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    Predefinito Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, supremo organizzatore e stratega della disastrosa campagna militare italiana di Grecia, in quanto all’epoca ricopriva la mansione di capo di Stato Maggiore Generale, fu costretto a rassegnare le dimissioni dall’alto incarico il 4 dicembre del 1940. Infatti, a causa dell’andamento negativo del conflitto sul fronte greco, sopravvenne la crisi nei rapporti fra Mussolini, che aveva ipotizzato un rapido svolgimento delle operazioni, e il Maresciallo.
    Badoglio, allora, si confidò con Pavolini, ministro della Cultura Popolare, addossando la responsabilità di tali eventi al Duce. E Pavolini, a sua volta, riferì a Ciano il contenuto della conversazione e poi informò Mussolini, il quale qualificò di “nemico del regime” e di “traditore” l’ingrato capo di Stato Maggiore Generale. E il Maresciallo – a cui Mussolini quindici anni prima aveva delegato il compito di porre mano alla ricostruzione delle Forze Armate – da quel momento divenne oggetto di reiterate critiche, dapprima allusive e poi sempre più esplicite e aspre, finché il 23 novembre del 1940, il giornale di Farinacci Il Regime Fascista, in un articolo titolato “Zavorra piccolo borghese”, attaccò apertamente e con durezza lo Stato Maggiore Generale e quindi Badoglio.
    E così il Maresciallo, constatata l’impossibilità di ottenere, come aveva preteso in un animato colloquio avuto con il Duce, ritrattazioni e rettifiche da parte del quotidiano di Farinacci, si dimise dalla carica. Badoglio fu sostituito dal generale Ugo Cavallero che gli subentrò il 16 dicembre. Abbandonava dunque il prestigioso incarico lasciando, però, nei gangli vitali dello Stato Maggiore Generale, una gran quantità di generali che ruotavano attorno alla sua figura, che proseguirono nei loro intrighi, e sui quali avrebbe potuto senza dubbio contare in futuro, e che poi in effetti saliranno alla ribalta nella circostanza opportuna. In quel mese di dicembre, tuttavia, la sua fulgida carriera, fino a quel frangente inarrestabile, subiva così una temporanea battuta d’arresto.
    Il Maresciallo, escluso dal comando, si ritirò dunque a vita privata. Aveva ormai settant’anni, e trascorreva le giornate dedicandosi a interminabili partite di bridge con gli amici, in uno dei salotti della sua sontuosa residenza romana di Via Bruxelles. D’estate, per le vacanze, andava nella sua casa di San Marzanotto, in Piemonte, e non potendo più montare a cavallo per ragioni di salute, faceva un po’ di moto impegnandosi nel suo passatempo preferito, le partite di bocce con i compaesani, ma non si confidava con nessuno, e se aveva sempre evitato di parlare di Caporetto, adesso, a maggior ragione, con la piega che avevano assunto gli avvenimenti, non intendeva certo affrontare, neppure con gli intimi, discorsi riguardanti l’argomento delle operazioni militari in corso.
    Questa era la nuova esistenza che conduceva in apparenza Badoglio. La vita del pensionato, però, non si addiceva a un personaggio di tal fatta. E quindi, il nostro, per rientrare in gioco, cominciò a frequentare gli ambienti antifascisti romani, venendo subito avvicinato da taluni esponenti della massoneria: Marcello Soleri, ex ministro della Guerra, Ivanoe Bonomi e Vittorio Emanuele Orlando, entrambi ex presidenti del Consiglio, Alberto Bergamini, ex direttore del Giornale d’Italia, e Meuccio Ruini, dignitario delle logge, e di tutti è accertata l’appartenenza alla congrega massonica. D’altronde, pure Badoglio era felicemente affiliato alla massoneria prima della Grande Guerra – iscrizione che gli evitò il coinvolgimento nell’inchiesta sulle responsabilità della disfatta di Caporetto – come riportato nel numero di aprile del 1976 dalla Rivista Massonica, sulla base di una testimonianza rilasciata da Dunstano Cancellieri.
    Adottando innumerevoli precauzioni, Badoglio accettò anche di incontrarsi, in una villa di Cogne, di proprietà dell’industriale Necchi, con la principessa di Casa Savoia, Maria José, moglie dell’erede al trono Umberto, la quale, secondo quanto affermò il Maresciallo nelle sue memorie, lo sollecitò ad assumere “soluzioni radicali”. E con la nuora di Vittorio Emanuele III si incontrò ancora numerose volte, a Roma, per concordare piani che avrebbero dovuto portare alla caduta del regime fascista. Del resto, nei documenti segreti inglesi desecretati di recente, si rinviene traccia che già nel settembre del 1938, l’ambasciatore di sua maestà britannica al Cairo, Miles Lampson, marito di un’italiana il cui padre era medico curante dei Savoia, informò il suo governo che nella tenuta reale di Racconigi la principessa di Piemonte aveva incontrato segretamente Badoglio e un misterioso avvocato antifascista di Milano per delineare un progetto che prevedeva, dopo l’arresto di Mussolini, l’abdicazione del re, la rinuncia di Umberto e il trono al piccolo Vittorio Emanuele, con la reggenza della stessa Maria José. E alla vigilia della guerra, nel marzo 1940, prese consistenza un altro tentativo che si proponeva di esautorare il Duce, questa volta con la partecipazione del capo della Polizia, Arturo Bocchini, il quale era in contatto con Maria José e con un avvocato, Carlo Aphel, fiduciario di casa Agnelli, nella cui abitazione si ritrovarono i congiurati.
    E secondo la testimonianza di un ex diplomatico brasiliano in Italia,Vinicius de Veiga, console a Napoli, Milano e Venezia, prima e durante la Seconda guerra mondiale, Badoglio, in epoca precedente all’entrata in guerra dell’Italia, avrebbe stretto rapporti anche con gli americani. E tali relazioni sarebbero intercorse per merito del ruolo svolto proprio dal de Veiga. Raccontò infatti il console che, nell’autunno del 1939, durante il suo mandato a Napoli, lo avvicinò un individuo, un certo Giuseppe Cambareri – con cui Badoglio strinse solidi legami durante il suo mandato diplomatico in Brasile – il quale affermò di occuparsi di forniture al Regio Esercito, e frequentando assiduamente il consolato, il Cambareri entrò in confidenza con de Veiga, mostrandogli credenziali segrete di Badoglio, da cui traspariva il proposito del Maresciallo di mantenere l’Italia neutrale, e di voler tentare di rovesciare Mussolini per evitare un fatale ingresso italiano in guerra. Per concretare i suoi progetti, Badoglio necessitava di un intervento americano, e avendo ricoperto la carica di ambasciatore a Rio de Janeiro, dove manteneva eccellenti conoscenze, pensò di rivolgersi ai brasiliani per ottenere l’appoggio degli Stati Uniti. Vinicius de Veiga, essendo il console americano a Napoli suo amico, non ebbe difficoltà a soddisfare la richiesta di Cambareri, mettendo in contatto i due. Dal consolato americano partì una serie di messaggi cifrati, diretti al Dipartimento di Stato. Da Washington mostrarono di acconsentire a intraprendere trattative e fornire aiuti, e dettarono le condizioni in caso di ulteriori comunicazioni, indicando i nomi in codice che avrebbero dovuto utilizzare Badoglio e il presidente Roosevelt. Con il trasferimento di de Veiga a Milano, e del console americano in Spagna, pare ci fosse stata un’interruzione nel collegamento ma, scoppiata la guerra, il Maresciallo avrebbe incontrato personalmente de Veiga e ristabilito il dialogo con Roosevelt.
    Ma torniamo all’azione messa in atto da Badoglio dopo le sue dimissioni del dicembre 1940. In questa prima fase, il Maresciallo non si limitò agli approcci generici con notabili italiani, e agli incontri con la principessa Maria José, ma provò anche a contattare emissari del governo inglese. E come ricordò nelle sue memorie, i primi rapporti instaurati con personalità britanniche in Svizzera, per mezzo di intermediari fidati, furono deludenti, con l’unico risultato ottenuto di far conoscere ai governanti britannici la sua disponibilità a raggiungere un accordo. Nei primi mesi del 1942, Badoglio strinse i tempi per tentare di convincere gli inglesi a firmare una pace separata, e nell’aprile di quell’anno riuscì finalmente a intavolare un negoziato. Infatti, gli agenti dello Special Operations Executive – il servizio segreto inglese specializzato in operazioni da compiere in territorio nemico – da quel mese si incontravano regolarmente a Berna con un rappresentante badogliano, nome in codice “Vulp”, al secolo Luigi Rusca, classe 1894. L’uomo, un fine letterato liberale, era il braccio destro dell’editore Arnoldo Mondadori a Milano.
    Da documenti microfilmati, custoditi presso i National Archives di Kew Gardens, a Londra, e oggi resi pubblici, affiora una versione inedita degli avvenimenti decisivi che caratterizzarono il periodo che va dalla primavera del 1942 alla fatidica estate del 1943, e riguardanti le relazioni intercorse fra Badoglio e gli inglesi, gettando una luce nuova su quei fatti. I negoziati, denominati in codice Operazione “Fanfare” (fanfara), si ripromettevano dunque di determinare la caduta del fascismo con la successiva conclusione di un armistizio con l’Italia badogliana, che avrebbe poi affiancato gli Alleati nella guerra contro la Germania. E le trattative si avviarono, malgrado le diffidenze verso il Maresciallo e le divisioni emerse nello stesso War Cabinet britannico.
    Il primo documento, rivelatore di un iniziale contatto fra l’emissario italiano “Vulp” e gli agenti inglesi, reca la data del 3 maggio 1942. Si tratta di un telegramma inviato da Berna a Londra, per la precisione alle ore 13.40. Il cablogramma è cifrato con il numero 93 (ed è stato catalogato con il numero di serie HS6/778). Ecco il breve testo del messaggio: “L’agente JQ ha preso contatto con il Maresciallo Badoglio”. L’agente JQ, che può essere identificato nella persona di John Mc Caffery, ufficialmente rivestiva la carica di vice addetto stampa alla Legazione di Berna. E la risposta da Londra non si fece attendere, e il giorno seguente, alle ore 20.01, dalla capitale britannica giunse in Svizzera il seguente telegramma: “Telegrafateci maggiori informazioni sulle vostre conversazioni con Badoglio. Aggiornateci sugli sviluppi e sugli aiuti di cui avete bisogno. Vogliamo conoscere il ruolo e la posizione di Badoglio in questo momento”. Il 16 maggio 1942, gli agenti inglesi a Berna inoltrarono in Inghilterra, alle ore 16.59, un nuovo messaggio contenente le segnalazioni richieste concernenti il Maresciallo: “Badoglio è oggetto di dimostrazioni popolari ovunque egli appaia. Ma lui e i suoi uomini sono attentamente sorvegliati”.
    Il cablogramma inviato dal SOE da Berna a Londra, recante il numero di codice 373, fu spedito la mattina del 25 agosto del 1942. Compilato ancora dall’agente JQ, riguardava l’emissario italiano: “Il mio contatto è un amico di Badoglio e gli ha parlato prima di venire da me. Badoglio è fermamente convinto che noi inglesi dovremmo costituire un movimento degli italiani liberi. Inviatemi le vostre valutazioni. ‘Vulp’ riparte per l’Italia il 31 agosto”.
    E nel secondo cablogramma, spedito sempre il giorno 25 agosto, che riporta il numero di codice 374, giunto a Londra alle ore 20.30, proveniente da Berna, veniva rivelata l’identità del negoziatore italiano: “È il dottor Luigi Rusca, direttore della casa editrice Mondadori”. Da Londra, nell’arco di quarantotto ore, i vertici del SOE risposero ai due telegrammi inviati dagli agenti operanti in Svizzera, dimostrando di conoscere l’uomo a cui veniva affidata la missione di avviare trattative per stipulare un armistizio con gli Alleati: “Il dottor Rusca ha sempre avuto opinioni antifasciste ma non è mai stato un attivo oppositore del regime. Ciò è comprensibile vista la sua posizione”.
    In quell’estate del 1942, i servizi segreti inglesi condussero indagini meticolose per comprendere se il contatto italiano denominato “Vulp” presentasse garanzie di affidabilità, e in special modo tentarono di accertare se Badoglio fosse realmente in grado di raccogliere intorno al suo nome forze sufficienti a rovesciare il regime fascista. Parallelamente ai tentativi portati avanti in Svizzera, sempre nell’estate di quell’anno, il Maresciallo, coadiuvato dalla principessa Maria José, cercò nuovi contatti con gli Alleati, seguendo canali alternativi, per sondare altre possibilità di intesa. Questa volta, però, la strada percorsa era diversa e passava dal Vaticano, e il tramite fu monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Tuttavia, la prova non ebbe buon esito. Nel frattempo, il 2 settembre ripresero le trattative a Berna, e ancora una volta l’agente JQ inviò un messaggio ai superiori di Londra. Il telegramma venne cifrato con il numero 391: “Ho parlato ieri con Rusca, al momento opportuno Badoglio costituirà un governo militare. Lui e i suoi amici ritengono che noi inglesi dovremmo concentrarci sul partner più debole dell’Asse, ovvero l’Italia”. E qui si può intuire un chiaro invito rivolto da Badoglio agli inglesi affinché intensificassero i bombardamenti indiscriminati sull’Italia, cosa poi puntualmente avvenuta.
    E dunque, già oltre un anno prima della firma del cosiddetto armistizio dell’ 8 settembre 1943, i messaggi segreti fra Londra e Berna, relativi ai collegamenti con il Maresciallo erano pressoché continui, ma la questione era giudicata talmente riservata che ne era a conoscenza soltanto il SOE e neppure il Foreign Office, in un primo tempo, venne informato. E fino all’autunno inoltrato del 1942, le trattative segrete rimasero di esclusiva pertinenza del SOE. Intanto, il 3 settembre, l’agente segreto JQ, da Berna, inviò un nuovo messaggio al suo quartier generale di Londra: “Rusca mi ha comunicato che Badoglio è sicuro che gli Alleati vinceranno la guerra e che, se non agirà in maniera drastica, l’Italia farà un balzo indietro di ottant’anni”.
    I colloqui fra l’agente JQ e l’italiano “Vulp” proseguirono senza sosta anche nel mese di ottobre e novembre. Però, i sempre più frequenti passaggi del confine con la Svizzera, da parte del dottor Rusca, finirono per insospettire l’Ovra, l’organismo segreto della Polizia italiana che svolgeva attività di repressione dell’antifascismo. Rusca confidò allora all’agente inglese di avere sempre più difficoltà a ottenere il passaporto per compiere i viaggi nella Confederazione elvetica. E quindi, per non suscitare ulteriori sospetti, venne deciso di comune accordo di interrompere momentaneamente le trattative.
    Ma già in occasione delle feste natalizie, Rusca, eludendo in qualche modo la sorveglianza dell’Ovra, riprese i contatti con l’agente JQ, consegnandogli in svizzera una proposta di Badoglio. E l’agente segreto provvide immediatamente a inviare a Londra un altro messaggio, il 5 gennaio del 1943, alle ore 13.23, con il numero di codice 854, e con la dicitura “most secret”, nel quale riferiva il contenuto dell’ultimo incontro avuto con Rusca: “Badoglio comunica che il generale Gustavo Pesenti è pronto a partire per la Cirenaica, a patto che gli sia garantita la possibilità di creare un’armata italiana composta da prigionieri di guerra e da italiani residenti all’estero”.


    l generale Pesenti, un genovese di sentimenti antifascisti, si dichiarò disponibile a essere trasferito in Svizzera, viaggiando su un aereo che avrebbe effettuato un volo clandestino. Il decollo sarebbe avvenuto da un campo d’aviazione militare nei dintorni di Milano. Ma il tentativo non andò a buon fine perché la persona, un civile, che doveva tenere le fila dell’operazione, venne arrestata alla stazione centrale di Milano, e fu confinata in Lucania. Il piano di Badoglio prevedeva un’azione da svolgersi in due tempi. Nella prima parte il generale Pesenti sarebbe partito per la Cirenaica, dove avrebbe cercato di creare le condizioni favorevoli a “una rivolta per un’Italia libera”. La seconda parte, più complessa e rischiosa, avrebbe visto il Maresciallo dapprima sostenere l’iniziativa di Pesenti in Africa, e in un secondo momento l’operazione – per la quale provvederà il Gran Consiglio a contribuire in misura notevole – si sarebbe conclusa procedendo all’arresto del Duce. Nel pomeriggio di quel convulso 5 gennaio 1943, l’accordo con il Maresciallo pareva imminente. E quattro ore dopo l’invio del primo messaggio, l’agente JQ ne inoltrò un altro a Londra, e questo più dettagliato: “È chiaro che Badoglio e i suoi amici si muovono ora perché convinti che noi stiamo vincendo la guerra. Puntano ad ottenere un posto per l’Italia al tavolo della Conferenza di pace”. E sempre la sera del 5 gennaio, Anthony Eden, ministro degli Esteri inglese, il quale era venuto presumibilmente a conoscenza della trattativa in corso soltanto da poco tempo, decise di informare gli alleati americani e sovietici sulla sostanza delle inattese proposte avanzate dal Maresciallo italiano. Il negoziato assunse così il carattere dell’ufficialità e il War Cabinet britannico, il 14 gennaio 1943, cominciò a discutere l’offerta definitiva di Pietro Badoglio. E in quella data venne redatto un documento, recante nella prima pagina la dicitura “most secret” W.P. (43) 27. Nell’intestazione portava impresse le seguenti scritte: “Da tenere chiuso a chiave”, “Si richiede cura speciale per assicurare il segreto di questo documento”, “Gabinetto di Guerra”, “Ricevuto da fonti certe di elementi antifascisti in Italia”, “Memorandum proveniente dalla segreteria di Stato degli Affari Esteri”. Al termine del testo compariva la sigla A.E. (Anthony Eden) e l’atto è stato catalogato ai National Archives londinesi di Kew Gardens con la sigla FO954/13 WP (43) 27.Il ministro Eden, in quel documento, fissava in 10 punti i termini della proposta pervenuta da Badoglio e che consisteva, essenzialmente, nella volontà del Maresciallo, espressa durante i colloqui fra gli intermediari, di rovesciare il regime fascista e di instaurare in Italia un governo militare da lui presieduto. Nella relazione si faceva riferimento al proposito di inviare un emissario, il generale Pesenti, in Cirenaica per accordarsi con il governo britannico circa possibili azioni coordinate, da compiere sia in Italia sia all’estero, finalizzate a provocare la caduta del governo italiano. Il ministro inglese, nel rapporto, riconosceva che Badoglio era la personalità italiana più in vista e autorevole per attirare consensi e sostenitori e per guidare un movimento antifascista. Anthony Eden proseguiva il suo scritto proponendo, eventualmente, a capo di una rivolta contro il regime anche il Maresciallo Enrico Caviglia, il quale, nonostante i suoi ottant’anni, godeva di un’ottima fama per aver vinto la battaglia di Vittorio Veneto e, al pari di Badoglio, veniva considerato, negli ambienti antifascisti, un uomo influente.Per il ministro inglese, stando sempre a quanto asserito nella sua relazione, il generale Pesenti, invece, non sembrava aver avuto rapporti politici tali da renderlo adeguato al compito che Badoglio intendeva affidargli. Agli inglesi risultava soltanto che Pesenti era stato in Somalia dal 1939 al gennaio del 1941, quando venne richiamato in Italia per sconosciute ragioni. Il generale, secondo Badoglio, avrebbe dovuto essere agevolato dagli inglesi nella sua opera che doveva consistere nel reclutare forze tra i prigionieri di guerra e gli italiani residenti all’estero, per costituire reparti da impiegare in funzione antifascista. Eden concludeva il suo resoconto analizzando vantaggi e svantaggi di una simile proposta e sosteneva che, se fosse stata accettata dal governo britannico, avrebbe dovuto sottoporla anche agli alleati americani e sovietici. Il capo del Foreign Office ne diede quindi notizia all’Incaricato d’Affari degli USA a Londra, Mattheus, dichiarando che gli eventuali benefici derivanti dal progetto presentato dal Maresciallo italiano non erano sufficienti a superare gli inconvenienti e i rischi connessi. Eden, nel rifiutare il disegno prospettato da Badoglio, non ritenne neppure di prendere in considerazione l’ipotesi di inviare il generale Pesenti in Cirenaica. E alle 11.30 del 18 gennaio 1943, il War Cabinet britannico diramava sulla questione un conciso comunicato interno: “Gli svantaggi della proposta superano i vantaggi… Non siamo sicuri che le forze di Badoglio posseggano un reale valore militare… tuttavia, se prendesse corpo una rivoluzione in Italia e arrivasse al potere un nuovo governo al posto di quello fascista, potremmo aprire un nuovo negoziato… “.Londra respingeva perciò le offerte di Badoglio, temendo che i tempi per tentare di estromettere il Duce dal governo italiano non fossero ancora maturi, oppure gli inglesi non intendevano rischiare di compiere una scelta che avrebbe potuto rivelarsi perdente. Ma dopo qualche giorno, in seno al governo di sua maestà, emersero i primi contrasti, all’interno dello stesso Gabinetto di Guerra. Il 21 gennaio 1943, il vice ministro degli Esteri, sir Orme Sargent, commentò, in una lettera spedita al capo dello Special Operations Executive, che personalmente non condivideva la decisione presa dal War Cabinet (la lettera è stata protocollata con la cifratura RC43/168/G). Ma Eden in persona prese l’iniziativa di scrivere a Churchill per difendere la posizione ufficiale del War Cabinet, in quanto la proposta di Badoglio aveva spiazzato i vari membri del governo britannico, a cominciare proprio dal primo ministro: “Considerato il carattere degli italiani, sono convinto che raggiungeremo i nostri obiettivi perseguendo la nostra attuale linea dura: bombardamenti a tappeto e la minaccia permanente di invasione”.Ma i vertici del SOE, solitamente ben informati, il 5 marzo del 1943, annotarono che a breve il War Cabinet avrebbe riconsiderato l’offerta italiana. Quindici giorni dopo, infatti, il War Cabinet farà conoscere la sua decisione di ricevere un inviato di Badoglio. E partirà così il piano che il SOE aveva caldeggiato fin dalla primavera del 1942, la cosiddetta Operazione “Fanfare”. Nella primavera del 1943, con le truppe italiane ridotte allo stremo delle forze e col progressivo deteriorarsi per l’Asse della situazione militare sui vari fronti, gli inglesi erano ormai certi che Badoglio sarebbe riuscito, a breve termine, nel suo intento di rovesciare il governo italiano, e per loro era giunto il momento – avendo prolungato di almeno un anno i tempi che avrebbero consentito al Maresciallo di chiedere un armistizio onorevole – di imporre la resa senza condizioni.Il 26 maggio 1943, il Foreign Office preparò una bozza di “armistizio” con l’Italia, che verrà poi proclamato l’8 settembre. Il documento venne allegato a una lettera e inviato a tutti i membri del governo britannico. Si componeva di 11 pagine dattiloscritte e comprendeva ben 45 articoli, e oggi è di pubblico dominio e viene conservato presso gli archivi inglesi (la lettera allegata al documento è stata protocollata con la sigla U1840/324/G). E con la seduta del 25 luglio 1943, il Gran Consiglio porterà a termine l’Operazione “Fanfare”, intrapresa, in combutta con gli inglesi, più di un anno prima dal Maresciallo d’Italia, il quale presiederà così l’auspicato governo militare.Gianfranco La Vizzeral generale Pesenti, un genovese di sentimenti antifascisti, si dichiarò disponibile a essere trasferito in Svizzera, viaggiando su un aereo che avrebbe effettuato un volo clandestino. Il decollo sarebbe avvenuto da un campo d’aviazione militare nei dintorni di Milano. Ma il tentativo non andò a buon fine perché la persona, un civile, che doveva tenere le fila dell’operazione, venne arrestata alla stazione centrale di Milano, e fu confinata in Lucania.
    Il piano di Badoglio prevedeva un’azione da svolgersi in due tempi. Nella prima parte il generale Pesenti sarebbe partito per la Cirenaica, dove avrebbe cercato di creare le condizioni favorevoli a “una rivolta per un’Italia libera”. La seconda parte, più complessa e rischiosa, avrebbe visto il Maresciallo dapprima sostenere l’iniziativa di Pesenti in Africa, e in un secondo momento l’operazione – per la quale provvederà il Gran Consiglio a contribuire in misura notevole – si sarebbe conclusa procedendo all’arresto del Duce.
    Nel pomeriggio di quel convulso 5 gennaio 1943, l’accordo con il Maresciallo pareva imminente. E quattro ore dopo l’invio del primo messaggio, l’agente JQ ne inoltrò un altro a Londra, e questo più dettagliato: “È chiaro che Badoglio e i suoi amici si muovono ora perché convinti che noi stiamo vincendo la guerra. Puntano ad ottenere un posto per l’Italia al tavolo della Conferenza di pace”. E sempre la sera del 5 gennaio, Anthony Eden, ministro degli Esteri inglese, il quale era venuto presumibilmente a conoscenza della trattativa in corso soltanto da poco tempo, decise di informare gli alleati americani e sovietici sulla sostanza delle inattese proposte avanzate dal Maresciallo italiano. Il negoziato assunse così il carattere dell’ufficialità e il War Cabinet britannico, il 14 gennaio 1943, cominciò a discutere l’offerta definitiva di Pietro Badoglio. E in quella data venne redatto un documento, recante nella prima pagina la dicitura “most secret” W.P. (43) 27. Nell’intestazione portava impresse le seguenti scritte: “Da tenere chiuso a chiave”, “Si richiede cura speciale per assicurare il segreto di questo documento”, “Gabinetto di Guerra”, “Ricevuto da fonti certe di elementi antifascisti in Italia”, “Memorandum proveniente dalla segreteria di Stato degli Affari Esteri”. Al termine del testo compariva la sigla A.E. (Anthony Eden) e l’atto è stato catalogato ai National Archives londinesi di Kew Gardens con la sigla FO954/13 WP (43) 27.
    Il ministro Eden, in quel documento, fissava in 10 punti i termini della proposta pervenuta da Badoglio e che consisteva, essenzialmente, nella volontà del Maresciallo, espressa durante i colloqui fra gli intermediari, di rovesciare il regime fascista e di instaurare in Italia un governo militare da lui presieduto. Nella relazione si faceva riferimento al proposito di inviare un emissario, il generale Pesenti, in Cirenaica per accordarsi con il governo britannico circa possibili azioni coordinate, da compiere sia in Italia sia all’estero, finalizzate a provocare la caduta del governo italiano. Il ministro inglese, nel rapporto, riconosceva che Badoglio era la personalità italiana più in vista e autorevole per attirare consensi e sostenitori e per guidare un movimento antifascista. Anthony Eden proseguiva il suo scritto proponendo, eventualmente, a capo di una rivolta contro il regime anche il Maresciallo Enrico Caviglia, il quale, nonostante i suoi ottant’anni, godeva di un’ottima fama per aver vinto la battaglia di Vittorio Veneto e, al pari di Badoglio, veniva considerato, negli ambienti antifascisti, un uomo influente.
    Per il ministro inglese, stando sempre a quanto asserito nella sua relazione, il generale Pesenti, invece, non sembrava aver avuto rapporti politici tali da renderlo adeguato al compito che Badoglio intendeva affidargli. Agli inglesi risultava soltanto che Pesenti era stato in Somalia dal 1939 al gennaio del 1941, quando venne richiamato in Italia per sconosciute ragioni. Il generale, secondo Badoglio, avrebbe dovuto essere agevolato dagli inglesi nella sua opera che doveva consistere nel reclutare forze tra i prigionieri di guerra e gli italiani residenti all’estero, per costituire reparti da impiegare in funzione antifascista. Eden concludeva il suo resoconto analizzando vantaggi e svantaggi di una simile proposta e sosteneva che, se fosse stata accettata dal governo britannico, avrebbe dovuto sottoporla anche agli alleati americani e sovietici. Il capo del Foreign Office ne diede quindi notizia all’Incaricato d’Affari degli USA a Londra, Mattheus, dichiarando che gli eventuali benefici derivanti dal progetto presentato dal Maresciallo italiano non erano sufficienti a superare gli inconvenienti e i rischi connessi. Eden, nel rifiutare il disegno prospettato da Badoglio, non ritenne neppure di prendere in considerazione l’ipotesi di inviare il generale Pesenti in Cirenaica. E alle 11.30 del 18 gennaio 1943, il War Cabinet britannico diramava sulla questione un conciso comunicato interno: “Gli svantaggi della proposta superano i vantaggi… Non siamo sicuri che le forze di Badoglio posseggano un reale valore militare… tuttavia, se prendesse corpo una rivoluzione in Italia e arrivasse al potere un nuovo governo al posto di quello fascista, potremmo aprire un nuovo negoziato… “.
    Londra respingeva perciò le offerte di Badoglio, temendo che i tempi per tentare di estromettere il Duce dal governo italiano non fossero ancora maturi, oppure gli inglesi non intendevano rischiare di compiere una scelta che avrebbe potuto rivelarsi perdente. Ma dopo qualche giorno, in seno al governo di sua maestà, emersero i primi contrasti, all’interno dello stesso Gabinetto di Guerra. Il 21 gennaio 1943, il vice ministro degli Esteri, sir Orme Sargent, commentò, in una lettera spedita al capo dello Special Operations Executive, che personalmente non condivideva la decisione presa dal War Cabinet (la lettera è stata protocollata con la cifratura RC43/168/G). Ma Eden in persona prese l’iniziativa di scrivere a Churchill per difendere la posizione ufficiale del War Cabinet, in quanto la proposta di Badoglio aveva spiazzato i vari membri del governo britannico, a cominciare proprio dal primo ministro: “Considerato il carattere degli italiani, sono convinto che raggiungeremo i nostri obiettivi perseguendo la nostra attuale linea dura: bombardamenti a tappeto e la minaccia permanente di invasione”.
    Ma i vertici del SOE, solitamente ben informati, il 5 marzo del 1943, annotarono che a breve il War Cabinet avrebbe riconsiderato l’offerta italiana. Quindici giorni dopo, infatti, il War Cabinet farà conoscere la sua decisione di ricevere un inviato di Badoglio. E partirà così il piano che il SOE aveva caldeggiato fin dalla primavera del 1942, la cosiddetta Operazione “Fanfare”. Nella primavera del 1943, con le truppe italiane ridotte allo stremo delle forze e col progressivo deteriorarsi per l’Asse della situazione militare sui vari fronti, gli inglesi erano ormai certi che Badoglio sarebbe riuscito, a breve termine, nel suo intento di rovesciare il governo italiano, e per loro era giunto il momento – avendo prolungato di almeno un anno i tempi che avrebbero consentito al Maresciallo di chiedere un armistizio onorevole – di imporre la resa senza condizioni.
    Il 26 maggio 1943, il Foreign Office preparò una bozza di “armistizio” con l’Italia, che verrà poi proclamato l’8 settembre. Il documento venne allegato a una lettera e inviato a tutti i membri del governo britannico. Si componeva di 11 pagine dattiloscritte e comprendeva ben 45 articoli, e oggi è di pubblico dominio e viene conservato presso gli archivi inglesi (la lettera allegata al documento è stata protocollata con la sigla U1840/324/G). E con la seduta del 25 luglio 1943, il Gran Consiglio porterà a termine l’Operazione “Fanfare”, intrapresa, in combutta con gli inglesi, più di un anno prima dal Maresciallo d’Italia, il quale presiederà così l’auspicato governo militare.

    Badoglio e l?Operazione ?Fanfare? | Storia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
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  2. #2
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    ero pure disposto a leggere tutto nonostante la sciocchezza iniziale su badoglio "organizzatore della campagna di grecia" (che notoriamente fu una tremenda cazzata voluta da mussolini e ciano contro il volere di badoglio che commise l'errore di non dimettersi, ma che, al momento opportuno, tirò fuori il verbale con il suo parere negativo).
    ma hai copincollato male. parte del testo è ripetuta e allora ho smesso.

    pesenti fu allontanato dalla somalia perchè, comandante lo "scacchiere giuba", aveva proposto al vicerè di negoziare una pace separata con gli inglesi per "salvare l'impero" (per una cosa del genere andava semplicemente messo al muro). credo che si sia "salvato" da un processo perchè durante la guerra di etiopia aveva comandato molto bene le sue truppe (era un "vecchio coloniale", nel senso che aveva fatto carriera nelle colonie).
    di lui rimangono libri sull'africa (se non sbaglio anche uno sulla musica e canti degli indigeni, ma posso sbagliarmi con altri pesenti)

  3. #3
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    ero pure disposto a leggere tutto nonostante la sciocchezza iniziale su badoglio "organizzatore della campagna di grecia" (che notoriamente fu una tremenda cazzata voluta da mussolini e ciano contro il volere di badoglio che commise l'errore di non dimettersi, ma che, al momento opportuno, tirò fuori il verbale con il suo parere negativo).
    ma hai copincollato male. parte del testo è ripetuta e allora ho smesso.

    pesenti fu allontanato dalla somalia perchè, comandante lo "scacchiere giuba", aveva proposto al vicerè di negoziare una pace separata con gli inglesi per "salvare l'impero" (per una cosa del genere andava semplicemente messo al muro). credo che si sia "salvato" da un processo perchè durante la guerra di etiopia aveva comandato molto bene le sue truppe (era un "vecchio coloniale", nel senso che aveva fatto carriera nelle colonie).
    di lui rimangono libri sull'africa (se non sbaglio anche uno sulla musica e canti degli indigeni, ma posso sbagliarmi con altri pesenti)
    SE ho sbagliato a postare il testo avresti potuto cliccare il link per leggere direttamente dalla fonte la ricostruzione.
    Non fare il fesso, Badoglio non si dimise e pertanto fu parte integrante dell'operazione che non fu voluta da MUssolini, ma da Ciano e solo subordinandola alla favorevole approvazione dello Stato Maggiore, il quale in larga parte era favorevole.
    Per tutto il resto l'operazione "FANFARE" è un dato di fatto storico.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  4. #4
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    SE ho sbagliato a postare il testo avresti potuto cliccare il link per leggere direttamente dalla fonte la ricostruzione.
    Non fare il fesso, Badoglio non si dimise e pertanto fu parte integrante dell'operazione che non fu voluta da MUssolini, ma da Ciano e solo subordinandola alla favorevole approvazione dello Stato Maggiore, il quale in larga parte era favorevole.
    Per tutto il resto l'operazione "FANFARE" è un dato di fatto storico.

    Ma la piu' grossa idiozia e' che badoglio avesse avuto il mandato di rifondare lo strumento militare italiota..........

  5. #5
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    Ma la piu' grossa idiozia e' che badoglio avesse avuto il mandato di rifondare lo strumento militare italiota..........
    Ma questo lo dici tu, invece, dagli AS, il buon DE FELICE, lo riporta testualmente dai documenti, pertanto, se ci sono idiozie, quelle le stai affermando tu.
    Cosa vuoi i riferimenti di archivio?
    Pivelli...................
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  6. #6
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Ma questo lo dici tu, invece, dagli AS, il buon DE FELICE, lo riporta testualmente dai documenti, pertanto, se ci sono idiozie, quelle le stai affermando tu.
    Cosa vuoi i riferimenti di archivio?
    Pivelli...................
    E de felice che ne capisce di storia militare? Un bel cazzo di niente

    Leggiti rochat, che ne capisce e molto....

  7. #7
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    E de felice che ne capisce di storia militare? Un bel cazzo di niente

    Leggiti rochat, che ne capisce e molto....

    Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, eccone un altro, oppure uno dei soliti sotto mentite spoglie, leggitelo te il tuo amato Rochat, e vedi di finirla di scrivere cazzate su DE FELICE che evidentemente non hai ne letto e ne studiato, tra l'altro t'informo che DE FELICE aveva un gruppo formato da decine e decine di ricercatori, storici, archivisti e documentaristi, senza calcolare che il loro lavoro si è rifatto a decine di archivi sia, pubblici sia privati, INFINE PIVELLO, la direttiva di riforma è un atto politico, che nulla ci azzecca con la storia militare, si tratta di POLITICA, lo capisci?
    Comunque, quello che ho affermato ha solide basi documentali, archivistiche e storiche, indi...........
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  8. #8
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Tra le altre cose il tuo Rochat ha pubblicato un lavoro su Badoglio in pieno oscurantismo, nel 1974, le ricerche archivistiche di DE FELICE e di tutto il suo gruppo sono dei primi anni 90, non voglio sottolineare che il tuo storico è uno di parte, maledettamente di parte e che mai e poi mai, può essere paragonato, sotto nessun punto di vista con DE FELICE.
    In estrema sintesi, fatti un giro.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  9. #9
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Tra le altre cose il tuo Rochat ha pubblicato un lavoro su Badoglio in pieno oscurantismo, nel 1974, le ricerche archivistiche di DE FELICE e di tutto il suo gruppo sono dei primi anni 90, non voglio sottolineare che il tuo storico è uno di parte, maledettamente di parte e che mai e poi mai, può essere paragonato, sotto nessun punto di vista con DE FELICE.
    In estrema sintesi, fatti un giro.

    Ma nemmeno per idea.....

    Vatti a studiare quali fossero poteri ed attribuzioni del capo di statonmaggiore generale, che staff avesse e come abbia agito, prima.di dir cazzate....ed oltretutto dove fosse ed a fare cosa, il badoglietto........in libia ed etiopia, magari

    Basterebbe solo la.storia dell'aerosiluramento per provare che badoglio aveva poteri ed influenza nulli, per tacere della.sua incapacita'

  10. #10
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    Predefinito Re: Badoglio e l’Operazione “Fanfare”

    Citazione Originariamente Scritto da atvar51 Visualizza Messaggio
    Ma nemmeno per idea.....

    Vatti a studiare quali fossero poteri ed attribuzioni del capo di statonmaggiore generale, che staff avesse e come abbia agito, prima.di dir cazzate....ed oltretutto dove fosse ed a fare cosa, il badoglietto........in libia ed etiopia, magari

    Basterebbe solo la.storia dell'aerosiluramento per provare che badoglio aveva poteri ed influenza nulli, per tacere della.sua incapacita'
    Leggi bene, a me di fare le schermaglie da bar con un ignorante come te non importa nulla, se sei in grado, con fonti attendibili di dimostrare quello che allegramente riporti, accomodati, ma non ti permettere di scrivere che scrivo cazzate, io a differenza di te, ti ho riportato i testi dove puoi trovare le cose che ho scritto.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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