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    Predefinito I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    Vorrei cominciare una lunga serie di topic per celebrare i tanti, TANTISSIMI, uomini che ha offerto il Meridione nell'ultimo secolo.


    Comincio con il mai troppo celebrato Vincenzo Tiberio, il vero scopritore degli antibiotici.

    La penicillina? Una scoperta italiana - Corriere della Sera

    La penicillina? Una scoperta italiana
    Nel 1895 Vincenzo Tiberio, un medico molisano, pubblicò uno studio dal titolo "Sugli estratti di alcune muffe" anticipando i risultati inglesi di molti anni dopo

    NOTIZIE CORRELATE
    Fleming si meritò il Nobel grazie a una capsula dimenticata aperta

    Vincenzo Tiberio
    Vincenzo Tiberio
    MILANO - La domanda è più che legittima: perché tanti anni di silenzio? Giulio Capone continua a chiederselo. «È passato più di un secolo dalla pubblicazione di quel lavoro semplice, chiaro, di gran rigore scientifico e tutto è rimasto nascosto». Giulio Capone è medico di base a Roma, specializzato in dermatologia: il lavoro a cui si riferisce lo ha scritto Vincenzo Tiberio, suo nonno. Un nome ancora sconosciuto al grande pubblico, ma non alla comunità scientifica italiana e internazionale. Sì, perché nel 1895 quel giovane medico igienista, un po’ burbero e geniale, pubblicò lo studio "Sugli estratti di alcune muffe" negli Annali di Igiene Sperimentale, una rivista prestigiosa dell’epoca. Il fascicoletto conteneva i risultati delle ricerche che lo avevano portato a scoprire il potere battericida delle muffe, ben 34 anni prima che Alexander Fleming pubblicasse le sue osservazioni sul British Journal of Experimental Pathology. Insomma, l’inventore della penicillina è, per molti, l’italiano Vincenzo Tiberio. «Primo nella scienza, postumo nella fama», recita la lapide commemorativa che il comune di Sepino, in provincia di Campobasso, ha voluto collocare sulla facciata della sua casa natale. Ora il Consiglio nazionale delle ricerche ha deciso di rendere onore al merito dello scienziato, promuovendone la figura con il documentario «Vincenzo Tiberio. Il vero papà della penicillina» (che sarà disponibile sul sito dell’Almanacco della scienza Cnr).

    La targa
    La targa
    LE MUFFE DEL POZZO - Chi era dunque Vincenzo Tiberio e come arrivò a precorrere Fleming? La storia è affascinante e merita di essere raccontata attraverso la testimonianza del nipote e di Salvatore De Rosa, scienziato dell'Istituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di Pozzuoli, appassionato studioso di Tiberio. «Mio nonno nacque nel 1869 a Sepino, città costruita dai Romani dopo la vittoria sui Sanniti. Suo padre, Domenico Antonio, era un notaio e quindi la famiglia stava bene. La casa era un piccolo centro di cultura, frequentata da studiosi e professionisti. E Vincenzo mostrava una spiccata propensione per gli studi scientifici». Dopo il liceo, il padre lo iscrisse alla facoltà di Medicina di Napoli e lo mandò a vivere dagli zii Graniero, ad Arzano. La casa di Arzano e il suo pozzo, che forniva l’acqua per le necessità domestiche, saranno fondamentali per la scoperta. Tiberio notò che gli inquilini della casa soffrivano di infezioni intestinali ogni volta che il pozzo veniva ripulito dalle muffe. I disturbi, invece, cessavano quando le muffe ricomparivano sui bordi del pozzo. «Noi nipoti non abbiamo conosciuto il nonno, perché è morto nel 1915 a causa di una febbre mal curata - dice Giulio Capone -. Tutto quello che sappiamo ce lo ha raccontato nonna Amalia, che è stata una delle due passioni del nonno, assieme all’Istituto di igiene di Napoli dove fu assistente, prima volontario e poi strutturato». Nonna Amalia raccontava di Vincenzo impegnato a raschiare le muffe dal pozzo con una spatolina, per portarle in laboratorio. «Nei documenti scritti da Vincenzo Tiberio - riferisce Salvatore De Rosa - sono descritte in dettaglio le condizioni di crescita delle varie muffe isolate, il metodo di estrazione acquoso delle muffe e il loro potere battericida sia in vitro sia in vivo. Viene evidenziato il potere chemiotattico degli estratti delle muffe nelle infezioni da "Bacillo del tifo" e "Vibrione del colera", con l'utilizzo come cavie dei conigli e la tecnica delle infusioni sottocutanea e intraperitoneale. Il lavoro risulta molto meticoloso, con dettagli sperimentali e una serie di tabelle in cui riporta l'azione degli estratti sulle cavie utilizzate».

    La muffa che diede origine alla scoperta della penicillina da parte di Fleming (Ap)
    La muffa che diede origine alla scoperta della penicillina da parte di Fleming (Ap)
    RICONOSCIMENTO - Eppure Tiberio fu costretto a portarlo avanti tra difficoltà e diffidenza. Dalle prime osservazioni alla pubblicazione della relazione conclusiva passarono circa cinque anni. L’ambiente scientifico ufficiale non dette peso alla scoperta e le conclusioni sul potere battericida delle muffe furono registrate come una coincidenza. «Mio nonno rimase profondamente deluso da come il lavoro venne accolto. Nel 1895, dopo la pubblicazione dello studio, lasciò l’Istituto di igiene per contrasti con il nuovo direttore di cattedra e si arruolò in Marina» racconta ancora Capone. Il fascicoletto della sua ricerca rimase relegato in uno scaffale polveroso dell’Istituto di igiene fino al 1955, quando un «topo di biblioteca» lo riscoprì e fu ristampato a cura dell'Istituto di Igiene stesso. I nipoti ne hanno difeso il nome e la memoria, scrivendo anche un libro. E Fleming? Il grande microbiologo scozzese riconobbe mai i meriti di Tiberio? «Chain, uno dei tre premi Nobel assieme a Fleming - dice Capone -, affermò in un’intervista che il suo illustre collega conosceva mio nonno e i suoi lavori. Lui però non lo disse mai apertamente». Tiberio comprese che non avrebbe avuto il giusto riconoscimento in patria, ma la passione per la scienza non lo abbandonò mai. Racconta il nipote che, dietro una foto di nonna Amalia, Vincenzo scrisse una frase emblematica: «Lunga e difficile è la via della ricerca, ma alla base di tutto c’è l’amore».

    Ruggiero Corcella
    I "sud tirolesi":"Noi non ci sentiamo padani perché abbiamo un patrimonio genetico basato sulla legalità, sulla convivenza, sul rispetto delle diverse tradizioni culturali purché non lesive della libertà altrui..."

  2. #2
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    interessante.

    la storia è piena di casi del genere, non serve tirare fuori la storia non confermata che fleming sapeva di queste ricerche e non voleva ammetterlo.

    Inoltre, vado a memoria, che alcune muffe aiutassero a combattere alcune malattie si sapeva già da secoli; se lo studio di Vincenzo Tiberio si limitava a dimostrare questo non era niente di innovativo.

    La scoperta di fleming, vado sempre a memoria, non è importante per aver scoperto la muffa antimicrobica, ma per aver isolato la molecola che inibisce la proliferazione batterica

  3. #3
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    Nicola Romeo, l’uomo che resuscitò l’A.L.F.A.

    Nicola Romeo ha contribuito in maniera determinante alla storia dell’Alfa Romeo. Intervenne, infatti, in un momento molto delicato e riuscì ad assicurare alla Fabbrica del Portello la sopravvivenza prima e dopo la prima guerra mondiale.
    Nonostante un inizio promettente, l’A.L.FA entrò in crisi alla vigilia del primo conflitto mondiale tanto che il 28 settembre 1915 venne messa in liquidazione.
    La salvò la Banca di Sconto che, in possesso della maggioranza delle azioni, il 2 dicembre dello stesso anno passò la Società all’ "Accomandita Semplice ing. Nicola Romeo & C", decretando lo storico incontro dell’A.L.F.A con Nicola Romeo.
    Dotato di spiccate qualità imprenditoriali, il dinamico industriale nato nel 1876 a S.Antimo, in provincia di Napoli, dapprima la convertì per la produzione di materiale bellico (proiettili, materiale ferroviario, gruppi elettrogeni, compressori, lanciafiamme), per poi riprendere a costruire, a guerra ultimata, automobili con il marchio Alfa Romeo.
    Nicola Romeo con Ascari (1^ ass. su P2), Ramponi e tecnici al G.P. D Italia, 19.10.1924Nicola Romeo era un uomo intelligente e colto ed aveva una grande passione per la matematica e la geometria. Scrisse anche alcuni testi e diede un valido contributo alla risoluzione di parecchi problemi e teoremi.
    Sposò una donna portoghese che gli diede sette figli, tre maschi e quattro femmine. Una delle figlie, raccontò in un’intervista che era talmente rigoroso e rispettoso che nei primi anni di matrimonio, poiché la moglie non conosceva ancora l’italiano, in famiglia si parlava francese.
    La conferma della personalità di Nicola Romeo viene anche da questo episodio sempre raccontato dalla figlia: "Nostro padre viaggiava ovviamente su vetture Alfa Romeo ma non guidava, aveva l’autista. Ebbene, noi avevamo una discreta confidenza con l’autista tanto è vero che ci rivolgevamo a lui dandogli del tu. Quando nostro padre se ne accorse, ci sgridò severamente dicendoci: Ricordatevi che questa persona è un lavoratore e come tale ha diritto al massimo rispetto. Così dovemmo tornare a dare del lei all’autista".
    Nicola Romeo e il Principe Umberto di Savoia all Autodromo di Monza nel 1925 accanto alle P2 prima della partenzaProveniente da un ambiente molto povero, si dice che sia stato sostenitore di opere di beneficenza. In una lunga intervista rilasciata per il periodico francese l’Auto, disse di aver donato, subito dopo la prima guerra mondiale, "un milione" per la creazione nel suo paese natale di un asilo per bambini orfani e senza tetto. E per questo fu nominato cittadino onorario di Napoli.
    Ma tornando all’Alfa, il ritorno alla produzione civile fu complicato e laborioso ma anche in questa occasione l’ingegner Romeo dimostrò il suo talento d’imprenditore riavviando la produzione automobilistica. Un’altra conferma della lungimiranza di Nicola Romeo venne dall’impulso che egli diede all’attività sportiva. Le sue vetture vincevano gare prestigiose, ma quello a cui lui mirava era il successo nel Campionato del Mondo. E’ arrivò anche il titolo iridato, nel 1925, con la P2 progettata da Jano.
    A dicembre dello stesso anno, la S.A. ing. Nicola Romeo & C si sciolse.
    Direttore generale fu nominato Pasquale Gallo mentre a Nicola Romeo, per compensarlo dalla parziale estromissione, fu offerta la carica di presidente della società, carica che conservò fino al 1928 anno in cui si trasferì a Magreglio (Como) dove visse i suoi ultimi anni di vita e dove si spense il 15 agosto del 1938.

    17-12-12



    Fonte: archivio storico Alfa Romeo

    Archivio Storico Alfa Romeo / Magazine
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  4. #4
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    VINCENZO BRUZZESE E IL PRIMO MOTOCICLO MADE IN CALABRIA

    Negli ultimi decenni del XIX secolo, il piccolo agglomerato di Gerace Marina, oggi Locri e all'epoca frazione di Gerace, aveva assunto una forte e autonoma potenzialità di sviluppo, determinata dalla realizzazione della ferrovia Jonica che aveva messo in collegamento la zona con il centro e nord della penisola. Le speranze di sviluppo erano ulteriormente cresciute con la fondazione della BPCC (Banca Popolare del Circondario di Gerace) e il trasferimento del Tribunale.
    All'inizio degli anni venti, Vincenzo Bruzzese, giovane ingegnere della Diatto di origini grottesi, decise di tornare nella sua terra natìa per impiantarvi un'attività industriale tecnologicamente avanzata che potesse smuovere la stagnazione economica della zona, controllata dal latifondismo agrario.



    Entusiasta del fervore tecnologico, ormai diffuso in tutto il nord Italia, decise di portare in Calabria alcuni operai metalmeccanici torinesi, con le rispettive famiglie, e con questi organizzare una produzione in loco. L'opificio e le abitazioni per i dipendenti furono presto approntati su terreni di proprietà della famiglia nella vicina Gerace Marina e l'azienda venne fondata nel 1924, iniziando con il produrre varia bulloneria.
    L'attenzione per i materiali e l'esperienza già acquisita dalle maestranze piemontesi, portarono subito ad un elevato livello qualitativo del prodotto, attirando importanti commesse anche di aziende estere. Per quanto riguarda la bulloneria, ad esempio, l'azienda poteva contare su un vasto campionario di oltre 700 articoli diversi per tipo e misura e, alla fine degli anni '20, vinse l'appalto per la completa fornitura alla costruzione del celebre transatlantico Rex di bulloni, perni, rivetti e chiodi.
    La fabbrica s'ingrandì rapidamente e nel 1930 già contava 200 dipendenti. La concezione moderna e sociale del lavoro di Bruzzese lo portò a costruire uno spazio dedicato al dopolavoro, dove gli operai potessero svagarsi e dedicarsi alla lettura e al riposo. La cosa creò un grave scandalo nella zona, sommandosi alla già allarmante novità che tra le "tute blu" della OMC si contassero anche una quarantina di donne. Evento quasi impensabile in quei luoghi e in quel periodo.
    Nello stesso anno, le officine ricevettero la visita ispettiva di una commissione del Genio militare che dichiarò la OMC "Azienda ausiliaria dello Stato" con autorizzazione a fornire materiali agli Arsenali della Marina di Taranto e al Ministero delle Comunicazioni per le ferrovie. Inoltre, venne inserita tra le officine che, in caso di guerra, erano mobilitate per la costruzione di motori aeronautici.
    Visti i riconoscimenti istituzionali e commerciali acquisiti, uniti alla facilità con la quale i suoi conterranei passavano dallo stato di braccianti a quello di operai specializzati nella meccanica, Bruzzese decise che era venuto il tempo di affrontare una produzione di maggiore complessità, come una motocicletta. Per la parte progettuale e il know how arruolò il torinese Giovanni Ladetto, uno dei maggiori tecnici dell'epoca, conosciuto ai tempi della Diatto, che insieme al fratello Emilio si occupò del motore e della ciclistica.
    Nel 1931 la OMC 175 venne messa sul mercato, subito apprezzata e venduta in tutta Italia, in ragione dell'ottimo rapporto tra qualità e prezzo. L'anno seguente, 12 moto OMC aprirono la sfilata dei centauri su via dell'Impero, durante le celebrazioni per il decennale della Marcia su Roma.



    Il successo non intaccò minimamente il furore creativo di Bruzzese che già lavorava ai nuovi motori da 250 e 500 cm³, ad un misterioso velivolo a decollo verticale definito "motocicletta dell'aria" e ad un motore stellare per l'aereo, il cui progetto venne approvato, nel 1933, dal Ministero dell'Aeronautica che stanziò la cifra di ₤ 20.000.000 per la sua futura produzione.
    Tutto sembrava procedere a gonfie vele, quando Vincenzo Bruzzese fu artatamente accusato per l'ammanco pari a ₤ 6.000.000 che aveva provocato il fallimento della Banca Popolare di Gerace. Immediatamente arrestato, l'industriale fu condannato e dichiarato il fallimento della OMC, nel tempo record di poche settimane.
    Nonostante l'ostinata resistenza degli operai che rimasero sul posto di lavoro, anche senza stipendio, nel corso del 1934, il curatore fallimentare nominato allo scopo di riavviare la produzione, tale ing. Franco, smembrò l'azienda, vendette i macchinari, licenziò le maestranze e lasciò che la documentazione contabile e tecnica andasse dispersa o distrutta.
    Terminava così, dopo un decennio di successi, la breve esperienza delle Officine Meccaniche Calabresi.
    Con identica denominazione, nel 1961, la Finmeccanica fondò a Reggio Calabria un'azienda per la produzione di materiale rotabile.





  5. #5
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    Tutto sembrava procedere a gonfie vele, quando Vincenzo Bruzzese fu artatamente accusato per l'ammanco pari a ₤ 6.000.000 che aveva provocato il fallimento della Banca Popolare di Gerace. Immediatamente arrestato, l'industriale fu condannato e dichiarato il fallimento della OMC, nel tempo record di poche settimane.
    Nonostante l'ostinata resistenza degli operai che rimasero sul posto di lavoro, anche senza stipendio, nel corso del 1934, il curatore fallimentare nominato allo scopo di riavviare la produzione, tale ing. Franco, smembrò l'azienda, vendette i macchinari, licenziò le maestranze e lasciò che la documentazione contabile e tecnica andasse dispersa o distrutta.
    Terminava così, dopo un decennio di successi, la breve esperienza delle Officine Meccaniche Calabresi.
    da questo passo quotato chiunque può rendersi conto che la industrializzazione spontanea del sud-italia è stata impedita con ogni mezzo da questo infame stato mafiomassonico italiano.
    una deliberata scelta di imporre ad una parte del territorio il degrado al fine di mantenere una intera popolazione in stato di bisogno per meglio controllarla e gestirla.

    PS:

    Quattro anni dopo l'arresto, il Tribunale di Salerno riconobbe l'innocenza di Vincenzo Bruzzese

    MALEDETTO STATO INFAME!!!!!
    Ultima modifica di uqbar; 18-12-12 alle 14:49

  6. #6
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    Citazione Originariamente Scritto da Sergente Romano Visualizza Messaggio
    Nicola Romeo, l’uomo che resuscitò l’A.L.F.A.

    Nicola Romeo ha contribuito in maniera determinante alla storia dell’Alfa Romeo. Intervenne, infatti, in un momento molto delicato e riuscì ad assicurare alla Fabbrica del Portello la sopravvivenza prima e dopo la prima guerra mondiale.
    Nonostante un inizio promettente, l’A.L.FA entrò in crisi alla vigilia del primo conflitto mondiale tanto che il 28 settembre 1915 venne messa in liquidazione.
    La salvò la Banca di Sconto che, in possesso della maggioranza delle azioni, il 2 dicembre dello stesso anno passò la Società all’ "Accomandita Semplice ing. Nicola Romeo & C", decretando lo storico incontro dell’A.L.F.A con Nicola Romeo.
    Dotato di spiccate qualità imprenditoriali, il dinamico industriale nato nel 1876 a S.Antimo, in provincia di Napoli, dapprima la convertì per la produzione di materiale bellico (proiettili, materiale ferroviario, gruppi elettrogeni, compressori, lanciafiamme), per poi riprendere a costruire, a guerra ultimata, automobili con il marchio Alfa Romeo.
    Nicola Romeo con Ascari (1^ ass. su P2), Ramponi e tecnici al G.P. D Italia, 19.10.1924Nicola Romeo era un uomo intelligente e colto ed aveva una grande passione per la matematica e la geometria. Scrisse anche alcuni testi e diede un valido contributo alla risoluzione di parecchi problemi e teoremi.
    Sposò una donna portoghese che gli diede sette figli, tre maschi e quattro femmine. Una delle figlie, raccontò in un’intervista che era talmente rigoroso e rispettoso che nei primi anni di matrimonio, poiché la moglie non conosceva ancora l’italiano, in famiglia si parlava francese.
    La conferma della personalità di Nicola Romeo viene anche da questo episodio sempre raccontato dalla figlia: "Nostro padre viaggiava ovviamente su vetture Alfa Romeo ma non guidava, aveva l’autista. Ebbene, noi avevamo una discreta confidenza con l’autista tanto è vero che ci rivolgevamo a lui dandogli del tu. Quando nostro padre se ne accorse, ci sgridò severamente dicendoci: Ricordatevi che questa persona è un lavoratore e come tale ha diritto al massimo rispetto. Così dovemmo tornare a dare del lei all’autista".
    Nicola Romeo e il Principe Umberto di Savoia all Autodromo di Monza nel 1925 accanto alle P2 prima della partenzaProveniente da un ambiente molto povero, si dice che sia stato sostenitore di opere di beneficenza. In una lunga intervista rilasciata per il periodico francese l’Auto, disse di aver donato, subito dopo la prima guerra mondiale, "un milione" per la creazione nel suo paese natale di un asilo per bambini orfani e senza tetto. E per questo fu nominato cittadino onorario di Napoli.
    Ma tornando all’Alfa, il ritorno alla produzione civile fu complicato e laborioso ma anche in questa occasione l’ingegner Romeo dimostrò il suo talento d’imprenditore riavviando la produzione automobilistica. Un’altra conferma della lungimiranza di Nicola Romeo venne dall’impulso che egli diede all’attività sportiva. Le sue vetture vincevano gare prestigiose, ma quello a cui lui mirava era il successo nel Campionato del Mondo. E’ arrivò anche il titolo iridato, nel 1925, con la P2 progettata da Jano.
    A dicembre dello stesso anno, la S.A. ing. Nicola Romeo & C si sciolse.
    Direttore generale fu nominato Pasquale Gallo mentre a Nicola Romeo, per compensarlo dalla parziale estromissione, fu offerta la carica di presidente della società, carica che conservò fino al 1928 anno in cui si trasferì a Magreglio (Como) dove visse i suoi ultimi anni di vita e dove si spense il 15 agosto del 1938.

    17-12-12



    Fonte: archivio storico Alfa Romeo

    Archivio Storico Alfa Romeo / Magazine
    Ma non parli dell OFM iMAM AERFER?
    IMAM - Wikipedia


    Targa RO 37 trovata in afganistan dove vennero venduti questi veivoli

    RO 37 tipici aerei coloniali , potevano decollare ed atterrare con poco spazio , e su piste di sabbia e/o improvvisate
    Ultima modifica di largodipalazzo; 18-12-12 alle 16:59

  7. #7
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    Predefinito Re: I GRANDI UOMINI DEL SUD (VINCENZO TIBERIO)

    I Florio

    Dopo il disastroso terremoto che nel 1783 colpì la Calabria, da Bagnara attivissimo centro marinaro in prossimità dello stretto di Messina, partì verso Palermo la famiglia Florio.

    Nella capitale siciliana i Florio aprirono una drogheria, ma presto dai modesti commerci passarono ad attività imprenditoriali fino a diventare protagonisti assoluti della vita economica dell’isola.

    Per oltre un secolo la dinastia dei Florio incarnò il sogno dell’industria siciliana di poter competere e addirittura superare l’imprenditoria settentrionale, ma già ai primi del ‘900 la battaglia era persa.

    Dei Florio che pure fecero di Palermo una delle capitali del liberty e che nelle loro sontuose dimore ospitarono quasi tutti i regnanti europei della loro epoca e buona parte della migliore aristocrazia internazionale, si è saputo sempre poco.

    Il mito, la leggenda, la straordinaria bellezza di donna Franca, splendida animatrice mondana e culturale, amica di D’annunzio, Leoncavallo, Caruso, hanno fatto quasi sempre parte di una narrazione orale che si è tramandata fino ai tempi nostri, ma la famiglia Florio con la sua storia emblematica come quelle dei Buddenbrook, dei Krupp da anni aspetta il suo Thomas Mann e il suo Luchino Visconti.

    Leonardo Sciascia ammette di aver sempre pensato di scrivere un racconto sui Florio, magari su Donna Franca. ( Senza di lei - dice Sciascia - la storia dei Florio sarebbe stata una storia verghiana, solitaria e dolorosa, di accumulazione di sommessa e inesorabile fatalità; con lei diventa una storia prostiana, di splendida decadenza, di dolcezza del vivere, di affabile e ineffabile fatalità).

    Il protagonismo mondano dei Florio è legato agli ultimi anni del loro (tramonto dorato ), quando forse furono consapevoli della loro progressiva uscita di scena dal mondo finanziario nazionale, e svaniva il sogno di competere con la grande industria del nord.

    In un secolo la loro attività iniziata con un modesto negozio di (coloniali), si espanse nel campo del grande commercio, della finanza, delle assicurazioni fino alla creazione della più grande compagnia di navigazione del paese con la (Florio e Rubattino). L’ascesa senza soste aveva visto la nascita della Fonderia Oretea, delle industrie conserviere del tonno, delle cantine di Marsala dove si produceva quel vino liquoroso ancora oggi unico e famoso nel mondo.

    Vincenzo, il più famoso della famiglia dei Florio faceva parte del consiglio di amministrazione della Banca Nazionale, fu presidente della Camera di Commercio di Palermo e fondò il quotidiano (l’Ora) chiamandovi alla direzione un famoso polemista dell’epoca Vincenzo Morello meglio conosciuto con lo pseudonimo di Rastignac.

    Per molti storici le fortune dei Florio toccarono l’apice e più tardi si dissolsero più per una colpa geografica che per altre cause. L’Italia post-unitaria si avvia infatti a divenire un Paese industriale che non può avere due opposti poli di sviluppo, per cui il declino fu inevitabile.

    La fama della famiglia di bagnaresi emigrati al di là dello stretto di Messina è legata anche alla loro influenza sulla storia dell’arte in Sicilia e, negli ultimi anni del loro impero, ad una serie di iniziative nel campo dell’automobilismo (Targa Florio), della competizione aerea, delle gare nautiche.

    Famosi furono i loro ricevimenti negli splendidi palazzi costruiti dai maggiori architetti di quel periodo e moltissimi gli aneddoti su Donna Franca, alta, snella e ondeggiante come la ritrae D’annunzio e capace di ben figurare quando riceve ospiti come Vittorio Emanuele, il Kaiser e tutto il fior fiore del Gotha internazionale. Con lei finisce l’età dei Florio.


    sr
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



 

 

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