Battaglia: Per favore, torniamo al nucleare
Solo il nucleare può garantire all’Italia sicurezza d’approvvigionamento di energia elettrica. Una sicurezza che, già al momento molto precaria, è destinata a peggiorare a causa dell’inevitabile aumento della domanda.
Lo sostiene Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale all’università di Modena, autore del libro prossimo all’uscita, con presentazione del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, “Energia nucleare? Sì, per favore…”(Edizioni 21mo secolo).
Per questa ragione, sostiene Battaglia, la scelta italiana di tornare al nucleare è la mossa più importante intrapresa dal nostro Paese negli ultimi 30 anni.
“L’Italia ha bisogno di programmare una politica per conseguire approvvigionamento d’energia elettrica – spiega lo studioso al VELINO - e per ragioni tecniche solo il nucleare offre tale garanzia”.
Oggi il fabbisogno elettrico della Penisola è soddisfatto per il 73 per cento dai combustibili fossili, per il 13 per cento da nucleare importato dalla Francia, per il 10 per cento dall’idro e per il 3 per cento da geotermia e rifiuti solidi urbani.
“Il problema principale è la sicurezza di approvvigionamento – ripete Battaglia -.
Siamo un Paese a continuo rischio black-out.
Andrebbe invece razionalizzata la produzione di energia elettrica.
Magari in questo modo:
potenziando al massimo l’idroelettrico;
producendo la domanda elettrica di base (40 per cento) col nucleare;
producendo la domanda superiore a quella di base, ma sempre nella norma, col carbone;
riservando il gas solo per la domanda di picco che deve essere soddisfatta, anche e principalmente, dall’idroelettrico.
Il mix ideale per un Paese come il nostro sarebbe quindi pressappoco:
10 per cento da idro, 50 per cento da nucleare, 30 per cento da carbone, 10 per cento da gas e rifiuti solidi urbani”.
Con vantaggi anche dal punto di vista economico.
“Nel costo del kwh da nucleare – rileva Battaglia -, l’impianto incide per oltre l’80 per cento e il combustibile per meno del 20 per cento. Ma quello per l’impianto sarebbe denaro che rimarrebbe ‘in casa’.
Oggi, invece, producendo energia elettrica col gas impegniamo l’80 per cento del costo del kwh sul combustibile e il 20 sull’impianto.
Ma il denaro impegnato sul combustibile va a finire in tasche straniere”.
Mentre sul nostro pianeta le riserve naturali di gas, carbone e petrolio sono destinate a esaurirsi in tempi brevi, abbondano quelle di uranio.
Ragione in più, afferma Battaglia, per tornare al nucleare: “La scomparsa dei combustibili fossili non è lontana – spiega -: il mondo è già seduto sul picco di Hubbert del petrolio.
Oggi ci si sta avviando verso una condizione in cui la domanda di petrolio è superiore alla disponibilità.
Di combustibile nucleare, invece, ne avremmo per migliaia di anni”.
Battaglia contesta anche i presunti vantaggi provenienti dall’eolico e dal fotovoltaico.
“Sono tecnologie – dichiara - che non erogano energia elettrica secondo i nostri bisogni, cioè con la potenza adeguata e al momento che serve:
il sole non brilla dal tramonto all’alba né quando è nuvolo, e il vento quasi mai soffia secondo le nostre esigenze.
Detto diversamente, la parola chiave per comprendere come l’uomo si serve dell’energia non è la parola energia ma la parola potenza.
Eolico e fotovoltaico aggiungono potenza zero, sottolineo zero, al sistema elettrico e inoltre non danno potenza ma solo energia: quando il sole brilla e il vento soffia, si risparmia combustibile convenzionale.
Sennonché, quando il combustibile convenzionale non sarà più disponibile, gli impianti eolici e fotovoltaici non faranno risparmiare alcunché e saranno obsoleti”.
Gli avversari del nucleare sollevano, principalmente, il problema degli alti rischi in caso d’incidente e quello relativo allo smaltimento delle scorie.
Risponde Battaglia: “Il problema delle scorie è un problema ingegneristico elementare ed è stato perfettamente risolto.
Quanto agli incidenti, ciò che accadde a Chernobyl fu il più grave disastro mai occorso nel settore elettronucleare.
Quel disastro ha causato, in 20 anni, zero morti tra la popolazione civile e meno di 50 decessi tra i lavoratori e i soccorritori.
Chernobyl è la prova provata della sicurezza del nucleare.
Tanto per fare un esempio, il disastro del Vajont causò 2000 morti in una notte”.
E se oggi l’Italia tornasse a votare come nel 1987 sul nucleare, quale sarebbe l’esito delle urne?
“Fare previsioni è sempre difficile- risponde Battaglia -.
Un eventuale referendum abrogativo di una legge che disponga il riavvio del nucleare in Italia potrebbe con molta probabilità andare a vuoto per mancato raggiungimento del quorum”.
il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo
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