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  1. #1
    Superpol
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    Predefinito Le anime belle di fronte alle urne

    SCRIVO oggi e non domenica come è mia abitudine perché fin da oggi pomeriggio si comincerà a votare in Europa ed io voglio appunto parlare di questo voto.
    L'argomento è già stato trattato molte volte e da tempo in tutti i giornali e in tutte le televisioni ed anche noi di Repubblica l'abbiamo esaminato ripetutamente, come e più degli altri. Sento dunque un rischio di sazietà verso un tema usurato da motivazioni contrapposte e ripetitive. Del resto a poche ore di distanza dall'apertura delle urne anche gli indecisi avranno fatto la loro scelta e difficilmente la cambieranno.

    Infatti non è del colore del voto che voglio parlare. I miei lettori sanno come la penso e come voterò perché l'ho scritto in varie e recenti occasioni.
    Non desidero dunque convincere nessuno ad imitare la mia scelta. Il mio tema di oggi è un altro. Voglio esaminare in che modo nella nostra storia gli italiani hanno usato la loro sovranità di elettori da quando il suffragio è stato esteso a tutti i cittadini di sesso maschile e poi, nell'Italia repubblicana, finalmente anche alle donne ed infine ai diciottenni abbassando la soglia della cosiddetta maggiore età.
    Storicizziamo dunque la sovranità del popolo e vediamo nelle sue grandi linee quali ne sono state le idee e le forze dominanti.

    * * *

    Il suffragio universale maschile coincise nel 1919 con un sistema elettorale di tipo proporzionale; una proporzionale corretta in favore dei partiti quantitativamente più forti, che lasciava però a tutti i competitori ampi margini di rappresentanza.
    Nelle elezioni del "Diciannove" (le prime dopo la fine della guerra mondiale del 1914-18) si affacciò sulla scena della politica italiana una forza nuova, quella dei cattolici riuniti attorno ad un sacerdote di grande carattere e di convinta fede religiosa: il Partito popolare di don Luigi Sturzo. Fu l'ingresso d'un nuovo protagonista la cui presenza ruppe gli schemi fino allora vigenti che avevano privilegiato le clientele liberali raccolte dalla destra nazionalista e salandrina e quelle democratiche che avevano in Giovanni Giolitti il loro leader parlamentare.

    Il Partito socialista, massimalista con appena una spolverata di riformisti, stava all'opposizione in rappresentanza della parte politicizzata del proletariato.
    Che tipo di Italia era quella?
    Un paese traumatizzato da quattro anni di trincea, con un altissimo costo di morti, di mutilati, di sradicati; un paese che aveva però acquistato una certa coscienza dei propri diritti. In prevalenza contadino, in prevalenza analfabeta, in prevalenza fuori dalle istituzioni e della stato di diritto. Un paese in cui il popolo sovrano si limitava alla piccola borghesia degli impieghi e delle libere professioni, alla classe operaia del Nord, ai proprietari fondiari e ai mezzadri.

    Il grosso della popolazione era fuori mercato, bracciantato con paghe di fame e prestiti ad usura, tracoma e colera nel Sud, pellagra e malaria nelle pianure del Nordest.
    Ma gli ex combattenti della piccola borghesia erano agitati da sogni di rivincita e di dominio. Odiavano il Parlamento.
    Detestavano la politica. Vagheggiavano il superuomo e il D'Annunzio della trasgressione e dell'insurrezione fiumana.
    Poi trovarono Mussolini.

    * * *

    Ricordo queste vicende perché contengono alcuni insegnamenti. I più anziani le rammentano per averne fatto esperienza, i più giovani ne hanno forse sentito parlare ma alla lontana e comunque non sembrano darvi alcuna importanza.
    Sbagliano: i fatti di allora rivelano l'esistenza di alcune costanti storiche nella vita pubblica italiana. Si tratta di costanti antiche, cominciarono a manifestarsi con la Rivoluzione francese dell'Ottantanove, con il tricolore che diventò ben presto la bandiera-simbolo dell'Europa democratica e con i tre valori iscritti su quella bandiera: libertà eguaglianza fraternità.

    Quei valori hanno avuto un'influenza positiva tutte le volte che sono stati portati avanti insieme ed invece un'influenza negativa quando soltanto uno di loro ha esercitato egemonia culturale e politica. La libertà, da sola, ha generato privilegi in favore dei più forti; l'eguaglianza, da sola, ha dovuto essere imposta con la forza (ma ciò in Italia non è mai avvenuto); la solidarietà, da sola, ha dato vita ad un'infausta politica assistenziale che ha dilapidato le risorse e indebolito la competitività e la libera concorrenza.

    L'Italia non ha mai avuto una borghesia degna di questo nome perché i tre grandi valori della modernità non hanno mai avanzato insieme. Per la stessa ragione la laicità non ha mai raggiunto la sua pienezza e per la stessa ragione un vero Stato moderno, una compiuta democrazia, un'effettiva sovranità del popolo e un'autentica classe dirigente portatrice di interessi generali, non sono mai stati una realtà ma soltanto un sogno, un'ipotesi di lavoro sempre rinviata, una ricerca vana e frustrante, uno stato d'animo diffuso che ha alimentato la disistima delle istituzioni e l'analfabetismo politico.

    Col passar degli anni questo analfabetismo è diventato drammatico. Il rifiuto della politica ne è la conseguenza più negativa. Gli italiani si sono convinti che la politica sia il male che corrode il paese. Perciò una larga parte dei nostri concittadini ha delegato la sua rappresentanza ad un giocoliere che ostenta il suo odio contro la politica e il suo qualunquismo congenito e festevole, all'ombra del quale sta nascendo un potere intrusivo, autoritario, concentrato nelle mani di un solo individuo.

    * * *

    L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.

    Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.

    Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.
    La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e dura.

    Pensare che questo scambio sia un'azione politica è un errore gravido purtroppo di conseguenze.
    Fu compiuto lo stesso errore dai popolari di Sturzo nel 1921: rifiutarono sia l'alleanza con i socialisti sia quella con i liberaldemocratici pur di restare puri nel loro integrismo cattolico. Rifiuto analogo fecero i socialisti. Le conseguenze sono note, ma non mi sembra che si siano trasformate in una solida esperienza. Vedo, a destra e a sinistra, una sorta di sonno della ragione dal quale bisognerebbe sapersi risvegliare.


    Post Scriptum. Anche in America la ragione si era addormentata dando spazio ai furori emotivi di George Bush.
    Dopo molti anni di letargo che hanno fatto degli Usa la potenza più odiata nel mondo, Barack Hussein Obama ha risvegliato la ragione facendo leva su una travolgente emotività carismatica.
    Quanto sta accadendo nel mondo e nella straordinaria trasformazione dell'immagine dell'America ci insegna questo: per svegliare la ragione ci vuole un forte soprassalto emotivo, senza il quale l'emotività si volge a beneficio della demagogia.

    Emozione razionale accresce la pienezza della democrazia, emozione demagogica le scava la fossa. Questo insegna Obama. L'insegnamento del giovane presidente afroamericano ci sia utile per la scelta che tra poche ore dovremo fare.


    http://www.repubblica.it/2009/06/sez...ime-belle.html

    Direi una ottima analisi

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    due considerazioni 1) la grande massa degli astenuti non legge questo articolo bello e profondo 2)e'da 15 anni che siamo immersi nel sonno del populismo e non ne usciamo di certo,rimango convinto che il B.lo si scalzera'per una congiura di palazzo e basta,tipo "94 e metteranno al suo posto uno piu'presentabile all'estero,tant'e',comunque, con gli italici microcefali, c'e'poco in questo momento da fare,se non resistere e prepararsi al dopo nel miglior modo possibile e senza scorciatoie

  3. #3
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    Per fortuna che oggi non ho comprato Repubblica...
    La lezione di Scalfari al massimo può convincere qualche indeciso a non votare PD.
    \"La Giustizia è il potere dei senza potere\"
    Vaclav Havel

  4. #4
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    Scalfari scrive dei begli articoli, ma in politica non ci ha mai azzeccato.
    La sinistra non può neanche sperare di tornare vincente solo in funzione del ricatto del voto utile.
    La sinistra è stata vincente solo quando ha saputo creare alleanze tra un voto non di sinistra (sicuramnete non identitario) e il voto delle sinistre (salvo poi far fuori per ben 2 volte Prodi, l'unico leader che l'avessa portata alla vittoria).
    Franceschini, che ritengo il miglior leader che i DS abbiano mai avuto, sta ora cercando di recuperare i voti di sinistra. Strategia corretta ma che, senza un alleato in grado di parlare e rappresentare una Italia laico-liberale, condannerà la sinistra ad essere minoranza strutturale.
    Il problema è che oggi, fatta fuori la Margherita, non c'è nulla che possa far pensare ad un centro moderno, laico, liberale, capace di dialogare e magari assumere la leadership culturale di un centro sinistra.

  5. #5
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    i soliti voli pindalici nel solito editoriale chilometrico di Scalfari.
    il voto utile alle europee non attacca e nemmeno lo spauracchio Berlusconi arraffatutto.

    a sinistra come al solito non hanno capito l'unica cosa che c'era da fare per ridurre lo scarto dal cdx, cambiare le dirigenze di partiti.
    peccato che abbiano solo cambiato il nome ai partiti, la nomenklatura invece è sempre comoda comoda al proprio posto.

    mollate la cadrega per piacere e forse qualcosa riuscirete a fare, invece dopo quella che si preannuncia una Caporetto il PD ingloberà la ridicola coalizione elettorale SeL (mi dispiace solo per Vendola, un buon politico che si è speso per una coalizione elettorale nata morta)e andrà a congresso dopo 4 mesi di lotte intestine e dichiarazioni di guerra tra le opposte fazioni che sui media saranno riprese da titoloni a caratteri cubitali.
    così ad ottobre gli rimarrà un bel 10% (se va bene) di consensi, condannandoli all'opposizione per i prossimi 40 anni (o finchè i geni Finocchiaro, D'Alema, Rutelli, Veltroni non passeranno a miglior vita).

  6. #6
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    Emanuelx ha scritto:
    Per fortuna che oggi non ho comprato Repubblica...
    La lezione di Scalfari al massimo può convincere qualche indeciso a non votare PD.
    Scalfari quando parla del PD perde ogni tipo di obiettività. Perchè in questo caso se ci ritroviamo con Berlusconi al governo di nuovo, non è certo colpa dell'elettorato di sinistra che di maturità ne ha dimostrata fin troppa, ma dei vertici che hanno ignorato ogni richiesta di unità e coerenza che veniva dalla base, che finora si è dimostrata molto più saggia della dirigenza. Oltre che dall'impressionante serie di errori strategici messa in atto dal Veltroni che lui stesso aveva tanto coccolato. Cosa c'entrino gli elettori nel disastro del PD, non si sa.

    P.S. quello di Obama è il peggior esempio che potesse fare. Dove sarebbe l'Obama italiano? Senza contare che in Italia Obama l'avremmo fatto fuori in culla per "non spaventare il voto moderato".

  7. #7
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    il popolo è un bambino... e vota i ladri di polli..

    :laugh:

    http://www.youtube.com/watch?v=zW69asuhg
    X

  8. #8
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    Emanuelx ha scritto:
    Per fortuna che oggi non ho comprato Repubblica...
    La lezione di Scalfari al massimo può convincere qualche indeciso a non votare PD.
    son ventanni che chi segue i consigli di scalfari, perde!

  9. #9
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    capisco gli irriducibili dipietrini, seleniti e rifondaroli vari.

    MA il paragone con le elezioni del 21: ognun per se' e dio per tutti , mi pare estremamente calzante, se si ritiene il B. il novello mussolini.
    Se non lo si ritiene il novello mussolini, si puo' tranquillamente continuare a suicidarsi (e mi riferisco ai 3 contendenti del PD) come si preferisce


    Insomma dovete decidervi, e agire di conseguenza

  10. #10
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    Predefinito Re:Le anime belle di fronte alle urne

    Kowalsky ha scritto:
    Emanuelx ha scritto:
    Per fortuna che oggi non ho comprato Repubblica...
    La lezione di Scalfari al massimo può convincere qualche indeciso a non votare PD.
    son ventanni che chi segue i consigli di scalfari, perde!
    per la verita' si e' vinto un par di volte, poi sono arrivati i kommies a scombiccherare tutto (di loro sponte o conto terzi, fa poca differenza)

 

 
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