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Discussione: Due Destre, due Italie

  1. #1
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    Predefinito Due Destre, due Italie

    Due Destre, due Italie

    di ILVO DIAMANTI

    la Repubblica, 21 luglio 2009



    Le tensioni che scuotono il centrodestra tendono ad essere svalutate. In particolare le schermaglie fra Bossi e Berlusconi, a cui ci siamo abituati da decenni. Frequenti, talora aspre, ma non producono mai veri strappi. Se si eccettua la frattura avvenuta nel lontano 1994, pochi mesi dopo la formazione del primo governo Berlusconi. Ma quella era un'altra epoca.

    Meglio, quindi, non equivocare. L'alleanza durerà a lungo. Tuttavia, la convivenza non sarà facile e neppure quieta, perché oggi sotto lo stesso tetto abitano due destre. Divise dalla geografia, dai valori, dagli interessi rappresentati. Che è assai più difficile del passato comporre. "Colpa" della semplificazione prodotta da Berlusconi, il quale, per rispondere al Pd e a Veltroni, ha allargato il suo "partito personale". Ha "inventato" e imposto il Pdl, associando Fi e An. Ma non l'Udc, che, anzi, è stata spinta fuori dall'alleanza.

    Il successo della Lega, in fondo, risponde alla nascita di una nuova destra. Che, soprattutto nel Nord, appare fin troppo "romana", nazionalista, protezionista, per non produrre una reazione popolare. Come nel 1996. Quando la Lega ottenne un consenso molto ampio anche perché sfidò Fi e An, alleati nel Polo. Figurarsi oggi che sono dentro a un unico partito.

    Il centrodestra, si è, dunque, "bipartitizzato". Diviso fra due soggetti politici distanti, per alcuni importanti aspetti. Anzitutto, dal punto di vista geopolitico. La Lega ha sfondato nel Nord, in prevalenza a spese del Pdl. Il quale ha conseguito il maggior grado di crescita elettorale nel Mezzogiorno e nelle Isole. Soprattutto in Sicilia. Tra le province dove ha ottenuto i migliori risultati, solo una è del Nord. Imperia, feudo di Scajola. Nel Lombardo-Veneto, invece, è cresciuto il peso della Lega. L'Italia del Pdl è, quindi, uno stivale rovesciato, la cui principale zona di forza è divenuta la Sicilia. Tanto più dopo le performance straordinarie ottenute alle amministrative di giugno. Ne emerge un partito dallo sguardo strabico sui problemi e sulle domande degli elettori. Che hanno, in effetti, orientamenti diversi, messi in evidenza dai sondaggi. (In questa sede ne utilizziamo due, condotti da Demos e La Polis).

    Gli elettori della Lega appaiono, infatti, maggiormente ostili agli immigrati e all'euro; più lontani dallo Stato e più disponibili ad aumentare l'intervento privato nei servizi pubblici. Ma soprattutto: rivendicano federalismo. Come progetto, ma anche come parola magica, che evoca "indipendenza". Simmetricamente, gli elettori del Pdl dimostrano maggiore domanda di intervento dello Stato, soprattutto (ma non solo) con funzioni di "ordine pubblico" (attraverso l'impiego dell'esercito nelle zone più insicure), sono prudenti nel richiedere la privatizzazione dei servizi, hanno maggiore fiducia nei confronti delle organizzazioni di grande impresa.

    Il Pdl, quindi, presenta un mix di orientamenti socioculturali che ne riflette l'impianto elettorale, prevalentemente centromedionale. E ciò lo distanzia dalla Lega. Il che rende difficile, al governo, delineare una politica comune e coerente. Perché federalismo fiscale e protezione pubblica sono rivendicazioni difficili da conciliare, nonostante la capacità creativa del "tremontismo". Tanto più in questa fase contrassegnata da ristrettezze di bilancio, vincoli internazionali, stagnazione globale.

    In questa destra bipartitica tende a indebolirsi anche il ruolo di Silvio Berlusconi. Perché non è solo il premier: è il leader del Pdl. Il partito più forte della coalizione, dal punto vista elettorale. Ma non dal punto di visto politico. In quanto, senza la Lega, neppure il Pdl dispone della maggioranza in Parlamento. Non può vincere alle elezioni. Perché, inoltre, senza l'Udc, mancano ammortizzatori che assorbano gli strappi, dal punto di vista politico, ma anche del linguaggio e della comunicazione.

    Ben diversa era la situazione nel precedente governo, quando il premier Berlusconi guidava Forza Italia. Il partito principale di una coalizione frastagliata, di cui Fi era colla e, al tempo stesso, cornice. La Casa comune di persone e posizioni difficilmente compatibili. Forza Italia teneva insieme il Nord leghista e il Sud di An e dell'Udc. Il Pdl è un'altra cosa. Molto diverso dalla Lega, per orientamenti e valori. Geografia. Così Berlusconi per la Lega è anzitutto il leader del Pdl, l'Altro Partito del centrodestra. Con cui è necessario convivere. Ma da cui occorre guardarsi e smarcarsi. A questo serve la costante pressione esercitata da Bossi nei confronti del Cavaliere. Trattato come un amico sempre più inaffidabile, perché ossessionato dai magistrati (e dalle donne), stressato da una sindrome da assedio, preoccupato, in modo quasi isterico, dai "fatti propri".

    Un alleato necessario, da richiamare di continuo al rispetto dei patti. Perché antepone le proprie emergenze personali a quelle geo-politiche, che interessano maggiormente la Lega. Nello stesso tempo, Bossi, come nella migliore tradizione del passato, si abbandona sempre più spesso a invettive contro il Sud e i professori. Meglio: i professori del Sud. Un distillato dei "nemici della Lega". Ma, soprattutto, un modo di segnare i confini del suo territorio di caccia, contro i nemici e gli amici.
    Peraltro, le due destre sono inevitabilmente attraversate da tensioni, che le scuotono anche dall'interno.

    È, infatti, lecito chiedersi se An abbia scelto di sciogliersi definitivamente così, senza neppure segnare dei confini. Perdendo memoria e identità, senza rimpianti. Se il suo leader Gianfranco Fini abbia, a sua volta, accettato di interpretare un profilo politico talmente basso da risultare quasi invisibile. In cambio di una successione alla guida del Pdl ancora molto incerta. Può darsi, però, che i leader di An, a livello locale e centrale, cerchino, abbastanza presto, di far valere il loro "mestiere", il loro peso organizzativo. Per contare di più. Che lo stesso Fini cambi stile. Magari solo per orgoglio personale. Per non apparire il n. 3 della coalizione. Magari il n. 4, contando Tremonti. Si accenderebbe, allora, qualche tensione in più.

    La nascita del Pdl, però, sta generando conflitti soprattutto nel Nord. Dove i governatori della Lombardia e del Veneto, Roberto Formigoni e Giancarlo Galan, si trovano ad affrontare una duplice sfida. 1) Con la Lega, che li considera concorrenti e occupanti "abusivi" di regioni a cui vorrebbe imporre la propria bandiera e i propri uomini. 2) Con il loro stesso partito. Divenuto assai più centralista, romano e meridionale di Forza Italia.

    Per questo Galan vagheggia Forza Veneto. Un soggetto politico regionalista. E sostiene l'ipotesi di una Euregio Alpeadria, che appare palesemente alternativa al Nord della Lega e al baricentro centromeridionale assunto dal Pdl. Mentre Formigoni tende a marcare le distanze dalle politiche del governo, in nome degli interessi della sua regione e del "modello lombardo". Da ciò i conflitti, anche violenti, fra i due governatori e i leader della Lega, ma anche del Pdl e del governo. A livello nazionale e locale. Ne è prova la discussione accesa, esplosa di recente fra Formigoni e Tremonti sulla ripartizione dei fondi per la spesa sanitaria.

    Chi, nel centrosinistra, "investe" su queste divisioni e profetizza l'implosione del centrodestra, però, non deve farsi troppe illusioni. Troppo larga la maggioranza. Troppo stretta - e divisa - l'opposizione. E troppo deludenti e frustranti le esperienze dei precedenti governi di centrosinistra. Gli italiani, anche se ve ne fosse l'occasione, si troverebbero, comunque, di fronte a una alternativa strana. A un bipolarismo singolare, che oppone due destre a tre-quattro sinistre. Sarebbe un bel dilemma.




    http://www.repubblica.it/2008/07/sez...ue-destre.html

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Due Destre, due Italie

    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Interessante il prospetto sulla destra plurale. Se ne evince che la Lega è un po' più spostata, rispetto a PDL e UDC, sul versante conservatore, anche se è poca cosa.

    Basti pensare che la parola "Stato" raccoglie commenti positivi per tutti, da un minimo di 59% della Lega (che è comunque tanto, tantissimo!) ad un massimo di 72% dell'UDC (che ovviamente essendo un partito di centrosinistra non può ragionare da "destra"). Fa specie che un partito che si considera "liberale" quale il PDL dia allo Stato il 68% dei consensi, davvero un'aberrazione.

    Sorvoliamo sulla posizione unanimemente favorevole nei confronti della sanità pubblica, che in Europa è considerato un diritto acquisito e non discutibile.

    Alla fine ciò che fà la differenza sono le posizioni riguardanti immigrazione ed Europa, con UDC favorevole e Laga contraria. In posizione mediana come sempre il PDL.

    Basta tutto ciò per parlare di "destra"? A mio avviso, no.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    Basti pensare che la parola "Stato" raccoglie commenti positivi per tutti, da un minimo di 59% della Lega (che è comunque tanto, tantissimo!) ad un massimo di 72% dell'UDC (che ovviamente essendo un partito di centrosinistra non può ragionare da "destra"). Fa specie che un partito che si considera "liberale" quale il PDL dia allo Stato il 68% dei consensi, davvero un'aberrazione.
    .
    Su questo niente di strano se si va a vederegli elettorati di riferimento dei suddetti partiti ed il modo con cui mantengono il consenso.

    La Lega è sostenuta dalle partite IVA del Nord e da famiglie di lavoratori dipendenti di imprese private. Del resto il suo pensatore di riferimento, Miglio, era un antistatalista convinto.
    L'UDC invece ha il grosso del suo elettorato nel meridione e fra le fascie pensionate cattoliche. Parte di chi lo vota è anche erede di quel cattolicesimo democratico, che crede (bontà loro) che lo stato debba ridistribuire la richezza.
    Il PDL invece è un po' strano. Al Nord, la vecchia FI fino ad un paio d'anni fa era la vera campionessa delle partite IVA, e Silvio l'idolo di molti piccoli artigiani che chiedevano di pagare un po' meno tasse. Con il travas di voti PDL - > Lega, la quantità è un po' calata, e per di più si è aggiunta AN con il suo vecchio bacino elettorale sociale specie nelle zone del centro sud.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Due Destre, due Italie

    E' grande l'impressione, verificata anche dai dati e dai flussi elettorali, che il PDL si stia "meridionalizzando". I governatori della Lombardia e del Veneto non a caso sono in bilico. La Lega Nord si sta appropriando dell'ex elettorato forzista del settentrione; quello che rimane di AN arranca, in seguito alle stranianti dichiarazioni di Fini, abbandonato da una buona fetta della base. Negli ultimi giorni però suone un forte campanello di allarme per il PDL anche a sud, dove i fermenti e le divisioni politiche interne stanno portando ad ipotesi sempre più concrete di scissione. L'astensionismo alle Elezioni Europee ha determinato un calo vistoso - enorme se guardiamo alle aspettative iniziali - del PDL, colpito alla schiena proprio dalle regioni meridionali, quelle che ormai costituiscono il bacino potenziale di voti più grande per il partito. Io non darei il PDL per spacciato; nonostante tutto si mantiene su livelli ragguardevoli (anche se non proprio fortissimi come ci si sarebbe aspettati) in tutto il paese. Certo rimane il forte rischio di un travaso di consensi verso il Carroccio al Nord, e un ulteriore aggravarsi dell'astensionismo a Sud. Onde evitare spaccature e lacerazioni eccessive, suggerirei a Berlusconi il varo di un Piano concreto per lo sviluppo del Sud (con gli accorgimenti del caso, per evitare sperperi, sprechi e ruberie), e una politica più decisa sulle tasse e la burocrazia per sfidare il leghismo a settentrione, recuperando i voti delle partite iva.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Riferimento: Due Destre, due Italie

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    E' grande l'impressione, verificata anche dai dati e dai flussi elettorali, che il PDL si stia "meridionalizzando". I governatori della Lombardia e del Veneto non a caso sono in bilico. La Lega Nord si sta appropriando dell'ex elettorato forzista del settentrione; quello che rimane di AN arranca, in seguito alle stranianti dichiarazioni di Fini, abbandonato da una buona fetta della base. Negli ultimi giorni però suone un forte campanello di allarme per il PDL anche a sud, dove i fermenti e le divisioni politiche interne stanno portando ad ipotesi sempre più concrete di scissione. L'astensionismo alle Elezioni Europee ha determinato un calo vistoso - enorme se guardiamo alle aspettative iniziali - del PDL, colpito alla schiena proprio dalle regioni meridionali, quelle che ormai costituiscono il bacino potenziale di voti più grande per il partito. Io non darei il PDL per spacciato; nonostante tutto si mantiene su livelli ragguardevoli (anche se non proprio fortissimi come ci si sarebbe aspettati) in tutto il paese. Certo rimane il forte rischio di un travaso di consensi verso il Carroccio al Nord, e un ulteriore aggravarsi dell'astensionismo a Sud. Onde evitare spaccature e lacerazioni eccessive, suggerirei a Berlusconi il varo di un Piano concreto per lo sviluppo del Sud (con gli accorgimenti del caso, per evitare sperperi, sprechi e ruberie), e una politica più decisa sulle tasse e la burocrazia per sfidare il leghismo a settentrione, recuperando i voti delle partite iva.
    Belin, con la bacchetta magica tutto è possibile, anche diminuire le tasse al nord, ripianare i buchi del sud , regolarizzare i precari della pa (sempre del sud) e varare il piano concreto per lo sviluppo

    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  7. #7
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    Predefinito Rif: Riferimento: Due Destre, due Italie

    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Belin, con la bacchetta magica tutto è possibile, anche diminuire le tasse al nord, ripianare i buchi del sud , regolarizzare i precari della pa (sempre del sud) e varare il piano concreto per lo sviluppo

    se dici belin ti chiedo la mano:giagia:
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  8. #8
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    Predefinito Rif: Riferimento: Due Destre, due Italie

    Citazione Originariamente Scritto da Dark Knight Visualizza Messaggio
    se dici belin ti chiedo la mano:giagia:


    Bhe noi diciamo belè, ma belin suona meglio
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  9. #9
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    Predefinito Rif: Riferimento: Due Destre, due Italie

    Citazione Originariamente Scritto da Dark Knight Visualizza Messaggio
    se dici belin ti chiedo la mano:giagia:
    La Novis l'ho già prenotata io. ncav:
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  10. #10
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    Predefinito Rif: Riferimento: Due Destre, due Italie

    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio


    Bhe noi diciamo belè, ma belin suona meglio
    mi sono innamorato
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

 

 
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