Un’altra Italia è possibile perché già esiste
martedì 18 dicembre 2012 | Giuseppe Morrone | 5 commenti
Lo scenario politico che ci consegna la fine del 2012, presenta tre elementi fermi in un mare di incertezze: il ritorno sulle scene dell’eterno Berlusconi; le dimissioni del governo dei tecnici; le imminenti elezioni politiche, che si terranno tra febbraio e marzo 2013.
Questo scenario comprende la costruzione meticolosa di un campo politico definito, quello del centrosinistra, dei progressisti; una costruzione che si sostanzia di visioni progettuali alternative alle destre europee e di modalità democratiche partecipate quali le primarie per selezionare il candidato leader e le future rappresentanze parlamentari, in assenza di una riforma della legge elettorale.
Per quanto riguarda gli altri campi dell’agone politico nazionale, specie quelli del Centro e della Destra, tutto è in fermento in attesa che Monti sciolga la riserva riguardo a un suo impegno diretto per una parte piuttosto che per un’altra; a tale proposito, è plausibile sostenere che se Monti si candidasse in contrapposizione allo schieramento progressista guidato da Bersani e Vendola, non farebbe altro che svelare la sua natura di uomo della destra europea, quella più colta e perbene quanto custode del verbo “cieco rigore, primato del mercato sulla politica, compressione dei diritti dei lavoratori e indifferenza rispetto alle diseguaglianze sociali”, come un anno del suo governo ha plasticamente dimostrato al netto di qualche concessione strappata dal Partito Democratico.
In tale quadro, il campo del centrosinistra, proprio perché già solido e sperimentato, deve caricarsi di una dose indispensabile di coraggio nelle proprie idee e pratiche piuttosto che angustiarsi su quale settore dei cosiddetti “moderati” corteggiare; ad esempio, puntando sulla valorizzazione e sull’innovazione del modello sociale europeo, oppure sull’attivazione di politiche sociali e ambientali incentrate sui beni comuni anche tenendo presente l’elaborazione teorica che si è sviluppata intorno a questo paradigma (si pensi a Stefano Rodotà e Ugo Mattei).
Ciò, al contrario di quel che qualcuno pensa, non costituirebbe un azzardo nei confronti degli osservatori internazionali, bensì una conferma delle ragioni di forze politiche (PD e SEL) responsabili sì, ma nei confronti dell’Europa e del futuro dei suoi cittadini non di imperscrutabili attori (leggi i mercati) svincolati dal controllo popolare e democratico.
Per disporre di rappresentanti parlamentari in grado di sostenere tali temi nella prossima legislatura, occorrerà dare risposte convincenti (in questi giorni che ci separano dalle primarie del 29 e 30 dicembre prossimi e oltre) a due urgenze che hanno infuocato il dibattito pubblico di questi ultimi mesi: la questione del rinnovamento generazionale, e del ricambio del ceto politico, e la questione del dovere civile, sarebbe da dire costituzionale, dei prossimi deputati e senatori a rappresentare adeguatamente – dal punto di vista dell’umiltà, della dirittura morale, della qualità culturale e della pertinenza dei contenuti – chi li ha eletti, perché tutti abbiamo sotto agli occhi l’inadeguatezza pressoché totale del Parlamento uscente.
In luogo di sgrammaticati figuranti, pezzi di archeologia da Prima Repubblica, frequentatori degli ambienti “giusti”, sarebbe l’ora di giovani precari, insegnanti, operai, intellettuali, validi amministratori locali, costruttori di pace, attivisti, artisti, ricercatori, economisti critici, imprenditori responsabili, ovvero di quelle figure che quotidianamente coniugano i saperi con il saper fare e dimostrano che un’altra Italia è possibile perché già esiste.
Giuseppe Morrone
Un’altra Italia è possibile perché già esiste | Sinistra Ecologia Libertà





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