Eppure quel Franceschini ha grinta
di Edmondo Berselli
La sera si riparte. Cagliari-Trapani. Al cancello del porto i bagagli vengono passati al metal detector e i documenti controllati. In banchina è ormeggiata la nave-traghetto Flaminia. Nel 2004 l'Automobil club tedesco l'ha messa all'ultimo posto nella classifica sul rispetto delle norme di sicurezza. Peggio della flotta del Marocco. E, secondo il racconto degli ispettori tedeschi, quando si sono qualificati, gli ufficiali li hanno obbligati a scendere. All'imbarco, un marinaio al settimo piano sbaglia le indicazioni. Sarà il suo accento pittoresco. Sarà il rumore di fondo. Ma grazie a lui tutti i passeggeri salgono a cercare la reception all'ottavo piano. Invece è al sesto. Lo si scopre dalle imprecazioni di due famiglie incastrate con figli e valigie sulle scale tra il settimo e l'ottavo livello. Ben quattro ufficiali dietro il banco della reception osservano la consegna delle chiavi. La cabina da cercare è la 320, seconda classe: 86,47 euro. "Prego, di qua. Prenda l'ascensore e salga di due piani". Sei più due fa otto. Dopo un buon quarto d'ora di saliscendi, appare finalmente su una porta la placca 320. È al nono piano. Due svedesi, beati loro, chiedono in inglese dov'è il supermarket di bordo. "Eh?", risponde un cameriere del bar.
La prima cosa da fare su una nave è guardare i percorsi di emergenza. Le indicazioni sono precise come quelle appena date alla reception. Nel corridoio davanti alla cabina un segnale invita a riunirsi al punto E. L'avviso esattamente accanto dice che 'il punto di riunione dei passeggeri di ponte è C'. Mentre un altro cartello ancora, sul ponte esterno, avverte che 'il punto di riunione dei passeggeri di ponte è D'. Una indicazione spiega come gonfiare i battelli di salvataggio Pirelli. Ma le zattere autogonfiabili a bordo sono tutte di un'altra marca. L'esterno della Flaminia è identico alla Clodia. Sono nate da progetti gemelli degli anni Settanta. Poi la Clodia, come l'Aurelia, è stata alzata di due ponti. Così la Flaminia, con 280 passeggeri in meno, si ritrova con lo stesso numero di posti in scialuppa delle altre due. Oltre che con le stesse corrosioni su verricelli e gru. Solo che qui una mano ha verniciato di rosso le croste di ruggine. E i cavi sono bene ingrassati.
Al sesto piano, accanto alla reception, due porte di vetro nascondono il portellone che dovrebbe accogliere lo 'scalandrone', la scala di imbarco. Non lo usano da tempo. Ma potrebbe servire per abbandonare la nave in caso di incendio in porto oppure per raccogliere naufraghi in mare. Invece il meccanismo idraulico di apertura è ostruito da tubi di gomma, rottami, una valigia abbandonata, corde. E alla postazione di soccorso manca il salvagente. Sul banco della reception un cartello informa da oltre un'ora che 'il guardiano notturno è in giro d'ispezione'.
Si può andare ovunque. La passerella sopra i generatori Diesel è ostruita da una fila di sacchi azzurri dell'immondizia. In caso di principio di incendio, il ferro non brucia ed estingue le fiamme. Ma la plastica sì. A poppa, la sala macchine è aperta e incustodita come sempre. Dalla testa del cilindro numero nove del motore di sinistra esce un rivolo oleoso nero. Lo stesso sul numero dieci. E qualcuno ha provato a tamponare la perdita con un giro di stoffa. Quaggiù fa caldissimo. Ma in tutte le cabine l'aria condizionata soffia gelida. L'indomani mattina una fila di ragazze si allunga davanti ai gabinetti della seconda classe. Tutte con il mal di pancia. Quando è stata progettata questa nave, non esistevano i jeans a vita bassa. La sera stessa la Flaminia ritorna a Cagliari. E la sera dopo riparte per Napoli. È l'ultimo viaggio dei 56 tra marinai e ufficiali. Dopo 52 notti in mare, avranno 25 giorni di riposo.
Non è proprio che il Pd veda il riscatto. Ma un filo di speranza, un risultato non catastrofico, il disastro evitato sul ciglio dell'abisso, la dissoluzione esorcizzata in articulo mortis? Se davvero va così, dovranno tutti passare da Dario Franceschini, e rivolgergli il discorsino che segue. Caro Dario, caro Sudario, caro Dromedario, nessuno aveva la minima fiducia in te.
Il "vicedisastro", ti aveva chiamato burlescamente l'"esprit florentin" di Matteo Renzi. "Ce la farà?", aveva titolato in prima "l'Unità", dando voce e vita a un dubbio addirittura metafisico. Il segretario "sfigato" con le sue "sparate prive di senso", secondo le definizioni all'acido di Giampaolo Pansa.
Bene, dovrebbero dire i compagnucci, mentre tutti noi siamo rimasti nelle seconde file, chi a progettare mozioni congressuali come Pier Luigi Bersani, e chi a sfoggiare nuove energie sessantenni da porre al servizio della sinistra come il nuovo D'Alema, chi a definire il ritorno di Sergio Cofferati come "un problema ligure", e una quantità di altre anime perse a progettare il nuovo centro, la fondazione della Kadima nazionale e progetti vari di ricomposizione della politica, tu, il Cireneo, ti sei preso sulle spalle le spoglie del partito che fu di Veltroni e hai cercato di farlo uscire vivo dal Calvario.
Vivo. Sembra niente. Ma tenere in vita il Pd è un'impresa pazzesca, se si pensa che si sta sfaldando l'apparato di potere ex comunista, e proprio nelle regioni rosse, dove bisognerebbe organizzare la tenuta, non si dice la riscossa, nei prossimi anni. E tu, segretario a termine, hai provato l'impresa.
Le modalità contano fino a un certo punto. La Costituzione, le regole, l'appello quotidiano su ciò che potrebbe accadere se Berlusconi sfonda (forse non sfonda, forse a "papi" i cattolici di base e soprattutto di vertice gliela faranno pagare, c'è modo e modo: perfino i più scettici fra i vecchi e scafati dc si inalberano al pensiero di qualcuno che dedica il suo tempo ad "allevare" schiere di veline).
Per settimane l'immagine di Franceschini vista in televisione è stata quella di un ex giovane militare di fureria mandato in prima linea a sbattersi cercando di guadagnare spazio e qualche metro di campo, a qualsiasi costo, pugnal fra i denti, le bombe a mano. Su ogni argomento. La crisi economica, cercando di mostrare come l'ottimismo di Berlusconi sia soltanto manierismo puerile.
Il forcing istituzionale del Cavaliere, tutto virato su avventurismi da Repubblica estrema. Il tentativo di tenere insieme l'elettorato, pur dopo l'errore sconsiderato dell'adozione dello sbarramento al 4 per cento (che manderà probabilmente al macero fra l'8 e il 10 per cento dei voti di sinistra), e una posizione di testimonianza sul referendum Guzzetta-Segni, che doveva semplicemente essere giocato in modo tattico come cuneo fra Pdl e Lega, ed è diventato un fastidioso, anzi autolesionista, principio di divisione dentro le varie opposizioni.
Tutto questo, dovrebbero ammettere i dirigenti del Pd, l'hai fatto in un modo frenetico, con un impegno sovrumano. Sei riuscito persino a rievocare l'ombra di Enrico Berlinguer, una trovata che sarà piaciuta al popolo delle feste dell'Unità, ma non proprio alla parte moderata e cattolica del Pd, che è esente dai miti comunisti. E soprattutto sei riuscito a occupare spazi in tv, ogni sera, apparendo ogni volta dentro riprese bulgare, con luci non professionali, in condizioni catacombali di estrema difficoltà tecnica.
Dovrebbero dirti: hai fatto una grande democristianata. Non si capiva bene che cosa sostenevi, l'accento era quello sbagliato, drammaticamente necessario di correzioni tecniche, del ferrarese in trasferta, il look era quasi sempre ai confini della realtà, tremende imitazioni Lacoste, braccioni in primo piano, cravatte storte su colletti di camicia fuori moda, una tensione visibilissima nelle ospitate televisive, con gesti di irritazione e di fastidio.
Eppure, eppure, non è che ce l'hai fatta. Ma mentre tutti gli altri sembravano fare la faccia di chi dice "vai avanti te che a me scappa da ridere", tu ci hai messo la tua faccia e il tuo accento liquido. Vestito da uomo Facis, cioè da autentico ragazzo del popolo che non ha mai avuto tempo e gusto per l'immagine, hai detto cose di sinistra, perché non tutti sanno che Franceschini non è un democristiano classico, è un cristiano sociale, cioè uno che è venuto fuori dalla parrocchia coltivando certi suoi estremismi politici e certi suoi anticonformismi culturali.
Magari non servirà a nulla. Può anche essere che il Pd sia un gatto morto, e se rimbalza è il rimbalzo di un cadavere. Ma se invece c'è una fiammella di vita, sarà stata tenuta in vita proprio dallo "sfigato". Al momento buono, c'è da scommettere che qualcuno contemplerà questo risultato impossibile, e deciderà che l'unico sentimento che si può nutrire verso Franceschini è l'ingratitudine. Coraggio, Dario, a ottobre non servirà nulla, basterà dire senza retorica: amici, adieu.





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