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  1. #1
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    Predefinito Italia: Stato Federale?

    Si lamentano in molti, da Nord a Sud a prescindere dal colore politico, dell'Italia. Persino la Destra Radicale (come si può constatare nel thread "Vittimismo Pulcinella") non ha risparmiato critiche, dubbi e perplessita sul nostro passato (basti pensare alle pagine de "Gli Uomini e le Rovine" di Julius Evola).

    Inoltre, persino sulle prospettive future si hanno posizioni divergenti; ad esempio Europa Nazione delle piccole patrie etniche (che troviamo sia in alcuni testi dalle Edizioni di Ar sia nella Nouvelle Droite, sia in Saint Loop, sia nelle teorie Etnonazionaliste)? Stato Europeo tendenzialmente giacobino (alla Jean Thiriart) o Federazione Europea di Grandi Nazioni (modello auspicato da De Gaulle)?

    Secondo voi (in attesa della costruzione di una Europa Nazione dove saranno garantite le varie identità) l'Italia dovrebbe diventare uno Stato Federale (come propone la Lega) articolato in (3) macroregioni (rappresentate da un Senato federale) che avranno sovranità in termini di potere legislativo, amministrativo, giudiziario e fiscale (tutto ciò per garantire le varie differenze dei vari discendenti dei popoli italici)?

    Oppure, come rilevato da Forza Nuova, si dovrebbero abolire le regioni e le circoscrizioni (quantomeno come organi in cui vengono percepiti compensi), per ritornare alle Provincie?

    Oppure si dovrebbe tenere tutto così com'è, in un ottica romanocentrica (con tutto ciò che ne consegue in termini politici, storici, culturali etc)?

  2. #2
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    Predefinito Ulteriore spunto:

    Citazione Originariamente Scritto da
    Michele Fabbri in "Storia della Prima Italia" dal sito del Centro Studi la Runa

    L’unità politica romano-italica fino alle Alpi si conclude nel 42 a.C. secondo il disegno di Cesare. L’Italia preromana è un coacervo di popolazioni di origine, lingua e cultura diverse. Quest’idea era ben chiara agli antichi al punto che l’Italia meridionale, colonizzata dalle città greche, fu definita Magna Graecia; il Settentrione, occupato dai Celti, fu definito Gallia Cisalpina mentre il centro della penisola era avvertito come zona d’influenza etrusca. La storia preromana dell’Italia fu a lungo oscurata dal preponderante interesse per la cultura greco-romana, inoltre il clima culturale del Risorgimento prima e del fascismo poi, aveva imposto una visione romanocentrica della storia d’Italia.
    Aggiungiamoci anche Veneti, Liguri etc...

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Citazione Originariamente Scritto da
    Julius Evola in "Scelta delle Tradizioni" da "Gli Uomini e le Rovine"
    Nel proprio passato occorre scegliere le idee sentite più congeniali dagli uomini ai quali, in momenti del genere, spetta di dar inizio ad un nuovo ciclo. Ove queste considerazioni generali vengano applicate al caso dell’Italia ci si trova di fronte ad un problema di non facile soluzione, fattori molteplici ostacolando il compito di una discriminazione e di una scelta. Il maggior impedimento è costituito dalla esistenza di una certa storiografia "patriottica” che con la sua tendenziosità, le sue suggestioni, le sue parole d’ordine preclude la comprensione oggettiva di molti aspetti del passato e spesso è responsabile di vere e proprie falsificazioni. Del resto, non diverso è il carattere della storia che in genere è stata “fabbricata” (non si può usare altra parola) nell’ultimo secolo. Soprattutto nei riguardi dell’Italia è ben visibile questa tattica: rivestire retoricamente di un carattere nazionale tutto quel che ha avuto nel passato una tendenzialità sovvertitrice e antitradizionale, affinché costituiti alcuni tabù, si abbia modo di gridare al sacrilegio e di mobilitare una appassionata reazione “patriottica” non appena qualcuno si avanza, a far da guastafeste. Ciò è tanto più necessario, in quanto, purtroppo, dopo la sua storia più antica, che si lega alla civiltà romana e ai prolungamenti di essa, si può dire che esiste una “tradizione” del passato italiano, la quale va proprio incontro alle idee sovvertitrici che hanno dato forma al mondo politico ultimo. Qui ci limiteremo ad indicare brevemente alcuni punti specifici, cioè il senso effettivo della rivolta dei Comuni, della Rinascenza, del Risorgimento, dell’interventismo del 1915.
    Aggiungiamoci anche che la RSI, nonostante i richiami risorgimentali, fu presente solamente in una parte della nostra penisola; la parte Centro-Settentrionale.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Sono contrario al federalismo per i seguenti motivi.
    1) Contrariamente a quanto si crede, il debito pubblico non è figlio del centralismo ma del regionalismo. Fino al 1970, anno di istituzione delle Regioni, il debito pubblico italiano era al 60% del PIL, quasi cioè la metà di adesso. Inoltre, chi conosce anche superficialmente la Pubblica Amministrazione sa che gli sprechi si annidano soprattutto negli Enti Locali, dove si spende e si spande in maniera scriteriata. Non a caso tutti i governi di ciascun colore (in testa l'attuale M.E.F. Tremonti che pure non è un centralista) sono dovuti intervenire pesantemente su Comuni, Province e Regione con "patti di stabilità", restrizioni alla spesa e varie.
    2) La proliferazione di tanti sotto-ordinamenti giuridici e e tributari quanti sono le regioni, gi in buona parte presente oggi, creerebbe grosse difficoltà alle imprese in particolare e a tutti cittadini, in termini soprattutto di certezza del diritto, in generale.
    3) Uno dei maggiori problemi dell'Italia è la mancanza di capacità decisionale. Va da sè che più lo Stato è decentrato e più sono gli "stakeholders" in gioco, meno si decide e peggio si va, con il gioco dei veti incrociati.
    4) Il fatto che all'interno dell'Italia ci siano differenze culturali e antropologiche è logico e inevitabile in una grande nazione europea.
    Nemmeno in paesi piccoli come il Lussemburgo (dove 300.000 abitanti parlano già tre linue diverse: francese, tedesco e "letzebuergisch") c'è omogeneità assoluta. Ciò è una grande ricchezza. Ma il carattere unitario della civiltà romano-italica, da quando Roma unì gli Italici e Augusto consacrò l'unità della penisola da lui organizzata nelle XII Regiones, attraverso il Medio Evo ghibellino di Federico II e di Dante, il Rinascimento, il Risorgimento e il Fascismo, l'Italia cantata e invocata da Livio, Virgilio, Dante, Petrarca, Machiavelli, Alfieri, Foscolo, Carducci, Pascoli, D'Annunzio, è evidente. E molto più vero delle pseudo-identità locali di cui si ciancia oggi.
    5) Pertanto, un buon governo di salute pubblica e di ricostruzione nazionale dovrebbe in una certa misura procedere addirittura a una ricentralizzazione e a una riaffermazione dell'autorità centrale, magari abolendo le regioni (veri enti inutili, anzi dannosi nel momento in cui hanno avuto l'autonomia legislativa) e potenziando le province, veri ambiti della vita sociale, culturale, economica e religiosa dell'individuo e della comunità. Ovviamente, le province dovrebbero essere ridotte di numero e le dovrebbero essere attribuiti tutti i poteri locali non di stretta competenza del comune.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Se continuiamo così
    fra qualche anno andremo verso la GUERRA CIVILE...
    e non scherzo.

    Non potendo creare uno stato SOCIALE e NAZIONALE come a me piacerebbe,
    ma che necessiterebbe di una rivoluzione tout-court,
    se siamo destinati a rimanere soccombenti all'UE e alla NATO allora
    sarei propenso a un modello federativo tedesco con i LANDER.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Citazione Originariamente Scritto da Bisentium Visualizza Messaggio
    Sono contrario al federalismo per i seguenti motivi.
    1) Contrariamente a quanto si crede, il debito pubblico non è figlio del centralismo ma del regionalismo. Fino al 1970, anno di istituzione delle Regioni, il debito pubblico italiano era al 60% del PIL, quasi cioè la metà di adesso. Inoltre, chi conosce anche superficialmente la Pubblica Amministrazione sa che gli sprechi si annidano soprattutto negli Enti Locali, dove si spende e si spande in maniera scriteriata. Non a caso tutti i governi di ciascun colore (in testa l'attuale M.E.F. Tremonti che pure non è un centralista) sono dovuti intervenire pesantemente su Comuni, Province e Regione con "patti di stabilità", restrizioni alla spesa e varie.
    2) La proliferazione di tanti sotto-ordinamenti giuridici e e tributari quanti sono le regioni, gi in buona parte presente oggi, creerebbe grosse difficoltà alle imprese in particolare e a tutti cittadini, in termini soprattutto di certezza del diritto, in generale.
    3) Uno dei maggiori problemi dell'Italia è la mancanza di capacità decisionale. Va da sè che più lo Stato è decentrato e più sono gli "stakeholders" in gioco, meno si decide e peggio si va, con il gioco dei veti incrociati.
    4) Il fatto che all'interno dell'Italia ci siano differenze culturali e antropologiche è logico e inevitabile in una grande nazione europea.
    Nemmeno in paesi piccoli come il Lussemburgo (dove 300.000 abitanti parlano già tre linue diverse: francese, tedesco e "letzebuergisch") c'è omogeneità assoluta. Ciò è una grande ricchezza. Ma il carattere unitario della civiltà romano-italica, da quando Roma unì gli Italici e Augusto consacrò l'unità della penisola da lui organizzata nelle XII Regiones, attraverso il Medio Evo ghibellino di Federico II e di Dante, il Rinascimento, il Risorgimento e il Fascismo, l'Italia cantata e invocata da Livio, Virgilio, Dante, Petrarca, Machiavelli, Alfieri, Foscolo, Carducci, Pascoli, D'Annunzio, è evidente. E molto più vero delle pseudo-identità locali di cui si ciancia oggi.
    5) Pertanto, un buon governo di salute pubblica e di ricostruzione nazionale dovrebbe in una certa misura procedere addirittura a una ricentralizzazione e a una riaffermazione dell'autorità centrale, magari abolendo le regioni (veri enti inutili, anzi dannosi nel momento in cui hanno avuto l'autonomia legislativa) e potenziando le province, veri ambiti della vita sociale, culturale, economica e religiosa dell'individuo e della comunità. Ovviamente, le province dovrebbero essere ridotte di numero e le dovrebbero essere attribuiti tutti i poteri locali non di stretta competenza del comune.
    Quindi, da quello che ho capito, secondo te è meglio la proposta forzanovista?!

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Citazione Originariamente Scritto da msdfli Visualizza Messaggio
    Se continuiamo così fra qualche anno andremo verso la GUERRA CIVILE...e non scherzo.

    Non potendo creare uno stato SOCIALE e NAZIONALE come a me piacerebbe, ma che necessiterebbe di una rivoluzione tout-court, se siamo destinati a rimanere soccombenti all'UE e alla NATO allora sarei propenso a un modello federativo tedesco con i LANDER.
    Chiaro, quindi una soluzione simil-leghista.

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    E' difficile dire cosa sia meglio non in assoluto (prospettiva di cui si è già parlato nel thread sul Nuovo Ordine Europeo) ma da un punto di vista pratico, questo perché non sappiamo quale sarà il futuro dell'Europa. Se questo dovesse evolversi verso un'unificazione che possibilmente non cancelli le identità, che non sia cioè gestita da oligarchi e banchieri come lo è ora (progetto di UE al quale per ragioni varie, più o meno urgenti, conviene ormai mettere i bastoni fra le ruote per evitare di farci rubare anche gli ultimi barlumi di sovranità), allora naturalmente il processo federale faciliterebbe le cose. C'è però il lato contrario della medaglia: il processo federale con l'indebolimento degli stati nazione è proprio quello che i massoni europeisti alla Spinelli hanno auspicato dal dopoguerra ad oggi, per sbriciolare gli stati in macroregioni e fare divide-et-impera. In caso a controllare il potere dell'unione europea dovessero continuare ad essere i banchieri, come lo sono adesso (col parlamento europeo ridotto ad impotente organo consultivo), sarebbe (ed è) auspicabile la maggior resistenza possibile ad ogni processo di de-sovranizzazione targato UE, specie in vista di quel che si giocherà in questi prossimi anni, situazione in cui è più facile che tendenze filorusse emergano bilateralmente dai governi eletti che si vedono messi alle strette piuttosto che dai tecnocrati non-eletti che non hanno in alcun modo da rendere conto né badano agli affari di piccola taglia. E' quindi questione di chi controlla il potere ed il processo. In questa fase, penso che la soluzione blondettiana/forzanoviana di abolizione delle regioni (create qualche decennio fa per le ragioni oligarchiche sopra indicate, per tramite di La Malfa, esponente italiano dei 'soliti noti' internazionali) e di potenziamento sovranitario degli stati nazionali, sarebbe paradossalmente migliore di una federalizzazione estrema. In ogni caso si pone un altro problema, cioè il legame tra pdl, lega e federalismo, e s'impone quindi (per chi sostenga l'appoggio pragmatico) la priorità della tenuta del governo (con annesse istanze illiberali della lega). La situazione è quindi complessa, ma far reggere questo governo è la priorità, o nel bel mezzo dell'occhio del ciclone della crisi che sta per arrivare, anziché il filoputiniano Berlusconi alla testa della cordata economica italiana filorussa avremo Draghi messo lì da goldman sachs a mandarci definitivamente al macello. E' una fase delicata come non se ne vedono dall'ultima guerra, e non c'è da prenderla alla leggera.
    Se invece il processo di unificazione europea non fosse blindato dai tecnocrati e dai banchieri (se ci fosse cioè modo di riformare radicalmente l'unione europea in un senso sovranitario che oggi purtroppo non si vede nemmeno da lontano), in tal caso sarei radicalmente europeista, per l'integrazione, il federalismo in piccole unità (molto piccole, abbastanza da non poter costituire centri clientelari e particolaristi che minaccino l'azione del centro, il che consentirebbe di lasciar loro autonomie ancora maggiori, non essendo pericolose) e la fine degli stati-nazione, per uno stato (o impero che dir si voglia) europeo assolutamente unitario.
    "Collectively, Eurasia's potential power overshadows even America's".
    Zbigniew Brzezinski, "A geostrategy for Eurasia"

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    La posizione di Forzanuova è originale originaria e condivisibile,il regionalismo è una formula micro-centralista in quanto mantiene un certa distanza dalle realtà locali cosa che sarebbe meglio amministrata dalle provincie piu' vicine territorialmente e non solo alle realtà locali,inoltre a nessuno sarebbe consentito di attentare all'unità nazionale.
    Sono favorele alle piccole patrie se hanno storia,lingua e costumi riconoscibili come una forte identità,il Kossovo ne è un esempio sbagliato per esempio.
    "chi è sicuro del valore della propria causa non sente il bisogno della sua vittoria: il valore della causa ne segna già il trionfo"

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Italia: Stato Federale?

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja
    E' difficile dire cosa sia meglio non in assoluto (prospettiva di cui si è già parlato nel thread sul Nuovo Ordine Europeo) ma da un punto di vista pratico, questo perché non sappiamo quale sarà il futuro dell'Europa.
    Vero. Bisogna intravedere gli obiettivi a medio e lungo termine, le eventuali incognite e infine stabilire quali siano le priorità e i metodi per il conseguimento degli scopi, con capacità di preveggenza e lucidità politica (senza cristallizzazioni). E' proprio questo che mi interessava, ovvero: capire quali dovrebbero essere le tappe e vedere se si sia disposti ad abbandonare il dogma del nazionalismo patriottardo italiano, per una grande Europa (e il federalismo mi sembra il passo più indolore).

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja
    Se questo dovesse evolversi verso un'unificazione che possibilmente non cancelli le identità, che non sia cioè gestita da oligarchi e banchieri come lo è ora (progetto di UE al quale per ragioni varie, più o meno urgenti, conviene ormai mettere i bastoni fra le ruote per evitare di farci rubare anche gli ultimi barlumi di sovranità), allora naturalmente il processo federale faciliterebbe le cose.

    Se il processo di unificazione europea non fosse blindato dai tecnocrati e dai banchieri (se ci fosse cioè modo di riformare radicalmente l'unione europea in un senso sovranitario che oggi purtroppo non si vede nemmeno da lontano), in tal caso sarei radicalmente europeista, per l'integrazione, il federalismo in piccole unità (molto piccole, abbastanza da non poter costituire centri clientelari e particolaristi che minaccino l'azione del centro, il che consentirebbe di lasciar loro autonomie ancora maggiori, non essendo pericolose) e la fine degli stati-nazione, per uno stato (o impero che dir si voglia) europeo assolutamente unitario.
    Concordo.

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja
    C'è però il lato contrario della medaglia: il processo federale con l'indebolimento degli stati nazione è proprio quello che i massoni europeisti alla Spinelli hanno auspicato dal dopoguerra ad oggi, per sbriciolare gli stati in macroregioni e fare divide-et-impera. In caso a controllare il potere dell'unione europea dovessero continuare ad essere i banchieri, come lo sono adesso (col parlamento europeo ridotto ad impotente organo consultivo), sarebbe (ed è) auspicabile la maggior resistenza possibile ad ogni processo di de-sovranizzazione targato UE, specie in vista di quel che si giocherà in questi prossimi anni, situazione in cui è più facile che tendenze filorusse emergano bilateralmente dai governi eletti che si vedono messi alle strette piuttosto che dai tecnocrati non-eletti che non hanno in alcun modo da rendere conto né badano agli affari di piccola taglia. E' quindi questione di chi controlla il potere ed il processo.
    Verissima la prima parte, e penso (in termini utopici) che in una futura Europa, la carta del nazionalismo possa essere utilizzata dai nemici (un pò come sta succedendo - ed è successo - nei Balcani). Oltretutto spezzettando l'Italia (e l'Europa) sarebbe difficile controbattere persino l'immigrazione. Ad ogni modo, speriamo che questi accordi energetici ed economici siano di base per una politica filorussa. E' un ottima strategia che dimostra come l'economia (che per noi deve stare sotto il controllo dello Stato, e quindi della Politica) sia il linguaggio politico del mondo moderno (ancor prima delle ideologie etc..).

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja
    In questa fase, penso che la soluzione blondettiana/forzanoviana di abolizione delle regioni (create qualche decennio fa per le ragioni oligarchiche sopra indicate, per tramite di La Malfa, esponente italiano dei 'soliti noti' internazionali) e di potenziamento sovranitario degli stati nazionali, sarebbe paradossalmente migliore di una federalizzazione estrema.
    Sì, questo era il mio dubbio, e forse, per ora, è la soluzione più auspicabile: un misto di populismo per il ritorno ad un minimo di sovranità e sburocratizzazione. Guarda a caso, tutte tematiche di "vera Destra".

    In ogni caso si pone un altro problema, cioè il legame tra pdl, lega e federalismo, e s'impone quindi (per chi sostenga l'appoggio pragmatico) la priorità della tenuta del governo (con annesse istanze illiberali della lega). La situazione è quindi complessa, ma far reggere questo governo è la priorità, o nel bel mezzo dell'occhio del ciclone della crisi che sta per arrivare, anziché il filoputiniano Berlusconi alla testa della cordata economica italiana filorussa avremo Draghi messo lì da goldman sachs a mandarci definitivamente al macello. E' una fase delicata come non se ne vedono dall'ultima guerra, e non c'è da prenderla alla leggera.[/QUOTE]

    Su questo sono d'accordo. Non mi illudo che Berlusconi sia fascista e stia facendo una politica nazionaleuropea (secondo me sta tenendo il piede in due scarpe per giocare un ruolo centrale nei rapporti bilaterali tra Usa e Russia - questione di protagonismo), è importante constatare come per lo meno si stia aprendo alla Federazione Russa (con tutti i presupposti ideologici, simbolici e politici che quest'ultima può avere). Idem per la questione Lega, non mi illudo che stia avanzando una politica realmente identitaria, ma quanto meno si è iniziato ad intravedere il dramma dell'immigrazione (e secondo me tardi) e a tentare delle misure-tampone. Ad ogni modo, per quanto riguarda l'Italia, spetterà ai prossimi governi continuare su questa giusta (ed embrionale) strada, oppure cambiare rotta e tornare indietro.

    E sul federalismo fiscale? E' possibile un applicazione nelle provincie (e non nelle regioni come, se non sbaglio, propone la Lega)?

 

 
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