Il Campidoglio non dà casa a Casapound

L'amministrazione rinuncia all'acquisto dello stabile di via Napoleone III occupato dalla formazione di estrema destra


ROMA - Il Campidoglio non trova «casa» a Casapound. L'immobile occupato in via Napoleone III, a Roma, infatti, «non rientra più nell'elenco delle acquisizioni strategiche pianificato dall'amministrazione capitolina con il Demanio» si legge in una nota. La questione risale all'inizio di novembre, quando spulciando il bilancio comunale appena approvato, l'opposizione trovò anche l'acquisizione dello stabile di via Napoleone III per un costo di 11,8 milioni di euro. Una intesa che avrebbe sanato, di fatto, l'occupazione di Casapound (peraltro contraria all'operazione).
ACCORDO CON IL DEMANIO - Nella seduta di mercoledì 27 dicembre - che non si è svolta per l'assenza del numero legale - l'assemblea capitolina avrebbe dovuto discutere proprio l'accordo con il Demanio per lo scambio di diversi immobili. Secondo l'opposizione, tra questi immobili ci sarebbe stato anche quello occupato della formazione di estrema destra. Una scelta che è stata definita «scandalosa». Ma la giunta Alemanno ha chiarito che «l'Amministrazione capitolina ha da tempo raggiunto l'accordo con il Demanio per sostituire l'immobile di via Napoleone III con altri beni all' interno dello scambio di edifici previsto».

ATAC - Secondo altre ricostruzioni, il sindaco Alemanno, in realtà, avrebbe rinuncito all'ultimo momento all'operazione di via Napoleone III per investire il cospicuo stanziamento nel piano di rilancio di Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico. Lo scorso venerdì 21 dicembre, nel giorno in cui il trasporto pubblico locale è andato in tilt, lo stesso sindaco Alemannno aveva chiesto di inserire all'ordine del giorno i provvedimenti in sostegno di Atac. Per ottenere l'approvazione del consiglio, il sindaco avrebbe fatto un passo indietro sull''immobile occupato da Casapound.

OPPOSIZIONE- A gridare allo scandalo è stata l'opposizione capitolina. «Chiediamo l'immediato stralcio dell'immobile dalla delibera» aveva spiegato Umberto Marroni, capogruppo Pd in Consiglio Comunale. E spiega: «Nel provvedimento viene menzionato lo scambio dello stabile di via Napoleone III come necessario a consolidare e garantire la permanenza, nel quadrante Termini/Esquilino di sedi da utilizzare per attività di pubblico rilievo. Ma la sede è occupata da Casapound e non si comprende quale attività di pubblico rilievo si svolgano all'interno. Ci troviamo quindi di fronte all'ennesimo regalo di Alemanno all'organizzazione di destra dopo la concessione di due casali nella zona nord di Roma» conclude Marroni.

NO ALL'ACQUISTO - «Per una volta siamo d’accordo con il Pd, e, anche se non per i motivi indicati dal capogruppo in Campidoglio Marroni, auspichiamo che l’Aula Giulio Cesare non approvi la delibera per la permuta del palazzo di via Napoleone III, sede di CasaPound e abitazione di 25 famiglie in grave emergenza abitativa». Ad affermarlo, in una nota, il leader di CasaPound Italia, Gianluca Iannone, che aggiunge: «CasaPound non ha bisogno di favori dal sindaco. Via Napoleone III è un progetto a scopo abitativo, tra le storiche occupazione di Roma riconosciute dal Comune e dall’allora sindaco Walter Veltroni. E’ una spazio conquistato nove anni fa da un nucleo di .famiglie che lo ha sottratto all’abbandono, lo ha riqualificato, e lo ha trasformato in un luogo di cultura e di aggregazione, e, a quelle famiglie e alla città, nessuno potrà mai toglierlo, a prescindere dalla titolarità dell’immobile».

Carlotta De Leo

Il Campidoglio non dà casa a Casapound - Corriere Roma