Europee, affluenza sotto il 75%? Trema il Pd
Venerdí 22.05.2009 10:23
Rebus indecisi a due settimane dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Affaritaliani.it ha sondato gli umori dei piani alti del Partito Democratico. Risultato: l'esito delle votazioni dipenderà molto dall'affluenza alle urne. Storicamente alle consultazioni europee la partecipazione è di circa dieci punti più bassa rispetto alle Politiche. E in questa fase l'astensione rischia di penalizzare soprattutto il Centrosinistra e in particolare il Pd. Anche perché - spiegano dal Loft - la maggioranza ha fatto il pieno nelle intenzioni di voto. Con il Popolo della Libertà che si attesta di poco sotto il 40% e la Lega Nord che sembra poter superare quota 10%.
La somma totale delle opposizioni è certamente inferiore al dato del 2008. Segno che l'indecisione di molti elettori potrebbe incidere sul risultato dei Democratici. Tanto che tra gli uomini vicini a Dario Franceschini si parla apertamente di una quota di elettori incerti ancora attorno al 30%. Incerti sia se recarsi ai seggi sia su chi votare. L'analisi del principale partito di sinistra porta a stabilire che il raggiungimento del 75% in termini di affluenza alle urne è il livello minimo per ottenere un dato soddisfacente. Sotto questo livello per il Pd sarebbero guai. Guai seri. Perché l'astensione potrebbe spingere i Democratici sotto il 25% o addirittura a percentuali più basse.
Se invece alle urne andassero, il 6-7 giugno, oltre tre quarti degli italiani significherebbe che Franceschini è riuscito a recuperare una parte di elettori che dodici mesi fa scelsero Walter Veltroni. Per ottenere il 26-27% al Partito Democratico servirebbe insomma un'affluenza alle urne del 77-78%. Decisive saranno quindi le ultime due settimane di campagna elettorale. L'abbinamento alle Amministrative, con il voto in 63 province, spinge il Pd a non essere troppo pessimista. Ma la cautela è d'obbligo. Anche perché questa volta, non essendoci in gioco il governo del Paese, non vale il richiamo del voto utile in chiave anti-Berlusconi.
Quindi il timore è che, oltre alla crescita dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (inevitabilmente ai danni dei Democratici), possa verificarsi anche una ripresa della sinistra radicale. Che, seppur divisa, potrebbe sottrarre a Franceschini un 6% circa tra lista comunista e Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. E c'è anche almeno un punto percentuale di Bonino e Pannella (ma forse di più dopo lo sciopero della fame e della sete dell'anzione leader radicale) che nel 2008, alle Politiche, si presentarono insieme al Partito Democratico. Una situazione fluida, quindi, legata a doppio filo alla partecipazione alle urne. Franceschini spera che il primo weekend di giugno non ci sia il gran caldo di questi giorni... una bella perturbazione e un po' di pioggia aiuterebbero l'affluenza alle urne e quindi anche il Pd...
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