



vebbé si sapeva, doddore l'ha fatto solo per farsi pubblicità.
Dannato Barone Rosso.


Referendum sull'indipendenza: questione di democrazia » ProgReS - Progetu Repùblica
ProgReS: Referendum sull’indipendenza: questione di democrazia
10 giugno 2012
Il referendum consultivo sulla indipendenza della Sardegna, proposto da PARIS – Maluentu, è stato respinto dall’Ufficio regionale preposto. Una decisione che non può sorpredere ma che nondimeno ProgReS – Progetu Repùblica considera grave e ingiustificata per il suo significato politico.
A suo tempo, avevamo espresso dubbi sulle modalità e sullo strumento scelto da PARIS – Maluentu per sollecitare l’attenzione dei sardi sul tema della propria autodeterminazione. Ciò non toglie che, comunque, vada dato atto a quella organizzazione e a tutti coloro che hanno creduto in tale operazione della riuscita della raccolta firme. Un dato politico di cui è doveroso tenere conto.
Benché sia chiaro che l’indipendenza della Sardegna non possa passare per un referendum “regionale” consultivo, ci sarebbe piaciuto – a costo di essere smentiti circa il nostro pessimismo – di poter contribuire alla sensibilizzazione dei sardi su tale referendum, una volta indetto. L’Ufficio regionale invece toglie a tutti noi l’occasione di poterci esprimere democraticamente su un quesito che non avrebbe in alcun modo intaccato l’ordinamento giuridico vigente.
Le ragioni che hanno spinto l’Ufficio regionale a cassare il referendum sono squisitamente – e perciò illegittimamente – politiche. Riteniamo infatti ingiustificata, in punto di diritto, tale decisione. Ci spinge a trarre questa conclusione, tra le altre cose, il recente precedente dei referendum regionali del 6 maggio scorso. In quel caso, nonostante i quesiti proposti investissero direttamente previsioni costituzionali e contrastassero con la giurisprudenza costituzionale in materia referendaria, l’Ufficio regionale si espresse tempestivamente a favore dello svolgimento delle consultazioni, limitandosi a svolgere il ruolo notarile di verifica delle firme (secondo il suo mandato), senza entrare affatto nel merito.
A ulteriore conferma dell’arbitrarietà della decisione, inoltre, esiste una argomentazione giuridica ancor più stringente: solo pochi giorni fa, in sede di parlamento europeo, è stata emesso un parere favorevole all’indipendenza di una porzione territoriale di qualsiasi stato dell’UE. Un parere giuridico e politico autorevole e dirimente, in linea del resto con la normativa internazionale e con le sue applicazioni anche recenti. Non solo dunque non è affatto illegittima una consultazione pressoché simbolica come quella del caso in esame, ma sarebbe del tutto lecita e valida anche una consultazione popolare che avesse effetti diretti sull’ordinamento giuridico vigente.
Quella dell’Ufficio regionale dei referendum è dunque una decisione estremamente grave, dal sapore repressivo e antidemocratico, giuridicamente discutibile e politicamente pericolosa. Decisione per la quale sia chi l’ha presa sia chi ha nominato i membri dell’Ufficio (ossai il presidente della giunta regionale) dovrebbero essere chiamati a rispondere ai cittadini.
Sottolineiamo anche l’evidente incoerenza tra tale scelta e le manifestazioni folkloristiche di rivendicazione identitaria e nazionale a cui si dedicano ultimamente molti esponenti politici sardi, a cominciare dallo stesso presidente della Regione Autonoma, salvo poi, alla prova dei fatti, rivelare la consistenza fittizia e esclusivamente mediatica di tali sceneggiate. In frangenti come questi diventa evidente quanto tenga in realtà la classe dominante sarda alla nostra autodeterminazione e al nostro riscatto storico.
Tuttavia, bisogna anche sottolineare come questo caso sia illuminante circa la paura che la stessa classe dominante ha della libera espressione democratica dei sardi. Finché si riesce a manipolare una parte dell’opinione pubblica – grazie alla complicità dei mass media – per piegarla ai soliti giochi di potere, va bene qualsiasi espediente, anche spendere 6 milioni di euro di soldi pubblici per un referendum farsa, i cui esiti – evidentemente non previsti e/o sgraditi – poi vengono immediatamente annullati. Se invece migliaia di sardi chiedono spontaneamente di potersi esprimere su una questione incontrollabile dal sistema di potere vigente ed anzi per esso rischiosa, ecco che si arriva fino all’arbitrio più scoperto e alla negazione stessa della democrazia, pur di non incorrere in risultati pericolosi. Pericolosi per lo status quo di miseria e depressione cui centocinquant’anni di dipendenza e sessant’anni di autonomia fallimentare ci hanno condotto.
Ma non sarà la decisione di un ufficio regionale a poter fermare la nostra aspirazione alla libertà. I sardi sapranno comunque impossessarsi della propria storia e decidere per sé.


Una curiosità, ma progres ha cestinato il vecchio simbolo?
Dannato Barone Rosso.


Accidenti, ma nessuno riesce a rispolverare quella sentenza degli anni 80 che scagionava indipendentisti sardi in quanto, costituzionalmente, ci potevano essere delle variazioni nei confini italiani e si diceva chiaramente che questi cambiamenti non possono essere solo in positivo, ma anche in negativo!


Uuu figata, riesci a recuperare un link o qualcosa del genere?
Dannato Barone Rosso.


Lo sto ricercando da tanto tempo! Non lo trovo più...credo anche di averlo messo anni fa nel vecchio POL...lo usavo come "arma" quando ancora mi piaceva bisticciare sul nazionale! Eh eh
Minca, seus unu muntoni sempri fichius circhendi custas cosas, possibile che nessun'altro lo ritrovi???![]()


Cessu...ho avuto un flash...vecchia POL era li che mi aspettava!!!
è quella dei giudici che nel 1985/86 (forse) giudicarono i sospettati di “complotto separatista”.
Essi scrissero nella sentenza che:
“l'ideale indipendentista è di per sé costituzionalmente lecito e può essere coltivato non solo come manifestazione di pensiero, ma anche a livello di azione politica.” E ancora: “Supponendo che l'ideale dell'indipendenza della Sardegna fosse propugnato dalla stragrande maggioranza dei sardi e fosse pure condiviso dal parlamento che decidesse pertanto di rinunziare al relativo territorio (modificando all'uopo alcune norme della Costituzione), non si vede quale ostacolo di ordine formale potrebbe a ciò frapporsi. D'altro canto, la Costituzione già prevede (all'art. 80) la possibilità di variazioni del territorio dello stato, e non si può certo sostenere che la norma riguardi solo modificazioni in aggiunta e non in perdita”
Corrovendu ... - Politica OnLine Forum


Art. 80.
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.


Cessu 8 annus a oi, guardatemi a Cristianeddu ta bellixeddu chi fiat! Unu indipendentista giobuneddu! Cessu...tziu Giulieddu puru!!!![]()