
Originariamente Scritto da
Bisentium
Sono contrario al federalismo per i seguenti motivi.
1) Contrariamente a quanto si crede, il debito pubblico non è figlio del centralismo ma del regionalismo. Fino al 1970, anno di istituzione delle Regioni, il debito pubblico italiano era al 60% del PIL, quasi cioè la metà di adesso. Inoltre, chi conosce anche superficialmente la Pubblica Amministrazione sa che gli sprechi si annidano soprattutto negli Enti Locali, dove si spende e si spande in maniera scriteriata. Non a caso tutti i governi di ciascun colore (in testa l'attuale M.E.F. Tremonti che pure non è un centralista) sono dovuti intervenire pesantemente su Comuni, Province e Regione con "patti di stabilità", restrizioni alla spesa e varie.
2) La proliferazione di tanti sotto-ordinamenti giuridici e e tributari quanti sono le regioni, gi in buona parte presente oggi, creerebbe grosse difficoltà alle imprese in particolare e a tutti cittadini, in termini soprattutto di certezza del diritto, in generale.
3) Uno dei maggiori problemi dell'Italia è la mancanza di capacità decisionale. Va da sè che più lo Stato è decentrato e più sono gli "stakeholders" in gioco, meno si decide e peggio si va, con il gioco dei veti incrociati.
4) Il fatto che all'interno dell'Italia ci siano differenze culturali e antropologiche è logico e inevitabile in una grande nazione europea.
Nemmeno in paesi piccoli come il Lussemburgo (dove 300.000 abitanti parlano già tre linue diverse: francese, tedesco e "letzebuergisch") c'è omogeneità assoluta. Ciò è una grande ricchezza. Ma il carattere unitario della civiltà romano-italica, da quando Roma unì gli Italici e Augusto consacrò l'unità della penisola da lui organizzata nelle XII Regiones, attraverso il Medio Evo ghibellino di Federico II e di Dante, il Rinascimento, il Risorgimento e il Fascismo, l'Italia cantata e invocata da Livio, Virgilio, Dante, Petrarca, Machiavelli, Alfieri, Foscolo, Carducci, Pascoli, D'Annunzio, è evidente. E molto più vero delle pseudo-identità locali di cui si ciancia oggi.
5) Pertanto, un buon governo di salute pubblica e di ricostruzione nazionale dovrebbe in una certa misura procedere addirittura a una ricentralizzazione e a una riaffermazione dell'autorità centrale, magari abolendo le regioni (veri enti inutili, anzi dannosi nel momento in cui hanno avuto l'autonomia legislativa) e potenziando le province, veri ambiti della vita sociale, culturale, economica e religiosa dell'individuo e della comunità. Ovviamente, le province dovrebbero essere ridotte di numero e le dovrebbero essere attribuiti tutti i poteri locali non di stretta competenza del comune.