ZURIGO 11”, LA SIGLA VELENOSA DEL RICATTO AL PROFESSORE (Fabrizio d’Esposito).
23/12/2012 di triskel182

Interno Montecitorio, venerdì scorso. È l’ultimo giorno della legislatura, c’è il voto finale sulla legge di stabilità e il Professore è pronto per andare al Quirinale e dimettersi. Ma a scuotere i capannelli dei deputati è il tam tam insistente sul probabile no di Mario Monti alla candidatura a premier del centro moderato di Montezemolo, Riccardi, Passera, Casini e Fini. Un colpo di scena, o quasi. Dopo lo sprint iniziale per “scendere in campo”, il premier sembra bloccarsi e fare un passo indietro. Che cosa è successo? SI CITANO sondaggi scoraggianti, il pressing asfissiante di Colle e Pd, finanche il braccio di ferro tra Monti e i suoi “partiti” sulla lista unica senza riciclati e vecchi arnesi provenienti dalla Prima Repubblica. Un deputato vicinissimo a Casini, scuro in volto, corre in aula e affida al cronista una frase ambigua e smarrita allo stesso tempo: “Non ci stiamo capendo più nulla, stiamo impazzendo”. La politica, come ripete spesso Paolo Cirino Pomicino, “una scienza esatta”. Perché, dunque, ricondurla a una dimensione di impazzimento come fanno i montiani del centro parlamentare, e proprio in riferimento alla personalità quadrata e taciturna del Professore bocconiano? Un tentativo di spiegazione arriva da un divanetto. Ci sono seduti due finiani di rango, un tempo noti. Sibilano: “Berlusconi sta spaventando Monti con il metodo Boffo”. Ossia la fatidica macchina del fango che fece dimettere il direttore di Avve nire e poi lanciò la campagna della casa di Montecarlo contro il presidente della Camera. E qui si arriva al cuore dei veleni che circolano sull’improvviso dietrofront del Monti politico, non più tecnico super partes. Il fango scorre tra i banchi del Pdl. Da lì rimbalza la voce (calunniosa, almeno fino a prova contraria) che vari peones riferiscono, con la presunta garanzia di autorevolissimi ex ministri berlusconiani: “Monti ha un conto di undici milioni di euro in Svizzera”. Si aggiunge il nome della città: Zurigo. La sintesi che va di bocca in bocca è sarcastica: “Chiamate Zurigo 11”. La sigla di un taxi. Quello su cui il premier alla fine sarebbe salito per scappare dalle offerte di centristi vecchi e nuovi. E giù sorrisi di compiacimento per questo veleno che ammorba l’ultimo giorno di una legislatura pessima, tra ricatti, compravendite di parlamentari e arresti (Alfonso Papa e Luigi Lusi). C’era da aspettarselo. LA STORIA calunniosa di Zurigo 11, a detta di vari deputati del centrodestra, nasce dalla complessa trattativa tra il governo tecnico e la Svizzera per i capitali italiani, tra i 120 e i 150 miliardi di euro, depositati nel paradiso fiscale più famoso del mondo. Non solo. Nel gioco dei veleni incrociati c’è anche chi, nel Pdl, addebita questa voce ai nemici del Pd, anche per depistare. Il risultato è una nube tossica che vomita fango ovunque: “Zurigo 11 fa parte del pacchetto di minacce del centrosinistra a Monti. L’amba – sciatore è Tizio”. “Tizio” (lo chiamiamo noi così) è un esperto deputato democratico, che ha ricoperto delicati incarichi nel partito. C’è anche un’altra versione in cui Tizio viene citato: “Tizio e Caio passeggiano a braccetto e stanno avvertendo i deputati dell’Udc: Berlusconi sta accumulando un’ampia documentazione su Monti”. Si ritorna al metodo Boffo. Dossier su dossier. “Caio”, invece, è un ex leader di primo piano del Pd. Palazzo Chigi smentisce nettamente qualunque voce su conti esteri del Professore. Gli esegeti del fango strumentalizzano pure due frasi di Bersani contro l’ipotesi di Monti candidato premier dei moderati. La prima: “Io non farò campagna elettorale contro Monti ma quando il paesaggio cambia, cambiano le dinamiche. In campagna elettorale le dinamiche che scattano sono altre”. Le allusioni riguardano le “dina – miche”. Quali? La seconda: “Se vinciamo faremo subito una legge severa sul conflitto d’in – teressi”. Traducono alcuni esponenti del Pdl: “Siamo sicuri che si riferisse a Berlusconi e non a Monti, già consulente di banche internazionali?”. A venire allo scoperto, però, sono soprattutto gli avvertimenti del Pdl, di cui il Fatto scrive a pagina due. Quello che è certo è che da mercoledì pomeriggio il destino di Monti è come impazzito. Al mattino, il vertice politico con Casini, Cesa, Riccardi e Montezemolo a Palazzo Chigi, requisito per una riunione di coalizione. Poi l’accelerazione del leader dell’Udc: “Monti in cuor suo ha già deciso”. Al pomeriggio la frenata del ministro Riccardi, custode dell’ortodossia montiana: “Monti sta riflettendo non ha deciso ancora”. In privato il ministro confida ai suoi fedelissimi: “Il Professore sta subendo tantissime pressioni per non candidarsi”. Giovedì e venerdì, infine, i giorni del progressivo ripensamento. Oggi per fortuna qualcosa dirà.

Da Il Fatto Quotidiano del 23/12/2012.
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