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Discussione: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

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    Predefinito Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani | L'Indipendenza

    Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo Obsessed by Megalomania, un’intervista apparsa sul settimanale tedesco Junge Freiheit il 2 novembre 2012, ad opera del giornalista Moritz Schwarz a Hans-Hermann Hoppe (nella foto a sinistra), filosofo politico anarco-capitalista tedesco, membro del Ludwig von Mises Institute e fondatore e presidente della Property and Freedom Society già autore di Democracy: The God That Failed (Democrazia: il dio che ha fallito n.d.t. e Abbasso la Democrazia – Facco Editore) e The Myth of National Defense. (Traduzione di Luca Fusari)

    Le tasse non sono altro che un pizzo? Lo Stato è una sorta di mafia? La democrazia è una frode? Il filosofo Hans-Hermann Hoppe non solo è considerato uno dei più importanti pionieri intellettuali del movimento libertario, ma forse anche il più acuto critico del sistema politico occidentale.

    M.S.: Professor Hoppe, nella sua raccolta di saggi Der Wettbewerb der Gauner: Über das Unwesen der Demokratie und den Ausweg in die Privatrechtsgesellschaft (Il concorso dei truffatori: Informazioni sui mali della Democrazia e la Società privata quale sua via d’uscita, n.d.t.) lei scrive che se si chiedesse a cento cittadini se lo Stato sia necessario 99 risponderebbero di sì. Anch’io! Perché sbaglio?.

    Hoppe: Tutti noi, fin dall’infanzia, siamo stati formati dallo Stato o da istituzioni con licenza statale (scuole per l’infanzia, scuole, università) così il risultato che ha citato non è sorprendente. Tuttavia, se ti chiedesse se hai detto sì a un’istituzione che abbia l’ultima parola in ogni conflitto anche in quelli nel quale è coinvolto, tu diresti certamente di no, a meno che non speri di esserne il solo a capo di questa istituzione.

    M.S.: Er … giusto.

    Hoppe: Naturalmente, perché si sa che una tale istituzione non può solo mediare nei conflitti ma anche causarli, è dunque possibile riconoscere che essa possa risolverli a proprio vantaggio. Di fronte a questo Io, ad esempio, dovrei vivere nella paura della mia vita e della proprietà. Tuttavia è proprio questo, il potere ultimo di decisione giudiziale, che è la caratteristica specifica dell’istituzione detta Stato.

    M.S.: Corretto, ma d’altra parte lo Stato si basa su un contratto sociale, che fornisce all’individuo la protezione e lo spazio per la realizzazione personale, che senza lo Stato non avrebbe avuto, in una lotta di tutti contro tutti.

    Hoppe: No, lo Stato è tutt’altro che il risultato di un contratto! Nessuna persona che abbia anche solo un briciolo di buon senso avrebbe acconsentito a un tale contratto. Ho un sacco di contratti nei miei documenti, ma in nessun luogo esiste uno come questo. Lo Stato è il risultato di una forza aggressiva di sottomissione. Essa si è evoluta senza fondamento contrattuale proprio come una banda di mafiosi ed estorsori. Per quanto riguarda la lotta di tutti contro tutti: questo è un mito. Naturalmente il camorrista protegge le sue vittime sul “suo” territorio da altri mafiosi ma solo in modo da poter condurre il suo racket con maggiore successo. Inoltre, gli Stati sono i responsabili della morte di centinaia di milioni di persone e dell’incommensurabile distruzione avvenuta solo nel XX° secolo. Rispetto a ciò, le vittime di delitti privati ​​sono quasi trascurabili. E lei crede sul serio che i conflitti tra gli abitanti della triplice frontiera [di Francia, Germania e Svizzera] nei pressi di Basilea, i quali vivono insieme in una condizione di anarchia, siano più numerosi dei conflitti tra gli abitanti di Dortmund e Düsseldorf, cittadini di uno stesso Stato [la Germania]? Non che io sappia.



    M.S.: Perché a suo avviso la democrazia è solo un “concorso di truffatori”?.

    Hoppe: Tutte le più alte e sviluppate forme di religione vietano il bramare la proprietà di qualcun altro. Tale divieto è il fondamento della cooperazione pacifica. In una democrazia, d’altra parte, chiunque può desiderare qualunque altra proprietà e agire secondo il suo desiderio, la sola condizione preliminare è che lui possa accedere ai corridoi del potere. Così, in condizioni democratiche, tutti diventano una potenziale minaccia. E durante le elezioni ciò che tende ad avvenire è che i membri della società che tentano di accedere ai corridoi del potere e salire le più alte cariche sono coloro i quali non hanno inibizioni morali circa l’appropriazione indebita sulla proprietà di altre persone: amorali abituali che sono particolarmente talentuosi nel creare maggioranze da una moltitudine di sfrenate esigenze che si escludono reciprocamente.

    M.S.: «Politici: pigri e parassiti!», non ha paura che le sue considerazioni possano essere accostate alle proteste della Bild?.

    Hoppe: E allora? Fino al XX° secolo non mancavano importanti pensatori politici che parlassero con disprezzo della democrazia. La parola chiave era: la regola della plebaglia. La critica populista alla democrazia, in quanto tale può essere trovata sulla Bild o presso la macchinetta del caffè e va molto bene, ma non è abbastanza fondamentale, né è sufficiente; ad oggi la Bild non mi ha chiesto un’intervista. Naturalmente i politici sono parassiti: vivono con i soldi estorti ad altre persone per mezzo della minaccia della violenza che si chiama ‘tassazione’, ma purtroppo, i politici non sono pigri. Sarebbe bello se tutti si limitassero a sperperare il loro bottino. Invece sono anche degli ossessivi megalomani efficientisti, tesi a rendere la vita difficile per le loro vittime con migliaia di leggi e regolamenti.

    M.S.: La democrazia è la sola forma possibile di statualità. Una forma diversa di Stato sarebbe più accettabile per lei?.

    Hoppe: In uno Stato monarchico tutti sanno chi è il sovrano e chi sono i governati e di conseguenza vi è una resistenza contro ogni tentativo teso ad aumentare il potere dello Stato. In uno Stato democratico questa distinzione diventa sfuocata, diventa più facile espandere il potere dello Stato.

    M.S.: Un momento, è per questo che vi sono i tribunali, le leggi e la costituzione, servono a limitare e controllare lo Stato, il governo e il parlamento.

    Hoppe: Anche la mafia ha rami “esecutivi”, “legislativi” e “giudiziari”, basta vedere il film Il Padrino!.

    M.S.: Un’altra obiezione: che dire dei nuovi detrattori dello Stato nati su Internet, come ‘Occupy’ o i ‘Pirati,’ che chiedono più trasparenza e partecipazione senza condannare immediatamente lo Stato e la democrazia nella loro interezza?.

    Hoppe: Il movimento ’Occupy’ consiste in ignoranti economici che non riescono a capire che gli sporchi trucchi delle banche, che giustamente deplorano, sono possibili solo perché vi è una banca centrale a licenza statale che agisce come “prestatore di ultima istanza,” e che l’attuale crisi finanziaria, pertanto, non è una crisi del capitalismo ma una crisi dello statalismo. I ‘Pirati’, con la loro domanda di un reddito di base incondizionato, sono sulla buona strada per diventare un altro partito della “birra gratis per tutti” . Hanno un unico tema: la critica dei diritti di proprietà intellettuale (IP rights), che potrebbe rendere loro molto popolari e far guadagnare altrettanta inimicizia in particolare tra le industrie della musica, del cinema e della farmaceutica. Ma anche loro sono degli imbranati incapaci. Avrebbero solo bisogno di cercare su Google ‘Stephan Kinsella’, poi vedrebbero che la proprietà intellettuale non ha nulla a che fare con la proprietà ma piuttosto con i privilegi di Stato. La proprietà intellettuale consente all’inventore (I) o ‘primo produttore’ di un prodotto (un testo, un’immagine, canzone o qualsiasi altra cosa) di vietare a tutte le altre persone di replicare questo prodotto, o per tassare i termini della licenza, anche se il replicatore (R) usasse solo la sua proprietà (senza togliere alcuna proprietà ad I). In questo modo I è elevato al rango di co-proprietario della proprietà R. Ciò dimostra che i diritti di proprietà intellettuale non sono di proprietà, ma al contrario, sono un attacco alla proprietà e quindi del tutto illegittimi.

    M.S.: In Der Wettbewerb der Gauner si delinea come alternativa un modello di “società di diritto privato”. Come funzionerebbe?.

    Hoppe: Il concetto di base è semplice. L’idea di un custode monopolistico protettore del diritto di proprietà è auto-contraddittoria. Il monopolista, sia esso un re o un presidente, sarà sempre un protettore della proprietà espropriata e un custode delle leggi illegittime che ne caratterizzano le sue azioni quale “pubblico interesse”. Al fine di garantire la tutela della proprietà e salvaguardare la legge ci deve essere la libera concorrenza nel settore del diritto come bene. Altre istituzioni oltre lo Stato devono essere autorizzate a fornire beni e servizi di protezione della legge. Lo Stato diventerebbe allora un soggetto normale di diritto privato su un piano di parità con tutte le altre persone. Non potrebbe più aumentare le tasse unilateralmente o emanare leggi. I dipendenti dovranno finanziarsi in proprio come chiunque altro: attraverso la produzione e offrendo qualcosa che liberamente i clienti ritengano conveniente in rapporto qualità-prezzo.

    M.S.: Questo non porterebbe rapidamente ad una guerra tra “fornitori”?.

    Hoppe: La guerra e l’aggressione sono costose. Gli Stati vanno in guerra perché possono, attraverso le imposte, trasferire il costo a terzi che non sono direttamente coinvolti. Al contrario, per le imprese volontariamente finanziate, la guerra è un suicidio economico. In qualità di soggetti di diritto privato sottoposti allo Stato, anche loro come tutti gli altri fornitori di sicurezza, devono offrire ai propri clienti dei contratti che possano essere modificati solo di comune accordo, e che in particolare regolamentino ciò che si deve fare in caso di un conflitto tra esso e i suoi clienti, o tra esso e gli altri clienti o fornitori di sicurezza concorrenti. E per questo c’è solo una soluzione accettabile per tutti: che in questo tipo di conflitti non lo Stato ma una terza parte indipendente decida, arbitri e giudichi a sua volta in concorrenza con altre, il cui bene più importante sia la loro reputazione come custodi della legge e le cui azioni e giudizi possano essere messe in discussione e se necessario, rivedute, proprio come chiunque altro.

    M.S.: Chi dovrebbe essere questa “terza parte”? E con quali strumenti di potere un singolo cittadino potrebbe far valere i suoi interessi contro quelli del suo partner contrattuale (lo Stato privato) che ovviamente è molto più potente?.

    Hoppe: Nei conflitti locali, in un villaggio o di una piccola città, sarebbero molto spesso universalmente rispettati quali “aristocratici naturali”. Oppure organizzazioni di arbitrato e le corti d’appello, che gli assicuratori e assicurati hanno contrattualmente concordato fin dall’inizio. Chi poi non rispettasse le sentenze non solo sarebbe inadempiente ma diventerebbe un paria nel mondo degli affari. Nessuno vorrebbe avere a che fare con lui, ed egli perderebbe immediatamente tutti i suoi clienti. Questa non è un’idea utopica. Questa è già la prassi anarchica internazionale per le operazioni di business d’0ggi. Un’altra domanda per voi: Come consentire al singolo cittadino di far valere i suoi interessi a fronte di un monopolio fiscale dello Stato? E’ molto più potente e ha sempre l’ultima parola!.

    M.S.: Capisce lo scetticismo circa la vostra proposta?.

    Hoppe: Naturalmente, la maggior parte delle persone non hanno mai sentito parlare di questa idea e tanto meno l’hanno seriamente pensata. Io resto indifferente verso coloro i quali gridano contro gli uomini al vertice del sistema chiedendo la loro condanna senza avere una minima conoscenza di economia e filosofia politica.

    M.S.: E’ poco probabile che la maggioranza dei cittadini potrà mai sostenere un tale modello così poco familiare. Ma quali parti di esso almeno potrebbero essere adottate al fine di ottenere un miglioramento parziale del nostro sistema attuale, senza un completo abbandono dello Stato e della democrazia?.

    Hoppe: Non vi è una soluzione provvisoria. Si chiama secessione e decentramento politico. I piccoli Stati devono essere libertari altrimenti la gente produttiva li abbandonerebbe. E’ auspicabile quindi un mondo fatto di migliaia di Liechtenstein, Singapore e Hong Kong. Al contrario, un governo europeo centrale e ancora di più un governo mondiale, con una tassa ‘armonizzata’ e la politica di regolamentazione, è la più grave minaccia alla libertà.

    M.S.: Anche per questo probabilmente non troverà una maggioranza. Quindi come sarà lo Stato e la democrazia in futuro? Dove stiamo andando a finire?

    Hoppe: Il modello di welfare State occidentale, la “luce del socialismo” crollerà proprio come il socialismo “classico”‘ naturalmente non posso dire se in cinque, dieci o quindici anni. Le parole chiave sono: bancarotta dello Stato, iperinflazione, riforma monetaria e le battaglie di redistribuzione violenta. Dopodiché sopraggiungerà una chiamata per un “uomo forte” o auspicabilmente un movimento di secessione di massa.
    morfeo, John Orr and Steppenwolf like this.
    "Bad karma"

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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Citazione Originariamente Scritto da Rexal Visualizza Messaggio
    Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani | L'Indipendenza

    Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo Obsessed by Megalomania, un’intervista apparsa sul settimanale tedesco Junge Freiheit il 2 novembre 2012, ad opera del giornalista Moritz Schwarz a Hans-Hermann Hoppe (nella foto a sinistra), filosofo politico anarco-capitalista tedesco, membro del Ludwig von Mises Institute e fondatore e presidente della Property and Freedom Society già autore di Democracy: The God That Failed (Democrazia: il dio che ha fallito n.d.t. e Abbasso la Democrazia – Facco Editore) e The Myth of National Defense. (Traduzione di Luca Fusari)

    Le tasse non sono altro che un pizzo? Lo Stato è una sorta di mafia? La democrazia è una frode? Il filosofo Hans-Hermann Hoppe non solo è considerato uno dei più importanti pionieri intellettuali del movimento libertario, ma forse anche il più acuto critico del sistema politico occidentale.

    M.S.: Professor Hoppe, nella sua raccolta di saggi Der Wettbewerb der Gauner: Über das Unwesen der Demokratie und den Ausweg in die Privatrechtsgesellschaft (Il concorso dei truffatori: Informazioni sui mali della Democrazia e la Società privata quale sua via d’uscita, n.d.t.) lei scrive che se si chiedesse a cento cittadini se lo Stato sia necessario 99 risponderebbero di sì. Anch’io! Perché sbaglio?.

    Hoppe: Tutti noi, fin dall’infanzia, siamo stati formati dallo Stato o da istituzioni con licenza statale (scuole per l’infanzia, scuole, università) così il risultato che ha citato non è sorprendente. Tuttavia, se ti chiedesse se hai detto sì a un’istituzione che abbia l’ultima parola in ogni conflitto anche in quelli nel quale è coinvolto, tu diresti certamente di no, a meno che non speri di esserne il solo a capo di questa istituzione.

    M.S.: Er … giusto.

    Hoppe: Naturalmente, perché si sa che una tale istituzione non può solo mediare nei conflitti ma anche causarli, è dunque possibile riconoscere che essa possa risolverli a proprio vantaggio. Di fronte a questo Io, ad esempio, dovrei vivere nella paura della mia vita e della proprietà. Tuttavia è proprio questo, il potere ultimo di decisione giudiziale, che è la caratteristica specifica dell’istituzione detta Stato.

    M.S.: Corretto, ma d’altra parte lo Stato si basa su un contratto sociale, che fornisce all’individuo la protezione e lo spazio per la realizzazione personale, che senza lo Stato non avrebbe avuto, in una lotta di tutti contro tutti.

    Hoppe: No, lo Stato è tutt’altro che il risultato di un contratto! Nessuna persona che abbia anche solo un briciolo di buon senso avrebbe acconsentito a un tale contratto. Ho un sacco di contratti nei miei documenti, ma in nessun luogo esiste uno come questo. Lo Stato è il risultato di una forza aggressiva di sottomissione. Essa si è evoluta senza fondamento contrattuale proprio come una banda di mafiosi ed estorsori. Per quanto riguarda la lotta di tutti contro tutti: questo è un mito. Naturalmente il camorrista protegge le sue vittime sul “suo” territorio da altri mafiosi ma solo in modo da poter condurre il suo racket con maggiore successo. Inoltre, gli Stati sono i responsabili della morte di centinaia di milioni di persone e dell’incommensurabile distruzione avvenuta solo nel XX° secolo. Rispetto a ciò, le vittime di delitti privati ​​sono quasi trascurabili. E lei crede sul serio che i conflitti tra gli abitanti della triplice frontiera [di Francia, Germania e Svizzera] nei pressi di Basilea, i quali vivono insieme in una condizione di anarchia, siano più numerosi dei conflitti tra gli abitanti di Dortmund e Düsseldorf, cittadini di uno stesso Stato [la Germania]? Non che io sappia.



    M.S.: Perché a suo avviso la democrazia è solo un “concorso di truffatori”?.

    Hoppe: Tutte le più alte e sviluppate forme di religione vietano il bramare la proprietà di qualcun altro. Tale divieto è il fondamento della cooperazione pacifica. In una democrazia, d’altra parte, chiunque può desiderare qualunque altra proprietà e agire secondo il suo desiderio, la sola condizione preliminare è che lui possa accedere ai corridoi del potere. Così, in condizioni democratiche, tutti diventano una potenziale minaccia. E durante le elezioni ciò che tende ad avvenire è che i membri della società che tentano di accedere ai corridoi del potere e salire le più alte cariche sono coloro i quali non hanno inibizioni morali circa l’appropriazione indebita sulla proprietà di altre persone: amorali abituali che sono particolarmente talentuosi nel creare maggioranze da una moltitudine di sfrenate esigenze che si escludono reciprocamente.

    M.S.: «Politici: pigri e parassiti!», non ha paura che le sue considerazioni possano essere accostate alle proteste della Bild?.

    Hoppe: E allora? Fino al XX° secolo non mancavano importanti pensatori politici che parlassero con disprezzo della democrazia. La parola chiave era: la regola della plebaglia. La critica populista alla democrazia, in quanto tale può essere trovata sulla Bild o presso la macchinetta del caffè e va molto bene, ma non è abbastanza fondamentale, né è sufficiente; ad oggi la Bild non mi ha chiesto un’intervista. Naturalmente i politici sono parassiti: vivono con i soldi estorti ad altre persone per mezzo della minaccia della violenza che si chiama ‘tassazione’, ma purtroppo, i politici non sono pigri. Sarebbe bello se tutti si limitassero a sperperare il loro bottino. Invece sono anche degli ossessivi megalomani efficientisti, tesi a rendere la vita difficile per le loro vittime con migliaia di leggi e regolamenti.

    M.S.: La democrazia è la sola forma possibile di statualità. Una forma diversa di Stato sarebbe più accettabile per lei?.

    Hoppe: In uno Stato monarchico tutti sanno chi è il sovrano e chi sono i governati e di conseguenza vi è una resistenza contro ogni tentativo teso ad aumentare il potere dello Stato. In uno Stato democratico questa distinzione diventa sfuocata, diventa più facile espandere il potere dello Stato.

    M.S.: Un momento, è per questo che vi sono i tribunali, le leggi e la costituzione, servono a limitare e controllare lo Stato, il governo e il parlamento.

    Hoppe: Anche la mafia ha rami “esecutivi”, “legislativi” e “giudiziari”, basta vedere il film Il Padrino!.

    M.S.: Un’altra obiezione: che dire dei nuovi detrattori dello Stato nati su Internet, come ‘Occupy’ o i ‘Pirati,’ che chiedono più trasparenza e partecipazione senza condannare immediatamente lo Stato e la democrazia nella loro interezza?.

    Hoppe: Il movimento ’Occupy’ consiste in ignoranti economici che non riescono a capire che gli sporchi trucchi delle banche, che giustamente deplorano, sono possibili solo perché vi è una banca centrale a licenza statale che agisce come “prestatore di ultima istanza,” e che l’attuale crisi finanziaria, pertanto, non è una crisi del capitalismo ma una crisi dello statalismo. I ‘Pirati’, con la loro domanda di un reddito di base incondizionato, sono sulla buona strada per diventare un altro partito della “birra gratis per tutti” . Hanno un unico tema: la critica dei diritti di proprietà intellettuale (IP rights), che potrebbe rendere loro molto popolari e far guadagnare altrettanta inimicizia in particolare tra le industrie della musica, del cinema e della farmaceutica. Ma anche loro sono degli imbranati incapaci. Avrebbero solo bisogno di cercare su Google ‘Stephan Kinsella’, poi vedrebbero che la proprietà intellettuale non ha nulla a che fare con la proprietà ma piuttosto con i privilegi di Stato. La proprietà intellettuale consente all’inventore (I) o ‘primo produttore’ di un prodotto (un testo, un’immagine, canzone o qualsiasi altra cosa) di vietare a tutte le altre persone di replicare questo prodotto, o per tassare i termini della licenza, anche se il replicatore (R) usasse solo la sua proprietà (senza togliere alcuna proprietà ad I). In questo modo I è elevato al rango di co-proprietario della proprietà R. Ciò dimostra che i diritti di proprietà intellettuale non sono di proprietà, ma al contrario, sono un attacco alla proprietà e quindi del tutto illegittimi.

    M.S.: In Der Wettbewerb der Gauner si delinea come alternativa un modello di “società di diritto privato”. Come funzionerebbe?.

    Hoppe: Il concetto di base è semplice. L’idea di un custode monopolistico protettore del diritto di proprietà è auto-contraddittoria. Il monopolista, sia esso un re o un presidente, sarà sempre un protettore della proprietà espropriata e un custode delle leggi illegittime che ne caratterizzano le sue azioni quale “pubblico interesse”. Al fine di garantire la tutela della proprietà e salvaguardare la legge ci deve essere la libera concorrenza nel settore del diritto come bene. Altre istituzioni oltre lo Stato devono essere autorizzate a fornire beni e servizi di protezione della legge. Lo Stato diventerebbe allora un soggetto normale di diritto privato su un piano di parità con tutte le altre persone. Non potrebbe più aumentare le tasse unilateralmente o emanare leggi. I dipendenti dovranno finanziarsi in proprio come chiunque altro: attraverso la produzione e offrendo qualcosa che liberamente i clienti ritengano conveniente in rapporto qualità-prezzo.

    M.S.: Questo non porterebbe rapidamente ad una guerra tra “fornitori”?.

    Hoppe: La guerra e l’aggressione sono costose. Gli Stati vanno in guerra perché possono, attraverso le imposte, trasferire il costo a terzi che non sono direttamente coinvolti. Al contrario, per le imprese volontariamente finanziate, la guerra è un suicidio economico. In qualità di soggetti di diritto privato sottoposti allo Stato, anche loro come tutti gli altri fornitori di sicurezza, devono offrire ai propri clienti dei contratti che possano essere modificati solo di comune accordo, e che in particolare regolamentino ciò che si deve fare in caso di un conflitto tra esso e i suoi clienti, o tra esso e gli altri clienti o fornitori di sicurezza concorrenti. E per questo c’è solo una soluzione accettabile per tutti: che in questo tipo di conflitti non lo Stato ma una terza parte indipendente decida, arbitri e giudichi a sua volta in concorrenza con altre, il cui bene più importante sia la loro reputazione come custodi della legge e le cui azioni e giudizi possano essere messe in discussione e se necessario, rivedute, proprio come chiunque altro.

    M.S.: Chi dovrebbe essere questa “terza parte”? E con quali strumenti di potere un singolo cittadino potrebbe far valere i suoi interessi contro quelli del suo partner contrattuale (lo Stato privato) che ovviamente è molto più potente?.

    Hoppe: Nei conflitti locali, in un villaggio o di una piccola città, sarebbero molto spesso universalmente rispettati quali “aristocratici naturali”. Oppure organizzazioni di arbitrato e le corti d’appello, che gli assicuratori e assicurati hanno contrattualmente concordato fin dall’inizio. Chi poi non rispettasse le sentenze non solo sarebbe inadempiente ma diventerebbe un paria nel mondo degli affari. Nessuno vorrebbe avere a che fare con lui, ed egli perderebbe immediatamente tutti i suoi clienti. Questa non è un’idea utopica. Questa è già la prassi anarchica internazionale per le operazioni di business d’0ggi. Un’altra domanda per voi: Come consentire al singolo cittadino di far valere i suoi interessi a fronte di un monopolio fiscale dello Stato? E’ molto più potente e ha sempre l’ultima parola!.

    M.S.: Capisce lo scetticismo circa la vostra proposta?.

    Hoppe: Naturalmente, la maggior parte delle persone non hanno mai sentito parlare di questa idea e tanto meno l’hanno seriamente pensata. Io resto indifferente verso coloro i quali gridano contro gli uomini al vertice del sistema chiedendo la loro condanna senza avere una minima conoscenza di economia e filosofia politica.

    M.S.: E’ poco probabile che la maggioranza dei cittadini potrà mai sostenere un tale modello così poco familiare. Ma quali parti di esso almeno potrebbero essere adottate al fine di ottenere un miglioramento parziale del nostro sistema attuale, senza un completo abbandono dello Stato e della democrazia?.

    Hoppe: Non vi è una soluzione provvisoria. Si chiama secessione e decentramento politico. I piccoli Stati devono essere libertari altrimenti la gente produttiva li abbandonerebbe. E’ auspicabile quindi un mondo fatto di migliaia di Liechtenstein, Singapore e Hong Kong. Al contrario, un governo europeo centrale e ancora di più un governo mondiale, con una tassa ‘armonizzata’ e la politica di regolamentazione, è la più grave minaccia alla libertà.

    M.S.: Anche per questo probabilmente non troverà una maggioranza. Quindi come sarà lo Stato e la democrazia in futuro? Dove stiamo andando a finire?

    Hoppe: Il modello di welfare State occidentale, la “luce del socialismo” crollerà proprio come il socialismo “classico”‘ naturalmente non posso dire se in cinque, dieci o quindici anni. Le parole chiave sono: bancarotta dello Stato, iperinflazione, riforma monetaria e le battaglie di redistribuzione violenta. Dopodiché sopraggiungerà una chiamata per un “uomo forte” o auspicabilmente un movimento di secessione di massa.
    a me basta non beccarmi il "crollo delle socialdemocrazie" dopo i 30anni, non avrei voglia di prenderlo in culo.
    cmq mi pare molto realista. soprattutto la parte finale che non fa altro che applicare l'idea di concorrenza tra stati.

  3. #3
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Citazione Originariamente Scritto da Rexal Visualizza Messaggio
    Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani | L'Indipendenza

    Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo Obsessed by Megalomania, un’intervista apparsa sul settimanale tedesco Junge Freiheit il 2 novembre 2012, ad opera del giornalista Moritz Schwarz a Hans-Hermann Hoppe (nella foto a sinistra), filosofo politico anarco-capitalista tedesco, membro del Ludwig von Mises Institute e fondatore e presidente della Property and Freedom Society già autore di Democracy: The God That Failed (Democrazia: il dio che ha fallito n.d.t. e Abbasso la Democrazia – Facco Editore) e The Myth of National Defense. (Traduzione di Luca Fusari)

    Le tasse non sono altro che un pizzo? Lo Stato è una sorta di mafia? La democrazia è una frode? Il filosofo Hans-Hermann Hoppe non solo è considerato uno dei più importanti pionieri intellettuali del movimento libertario, ma forse anche il più acuto critico del sistema politico occidentale.

    M.S.: Professor Hoppe, nella sua raccolta di saggi Der Wettbewerb der Gauner: Über das Unwesen der Demokratie und den Ausweg in die Privatrechtsgesellschaft (Il concorso dei truffatori: Informazioni sui mali della Democrazia e la Società privata quale sua via d’uscita, n.d.t.) lei scrive che se si chiedesse a cento cittadini se lo Stato sia necessario 99 risponderebbero di sì. Anch’io! Perché sbaglio?.

    Hoppe: Tutti noi, fin dall’infanzia, siamo stati formati dallo Stato o da istituzioni con licenza statale (scuole per l’infanzia, scuole, università) così il risultato che ha citato non è sorprendente. Tuttavia, se ti chiedesse se hai detto sì a un’istituzione che abbia l’ultima parola in ogni conflitto anche in quelli nel quale è coinvolto, tu diresti certamente di no, a meno che non speri di esserne il solo a capo di questa istituzione.

    M.S.: Er … giusto.

    Hoppe: Naturalmente, perché si sa che una tale istituzione non può solo mediare nei conflitti ma anche causarli, è dunque possibile riconoscere che essa possa risolverli a proprio vantaggio. Di fronte a questo Io, ad esempio, dovrei vivere nella paura della mia vita e della proprietà. Tuttavia è proprio questo, il potere ultimo di decisione giudiziale, che è la caratteristica specifica dell’istituzione detta Stato.

    M.S.: Corretto, ma d’altra parte lo Stato si basa su un contratto sociale, che fornisce all’individuo la protezione e lo spazio per la realizzazione personale, che senza lo Stato non avrebbe avuto, in una lotta di tutti contro tutti.

    Hoppe: No, lo Stato è tutt’altro che il risultato di un contratto! Nessuna persona che abbia anche solo un briciolo di buon senso avrebbe acconsentito a un tale contratto. Ho un sacco di contratti nei miei documenti, ma in nessun luogo esiste uno come questo. Lo Stato è il risultato di una forza aggressiva di sottomissione. Essa si è evoluta senza fondamento contrattuale proprio come una banda di mafiosi ed estorsori. Per quanto riguarda la lotta di tutti contro tutti: questo è un mito. Naturalmente il camorrista protegge le sue vittime sul “suo” territorio da altri mafiosi ma solo in modo da poter condurre il suo racket con maggiore successo. Inoltre, gli Stati sono i responsabili della morte di centinaia di milioni di persone e dell’incommensurabile distruzione avvenuta solo nel XX° secolo. Rispetto a ciò, le vittime di delitti privati ​​sono quasi trascurabili. E lei crede sul serio che i conflitti tra gli abitanti della triplice frontiera [di Francia, Germania e Svizzera] nei pressi di Basilea, i quali vivono insieme in una condizione di anarchia, siano più numerosi dei conflitti tra gli abitanti di Dortmund e Düsseldorf, cittadini di uno stesso Stato [la Germania]? Non che io sappia.



    M.S.: Perché a suo avviso la democrazia è solo un “concorso di truffatori”?.

    Hoppe: Tutte le più alte e sviluppate forme di religione vietano il bramare la proprietà di qualcun altro. Tale divieto è il fondamento della cooperazione pacifica. In una democrazia, d’altra parte, chiunque può desiderare qualunque altra proprietà e agire secondo il suo desiderio, la sola condizione preliminare è che lui possa accedere ai corridoi del potere. Così, in condizioni democratiche, tutti diventano una potenziale minaccia. E durante le elezioni ciò che tende ad avvenire è che i membri della società che tentano di accedere ai corridoi del potere e salire le più alte cariche sono coloro i quali non hanno inibizioni morali circa l’appropriazione indebita sulla proprietà di altre persone: amorali abituali che sono particolarmente talentuosi nel creare maggioranze da una moltitudine di sfrenate esigenze che si escludono reciprocamente.

    M.S.: «Politici: pigri e parassiti!», non ha paura che le sue considerazioni possano essere accostate alle proteste della Bild?.

    Hoppe: E allora? Fino al XX° secolo non mancavano importanti pensatori politici che parlassero con disprezzo della democrazia. La parola chiave era: la regola della plebaglia. La critica populista alla democrazia, in quanto tale può essere trovata sulla Bild o presso la macchinetta del caffè e va molto bene, ma non è abbastanza fondamentale, né è sufficiente; ad oggi la Bild non mi ha chiesto un’intervista. Naturalmente i politici sono parassiti: vivono con i soldi estorti ad altre persone per mezzo della minaccia della violenza che si chiama ‘tassazione’, ma purtroppo, i politici non sono pigri. Sarebbe bello se tutti si limitassero a sperperare il loro bottino. Invece sono anche degli ossessivi megalomani efficientisti, tesi a rendere la vita difficile per le loro vittime con migliaia di leggi e regolamenti.

    M.S.: La democrazia è la sola forma possibile di statualità. Una forma diversa di Stato sarebbe più accettabile per lei?.

    Hoppe: In uno Stato monarchico tutti sanno chi è il sovrano e chi sono i governati e di conseguenza vi è una resistenza contro ogni tentativo teso ad aumentare il potere dello Stato. In uno Stato democratico questa distinzione diventa sfuocata, diventa più facile espandere il potere dello Stato.

    M.S.: Un momento, è per questo che vi sono i tribunali, le leggi e la costituzione, servono a limitare e controllare lo Stato, il governo e il parlamento.

    Hoppe: Anche la mafia ha rami “esecutivi”, “legislativi” e “giudiziari”, basta vedere il film Il Padrino!.

    M.S.: Un’altra obiezione: che dire dei nuovi detrattori dello Stato nati su Internet, come ‘Occupy’ o i ‘Pirati,’ che chiedono più trasparenza e partecipazione senza condannare immediatamente lo Stato e la democrazia nella loro interezza?.

    Hoppe: Il movimento ’Occupy’ consiste in ignoranti economici che non riescono a capire che gli sporchi trucchi delle banche, che giustamente deplorano, sono possibili solo perché vi è una banca centrale a licenza statale che agisce come “prestatore di ultima istanza,” e che l’attuale crisi finanziaria, pertanto, non è una crisi del capitalismo ma una crisi dello statalismo. I ‘Pirati’, con la loro domanda di un reddito di base incondizionato, sono sulla buona strada per diventare un altro partito della “birra gratis per tutti” . Hanno un unico tema: la critica dei diritti di proprietà intellettuale (IP rights), che potrebbe rendere loro molto popolari e far guadagnare altrettanta inimicizia in particolare tra le industrie della musica, del cinema e della farmaceutica. Ma anche loro sono degli imbranati incapaci. Avrebbero solo bisogno di cercare su Google ‘Stephan Kinsella’, poi vedrebbero che la proprietà intellettuale non ha nulla a che fare con la proprietà ma piuttosto con i privilegi di Stato. La proprietà intellettuale consente all’inventore (I) o ‘primo produttore’ di un prodotto (un testo, un’immagine, canzone o qualsiasi altra cosa) di vietare a tutte le altre persone di replicare questo prodotto, o per tassare i termini della licenza, anche se il replicatore (R) usasse solo la sua proprietà (senza togliere alcuna proprietà ad I). In questo modo I è elevato al rango di co-proprietario della proprietà R. Ciò dimostra che i diritti di proprietà intellettuale non sono di proprietà, ma al contrario, sono un attacco alla proprietà e quindi del tutto illegittimi.

    M.S.: In Der Wettbewerb der Gauner si delinea come alternativa un modello di “società di diritto privato”. Come funzionerebbe?.

    Hoppe: Il concetto di base è semplice. L’idea di un custode monopolistico protettore del diritto di proprietà è auto-contraddittoria. Il monopolista, sia esso un re o un presidente, sarà sempre un protettore della proprietà espropriata e un custode delle leggi illegittime che ne caratterizzano le sue azioni quale “pubblico interesse”. Al fine di garantire la tutela della proprietà e salvaguardare la legge ci deve essere la libera concorrenza nel settore del diritto come bene. Altre istituzioni oltre lo Stato devono essere autorizzate a fornire beni e servizi di protezione della legge. Lo Stato diventerebbe allora un soggetto normale di diritto privato su un piano di parità con tutte le altre persone. Non potrebbe più aumentare le tasse unilateralmente o emanare leggi. I dipendenti dovranno finanziarsi in proprio come chiunque altro: attraverso la produzione e offrendo qualcosa che liberamente i clienti ritengano conveniente in rapporto qualità-prezzo.

    M.S.: Questo non porterebbe rapidamente ad una guerra tra “fornitori”?.

    Hoppe: La guerra e l’aggressione sono costose. Gli Stati vanno in guerra perché possono, attraverso le imposte, trasferire il costo a terzi che non sono direttamente coinvolti. Al contrario, per le imprese volontariamente finanziate, la guerra è un suicidio economico. In qualità di soggetti di diritto privato sottoposti allo Stato, anche loro come tutti gli altri fornitori di sicurezza, devono offrire ai propri clienti dei contratti che possano essere modificati solo di comune accordo, e che in particolare regolamentino ciò che si deve fare in caso di un conflitto tra esso e i suoi clienti, o tra esso e gli altri clienti o fornitori di sicurezza concorrenti. E per questo c’è solo una soluzione accettabile per tutti: che in questo tipo di conflitti non lo Stato ma una terza parte indipendente decida, arbitri e giudichi a sua volta in concorrenza con altre, il cui bene più importante sia la loro reputazione come custodi della legge e le cui azioni e giudizi possano essere messe in discussione e se necessario, rivedute, proprio come chiunque altro.

    M.S.: Chi dovrebbe essere questa “terza parte”? E con quali strumenti di potere un singolo cittadino potrebbe far valere i suoi interessi contro quelli del suo partner contrattuale (lo Stato privato) che ovviamente è molto più potente?.

    Hoppe: Nei conflitti locali, in un villaggio o di una piccola città, sarebbero molto spesso universalmente rispettati quali “aristocratici naturali”. Oppure organizzazioni di arbitrato e le corti d’appello, che gli assicuratori e assicurati hanno contrattualmente concordato fin dall’inizio. Chi poi non rispettasse le sentenze non solo sarebbe inadempiente ma diventerebbe un paria nel mondo degli affari. Nessuno vorrebbe avere a che fare con lui, ed egli perderebbe immediatamente tutti i suoi clienti. Questa non è un’idea utopica. Questa è già la prassi anarchica internazionale per le operazioni di business d’0ggi. Un’altra domanda per voi: Come consentire al singolo cittadino di far valere i suoi interessi a fronte di un monopolio fiscale dello Stato? E’ molto più potente e ha sempre l’ultima parola!.

    M.S.: Capisce lo scetticismo circa la vostra proposta?.

    Hoppe: Naturalmente, la maggior parte delle persone non hanno mai sentito parlare di questa idea e tanto meno l’hanno seriamente pensata. Io resto indifferente verso coloro i quali gridano contro gli uomini al vertice del sistema chiedendo la loro condanna senza avere una minima conoscenza di economia e filosofia politica.

    M.S.: E’ poco probabile che la maggioranza dei cittadini potrà mai sostenere un tale modello così poco familiare. Ma quali parti di esso almeno potrebbero essere adottate al fine di ottenere un miglioramento parziale del nostro sistema attuale, senza un completo abbandono dello Stato e della democrazia?.

    Hoppe: Non vi è una soluzione provvisoria. Si chiama secessione e decentramento politico. I piccoli Stati devono essere libertari altrimenti la gente produttiva li abbandonerebbe. E’ auspicabile quindi un mondo fatto di migliaia di Liechtenstein, Singapore e Hong Kong. Al contrario, un governo europeo centrale e ancora di più un governo mondiale, con una tassa ‘armonizzata’ e la politica di regolamentazione, è la più grave minaccia alla libertà.

    M.S.: Anche per questo probabilmente non troverà una maggioranza. Quindi come sarà lo Stato e la democrazia in futuro? Dove stiamo andando a finire?

    Hoppe: Il modello di welfare State occidentale, la “luce del socialismo” crollerà proprio come il socialismo “classico”‘ naturalmente non posso dire se in cinque, dieci o quindici anni. Le parole chiave sono: bancarotta dello Stato, iperinflazione, riforma monetaria e le battaglie di redistribuzione violenta. Dopodiché sopraggiungerà una chiamata per un “uomo forte” o auspicabilmente un movimento di secessione di massa.

    Geniale come sempre. E' destinato a essere ricordato, in futuro, al pari di eminenze come Locke o Mosca, Pareto o Spooner.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Centinaia di migliaia di firme raccolte, solo attraverso il limitato canale di nicchia che e' l'internet,per la secessione del proprio stato dagli USoA negli ultimi 3 mesi.

    Lo stato che ne ha raccolte di piu',naturalmente, e' l'ultima speranza rimasta alla civilta' umana:
    Il Texas.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Il problema delle citta' stato e' che prima o poi arriva uno stato nazionale od un impero che le conquista con la propria supremazia militare.
    Ultima modifica di Italiano; 07-01-13 alle 02:27
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  6. #6
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Si puo' mantenere un livello di unione che si eserciti solo ed esclusivamente sulla potenza militare ed auto difesa,che e' anche l'unica,esclusiva,effettiva ragione per "lo stato" di esistere:
    Il monopolio e la gestione della violenza e della forza.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Citazione Originariamente Scritto da Steppenwolf Visualizza Messaggio
    Si puo' mantenere un livello di unione che si eserciti solo ed esclusivamente sulla potenza militare ed auto difesa,che e' anche l'unica,esclusiva,effettiva ragione per "lo stato" di esistere:
    Il monopolio e la gestione della violenza e della forza.
    Vero ma solo se le citta' stato non entrano in conflitto tra loro, aprendo la strada all'invasione di uno stato nazionale potente/impero.

    Il problema sarebbe chi gestisce questa forza militare unificata: se il comando e' frammentato potrebbe non essere efficace mentre se e' unificato i capi di stato maggiore potrebbero farsi venire strane idee...
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  8. #8
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Il problema delle citta' stato e' che prima o poi arriva uno stato nazionale od un impero che le conquista con la propria supremazia militare.
    Hai presente la lega dei comuni medioevali??? Ecco. Basta anche una confederazione militare dove ognuno mette quello che può. E ci si difende dai Savoia di turno.
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  9. #9
    Giusnaturalista
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    Predefinito Re: Hoppe: la secessione come alternativa al regime di politici megalomani

    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Vero ma solo se le citta' stato non entrano in conflitto tra loro, aprendo la strada all'invasione di uno stato nazionale potente/impero.

    Il problema sarebbe chi gestisce questa forza militare unificata: se il comando e' frammentato potrebbe non essere efficace mentre se e' unificato i capi di stato maggiore potrebbero farsi venire strane idee...

    Tra l'altro conta molto il ministero della propaganda.
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