo finanziatore dei fondi salva euro dopo Germania e Francia, ma finora non ha ricevuto ancora un euro, a differenza della Spagna, per esempio.
GERMANIA INDIETRO - Nella classifica degli stati che più contribuiscono all’Unione Europea l’Italia è seguita da due altri paesi fondatori, che però non sono i big Germania e Francia. In relazione al Pil infatti il versamento maggiore è fornito da Belgio e Paesi Bassi, che si trovano alla pari in seconda posizione. La Germania, nonostante sia lo stato egemone della Ue, si assesta al terzo posto insieme a Finlandia e Danimarca. Il contributo tedesco è pari allo 0,34% del Pil, una percentuale che vale circa 9 miliardi di euro. Nonostante sia la locomotiva dell’economia europea, la Germania non è più il maggior contribuente netto dal 2000, quando il governo di Berlino riuscì ad ottenere uno sconto rispetto al suo tradizionale impegno finanziario. All’epoca le casse pubbliche tedesche erano ancora stremate dalla sforzo, mostruoso, per la riunificazione, e anche l’economia stava scontando un lento, e doloroso, processo di ristrutturazione che rallentò la crescita.
INTERESSI NAZIONALI - Der Spiegel evidenzia che uno dei motivi per i quali l’Italia si trovi in testa nella classifica dei contribuenti netti alla Ue sia la sua “scarsa” capacità di difendere i propri interessi nazionali. Il settimanale tedesco raffronta il nostro paese con il campione di questo settore, la Gran Bretagna. Grazia al governo Thatcher Londra ottenne il cosiddetto “sconto britannico”, che ridusse in modo significativo il proprio contributo all’Unione Europea. Grazie a questo favore strappato dai conservatori a fine anni ottanta e poi sempre difeso da ogni governo, di qualsiasi colore politico, la Gran Bretagna dà lo 0,32% del suo Pil a Bruxelles. Oltre ad un minore percentuale della sua ricchezza nazionale, il Regno Unito versa anche meno soldi all’Italia in termini assoluti. Anche per questo sia la Francia che la stessa Italia hanno provato a ridurre l’importo di questo sconto nelle recenti trattative sul bilancio europeo. La Gran Bretagna ha così minacciato il veto, palesando tra l’altro mai sopiti desideri di recidere, almeno parzialmente, i propri legami con un’istituzione con la quale ha da sempre un rapporto controverso. L’Italia invece è uno dei paesi più europei che si trovino sul Vecchio Continente, e la retorica “comunitaria” che ha caratterizzato quasi sempre i nostri governi è confermata dal maggior impegno finanziario rispetto agli altri partner.
L'Italia è il bancomat d'Europa? - Giornalettismo