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Discussione: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

  1. #61
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    sì, insomma, dei grossi gay che si abbracciano e si strusciano...
    scherzo, eh...
    Scherzavo anch'io naturalmente, però è bene rimanere ai livelli di una pacca sulle spalle ed una bella birra che offro io, il resto lasciamolo ad uomini diciamo più romantici!

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  2. #62
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Citazione Originariamente Scritto da 22gradi Visualizza Messaggio
    Scherzavo anch'io naturalmente, però è bene rimanere ai livelli di una pacca sulle spalle ed una bella birra che offro io, il resto lasciamolo ad uomini diciamo più romantici!
    Io uso poco ste minchia di faccine e quindi, mio malgrado pensavo di aver fatto la scelta più oculta per l'occasione, mi sono reso conto invece di aver sbagliato.
    Quindi, da ora in poi niente faccine!!!!

    Ultima modifica di Ringhio; 09-02-15 alle 14:46
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  3. #63
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    LA RIGENERAZIONE DEGLI ARTI NEI MAMMIFERI
    RIGENERAZIONE DI PARTI DEL CORPO DI MAMMIFERI
    di Bengt Larsson, MSc © 2006

    Un gel brevettato estratto da polli immunologicamente immaturi ha dimostrato di far ricrescere arti di cuccioli nonché di curare con successo ustioni e piaghe da decubito.
    Topi miracolosi
    Quando, nel 1994, stava monitorando dei topi contrassegnati, facenti parte di un gruppo che utilizzava come animali da esperimento in connessione alle sue ricerche sulla sclerosi multipla, la D.ssa Ellen Heber-Katz del Wistar Institute di Philadelphia ebbe una sorpresa. I topi contrassegnati erano irreperibili! In precedenza le loro orecchie erano state punzonate per il riconoscimento e, inizialmente, sembrò che ci fosse stato qualche errore, poiché a quel punto tutti i topi avevano le orecchie perfettamente integre. L’esperimento venne ripetuto, quindi divenne chiaro che le punzonature si riparavano da sé in circa tre settimane, senza lasciare alcuna cicatrice. All’inizio si formavano alcune cellule immature lungo i bordi del foro per fornire un blastema di rigenerazione che si suddivideva rapidamente, sicché il foro gradualmente si rimarginava. Si verificava una perfetta riformazione di cartilagine, vasi sanguigni e pelle.
    Diversamente da, ad esempio, i varani, si è ritenuto che i mammiferi abbiano una scarsissima capacità di ricostruire parti del proprio corpo. La coda o la zampa amputata di un tritone può ricrescere completamente. Le cellule appena sottostanti la superficie del taglio formano cellule mesenchimali indifferenziate *– un blastema che cresce ulteriormente e forma esattamente le cellule differenziate distali dal taglio.
    Si sa che negli esseri umani l’ultima falange del dito anulare di un bambino piccolo può ricrescere; questa scoperta derivò dall’accidentale mancata copertura di una superficie tagliata con della pelle, la quale avrebbe altrimenti impedito la ricrescita.
    Fortunatamente i topi della D.ssa Heber-Katz non erano consapevoli del fatto che, secondo la dottrina medica ufficiale, quello che avevano fatto era impossibile.
    Cosa avevano di speciale questi topi? Be’, mancavano di una parte delle loro difese immunitarie: le cellule-T alfa-beta. Questi cosiddetti topi MRL erano stati allevati per studi su malattie autoimmuni come il lupus.
    Ulteriori esperimenti eseguiti dalla D.ssa Heber-Katz e dal suo gruppo hanno dimostrato che questi topi sono in grado di far ricrescere anche ossa, muscoli e il sistema nervoso centrale. Ad esempio, un topo ha fatto ricrescere la propria coda mozzata, un nervo ottico rescisso si è riparato da sé mentre, dopo una parziale asportazione di midollo spinale, a distanza di un mese si è ripristinata la mobilità. Per di più, i cuori dei topi MRL hanno la capacità di recuperare in seguito a danni estesi.
    Nell’area della ricerca sulle cellule staminali attualmente si stanno elaborando intensivamente metodi per la riparazione di tessuti ed organi umani. Le cellule staminali hanno la prerogativa di svilupparsi in tipi di cellule specializzate (differenziate). Le cellule staminali pluripotenti sono in grado di produrre la maggior parte di tipi di cellule, mentre le cellule staminali multipotenti ne possono produrre un numero limitato. Si sa che gli adulti dispongono di cellule staminali nell’epidermide, nel fegato, nel cervello, nel midollo spinale ed altrove, ma sono presenti soltanto in esigue quantità e sono difficili da isolare. Quello che serve è un metodo per deprogrammare cellule differenziate in modo che possano diventare preferibilmente cellule staminali pluripotenti o, almeno, multipotenti, che quindi potrebbero essere indotte a differenziarsi nel tipo di cellula desiderato.
    Ad ogni modo, è possibile che la questione di far ricrescere arti umani sia prossima ad una soluzione. I lettori ne possono sapere di più nel prosieguo dell’articolo.

    Risolto il problema delle cellule staminali?
    Nel 1964 il veterinario Dr. Harry Robertson si ustionò una mano e cercò di lenire il dolore immergendola prontamente in una gelatina che aveva accanto a sé. Dopo 10 minuti il dolore era scomparso, non vi era alcuna traccia di vesciche e, nei tempi dovuti, la mano guarì senza che si producessero cicatrici. La gelatina era un estratto fresco di ossa di pollo, impiegato come fonte di proteine a buon mercato. Dopo averne testato le proprietà di guarigione su animali ed esseri umani, il Dr. Robertson iniziò a commercializzare la sostanza con il nome di Revital; egli sosteneva che il Revital è antibatterico ed antivirale, è in grado di rigenerare nervi e muscoli, di guarire ustioni di terzo grado senza lasciare cicatrici, in modo da non rendere necessario il trapianto, ed è capace di eliminare cicatrici dell’acne e guarire serie piaghe da decubito.

    La guarigione di animali domestici gravemente feriti
    In un caso, lesioni riportate da gatti, determinanti la perdita di pezzi di muscolo di 2,5 cm, vennero avvolte con impacchi di Revital tre volte al giorno per un periodo di tre settimane, portando alla totale ricrescita del muscolo.
    Un cane era stato investito da una macchina, perdendo la maggior parte del muscolo della coscia, lasciando esposta parte dell’osso e dell’articolazione dell’anca. Come alternativa alla soppressione dell’animale, il Dr. Robertson applicò il Revital e fasciò la ferita, dopo di che, trascorsa circa un’ora, il cane sembrò provare poco o nessun dolore. Vari giorni dopo, quando venne medicata e fasciata nuovamente, la ferita, pur avendo un odore acre, risultò del tutto pulita e in fase di buona guarigione. Il cane recuperò del tutto e sviluppò nuovo pelo.
    Al Dr. Robertson avevano insegnato che quando muscoli e nervi vengono distrutti, non sono in grado di rigenerarsi; tuttavia in numerosi casi scoprì che quando si usava il Revital si verificava la rigenerazione. In una occasione, a un barboncino cui era stata staccata a morsi una zampa applicarono Revital al moncherino, il che determinò la crescita di una nuova zampa! Un altro cane aveva subìto ustioni sul 40 per cento del corpo e venne guarito completamente con il Revital.
    Il Dr. Robertson documentò le proprie asserzioni scattando una serie di foto durante l’intero processo di guarigione.

    Brevetto e registrazione del Revital
    Varie persone hanno testimoniato in prima persona la riuscita cura di ustioni, tagli, abrasioni, vesciche da herpes simplex e piaghe da decubito con il Revital.
    La produzione del Revital è semplice e si realizza estraendo zampe di pollo macinate con aceto. L’intera procedura è descritta nel brevetto statunitense Nr. 4.455.302 del mese di giugno del 1984; da un chilogrammo di zampe di pollo si estraggono 50 grammi di Revital.
    Nel 1977 il Dr. Robertson iniziò a vendere prodotti che aveva realizzato egli stesso. Richiese alla Food and Drug Administration (FDA-Ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) l’autorizzazione per commercializzare il Revital come “Class I Device” (anche il talco per bambini fa parte di questa categoria), autorizzazione che fu concessa senza necessità di ricetta dato che il prodotto non conteneva alcuna sostanza nociva. Grazie al passaparola le vendite di Revital nella farmacia locale arrivarono ad un ammontare pari a 39.000 dollari al mese, cui andavano aggiunte le vendite per posta.
    Il numero di Science Digest del giugno 1981 pubblicò un articolo di quattro pagine sul Dr. Robertson; lo stesso anno, la FDA richiese a quest’ultimo di registrare il Revital come farmaco, una procedura che poteva richiedere 10 anni e milioni di dollari di costi, ma con l’aiuto di alcuni legali egli riuscì a mantenere la designazione “Class I Device”.
    In seguito la FDA riportò che il Revital conteneva elevati livelli di batteri e non soddisfaceva i requisiti previsti dall’ente. Di conseguenza al Dr. Robertson venne vietata la commercializzazione dei suoi prodotti.

    La FDA blocca il Dr. Robertson e il Revital
    Come truppe d’assalto delle SS, agenti della FDA fecero irruzione al John L. Deaton Medical Center di Baltimora e confiscarono tutti i prodotti Revital nel reparto in cui erano sotto cura i malati affetti da piaghe da decubito. In base alla Legge sulla Libertà di Informazione alla FDA venne richiesto di fornire i risultati dei test di sterilità condotti da suoi incaricati su tre campioni casuali esaminati, ma l’ente non riuscì a produrre alcun riscontro di contaminazione.
    Su richiesta del Dr. Robertson, vari campioni di Revital selezionati a caso furono inviati a quattro diversi laboratori indipendenti, i quali riferirono tutti che il prodotto soddisfaceva i requisiti di sterilità previsti dalla United States Pharmacopeia (UPS). (Nota: i preparati di Revital hanno un pH caratteristico di ~4.6, che, a dir poco, non è certo ideale per lo sviluppo di batteri!)
    Ad ogni modo, la FDA era determinata ad impedire la commercializzazione del Revital nel “paese della libera impresa”, quindi al Dr. Robertson venne intimato di non tentare di reintrodurre in commercio il suo prodotto. All’epoca egli aveva quasi ottant’anni ed era troppo scoraggiato per provare a commercializzare il Revital in un altro paese.
    Così la FDA è riuscita ad togliere di mezzo questa cura miracolosa.

    Relazione fra gli esperimenti
    Quale connessione esiste fra la scoperta del Revital ad opera del Dr. Robertson e gli esperimenti della D.ssa Heber-Katz sui topi? La risposta è che i topi avevano un sistema di difesa immunitaria incompleto. Per conseguire la rigenerazione, l’estratto di zampa di pollo deve essere ricavato da polli immunologicamente immaturi, ovvero di età inferiore alle nove settimane di vita. In che modo l’estratto di zampa di polli immunologicamente immaturi differisce da quello dei loro analoghi immunologicamente maturi? Nessuno lo sa, ma si dovrebbe riuscire a determinarlo; è possibile che l’estratto di un tessuto di animali immunologicamente immaturi abbia la prerogativa di trasformare le cellule cutanee umane (che sono facili da far crescere) in cellule staminali, risolvendo il problema di come produrre ingenti quantitativi di queste ultime. ∞

    Note
    • Desquenne-Clark, L., Clark, R., Heber-Katz, E. (1998), "A new model for mammalian wound repair and regeneration", Clin. Imm. and Immunopath. 885-45.
    • Heber-Katz, E. (1999), "The regenerating mouse ear", Seminars in Cell and Developmental Biology 10(4):415-420.
    • Leferovich, J., Bedelbaeva, K., Samuelewicz, S., Xhang, X.-M., Zwas, D. R., Lankford, E. B. e Heber-Katz, E. (2001), "Heart regeneration in adult MRL mice", Proc. National Academy of Sciences USA 98(17):9830-35.
    • Seitz, A., Aglow, E. e Heber-Katz, E. (2002), "Recovery from spinal cord injury: A new transection model in the C57Bl/6 mouse", J. Neuroscience Research 67(3)37-45.
    • Le informazioni sul Dr. Harry Robertson sono tratte dall’articolo "Curative Protein of Chicken Feet", pp. 185-187, nel compendio Creative Alternatives for a Troubled World, © 1993 Melvin D. Saunders, Pyramid Research Center, Box 478, Odenton, Maryland 21113, USA.
    • La trascrizione del Brevetto USA Nr. 4.455.302, "Medical protein hydrolysate, process of making the same and processes of utilizing the protein hydrolysate to aid in healing traumatised areas" di Harry J. Robertson si può reperire presso http://www.uspto.gov/.

    A proposito dell’Autore:
    Bengt Larsson, MSc, nutre da sempre un forte interesse verso le invenzioni e le scoperte rivoluzionarie; egli considera la prospettiva futura della realizzazione di una completa rigenerazione di parti del corpo umano. Attualmente lavora come insegnante di scuola superiore a Vaxjo, Svezia. Può essere contattato via email pressobengt_larsson@kungsmadskolan.se.


    Articolo pubblicato originariamente sul n. 67 di NEXUS New Times (aprile - maggio 2007)
    La ripubblicazione dell'articolo è gradita con citazione della fonte e del link originario.


    Autore: Bengt Larsson
    Ultima modifica di Avanguardia; 11-05-15 alle 10:51
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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  4. #64
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti. - Blondet & Friends
    Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti.

    Maurizio Blondet 7 settembre 2016 13
    Il Lancet, una delle più stimate riviste mediche, “Giorni fa ha pubblicato un lavoro firmato dal Public Health England e Cancer Research Uk, condotto su 23,000 donne con cancro al seno e circa 10.000 uomini con carcinoma polmonare non a piccole cellule: 9.634 sono stati sottoposti a chemioterapia nel 2014 e 1.383 sono morti entro 30 giorni.
    «L’indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli affetti da tumore del seno sono deceduti entro un mese dall’avvio del trattamento. Ma in alcuni ospedali la percentuale è di molto superiore alla media riscontrata. «Ad esempio, in quello di Milton Keynes il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultata addirittura del 50,9%. …. Al Lancashire Teaching Hospitals il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 28%» *
    «Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro».
    Ho copiato e incollato da “Senza Nubi”, sito del professor Sandro Carlo Mela. Che è stato docente di medicina interna all’Università di Genova, ha avuto diversi incarichi scientifici al CNR, è co-autore di 583 pubblicazioni scientifiche, delle quali 212 su riviste internazionali, con 1823 citazioni da riviste internazionali.
    Suo anche il commento che segue: “È notevole che siano stati proprio il Public Health England ed il Cancer Research Uk a sentire il bisogno di rivedere criticamente il proprio operato, raccogliendo una casistica imponente e traendone infine le conseguenze. Ci si pensi bene. Questa è l’essenza della metodologia scientifica. Fare ipotesi. Verificarle. Accettarle se i fatti le corroborino e rigettarle se i fatti le contraddicano. Quanto è duro accettare che i fatti smentiscano le teorie!”.
    Gli antiblastici come causa di morte precoce. Lancet.
    Poiché il professor Mela è scienziato e scrittore elegante, penso questo sia stato il suo modo di intervenire nella canea giornalistica innescata da un caso di cronaca. Regolarmente riportato dai media in questi termini: “I genitori rifiutano la chemio, lei muore a 18 anni di leucemia”. Naturalmente accusando i genitori di aver ammazzato la figlia perché credono a ciarlatani (“il dottor Hamer”), ché se invece avessero portato la figlia dal celebre professor Veronesi, che l’avrebbe sottoposta alla chemio, la fanciulla sarebbe ancora viva.
    A Veronesi nessun giornalista ha mai chiesto conto di quanti, nella sua lunga carriera, ne ha ammazzati con la chemio. I lavori dei due importanti istituti sanitari pubblici inglesi, riportati da Mela, dimostrano che c’è una percentuale da alta a ragguardevole di pazienti che viene addirittura stecchita dalla chemio. Nei primi trenta giorni dal trattamento.
    I giornalisti soprattutto, hanno colto il caso o i due casi di cronaca per lanciarsi in una battaglia morale: non solo contro di due genitori che hanno accusato di aver ucciso la figlia, ma in genere contro la diffidenza della “gente” contro tutto ciò che è scientifico, o anche solo ufficiale: c’è chi ha messo la diffidenza generale del pubblico per la chemio sullo stesso piano del “il rigetto dei partiti”; il rifiuto delle vaccinazioni alla stessa stregua di un rigetto anarchico e cieco verso ogni autorità; il discredito verso “il celebre oncologo Veronesi” alla stessa stregua del “populismo” che “abbiamo visto emergere anche nelle elezioni in Germania”. Insomma vedono, i giornalisti, un rigurgito di passatismo, oscurantismo e pensiero magico, un ritorno al Medioevo, che si sentono in dovere di combattere con l’ironia dei loro Lumi. Invocando anche i giudici, se occorre, perché sottraggano la patria potestà dei genitori anti-chemio e affidino i figli malati per forza pubblica a Veronesi e alla sua terapia citotossica con metalli pesanti ed iprite; la libertà dei pazienti non è accettabile, se essa sfocia in superstizione e cure con vitamina C o veleno di scorpione.
    Manca la cultura generale

    Il problema è la quantità di Lumi in possesso di detto giornalisti. Nell’ascoltare Radio 24, mi è capitato di ascoltare – per esempio – che per alcuni di qui valorosi redattori, la funzione di insetti impollinatori era una scoperta recentissima, dovuta alla lettura di qualche articolo sulla sparizione delle api che mette in pericolosa produzione di frutta. Alcuni erano persino increduli del processo, “finalmente anche i più testoni di noi l’hanno capito”, ha detto giulivo un giornalista. Sentito con le mie orecchie. Ora, la meravigliosa simbiosi fra le api e gli alberi da frutta è una nozione che dovrebbe essere nota già dalle elementari. Anche giornalisti radiofonici (che si ammette siano di qualche tacca sotto i colleghi “della carta stampata”) dovrebbero saperlo. A cosa serve, sapere la funzione impollinatrice, se si è giornalisti economici o dello spettacolo? Serve: è un elemento di quella che si chiama “cultura generale”, senza la quale, sfuggono le complessità del discorso scientifico. Infatti costoro, nella missione che si era dati di condannare la famigli che aveva sottratto la figlia alla chemio, e per estensione- – la loro battaglia contro “il populismo”, han rimbeccato i lettori con argomenti di mera fede: bisogna credere a Veronesi, perché egli è famoso, e rappresenta la Scienza.
    E‘ così ricco che possiede un lungomareNel caso, essi non sono in grado di informarsi. Ignorano che su questi temi, è utile consultare come fonte il sito del National Cancer Institute (fondato da Nixon nel ’71 per ‘sconfiggere il cancro’,e che il cancro ha sconfitto – reca onestamente tutti i dati , lo stato dell’arte della ricerca, e avverte che nessuno dei trattamenti che indica uno per uno può essere definito “cura del cancro”).
    Invece i media italiani hanno dato spazio al Veronesi che ha detto e ripetuto: “Il cancro non è più una malattia incurabile, e le moderne terapie possono salvare la vita”. Affermazione, così come espressa, menzognera. Gli oncologi parlano di “sopravvivenza a cinque anni” del malato trattato con la chemio, che è cosa molto meno ambiziosa che guarigione. A proposito del caso dei genitori che hanno evitato alla ragazza la chemio, qualche giornalista ha tirato fuori che la cosa era particolarmente colpevole, perché con la chemio c’è, nel caso, una sopravvivenza del 63 per cento. E’ già un miglioramento rispetto al 50% (di sopravvivenza a 5 anni) vantato fino ad alcuni anni fa. Ma come e dove si ottengono queste percentuali? L’ha spiegato il dottor Francesco Bottaccioni membro dell’Accademia delle scienze di New York, docente di psico-oncologia alla Sapienza (cito da Cancro SpA di Marcello Pamio):
    “Il 50% di cui parlano gli oncologi non è effettivamente la metà del numero dei malati, come si è indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di guarigione dei diversi tipi di cancro. Per capirci: si somma, ad esempio, l’87% di guarigione del cancro del testicolo con il 10-12 di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione, senza calcolare che i malati di carcinoma al testicolo sono 2 mila l’anno, mentre le persone che si ammalano di tumore al polmone sono attorno alle 40 mila”.
    Ora, chiunque vede che questo è un metodo di conteggio disonesto, indegno di un settore che si dichiara “scientifico” e di una pretesa “scienza” chiamata oncologia; un metodo truffaldino che giustifica ad abbondanza la diffidenza crescente dei pazienti, e autorizza i peggiori sospetti sui veri motivi per cui si continua ad imporre la “cura” chemioterapica.
    La triste verità è che la sopravvivenza a cinque anni nel caso, poniamo, di carcinoma del pancreas è il 2 percento. I l che significa che il 98 per cento dei pazienti sono morti. A cinque anni, sono trapassati il 90% dei malati di glioma cerebrale, l’80 per cento dei colpiti da melanoma maligno, il 92,5 per cento dei cancri polmonari; è scomparso il 98 per cento dei colpiti dal carcinoma del fegato, e il 100 per cento degli affetti da carcinoma della pleura. Si può dire che “il cancro oggi non è più una malattia incurabile”? E che i malati devono affidarsi ad occhi chiusi a Veronesi invece che ai “ciarlatani”? Non esistono statistiche sui pazienti di ciarlatani: c’è il fondato sospetto che i loro dati di sopravvivenza cinque anni sarebbero se non migliori, pari a quelle vantate dalle false statistiche degli oncologi.
    Infatti. E la prova è nella monumentale indagine clinica condotta da Dal Dipartimento di Oncologia Radiologica del Northern Sidney Cancer Center e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology il dicembre 2004. E’ intitolato: “The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult Malignancies”, ossia: Il contributo della terapia citotossica alla sopravvivenza nei cinque anni nei tumori maligni di adulti”.
    Uno studio colossale. Sono stati seguiti per 14 anni 155 mila pazienti americani ed australiani colpiti da tumore. Alla fin fine, i ricercatori concludono che 3.306 di questi sopravvissuti a cinque anni possono ragionevolmente essere attribuiti alla chemio. 3,303 su 154.971 pazienti, significa un tasso di ‘guarigioni’ del 2,3 per cento in Australia e del 2,1 in Usa. A che scopo prescrivere – e obbligatoriamente – un medicinale che mette l’inferno nel corpo del paziente (come disse il professor Staudacher), per un tasso di guarigioni del 2 per cento? Qualunque cura di ciarlatano può vantare un 2%, se tenesse le statistiche dei suoi pazienti.
    La conclusione degli studiosi di Sidney infatti è questa: “…E’ chiaro che la chemioterapia citotossica dà solo un contributo minore alla sopravvivenza da cancro. Per continuare la prescrizione [gratuita nel servizio sanitario nazionale] di farmaci chemioterapici, si richiede con urgenza una rigorosa valutazione del rapporto fra costo ed efficacia e dell’impatto sulla qualità della vita”. Di fatto, sconsigliano il servizio sanitario nazionale di continuare a pagare per questi costosissimi “farmaci” che rendono miserabile la vita del paziente, e non fanno guarire.
    Chi sa l’inglese può leggere lo studio integrale qui:
    http://www.chrisbeatcancer.com/wp-co...r-survival.pdf

    Chi ha pazienza di guardare le tabelle contenute nelle prime pagine dello studio, vedrà che anche la percentuale del 2.3 per cento di guarigioni a 5 anni con la chemio deve essere fortemente ridimensionata: dipende dal tipo di tumore. Vi sono tumori, al pancreas, alla milza, il melanoma – in cui la sopravvivenza è segnata da una lineetta orizzontale: significa zero. Nessun sopravvissuto, chemio o non chemio. La miglior efficacia della chemio viene attribuita per il cancro al testicolo, che come abbiamo visto è uno dei pochi di cui gli oncologi vantano una sopravivenza dell’87% per cento. Il che significa che guarisce quasi sempre da sé. Lo studio australiano dà qui un tasso di sopravvivenza del 47%: si può dunque addirittura temere che la chemio peggiori il decorso di un tumore tutto sommato modestamente pericoloso.
    Ma naturalmente, bisogna consultare le fonti, saper cercare nella letteratura scientifica: cosa che evidentemente i genitori della ragazza morta hanno fatto – hanno rifiutato a ragion veduta la terapia letale – e che non hanno fatto i giornalisti illuministi senza cultura generale,che hanno accusato quella famiglia di omicidio, di irresponsabilità superstiziosa, e lanciato intimidazioni a tutti coloro (medici e pazienti) che tentato le terapie alternative, incitando i giudici ad incriminarli. Cosa che alcuni procuratori hanno pure fatto.
    I giornalisti non sanno e non vogliono consultare le fonti – primo dovere del giornalista. Si sono accontentati, nella loro battaglia contro l’Oscurantismo sanitario, a riportare come vangelo un articolo commissionato al professor Veronesi. Senza nemmeno rendersi conto che costui fa’ una confessione incriminante:
    “Bisogna liberare la chemioterapia dallo stigma di cura devastante, che fa paura più del cancro stesso. (…) Va detto che in passato è stata utilizzata in modo improprio e per molti anni è stata effettivamente prescritta adosi altissime, senza alcuna considerazione per gli effetti che avrebbero avuto sul malato.
    “Allora vigeva in oncologia il principio del massimo trattamento tollerabile: si applicava in chirurgia, in radioterapia e in chemioterapia la dose (o l’amputazione) maggiore che il paziente potesse tollerare. […] Ma negli ultimi decenni è avvenuta una rivoluzione di pensiero per cui nella cura dei tumori si applica il principio del minimo trattamento efficace: si ricerca la dose più bassa o l’intervento più limitato in grado di assicurare l’efficacia oncologica. Così è sparita la chirurgia mutilante, la radioterapia ustionante e anche la chemio che devasta inutilmente l’organismo”.
    Veronesi dunque ammette: per decenni abbiamo dato dosi letali di sostanze velenose, alchilanti, metalli pesanti, radiazioni – ammazzando migliaia di pazienti, e devastandoli inutilmente. Adesso abbiamo imparato: quindi, cancerosi, venite a noi con fiducia. La ricerca citata dal professor Mela vi dice che ne ammazziamo solo l’8 per cento nei primi trenta giorni. In alcuni ospedali anche il 50%….
    Quanti ne ammazza il giornalismo presuntuosamente incompetente? Che scambia per razionalità la propria ignoranza, per progressismo il proprio superstizioso scientismo, basato sul “principio di autorità” più sbagliato? Urgono studi clinici e statistici.


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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    CANCRO: LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA E IL CAMBIO DI PARADIGMA
    ubblicato il: 30/09/2016
    A livello globale sta succedendo qualcosa di molto particolare: le più importanti riviste scientifiche accreditate (quelle col più alto Impact Factor, fattore d’impatto), stanno pubblicando studi e ricerche che minano alla base l’attuale paradigma.
    La verità come si sa è figlia del tempo e stiamo assistendo ad un grande, strutturale e dirompente cambiamento scientifico. Il vecchio verrà spazzato via dal nuovo, che ci piaccia o no.
    Gli accanimenti vergognosi che si stanno scatenando su tutti quei medici che in Scienza e Coscienza seguono le volontà dei propri assistiti e tralasciano i diktat delle industrie del farmaco vengono sistematicamente tacciati di ciarlataneria e pesantemente minacciati; gli attacchi mediatici dei media mainstream sulle persone che decidono di intraprendere altre strade aldilà della mortiferia chemio indicano esattamente questo.
    Le persone stanno prendendo sempre più coscienza su vari fronti: i rischi delle vaccinazioni pediatriche, i grossissimi pericoli di chemio e radio, l’importanza di uno stile di vita sano in primis l’alimentazione, e questo sta facendo tremare il terreno sotto i piedi dell’Industria della malattia, che non guadagna se le persone rimangono sane!
    Ricordiamo sempre che il pericolo più grande per il Sistema è il risveglio delle coscienze.
    Gli studi qui sotto elencati rappresentano solo una piccolissima parte della mole di lavoro che è stata pubblicata ufficialmente.
    Contributo della chemioterapia alla sopravvivenza a 5 anni
    Clinical Oncology, dicembre 2004


    Nel 2004 una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo, Clinical Oncology pubblica a firma di Grame Morgan (professore di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo dell’University of New South Wales) e Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service d Sidney), un imponente studio osservazionale della durata di ben 14 anni su 227.874 pazienti (72.903 australiani e 154.971 americani) sui 22 tipi di tumori più diffusi.
    Il titolo è il “Contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti”.
    Quando i dati erano incerti gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia. Nonostante questo lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza (Australia 2,3%, Stati Uniti 2,1%).
    “Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”,
    scrivono nell’introduzione gli autori.
    “In realtà - continua il professor Grame Morgan - malgrado l’uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli”.
    La domanda che sorgere spontanea è: se la chemioterapia citotossica contribuisce nella sopravvivenza a 5 anni per un misero 2%, cos’è accaduto al rimanente 98% delle persone? Sono morti prematuramente? Sono morti per cancro o per la chemio?
    Stimare la sovradiagnosi di tumore al seno negli screening
    British Medical Journal
    , 9 luglio 2009


    Il BJM pubblica una revisione sistematica a firma di Peter Gøtzsche il direttore del Cochrane Center di Copenhagen sullo screening mammografico.
    Lo scopo era quello di stimare l’entità delle diagnosi di tumori innocui (in situ) che non provocano non solo la morte del paziente ma che non danno alcun sintomo, nei programmi di screening di massa.
    La meta-analisi che ha revisionato i dati di Regno Unito, Canada, Australia, Svezia e Norvegia, ha stimato una sovradiagnosi del 52%.
    Quindi la conclusione dei ricercatori è che
    “l'aumento di incidenza di cancro al seno è strettamente connessa con l'introduzione degli screening”.
    Della serie: più screening facciamo e più tumori trovano.
    Ma di quali tumori stiamo parlando? Piccoli tumori in situ che non creano nessun problema alla salute, possono rimanere nel seno per tutta la vita o addirittura venir riassorbiti, oppure si tratta di un cancro pericoloso? La diagnosi precoce non fa alcuna distinzione.
    Per fortuna
    “1 su 3 dei tumori al seno rilevati è sovradiagnosi”,
    cioè non rappresenta un problema per la salute…
    I trattamenti chemioterapici nel cancro alla prostata inducono chemio-resistenza
    Nature
    , 5 agosto 2012


    La rivista con uno dei più alti Impact Factor (Fattore di impatto) al mondo pubblica uno studio dal titolo: “Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B” .
    Questo studio evidenzia che la chemioterapia usata per combattere il cancro in realtà può stimolare nelle cellule sane circostanti la secrezione di una proteina (WNT16B) che sostiene la crescita e rende 'immune' il tumore a ulteriori trattamenti.
    Analizzando gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata, sono state scoperte "evidenti danni nel Dna" nelle cellule sane intorno all'area colpita dal cancro. Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali.
    La scoperta che
    "l'aumento della WNT16B...interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...era del tutto inattesa",
    ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle nello stato di Washington.
    "I nostri risultati - hanno spiegato i ricercatori - indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita 'cinetica' del cancro", e questo ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie.
    In pratica questo studio dimostra che la chemioterapia è in grado di “rafforzare la crescita del cancro”.
    La mammografia non salva la vita
    British Medical Journal
    , 11 febbraio 2014


    Il BJM pubblica uno studio canadese eseguito su 90.000 donne durato 25 anni per verificare se la mammografia è in grado di salvare vite umane.
    Questo studio afferma innanzitutto che “la mammografia non salva la vita”, e che “almeno per 1 paziente su 5 la diagnosi di tumore è sbagliata”.
    La diagnosi precoce, cioè la mammografia, al contrario di quello che si aspettavano i medici, al confronto della semplice palpazione, non riduce la mortalità, anzi porterebbe a sovrastimare e quindi a sovradiagnosticare spingendo a cure invasive e tossiche assolutamente non necessarie.
    Metà della ricerca medica è falsa!
    The Lancet
    , 11 aprile 2015


    "Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, potrebbe essere semplicemente falsa. Le problematiche sono molteplici: studi con campioni di piccole dimensioni, effetti molto piccoli, analisi esplorative non valide e palesi conflitti di interesse, insieme a un'ossessione per il perseguimento di tendenze (mode) di dubbia importanza. La scienza ha preso una piega verso il buio”.
    Così scrive Richard Horton, caporedattore del Lancet.
    Il dottor Horton ha recentemente dichiarato che moltissime delle ricerche pubblicate sono, nella migliore delle ipotesi, inaffidabili, se non completamente false.
    Quindi le cosiddette riviste mediche credibili stanno sempre più perdendo credibilità agli occhi degli esperti, e perfino dei collaboratori delle riviste stesse.
    La colpa è di molti attori in gioco: da una parte i redattori delle riviste che aiutano ed incoraggiano i peggiori comportamenti, dall’altra c’è una enorme quantità di ricerca spazzatura che fa comodo alle lobbies per sostenere le teorie ufficiali e andare contro al nuovo che si sta facendo breccia nella scienza.
    Errori medici la terza causa di morte negli Stati Uniti d’America
    Medical Journal
    , 16 maggio 2016


    Un recentissimo studio pubblicato dal British Medical Journal ha dell’incredibile: l’errore medico non è incluso nei certificati medici e nelle statistiche riguardanti le cause di morte.
    Un report del 2004 riguardante i decessi di pazienti ricoverati negli ospedali riferita alla popolazione con assistenza sanitaria stimò che 575.000 decessi sono stati causati da errori medici tra il 2000 e il 2002.
    Se tale media venisse applicata a tutte le ammissioni registrate negli ospedali statunitensi nel 2013 il numero delle morti diventerebbe più di 400.000 all’anno!
    Questo studio dimostra che le morti per cause iatrogene sono molto sottostimate e quindi gli errori medici sono una delle prime tre cause di morte (le altre sono cancro, malattie cardiovascolari) a livello mondiale.
    Dal 50 al 90% dei tumori alla tiroide sono sovradiagnosi
    New England Journal of Medicine
    , 18 agosto 2016


    Una ricerca sul cancro alla tiroide arriva dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione e dall’Istituto Nazionale Tumori CRO di Aviano.
    Lo studio - assai poco pubblicizzato - è stato pubblicato sul NEJM.
    La diagnosi di tumori alla tiroide negli ultimi 20 anni ha visto una impennata del 200%, ma - precisano gli esperti che hanno firmato lo studio – non si tratta di una epidemia.
    I casi sono in crescita ma si tratta di sovradiagnosi.
    Una quota elevatissima che varia tra il 50 e il 90% è infatti sovradiagnosi!
    Si tratta di carcinomi in situ del tutto innocui che non creano nessun problema alla salute e soprattutto non vanno assolutamente curati, non necessitano di alcun trattamento.
    Gli studiosi hanno usato nella loro analisi i dati dei registri tumori di 12 Paesi: Australia, Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Francia, Italia, Giappone, Norvegia, Corea, Scozia, Svezia e Stati Uniti.
    «Paesi come Usa, Italia e Francia hanno tassi maggiori di sovradiagnosi dovuti all’introduzione e all’ampia diffusione, dagli anni Ottanta in poi, dell’ecografia - spiega Salvatore Vaccarella, autore principale dello studio. E lo stesso è avvenuto recentemente nella Repubblica Coreana, dove il carcinoma tiroideo è diventato il cancro più frequente nel sesso femminile, ma nel 90% dei casi identificati tra il 2003 e il 2007 si tratta di sovradiagnosi».
    Questo studio dimostra inequivocabilmente che più esami diagnostici si eseguono e più aumenta il numero delle diagnosi di tumore. Questo discorso non è valido solo per la tiroide ma per qualsiasi altro organo: seno, prostata, intestino, polmone, ecc.
    Sapere questo è di vitale importanza perché la stragrande maggioranza dei casi di diagnosi di tumore si tratta di sovradiagnosi, cioè di situazioni innocue per la salute, ma il paziente e il medico ovviamente non lo sanno. Cosa fare allora?
    La chemio uccide oltre il 50% dei paziente entro un mese dalla cura
    Lancet Oncology,
    settembre 2016


    Il famoso Lancet Oncology se ne esce con uno studio estremamente interessante che lancia un allarme sulla nocività della chemio.
    Il trattamento principe del cancro è imputato di uccidere oltre il 50% dei pazienti entro il primo mese dall’inizio della cura.
    Lo studio ha preso in considerazione 23.000 donne e 10.000 uomini con carcinoma polmonare. Di questi 9.634 sono stati sottoposti a chemio nel 2014 ed entro 30 giorni ne sono morti 1.383
    L'indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli con tumore al seno sono deceduti entro un mese dall’avvio del trattamento. Ma in alcuni ospedali il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultato addirittura del 50,9%.
    Se un paziente muore nelle prime settimane dall’inizio della cura non è stato certo il cancro ad ucciderlo, e se quindi non è stata la malattia è stata la “cura”…
    Fine del paradigma

    Secondo lo storico e filosofo della scienza Thomas Samuel Kuhn le rivoluzioni scientifiche segnano i diversi momenti della storia della scienza.
    La prevalenza di un dato paradigma segna una fase di “scienza normale” e in questa fase il paradigma dominante non viene mai messo in discussione.
    In questa fase i protocolli e le cure ufficiali non si toccano.
    Quando invece sorgono quelle che lui chiamava “anomalie” (noi le possiamo identificarle con studi ufficiali che vanno in direzione contraria a quella della visione odierna, e anche con l’aumento delle persone che prendono coscienza in ambito salutistico e terapeutico) si formano delle situazioni di crisi.
    L’accumulo di queste ‘anomalie’ sfociano in una vera e propria “rivoluzione scientifica” contraddistinta dall’adozione di un nuovo paradigma.
    Tale adozione di fatto istituisce una nuova comunità scientifica, ed è forse quello che stiamo vedendo accadere nella nostra società…

    Fonte: disinformazione.it


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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  6. #66
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Dopo un incidente "quasi" mortale a 16 anni... si rimane a 16 anni!



    Vi ODIO: impasticcomani!
    L'Italia! Mi hanno accusato di averla chiamata vile! E non ricordarono (se non fosse troppo innocente ed ingenuo appellarsi alla memoria degli avversari) e non ricordarono, per un verso. G. Carducci

  7. #67
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Io sono un medico e seppur di parte vi dico che non c'è una medicina ufficiale e una non ufficiale...c'è la medicina e le credenze-superstizioni-stregonerie. La differenza tra queste è che le conoscenze mediche sono state dimostrate scientificamente su larga scala, in maniera ripetuta e sono riproducibili sempre, le altre no. Certo molto ancora c'è da scoprire e imparare ma ciò non autorizza a dare discredito a quello che oramai è consolidato ovvero che la medicina è uno degli strumenti più potenti nelle mani dell' uomo e sarebbe una disgrazia comprometerla con insinuazioni che taluni promulgano...saluti

  8. #68
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Citazione Originariamente Scritto da lando86 Visualizza Messaggio
    Io sono un medico e seppur di parte vi dico che non c'è una medicina ufficiale e una non ufficiale...c'è la medicina e le credenze-superstizioni-stregonerie. La differenza tra queste è che le conoscenze mediche sono state dimostrate scientificamente su larga scala, in maniera ripetuta e sono riproducibili sempre, le altre no. Certo molto ancora c'è da scoprire e imparare ma ciò non autorizza a dare discredito a quello che oramai è consolidato ovvero che la medicina è uno degli strumenti più potenti nelle mani dell' uomo e sarebbe una disgrazia comprometerla con insinuazioni che taluni promulgano...saluti
    Con tutto il rispetto, per il titolo, ma mi permetto di farti notare che l'uso che fai del termine è a mio parere troppo omnicomprensivo e troppo generalista.
    Inoltre, qui non si mette in dubbio la "medicina" ma solo alcune pratiche mediche, che sono dettate più da un interesse economico che da una valenza vera e propria sulle malattie.

    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  9. #69
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    Predefinito Re: CONTRO LA MEDICINA "UFFICIALE"

    Citazione Originariamente Scritto da lando86 Visualizza Messaggio
    Io sono un medico e seppur di parte vi dico che non c'è una medicina ufficiale e una non ufficiale...c'è la medicina e le credenze-superstizioni-stregonerie. La differenza tra queste è che le conoscenze mediche sono state dimostrate scientificamente su larga scala, in maniera ripetuta e sono riproducibili sempre, le altre no. Certo molto ancora c'è da scoprire e imparare ma ciò non autorizza a dare discredito a quello che oramai è consolidato ovvero che la medicina è uno degli strumenti più potenti nelle mani dell' uomo e sarebbe una disgrazia comprometterla con insinuazioni che taluni promulgano...saluti
    La vita e la morte non dipendono dagli intermediari ma solo da Dio.

    "Il ciarlatano studia le malattie negli organi colpiti, dove non trova altro che effetti già avvenuti, e [resta] sempre un ignorante per quello che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie studiando l'uomo universale". Paracelso
    "La vera guida dei popoli sono le sue tradizioni. Senza tradizioni, vale a dire senza anima nazionale, non è possibile nessuna civiltà". Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle [PDF GRATUITO]

 

 
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