La nuova faccia dell’eurocrisi
10/01/2013 - Grazie alla Bce si è fermato il deflusso che minacciava la distruzione del sistema finanziario, ed è iniziato un parziale riequilibrio tra area core e periferia della Ue
di Andrea Mollica
L’eurocrisi è finita? I dati dell’economia reale dicono che le difficoltà sono ancora estreme, vista la disoccupazione di massa nei paesi della periferia e gli stati ancora a rischio default. L’azione della Bce ha però fermato l’emorragia dei capitali dall’Europa del Sud, come mostrano i dati di Bankitalia di oggi e il riequilibrio del saldi del Target 2, il sistema congiunto di compensazione lorda della zona euro.
MIGLIORAMENTO IN CORSO - L’unione monetaria ha rischiato di collassare sotto il peso della imponente fuga dei capitali che scappavano dagli incendi diffusi nella periferia della Ue. Il primo contagio è partito dalla Grecia, per poi estendersi con il massimo livello di pericolo nella terza e quarta economia dell’Uem, l’Italia e la Spagna. Da alcuni mesi si registra però un’inversione della tendenza. Nel nostro paese, così come negli altri PIGS, si assiste ad una crescita dei depositi bancari, ovvero aziende e privati tornano a lasciare i loro soldi nelle banche nazionali, così che il sistema finanziario è in grado di prestarsi il denaro reciprocamente invece che ricorrere al polmone della Bce. Bankitalia ha comunicato oggi chea novembre il tasso di crescita dei depositi del settore privato ha accelerato al 6,6% (4,7% a ottobre), quello della raccolta obbligazionaria e’ stato pari al 10,6% (11,9% nel mese precedente). Stabile l’andamento delle sofferenze. Il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze si e’ attestato al 16,7%, contro il 16,6% del mese precedente). Valori positivi, che si rispecchiano anche negli altri paesi periferici dell’unione monetaria.
FINE DEL SALASSO - “La fiducia nel sistema bancario nazionale è di nuovo cresciuta”, rimarca Christian Schulz ad Handelsblatt, in un’analisi sulla fine dei flussi di capitale verso l’area core della Ue, in primis la Germania. Il salasso della periferia si è infatti bloccato, come si nota anche dall’andamento dei depositi nel paese più colpito dalla crisi, la Grecia. Dal 2009 fino al 2012 la parola dominante nelle banche elleniche era αναληψη, prelievo. In due anni e mezzo il sistema creditizio ellenico ha perso il 37% dei suoi depositi, pari a flussi in uscita per quasi 90 miliardi di euro. La tendenza negativa si è fermata, e nelle banche greche è tornata a sentirsi spesso l’eco della parola „Καταθεση”, ovvero deposito. Secondo il capo economista di Commerzbank, il secondo istituto privato tedesco, “dall’estate si nota un’inversione dei flussi di capitale, che tornano nelle aree periferiche dopo la fuga dei mesi scorsi. Credo che questa tendenza proseguirà anche nel resto del 2013.”
RIEQUILIBRO DEI SALDI - Un importante “termometro” della fuga dei capitali che aveva caratterizzato la crisi era stato lo squilibrio nei saldi Target 2 che regolano i pagamenti del sistema bancario europeo. L’afflusso dei capitali dal Sud Europa si rispecchiava nella crescita dei crediti della Germania e degli altri paesi forti verso la Bce, ed il contemporaneo aumento dei defici dei paesi in crisi con la loro bilancia commerciale. Ad agosto, nel punto più alto della crisi, il surplus della Bundesbank nel Target 2 era pari a 751 miliardi di euro. Il deficit complessivo dei paesi in eurocrisi, Grecia, Portogallo, Spagna ed Italia aveva quasi raggiunto i 900 miliardi di euro. Adesso invece si assiste al riequilibrio, lento ma costante. Il deficit della Spagna si è ridotta da 428 a 376 miliardi di euro, quello dell’Italia invece è passato dai 289 ai 247. Allo stesso modo si è ridotto il surplus della Germania, diminuito a 656 miliardi. Questi numeri indicano le decisioni di finanziamento delle banche. Di solito gli istituti di credito si finanziano tra loro, ma a causa della crisi le banche dei paesi del Sud dovevano ricorrere alla Bce per ottenere i crediti.
SVOLTA DELLA BCE - Lo squilibrio della bilancia commerciale all’interno dell’unione monetaria che si rifletteva e in parte si rispecchia ancora nel sistema Target 2 è stato sottolineato spesso dall’economista Hans-Werner Sinn, il maggior critico della politica pro euro della Merkel. Secondo Sinn, così come secondo l’opinione di altri economisti, il deflusso dei capitali è stato fermato in primis dall’azione della Banca centrale europea. La garanzia fornita da Draghi ai mercati che i bond dei paesi in eurocrisi sarebbero stati comprati dall’Eurotower ha rafforzato la situazione degli stati, che hanno beneficiato della discesa dei loro tassi di interesse, e del sistema finanziario privato. “La Bce è riuscita a fermare i flussi di capitale che minacciavano la distruzione dell’area euro senza l’introduzione di misure sul loro controllo”, rimarca un analista di Deutsche Bank. La crisi non si è dunque risolta, ma ha in parte cambiato natura. Il collasso del sistema finanziario continentale, reso possibile dalle ombre del default che si stagliavano minacciose su Italia e Spagna, è al momento scongiurato. Questa situazione è però solo un punto di partenza per una possibile ripresa che ora appare ancora molto lontana.
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