MULTINAZIONALI E FEBBRE SUINA: UN AFFARE DA 10 MILIARDI DI DOLLARI

“Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l’antidoto, stanno già entrando a fiumi. E’ un business da 10 miliardi di dollari”.

Che la “pandemia” della febbre suina alla fine “non ci sarà” non c’era bisogno che c’è lo dicesse il quotidiano di regime ‘La Repubblica’, infatti l’avevamo già anticipato nel numero di luglio di Avanguardia. Ciò che è interessante sapere sono le cifre miliardarie che girano intorno a questa “influenza” (creata in laboratorio?), miliardi che andranno a riempire le già grasse casse di poche multinazionali e di pochi usurai mondiali.

Si può leggere ancora da ‘La Repubblica’:”Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J.P.Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi. Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. (…). J.P.Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro”.

Oltre alla multinazionale Big Pharma “a spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: Glaxo Smith Kline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca”.

Da chiedersi anche, ‘La Repubblica’ non lo fa ma lo facciamo noi, cosa ci facesse Daniel L. Vasella, presidente della Novartis nel 2004 classificato tra le 100 persone più influenti del mondo dalla rivista ‘Time Magazine’, all’ultima riunione dell’organizzazione mondialista ‘Bilderberg Group’ svoltasi ad Atene nello scorso mese di maggio.





Manlio Mesina
24 luglio 2009.

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